Per dove?

Mi ci è voluto molto tempo per imparare la lezione dell’essere per; esistere, cioè, non per me stessa ma quale dono e servizio all’altro: concepire che la mia vita non sia esclusivamente di mia proprietà e utilità. Per lo meno, essere anche questo. E’ storia comune.
Sono poi stata, in anni recenti, brevi ed intensi, al servizio particolare d’una sola persona. Un salto di qualità nella vita quotidiana e nella fede, un dono (più grande di qualsiasi mio slancio umano) della grazia, senza il quale mi sarei per la centesima volta arenata nelle sabbie di pensieri piccoli, di progetti autoriferiti.
Adesso che il mondo ha fatto un’ulteriore giravolta, riesco a formulare una domanda tanto necessaria e chiara quanto inutile – o meglio, utile soltanto a pormi nella condizione di ascolto: per dove, Signore? Per chi?

6 pensieri riguardo “Per dove?

    1. Uhm. Forse, o forse no: certo non ci si aspetta di presentare un problema di questa entità e ricevere un’immediata risposta. Ma quella del cristiano nel dubbio non è propriamente un’attesa in senso temporale – non lascia cioè la questione in sospeso, finché la casualità degli eventi non lo conduca ad una scelta obbligata -, è invece un’attesa nel senso di “aspettativa”.
      Il cristiano crede in un Dio che si muove Egli stesso, per primo.
      Che ama essere interpellato, e all’appello sincero risponde, in modo concreto.
      Non si tratta, insomma, di una domanda retorica, ma di una domanda effettiva; posta come in preghiera, se vuoi.

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  1. Sono ateo ma, al di là di questo, posso affermare che la tua vita è esclusivamente di tua proprietà. Poi puoi decidere di farne ciò che vuoi, anche di affidarla ad altri (o altro) o di viverla in funzione di quello in cui credi.

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    1. Non so se il tuo pensiero è “al di là” del tuo essere ateo, credo invece che le due cose siano strettamente legate; ma capisco cosa vuoi dire.
      Va da sé che la penso in modo molto diverso, questo è evidente. Ma, se vuoi, un punto d’incontro c’è: pur non essendo una mia “proprietà” in senso assoluto, senza dubbio ho la libertà di scegliere come condurre la mia vita. Sta a me. Dio non mette nessuno in catene (nemmeno con il giudizio finale, che non funziona come un ricatto).
      Ciò non toglie, e qui sta il punto, che non tutte le scelte anche se libere sono ugualmente valide e buone (sì, uso spesso questo termine), non significa che la “cosa giusta” da fare dipenda esclusivamente da noi, dalle nostre attitudini, preferenze e convinzioni: esiste una morale, non costruita culturalmente ma naturale (cioè intrinseca, non puramente biologica) che indica cosa è bene, cosa è giusto.
      Siamo liberi di rifiutarla e fare altrimenti.
      Ma questa libertà implica di pagare il prezzo del rifiuto – una libertà senza responsabilità è una confezione regalo très chic, ma vuota dentro.

      Posso chiederti quale strada ti ha portato qui da me?

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