Film .9: Lo straniero + Haunting

Lo straniero – Orson Welles

L’ispettore Wilson è incaricato di rintracciare e smascherare il criminale nazista Franz Kindler rifugiatosi negli Stati Uniti. I suoi sospetti si concentrano sull’apparentemente integerrimo prof. Rankin, stimato e tranquillo insegnante, fidanzato con la figlia di un giudice della Corte Suprema. Col procedere delle indagini, tutti gli indizi non fanno altro che trasformare i dubbi dell’ispettore in certezze.

Consigliato da Kasabake in questo commento da Wayne, mi ha ispirato e l’ho subito prenotato. E non me ne sono pentita: pur girato nello stile un po’ rapido dell’epoca, il film si prende il tempo di dire ciò che ha da dire, e pur seguendo un copione preciso, direi ottocentesco, nel far accadere tutto ciò che noi spettatori ci aspettiamo accada, non annoia e non banalizza.
Certamente il tema della caccia ai nazisti espatriati è in sé affascinante ma, volendo, in antitesi allo spirito positivo e democratico americano si sarebbero potute opporre diverse altre cose oltre al totalitarismo. Più semplicemente, la storia è un monito sull’ambiguità dell’animo umano (incarnata da Rankin / Kindler), ma anche sulla sua fragilità, innocenza (o ingenuità che veder si voglia nella passione che sua moglie Mary mette tanto nell’amore quanto nello sdegno).
Un’espressione facciale (per esempio quella di Welles nella scena dell’omicidio), un dettaglio simbolico (l’angelo dell’orologio che lo infilza con la spada), e simili minime cose sono sufficienti a dare un tono alla pellicola, per altro già caricata di intensità dall’ottima fotografia (sì, anche il bianco e nero ha bisogno di una buona fotografia).
Non lo definirei il film più importante della storia del cinema – sempre che sia possibile indicarne uno ed uno solo -, ma ne costituisce di certo un ottimo capitolo. E, lo confermo, vi si trova uno dei semi che hanno fatto poi di Hitchcock quel che tutti sappiamo (dalla forza tensiva generale ad immagini riprese e trasformate, come quella finale del campanile). Finché sarà possibile, copyright eccetera permettendo, lo trovate (integrale e con audio italiano) qui su YT.

Haunting (Presenze) – Jan de Bont

Da dimenticare.
Non solo non ha nulla a che vedere con il romanzo a cui si è ispirato (ma dovremmo dire: che ha saccheggiato per poi stravolgerlo) – L’incubo di Hill House di Shirley Jackson.
Ma anche, soprattutto, è emblematico di cosa significa avere le idee confuse: parte abbastanza bene, prendendosi (anche troppo) sul serio, e slitta col passare dei minuti in un melodramma insopportabile, che avrebbe avuto la sua ragion d’essere se si fosse voluta ottenere una parodia grottesca del genere.
E’ chiaro però che questa non era l’intenzione iniziale.
Il risultato è una toppata clamorosa.
E Catherine Zeta-Jones, paradossalmente, non si può guardare.

7 pensieri riguardo “Film .9: Lo straniero + Haunting

  1. In uno dei tantissimi aforismi a lui attribuiti (a volte con eccessiva generosità e quasi sempre senza un controllo delle fonti), George Bernard Shaw affermava: «Se tu hai una mela ed io ho una mela e poi ce le scambiamo, tu ed io avremo sempre una mela ciascuno, ma se invece tu hai un’idea ed io ho un’altra idea e ce le scambiamo, allora avremo entrambi due idee»

    Quando il rapporto tra due blogger funziona bene, è proprio quello che accade e così è stato ultimamente tra me e te, Celia, nel leggere reciprocamente le opinioni che entrambi abbiamo espresso su film visti ed anche sui ragionamenti e le riflessioni che tali visioni hanno stimolato in entrambi noi due!

    Può sembrare una carineria o una semplice leziosità, ma è molto molto di più, anzi, considerando la qualità media delle conversazioni che si tengono durante le giornate e sommando la tensione culturale nonché etica riguardo molto dello scrivere e del parlare, direi che i nostri scambi culturali sono di fascia davvero alta!

    Ovviamente ti ringrazio moltissimo, non solo per aver accolto il mio suggerimento di visione, ma anche per il link che hai aggiunto nel tuo post con cui hai condiviso le nostre chiacchiere!

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    1. Molto vero.
      Tanto più che, per quanto mi riguarda, ho una vita sociale piuttosto ridotta – ed estremamente curata.
      Ciò non significa ovviamente che non sia aperta all’incontro, anzi: ma proprio perché mi piacciono le persone, e perché devo tuttavia operare una certa selezione per non sentirmi sopraffatta dalla… quantità di vita che ho attorno (io mi stanco subito!), mi è necessario “potare” costantemente il mio habitat.
      In questo modo, del tutto naturalmente, molti degli scambi anche piccoli che vivo ogni giorno nascono già come brillanti lavorati, piuttosto che materiali grezzi.

      Grazie anche a te, quindi.
      E un brindisi per la Rete, meravigliosa creatura! 🙂

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    1. Non ancora, ma ce l’ho in lista – e sai che ti dico: il momento è favorevole, dunque lo prenoto ora (ho due persone davanti, ma non c’è fretta: del resto il Novecento con i suoi totalitarismi è uno dei miei argomenti di elezione, fra quelli che trovo più affascinanti).

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