Film .11: District 9, Blomkamp

District 9 – Neill Blomkamp

Alla fine ho aperto il vaso di Pandora, mi sono inoltrata nell’ignoto, eccetera eccetera.
Non fa mica così schifo come sostiene l’eretico Lapinsù!
Certo, ha millemila difetti, per esempio: non sa decidersi, fino alla fine, tra il tono da commedia squinternata e l’apologia morale della solidarietà col diverso (in questo caso, l’alieno). I due aspetti si saldano malamente, ed il risultato non si avvicina né a Men in Black  né a L’ospite inatteso. Di fantascienza non parliamo neppure, è evidente che al genere appartiene solo nominalmente e ne trae elementi puramente scenografici o, all’opposto, del tutto metaforici.
Anche il discorso sulla solidarietà e l’empatia con quelli che, con intenti denigratori ed irridenti, vengono apostrofati “gamberoni” o “crostacei” è patente ed ovvio, ma privo di un vero sviluppo: Wickus passa dall’essere il perfetto imbecille razzista ad entrare nell’ottica aliena in modo persino troppo istintivo, come se fosse il DNA a fargliela ottenere e non invece, come lui sostiene, l’aver preso coscienza che gli umani li stanno utilizzando come cavie da esperimento – cosa, per altro, che suggerisce un paio di critiche acide piuttosto che comprensione ed immedesimazione: punto primo, è fin troppo facile capire l’ingiustizia riservata all’altro quando i tuoi simili la rivoltano contro di te. Punto secondo, se sei una persona decente non ti fanno schifo solo le uccisioni (comprese quelle di feti in crescita…) e gli esperimenti in vivo, ma anche la pretesa di superiorità, le cattiverie gratuite, i soprusi dei burocrati, infine alla radice di tutto il disprezzo stesso.

Eppure, assurdamente – o forse proprio per questo: perché è assurdo – non mi ha fatto cadere le braccia. In parte ero troppo impegnata a smontarmi dalle risate per via dell’aliena con reggiseno rosa, in parte perché come la più banale ed influenzabile delle spettatrici stavo facendo rewind-pausa-avantilento in tutte le scene in cui compare il frugoletto alieno con gli occhi grandigrandi e cucciolosi (ebbene sì) ❤
Chiaramente questo significa che lo si può vedere in una serata leggera, disimpegnata. Non aspettatevi rivelazioni sui rapporti umani (e nemmeno interspecie!) o di coltivare pensieri profondi ed originali. E, però, per un’oretta e mezza di svago non è peggio District 9 delle solite commediole romantiche o su qualche gruppo di adolescenti cerebrolesi.
Una notarella: io uso guardare ogni film che posso con i sottotitoli (in italiano). Se non li avessi avuti a disposizione, in questo caso, delle poche frasi dette dagli alieni non avrei còlto una mazzafionda. Ho provato apposta anche a levarli, per vedere se magari li avessero messi comunque almeno in quelle scene, ma no: e ciò mi fa presumere che non vi fossero nemmeno al cinema. Se non fossi così sfondata dal sonno, azzannerei.

22 pensieri riguardo “Film .11: District 9, Blomkamp

  1. Come scrivevo a suo tempo al demone tentatore Lapinsu, un film non deve piacere per forza perché lo dicono gli altri, anche quando per costoro abbiamo stima: penso che District 9 sia uno di quei casi in possano trovarsi in posizioni opposte anche due persone dotate di libero pensiero e davvero illuminate (quale io ambisco ad essere e quale tu invece sei già in modo indubitabile, animata da uno spirito critico invidiabile e con la leggerezza di una prosa che quando si fa seria diviene rigorosa ed argomentata e quando invece si fa lieve ti sa sorridere con la piacevolezza di un amico): io trovo che District 9 abbia a suo tempo letteralmente rivoluzionato la fantascienza moderna di tipo mainstream, mostrandoci gli alieni come mai il cinema hollywoodiano li aveva fattio vedere al cinema ovvero come degli immigrati nel mondo reale e se a questo si aggiunge il colore e l’aroma del mockumentary (liquefatta dentro un action sci-fi d’eccellenza), la scelta del Sud Africa ovviamente simbolica e le case colorate dello storico quartiere di Città del Capo, l’ossessione dei corpi privati di sicurezza ed il loro scherano, quel Van der Merwe dal cognome palesemente di origine olandese come i sudafricani bianchi, ebbene tutto questo fa si che District 9 diventi un contenitore pieno di così tante cose da riportare un bocca e rimasticare nei film a venire.

    Un saluto alla tortorella: io ne ho due che hanno fatto casa dentro i rami folti di un grande sempreverde piantato nel giardino condominiale (una striscia di terra, mal seguita da un tuttofare moldavo che spesso si limita soffiare via la vegetazione caduca con uno di quei rumorosi soffioni meccanici da zaino a tracolla) e talvolta mi immagino dove quella coppia abbia sistemato la loro camera da letto matrimoniale, probabilmente nella parte più interna, vicino al tronco, dove già non si vede più nulla nel secondo pomeriggio e dove quella coppia si acquatta, facendo scendere la testa dentro il collo, come fa chi ha freddo e si vuole proteggere da un vento gelido.

    Un carissimo saluto, Cely!

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    1. Innanzitutto ti ringrazio per le bellissime parole, che come sempre mi regali in ottima prosa: io credo che siamo, dopotutto, entrambi capaci e consapevoli d’esserlo, epperò anche sinceramente meravigliati ed attratti più dalle produzioni di valore altrui che dalle nostre proprie. E’ un’attitudine, non necessariamente un indizio di umiltà.
      Rodolfa apprezza e ricambia il saluto (a te ed alla coppia infrattata in camera da letto…): ora becca regolarmente la colazione che le lascio. Attendo di veder sbucare dal nido dei pulcinotti, ma chissà!

      Tornando a District 9, naturalmente l’aspetto di denuncia è quello che più emerge, ma anche che più mi interessa. In questo senso mi pare un film incompiuto, solo abbozzato, anche se gli input del caso ci sono tutti.
      E forse non è nemmeno un male tout court che Wickus prosegua nella storia balbettando, tenendo il piede in due scarpe (umano sprezzante e semi-alieno bisognoso), come quando si rifugia nel prefabbricato e non riesce a rinunciare né alla paura verso gli umani che gli danno la caccia né verso gli alieni che, in teoria, gli stanno coprendo le spalle… è un’ambivalenza che in situazioni simili tendiamo un po’ tutti a conservare.
      Mi fa venire in mente, per altro, tutt’altra vicenda e tutt’altro genere cinematografico: La notte dei morti viventi di Romero. La scena finale. Dopo lunghi minuti di sudore freddo, certamente imputabile più agli scontri interni alla casa che agli zombie in agguato fuori da essa, per un momento tiriamo il fiato e possiamo dirci che, nonostante la legge dell’homo homini lupus, il mondo forse si è rimesso nel giusto ordine. Finché un banale fraintendimento, cui si sovrappone il pregiudizio, sconfessa la nostra ansia di normalità.

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      1. Disgustato!
        Assolutamente disgustato, arrabbiato giammai! Come un demone che si ritrae si fronte all’acqua santa, non davvero impaurito ma pieno del disappunto di chi è stato bandito dalla città celeste e pertanto la irride!!!

        Comunque Celia ha per il film un atteggiamento infinitamente più tiepido del mio e pur riconoscendone alcune qualità, ne dà un giudizio complessivo poco sopra la sufficienza…
        Quindi il tuo scopo è raggiunto, seguace di Pazuzu!

        Se tu fossi vecchio (e non lo sei, tutt’altro), amico mio, noi due sembreremmo Mortimer e Randolph Duke, pronti a scommettere ben un dollaro per le loro diatribe ai limiti del sofismo…

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        1. Ho ancora negli occhi e nel cuore la figura della mamma anziana di padre Karras, quando viene ripresa col teleobiettivo (appaittita dalla profondità bdi campio, finezza di cui Friedkin era maestro) mentre scende le scale della metropolitana, scomparendo alla vista del figlio mentre lo osserva con sguardo di rimprovero, facendolo sentire ingiustamente in colpa…
          Che film!

          P.S. Com’è come vicino Paz? Di quelli che spia dalle finestre o guarda le persone che passeggiano in modo morboso, mentre taglia l’erba del giardino, come il protagonista di Lovely Bones di Jackson?

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        2. Paz è uno splendido vicino, decisamente migliore di molti esseri umani. Pensa che si offre sempre per tagliare l’erba al posto mio, per la modica offerta d’un bicchiere di sangue. Un bravo diavolo, non c’è che dire.
          Amabili resti è un film che mi sono goduta solo a metà, nel senso che la resa del soprannaturale mi risulta fuori luogo, fastidiosa, con un sottofondo dolciastro di aroma di caramello che esce dalle casse del televisore, laddove il libro rappresentava questo “campo d’esistenza” in maniera più semplice, ma credibile e pulita. Mentre qui puzza di favoletta.
          Dell’uso della pdc nel cinema ignoro tutto: so di che si tratta e saprei usarla in fotografia, ma se c’è qualcosa da notare in una scena – come hai fatto tu – è facile che mi sfugga. Ma lo terrò a mente la prossima volta che mi vedo Friedkin. Se non hai letto il libro (e sempre che io non te l’abbia già chiesto, il che è ben possibile) ti consiglio vivamente di prenderlo in mano, prima o poi.

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        3. Di quale parli? Del romanzo di Peter Blatty o di quello della Sebold? In caso il primo l’ho letto, come penso qualsiasi appassionato di horror, mentre il secondo no…
          Comune non me lo avevi chiesto…
          Aggiungo che il film di Jackson l’ho amato ed odiato assieme: come hai detto tu, la parte del sovrannaturale sem,bra scritta da Oprah e coreografata dal grafico che si occupa di fare i volantini dei testimoni di Geova, orrenda, mentre tutta la parte legata al serial killer è enorme, tanto quanto la recitazione di Tucci.

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        4. Di Blatty, di Blatty! (A me è mancato a lungo).
          Ho altri quattro suoi titoli in lista, nella “sicura speranza” (cit.) che siano di alta qualità come L’esorcista.
          Oltre ad Oprah e TdG, mettici anche una spruzzatina di Platinette (colorata ma in toni modesti, con un’ombra di malinconico pessimismo. L’antitesi di Malgioglio…).

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        5. Dimenticavo: è superfluo sottoscriverlo, ma sì, Tucci è stato grandioso e si è fatto protagonista della pellicola, in vece di Susan che lo era nel libro.
          Tucci a me piace sempre, anche quando non recita bene. Se dovesse toccarmi nella vita di cader vittima di un serial killer (sempre meglio che della vicina manesca, comunque) vorrei fosse lui.

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        6. Tucci è enorme!

          Non a caso lo scelsi per l’agnizione finale del mio presuntuoso capitoletto conclusivo della Prima Stagione dell’esperimento di letteratura colletiva denominato The Gathering e ti dico che non saprei citare il film in cui mi è piaciuto di più, perché lo trovo sempre adorabile e magnifico, anche in ruoli decisamente minori (è splendido come anchorman televisivo nella saga degli Hunger Games, così come è stato un marito perfetto per la Julia Child regina di tutte le cuoche americane nel gradevolissimo Julie & Julia di Nora Ephron (che magnifica donna di cinema!) o uno spietato burocrate in Terminal o un impagabile assistente personale di Miranda Priestly (aka Cruella de Vil) in The Devil Wears Prada (a proposito, controlla il vestiario di Paz…) e figurati che mi è piaciuto persino come pianoforte nella versione live-action di Beauty and the Beast… Ma ora ti saluto (in realtà l’ho già fatto nell’altro commento, ma non potevo lasciare questo a metà…), che mi sto per introdurre in un tunnel di lavoro e pensieri che mi terrà verosimilmente lontano da WP per un po’ di giorni (sto mentendo, sui giorni intendo, non sul tunnel) e ti auguro buona serata cara Celia, che quando ti leggo mi ricordi la Francesca dell’omonima poesia di Ezra Pound, quando dice

          Now you will come out of a confusion of people,
          Out of a turmoil of speech about you.

          Ora uscirai dalla folla confusa,
          da un tumulto di frasi che ti riguardano.

          Buona serata

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  2. Rodolfa… Che per assonanza mi ricorda un poeta che apprezzo molto e sto ovviamente parlando di Wilcock…

    Affascinante il tuo parallelo con la pellicola di Romero a proposito dell’umana ambivalenza di fronte alle tragedie o alle apocalissi, anche storiche…
    Il che, unito ad una tua precedente affermazione riguardo ad una tua conoscenza di spessore del mondo concentrazionario, mi porta a chiederti se hai visto ed apprezzato il film Il Figlio di Saul (nel caso te lo chiedessi, ti anticipo subito che io lo trovo cinematograficamente sublime dal punto di vista squisitamente sintattico, con un giocare sulla messa a fuoco e sul punto di vista della telecamera con un modo che non ha eguali… Poi storicamente mi rimetto a che ne sa di più di me)

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    1. No, ma vedo che è disponibile su RaiPlay; seguirò senz’altro il consiglio!
      Un’opera prima, vedo (da MyMovies, su cui ha ricevuto una media di quattro stelle).
      Come accade spesso, del mondo concentrazionario – ma anche ebraico, del ‘900, ecc. – ho una conoscenza non esperta, tuttavia appassionata.
      Ti anticipo, se ti può interessare, che sto meditando di compilare una piccola lista di titoli (libri, film, musica) su questi temi, o che a modo loro abbiano con essi un aggancio. Non vuole essere una classifica, né un elenco esaustivo, ma potrebbe servire anche a me per riordinare le idee 🙂

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      1. La leggerò con piacere.
        Ti anticipo che il mio giudizio sulle opere cinematografiche tende ad essere prima tecnico e poi etico e questo per mia formazione culturale o come hai detto tu, con un termine linguisticamente più appropriato, atitudine.
        Per questo, anche quando mi trovo di fronte a opere imponenti, ho una certa avversione per ogni eccesso di retorica, specie in opere contemporanee, già che in quelle del passato, anche l’uso della retorica in qualche modo gode del privilegio di non poter essere giudicata abusata.
        Attendo la pubblicazione!

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        1. Molto bene, potrai compensare il mio sbilanciamento, al contrario, sul giudicare il valore etico e più in generale umano delle cose.
          Meglio ribadirlo: sentiti sempre libero di puntualizzare, approfondire, aggiungere quel che ti pare. Se è vero che i blog sono un po’ le nostre seconde case, meglio averne una vissuta che una simile ad un museo 😉

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        2. Ti dirò che amo molto lo spirito del tuo commento, sul voler vivere la propria casa aprendola al mondo piu che cristalizzarla in un museo, dove non si tocca ma si ammira e basta e sono anche abbastanza onesto da dire che senza modestia anche il mio blog è sempre stato così (ho fatto alcune classifiche cinematografiche in cui ho persino lasciato lo spazio per le note critiche di chi voleva dire la sua sui film proposti).
          Perciò, ci si vede nel tuo salotto…

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