Dal tramonto all’alba

Dal tramonto all’alba, dalle 21.00 alle 6.00, invece di dormire, e saporitamente, come stanchezza ed afa mi imponevano, ho fatto zapping in tv accomodandomi un tapis roulant di programmi (per lo più di sottofondo, ma non solo) che mi hanno accompagnato alle soglie dell’instupidimento.
Sono partita con Escobar, del quale ho perso giusto l’inizio, ed ho terminato con Omnibus, passando per Colpo di fulmini su dMax, una Kirstin Scott-Thomas fedifraga e due puntate di Zoo (bello, accidenti).
Ma non è stata colpa mia, è stata colpa di due baluba di una cooperativa presso la quale (evento insperato, sommo gaudio!) avevo un colloquio. E che non si sono presentati, salvo poi sostenere che fossi stata io a non farmi viva… il giorno precedente. Cioè quando Lei al telefono mi disse: “Sarebbe possibile già per DOMANI alle 14.00?” – per quanto dubbi non ne avessi, ho persino verificato il registro chiamate, e no, non mi sono confusa.
Per altro, chi non ti fa almeno una chiamata per verificare se ci sei o no, se hai avuto un contrattempo o un incidente, se non hai per caso appunto capito male; quando si è fissato un appuntamento e tu manchi? Specialmente se tu, il candidato, sei una persona disabile della quale il selezionatore non conosce nel dettaglio i problemi, soprattutto fisici.
Oltre dunque al danno (aver aspettato un’ora e mezza su un marciapiede, nella fase più calda della giornata con temperatura percepita di 50 gradi, senza riuscire a contattare nessuno e senza aver neppure da bere – tanto che una vecchietta che faceva la spola tra supermercato e caseggiato mi ha regalato due euro per andarmi a prendere qualcosa… non sto scherzando); oltre al danno, dicevo, la beffa.

E così mi son ritrovata, stravolta incazzata nonché lacrimante, a non aver voglia di preparar da mangiare (sempre siano benedette le fette biscottate…), né di sdraiarmi a guardare il soffitto rimacinando le stesse amare considerazioni fino allo stremo.
E mi sono data alla televisione, e al libro di Calenda.
Dunque, Calenda. Non sarebbe affatto un cattivo segretario del Pd, anche se in tutta onestà non voterò mai quella roba a meno di non ottenere come segretario e nume tutelare un Mosasauro: allora sì, che potremmo cambiare il mondo.

trasferimento (4)

Il Mosasauro è quello GROSSO. Ovviamente.

Ma andiamo avanti.
A me Calenda non dispiace affatto, ohibò, e anche nello scrivere s’è fatto apprezzare. Sa il fatto suo, a differenza di parecchi politici improvvisati scribacchini (anche in appalto a terzi), pecca di idealismo un pochino meno dei colleghi e, soprattutto – dote preternaturale – è schietto. Nel miglior senso del termine.
Così schietto che per quante frasi e concetti abbia condiviso, alla fine della fiera, sono uscita dalla lettura prolungata più chiaramente conservatrice e meno disposta a spianare il terreno ai progressisti, anche ai meglio intenzionati.
Sarà per la prossima volta, eh, Carletto. Se ti incrocio ti offrò un caffé, ma quanto alle prossime elezioni, mi sa che finirò a pescare un altro micro-partito. Magari il Partito del Michelasso (mangiare, bere e andare a spasso), che è pur sempre più onesto di qualsiasi partito del fare di questo rissoso mondo.

2 pensieri riguardo “Dal tramonto all’alba

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