Libri .13: Senza amare andare sul mare

Tutte le citazioni in corsivo sono tratte da questa intervista.

pastore-tituba

Una spettacolare bestia, un romanzo(ne) mediamente lungo, denso e tuttavia al contempo incredibilmente leggero, come un pacco di biscotti o una vaschetta di ciliegie: un personaggio tira l’altro, una storia personale s’incrocia senza dar troppo nell’occhio ad alcune altre; e tutti i quaranta passeggeri della Tituba – nave da crociera partita non si sa dove, diretta non si sa verso dove – rileggono attraverso la scrittura (obbligata) di un diario quotidiano la propria figura, la propria storia e quelle di ciascun compagno di viaggio.
Un viaggio, una crociera, del tutto gratuita e giunta come un improvviso regalo da un ignoto benefattore: nessuno del resto ne sa nulla, nessuno ricorda com’è giunto a bordo se non che un certo giorno s’è addormentato nel letto di casa, risvegliandosi quello appresso in una cuccetta della nave.

Romanzo “ricchissimo di frasi memorabili. Una delle prime recita: La letteratura è letteratura e basta, non c’è volta che non parli di tutto“. Il paradigma di ciò che è classico.
Un percorso quasi melodico, del quale l’autore afferma che “i contenuti in divenire che nelle mie intenzioni avrebbero dovuto rifarsi alle strutture di certa musica, più che a delle strutture letterarie“. I registri utilizzati per i diversi personaggi che raccontano, filtrandola, la vicenda della nave alla deriva sono di fondo molto simili, le piccole ma efficaci caratterizzazioni riescono però a dare una sfumatura ed un sapore singolare ad ognuno dei capitoli.

Romanzo, poi, non “di genere” alcuno, seppure io non esiti a definirlo, con un termine omincomprensivo, un mistery: il mistero è infatti molteplice e, pur svelando alcune carte, non giungerà ad una conclusione netta a mo’ di pietra tombale. Ancora secondo Pastore, “l’interpretazione ha un ruolo fondamentale, e attraverso un titolo simile il mistero diviene parte integrante del libro ancora prima d’iniziarne la lettura, in modo diverso a seconda di chi ne sarà il lettore”.
Posso confermare che tale assenza di univocità, una sensazione di scatole cinesi senza termine, emerge schiettamente durante la lettura, senza per altro andare a menomare tensione e soddisfazione via via crescenti.
Tensione che ad ogni modo è più sinonimo di curiosità, di arrovellamento felice, piuttosto che di suspence di tipo poliziesco; rispetto ad un intreccio parecchio libero, anche se non completamente aperto.
Occhio a ciò che segue l’indice: potrebbe non essere la solita anteprima delle future pubblicazioni dell’editore, ma un ulteriore, scherzoso indizio dell’autore. Se questo indizio avvicini oppure allontani da un chiarimento, sta di nuovo a ciascun lettore deciderlo.

Così ne parlavo nell’ultimo Carnet pubblicato:
660 pagine di puro godimento. Narrativa che conquista, ma senza pretese auliche.
Un autore italiano, per altro, anche se il nome mi suggeriva un italo-americano – e questo lo si avverte nei dettagli, soprattutto lessicali -, ma di respiro internazionale (per altro al suo primo romanzo).
Un autore nascosto, anche, di cui le poche righe sul risvolto non svelano nulla se non che già scriveva per la carta stampata. Un autore che si cala in tutti i suoi personaggi e si cela dietro decine di maschere diverse – e credibili: ogni volta in prima persona.
Un portfolio di personaggi in crociera – che però, sulla nave, ci sono arrivati non di propria volontà e senza serbare ricordo alcuno dell’avvenimento.
Un diario da compilare ogni sera, ed un album contenente una sola fotografia, a vario titolo scomoda, per ciascuno dei malcapitati, più prigionieri che turisti su un mare e sotto un cielo immutabili e privi di guizzi di vita.
Un singolo capitolo per ciascun personaggio (in tutto 40), storie che si intersecano ma, per lo più, all’insaputa di chi ne è protagonista.
Un mistero, quello della nave, di chi la governa e li ha voluti lì, tutti insieme; che sovrasta pagina per pagina quelli individuali (a volte piccoli, mai miserabili) che tormentano i convenuti.
Penserete ad un mattone ansiogeno, forse, invece no: è divertente. Molto.
E scanzonato, per quanto possa esserlo un purgatorio privo di orizzonte temporale

3 pensieri riguardo “Libri .13: Senza amare andare sul mare

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