Film .17: Il cavaliere oscuro (The dark knight trilogy), Christopher Nolan

[first one] Vado via molto rapida e liscia.
E’ un secondo capitolo con molta più azione (non frenetica e frastornante, anzi, “amorevolmente tenuta” – cit. il montatore Lee Smith), compreso un inseguimento spettacolare che ho mandato in rewind per rivedermelo subito (voglio quella moto!).
Un blockbusterone che non se la tira, e nonostante gli steroidi hollywoodiani la mano di Nolan si vede, si sente e si tocca.
Potrei fare giusto un breve appunto critico sulla comparsa, in un cartellone in cima ad un grattacielo, del marchio Canon – ma ci sono ben due attenuanti da considerare: la prima è che lo spot dura pochi secondi ed è sobrio, anche se in ogni caso spezza la purezza dell’oscurità priva di segni di Gotham. La seconda è che (immagino, spero) la Canon abbia fornito i materiali fotografici, di ripresa ecc. Dato il risultato, chiuderemo un occhio sulla marchetta.

Se le musiche nel primo film erano ottime, in questo secondo sono superbe. Zimmer è Zimmer. Da vedere lo speciale sulla composizione di un sound appropriato per Joker.

Paragrafo cattivi: adorabili, niente da aggiungere.
Doppia Faccia Mezzo Morto Fu Harvey Dent m’è piaciuto un bel po’, e prima di vedere il film non ne sapevo nulla. Va detto che con mezza faccia colata ed inscheletrita è più figo che in versione regular.
E Joker, quanto a Joker, mi chiudo in un silenzio ammirato e adorante. Heath Ledger è stato immenso; punto e a capo. Joker è vivo, evviva il Joker.
[Vi sarebbe molto, molto, ma molto da dire, discutere, esplorare, favoleggiare e maneggiare per quanto riguarda Joker. Ma come, come? Il personaggio m’ha invaso il cervello e non se ne va, ci vuol ben altro che una litrata di camomilla per riportarmi alla ragione. Ora come ora, per trarne qualcosa, sono ahimè inservibile].
Vi è poi un terzo cattivo (sì, fidatevi, non ho contato male): ossia la bella (uh? Mah!) Rachel. Sì, lo so, esigenze degli attori, di copione, di tua sorella, bla bla bla: chissenefrega, per quanto mi riguarda la Gyllenhaal NON E’ Rachel Dawes, e buon per lei ch’è morta, altrimenti avrei provveduto io – tra l’altro, vista la velocità con cui s’è consolato il buon Bruce per tornare a rombare in giro per le strade, io mi candido al posto, eh.
Insomma non conosco il perché di questa svolta, ma a parte che in generale veder cambiare faccia completamente a personaggi primari è sempre fonte di disagggio, io incredibilmente la Holmes la trovavo perfetta per la parte, dolce testarda ma tutto sommato non sgamata a 5000 watt com’è giusto che sia una donzella degna di un supereroe antieroe non-eroe (non è debolezza. E’ umanità. Batman mi piace perché, anche se tecnologicamente superaccessoriato, è un essere umano. Nessuna provenienza extraterrestre, nessun superpotere; e la sua donna non può che essere altrettanto terrena). Incredibilmente, dico, perché non ho niente contro la Holmes, ma il fatto, privatissimo, che stia con un alienato dedito a Scientology me la rende una creatura estranea.
Vabbeh. E’ andata, (non) riposi in pace (ah rega’, faccia a parte, una che ti fa una promessa solenne e te la rinnova vent’anni dopo e poi, aspetta, però…

… ti aspetto ma solo se non mi fai aspettare troppo, e poi no ho cambiato idea forse ti amo, forse, però sposo il biondo che non si maschera perché… boh, non c’è un perché, è solo che sono una supermegagalattica stronza e merito di morire).

Ecco. Mi sono sfogata, adesso il post può terminare.

19 pensieri riguardo “Film .17: Il cavaliere oscuro (The dark knight trilogy), Christopher Nolan

  1. Una volta abbandonato il misticismo di Ra’s al Ghul, i due fratelli Nolan partono direttamente dalla violenza urbana dei film crime e noir del maestro Michael Mann e costruiscono una sinfonia oscura, in cui il villain scelto venne costruito come l’alter-ego deviato dello stesso Batman, un Joker nato quindi come nemesi necessaria e portato sullo schermo da Heath Ledger, in una interpretazione che non si può definire altro che leggendaria.

    Questo sequel è più bello del suo predecessore perché così era nella natura delle cose, perché è esso stesso l’evoluzione del primo film e perché gli autori hanno speso per esso una messa in scena che in più momenti ha il sapore dell’ultima parola e del testo definitivo.

    Gordon’s Son: «Batman? Batman! Why is he running, Dad? (Batman? Batman! Perché scappa, papà?
    Commissioner James Gordon: «Because we have to chase him (Perché dobbiamo inseguirlo
    Gordon’s Son: «He didn’t do anything wrong (Non ha fatto niente di sbagliato
    Commissioner James Gordon: «Because he’s the hero Gotham deserves, but not the one it needs right now. So, we’ll hunt him, because he can take it. Because he’s not our hero… He’s a silent guardian, a watchful protector, a dark knight (Perché è l’eroe che Gotham merita, ma non quello di cui ha bisogno adesso. Quindi, gli daremo la caccia, perché lui può sopportarlo. Perché lui non è il nostro eroe… È un guardiano silenzioso, un protettore vigile, un cavaliere oscuro

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    1. Batman e Joker visti come alter ego l’uno dell’altro, questo è uno dei temi che adorerei vedere sviluppati ulteriormente. Non tanto in un film (potrebbe non essere così facile costruirlo e soprattutto venderlo), ma, per esempio, in una fan-fiction.
      Ieri sera già ho dato un’occhiata ai fandom dei vari Batman, limitandomi quasi solo ai numeri: di roba ce n’è. Ho in testa certe pietre miliari, scritte da persone di vero talento, talento che se fosse applicato a questi charachter in particolare sarebbe esplosivo. Ed il materiale con cui lavorare è veramente poderoso – etica e concetto di giustizia, teodicea (in un mondo in cui più che Dio, esistono uomini che si fanno carico dei suoi compiti), follia ed emarginazione, relazioni di dipendenza, riscatto dell’individuo o sublimazione nel nichilismo, l’Es, il dominio di sé (che a Joker, beninteso, non manca affatto). De ogni.
      Ho anche fiutato, ma non ne ho la certezza non avendo mai letto i comics né sapendone molto in generale, che forse nelle storie originali ci sia stato un punto in cui Batman, oltre che assumere in sé Joker come propria “ombra” in senso psicanalitico, vive una trasformazione vòlta al male non soltanto simbolica ma materiale. Non so, impressioni. Magari sai dirmelo tu.

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      1. No, nei comics originali non avviene mai una vera debandade dal rigore etico di base di Batman (del quale come ci insegna Nolan è Bruce Wayne la maschera e non viceversa) ed anzi il suo rifiuto categorico quasi estremistico di uccidere lo porta spesso a scontrarsi con i suoi emuli e con altri supereoi… C’è una sorta di vero superpotere non dichiarato ma palpabile con cui Batman riesce in qualche deviato modo a restare un cavaliere oscuro, retto e giusto, anche quando si immerge nel liquame più torbido della sua psiche, come nella storia capolavoro Arkham Asylum,  scritta da Grant Morrison e illustrata da Dave McKean, forse l’opera somma fumettisticamente e vero farò guida per Goyer e Nolan quando hanno concepito la trilogia.

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        1. Una seria casa su un serio suolo & Una folle dimora in un folle mondo, nel catalogo ho trovato questi due titoli degli autori che mi citi.
          Si fa spesso riferimento al conflitto tra Batman ed altri, completamente diversi, supereroi, in particolare con Superman – non a caso abbiamo avuto Batman vs. Superman piuttosto che altro. Oso dire, prendendomi la responsabilità di un’iperbole rischiosa, che Batman è – quanto Joker, naturalmente – “umano, troppo umano”, che in quanto umano con un’alta coscienza di se stesso e del suo interiore, guardando in sé stesso e nel suo prossimo, abbia visto l’abisso, e che dunque infine l’abisso abbia guardato in lui mutandolo in qualcuno – qualcosa – che esseri “superiori” alle umane tragedie non possono comprendere.

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        2. Si, la metafora dello sguardo nietzschiano nell’abisso è azzeccatissima… Giacché in Batman manca completamente l’aura messianica (il dio salvatore, senza la misericordia mariana) che invece gli autori DC hanno sempre dipinto Superman (e come gli autori Marvel hanno adornato Captain Marvel)…

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        3. Rilancio e sfondo tutto, reputazione personale inclusa: se Superman (e analoghi) sono un dio vetero-testamentario (o per lo meno ciò che con questa espressione comunemente intendiamo, dato che in realtà pure Jawhè ha viscere materne…), e se si discosta dalla natura umana pur avendola in parte adottata; forse si può dire che Superman sia un dio-sovrano, costruttore di eserciti, di stampo ebraico.
          Si può dire che il Batman dei comics, che vuole redimere senza mai arrivare a redimere completamente se stesso, sia un’allegoria dei Messia sempre attesi.
          E si può dire che il Batman di Nolan, che nel dolore dell’umanità non ci si è solo immerso ma è giunto a berne il calice – a morirne, e poi rinascere sino al compimento definitivo del suo destino umano e trascendente l’umano, che è molto più di una mera dimostrazione di rinnovata forza fisica e morale – sia il modello del Cristo incarnato, morto nella carne e risorto dagli inferi.

          (Ora puoi bannare la sposa. Amen).

          Chiamo in causa Claudio:
          https://lafalsamorte.wordpress.com/2019/02/24/il-nome-delle-cose/

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        4. Sì la trilogia del Cavaliere oscuro fosse un’opera autorale e non il matrimonio tra i fratelli Nolan ed il luciferino David Goyer, la tua allegoria sarebbe perfetta, soprattutto nel Batman che si immola per la salvezza dell’umanità come un Cristo, Ma non essendo tale, giacche Blockbuster limatrice corale, tendo a pensare ad un Messia più umano dell’umano e quindi più ad un Prometeo… Ma direi che adesso siamo andati oltre all’oltre…

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        5. Decisamente oltre 😀
          Del resto, come Nolan ha fatto suo il Batman di Morrison, io faccio mio il Batman di Nolan e lo lancio, appunto, oltre.
          (Per farlo davvero dovrei scriverne, come sogno che altri facciano per me, naturalmente; ne sono consapevole.
          Ma già l’idea e l’intenzione, o la non intenzione, hanno valore di azioni, come appunto Cristo insegna).

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        6. Che simpatica provocazione…

          Superman è in qualche modo il Messia come se lo immaginavano gli ebrei. Infatti il suo creatore Jerry Siegel era ebreo di famiglia e aveva attinto a quel retaggio culturale; tutti gli abitanti del pianeta Kripton hanno nomi che finiscono in -El, una caratteristica dei nomi angelici (il suffisso El indica qualcosa legato a Dio).

          Batman invece è del tutto umano, perfino per un supereroe. Non ha alcun potere particolare; è solo un uomo mosso da una forte forza di volontà e sete di giustizia. L’accostamento cristologico è molto diffuso (ma penso sia inevitabile, perché alla fine gli archetipi occidentali sono sempre quelli), ma a me invece ricorda più un giudice nel senso ebraico della parola – uno come Sansone o Gedeone, un uomo mandato dal cielo per portare la giustizia anche con le maniere forti.

          P.s. questo film ha in un certo senso uno spinoff spirituale nella serie tv Person of Interest: e lì sì che si va sul pesante con le allegorie teologiche!

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        7. Premesso che mi viene da piangere, perché al mondo esistono troppe serie tv interessanti, troppo poco tempo per seguirle e – soprattutto – non ho alcun abbonamento ad alcuna piattaforma tv on demand, io amo le allegorie teologiche pesanti. Di Person of interest ho comunque trovato almeno il cofanetto della prima serie.
          Ricorderai certo che non sono nuova a paralleli più o meno azzardati, che poi possono anche non essere matematicamente esatti, ma se producono senso, per me sono un utile grimaldello per scardinare le scatole della realtà (e vedere se ci trovo dentro un gatto vivo o morto).

          Probabilmente sul fattore “giudice” hai ragione: di per sé Batman ha quell’indole e quell’allure.
          Anche se forse un ipotetico neonato conteso tra due madri lui se lo porterebbe all’orfanotrofio fondato nella depandance di casa 🤣
          La “parabola” (inversa), intesa proprio come figura geometrica, cristologica la leggo più che altro nel percorso della trilogia, con un finale non contemplato normalmente – tralasciamo che Cristo, anche se non avesse incarnato il celibato, dubito si sarebbe messo con una donna-gatto. L’immagine però è quella di un compimento, di una realizzazione che è stata possibile solo dentro l’esaurirsi di una missione-sacrificio.
          Non ve ne sarà un altro, sappiamo, ciò che doveva essere è già stato.

          Ora, però, cambio aria e mi faccio una crociera virtuale – vedo che Lucia ha tirato fuori dal cappello uno dei suoi post che spero assai nutrito 🙂
          Buona giornata a entrambi.

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    2. Lasciami aggiungere una cosa, sottesa a tutto ciò che ho scritto ma, forse, non ovvia né evidente: la trilogia, per grande e certo non unico merito di Nolan, più di qualsiasi considerazione in proposito mi suscita una marea (termine assai adeguato) di commozione.
      E’ una di quelle creature che sai che resteranno, semplicemente perché ti si incastonano subito dentro. E questa è una possibile definizione di “classico”. E di “letteratura”, scritta per immagini e suoni – che è lo stesso.

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    1. Oh, ecco 😁
      Già, già… non voglio fare la purista o la moralista, eh, ma sai, una è anche libera di farsi una storia tranquilla, “leggera”, o comunque senza implicare l’impegno definitivo.
      Ma se mi stai appiccicata quando abbiamo 7 anni, poi a 27 stabiliamo che siamo un tantino indaffarati entrambi a salvare il (nostro) mondo ma che comunque una volta risolto ci saremo l’uno per l’altra…
      … e poi taaac!, proprio sul più bello, solo perché ho fatto una breve assenza di qualche annetto e comunque non ero morto, tu ti stufi, insomma… almeno non atteggiarti a Penelope, ecco 😐 😐 😐

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