Film .18: Il cavaliere oscuro – Il ritorno (The dark knight trilogy), Christopher Nolan

[first one; second one] Allordunque.
Mi sembra di voler dire mille cose e insieme di non averne in realtà nessuna da dire: sarà che questo terzo capitolo, conclusivo, mi ha scatenato tanti pensieri in più rispetto ai primi due – il che è cosa buona e giusta – ma mi ha anche lasciato l’impressione d’essere un tantino disordinato, di aver voluto mettere troppa carne al fuoco.
Le varie parti della trama – Bane, Catwoman, Miranda Tate, Blake-Robin, gli strascichi della bugia su Dent… – di fatto sono coerenti quanto basta, nel complesso però scivolano via meno fluidamente e chiaramente.
Per questo e solo per questo gli ho attribuito 4 stelle su 5 – presa nell’insieme, ovviamente, la trilogia se ne becca cinque piene, e vorrei sottolineare che al netto di questo pur non trascurabile difetto mi son goduta anche il terzo.
Citando una recensione su MyMovies, “non lascia spazio a delusioni“.

Pros

  1. Batman in difficoltà.
    Sì, okay, dopo otto anni di inattività calza un tutore alla gamba, fa due flessioni e bum!, di nuovo perfettamente in forma. Lo so. Però (giustamente) alla prima “uscita importante” Bane gliele suona, o meglio, lo suona.
    E in qualche maniera deve anche ripercorrere alla velocità della luce il percorso fatto per entrare nella propria paura ed assimilarla a sé. La faccenda del pozzo è okay, nonostante in quella prigione fin troppo confortevole per corrispondere all’inferno descritto da Bane girino troppi saggi, guaritori aggràtis e provvidenziali manifestazioni da delirio oppiaceo.
  2. Bane, per l’appunto. Tutt’altro che scemo, ma soprattutto grosso e… grosso, ecco.
    Mica tutti possono essere Joker, e a Gotham come nel mondo reale è più facile imbattersi in decine di mezzi criminali, in stracci o in giacca e cravatta, che in un unico formidabile super-cattivo.
    Mi piace che Ras al-Ghul (aka Me Pïa el-Chul per i nemici) l’abbia bandito dalla Setta delle Ombre solo perché… “è un mostro”. Ciò dimostra che MPeC è un coglione megalomane, altro che esempio di giustizia cieca.
    E ancora, ho letto un sacco di critiche al doppiaggio di Filippo Timi. Boh, non è il mio campo, non me ne intendo. Ma davvero soltanto io ho trovato eccitante e fichissima la voce storpiata con quel melodioso crescendo in acuto di Bane? Sì, eh? Vabbeh 😦
  3. Interessante l’intreccio “aziendale”. La Wayne Enterprises in crisi, l’idea del reattore e la cessione, il magheggio finanziario per recuperarla ecc.
    Avrei dato un pizzico in più di spazio a questo, e un po’ meno a tutta la faccenda dell’anarchia (vedi sotto).
  4. Catwoman. Embé.  Non tenta in alcun modo di rimpiazzare Rachel Dawes, sfrutta benissimo il tempo limitato che le viene dato, giganteggia (come attrice e come personaggio, riuscitissimo al dettaglio) ed è stragnocca.
    A proposito di quest’ultima notarella di colore, ehm, ci sono giusto due momenti che alzano leggermente la temperatura del terzo film rispetto ai primi due. E non sono, ovviamente, né la breve e casta scena post-coito davanti al fuoco con la Tate né tantomeno il bacio quasi-finale, sempre lampo e sempre casto (ma quanto ci piace), che Selina Kyle scrocca al pipistrelloso faccia-da-poker.
    Mi riferisco invece alla battutina sull’egocentrismo… non solo finanziario di Wayne mentre ballano (pure qui: ma prendiamoci un po’ di tempo, no? Sempre di corsa, accidenti) e soprattutto alla posizione POCHISSIMO provocatoria di Catwoman in sella (a 90°) al Batpod. I dieci minuti successivi me li sono persi, sono rimasta imballata [sì, sono cattolica. Sì, considero peccato l’atto omosessuale. Ma gli occhi non me li sono ancora cavati, mi mancano già abbastanza diottrie grazie, e la Hathaway è quella che è. Dio mi perdoni].
  5. Da parte sua, per una volta (l’unica che io conosca, per lo meno) il futuro Robin non è un impiastro, un nerd all’ultimo stadio (senza offesa per i nerd in buono stato psichico) o uno sfigato.
    E soprattutto, con buona pace dei fanwriter a caccia di shipping yaoi/slash, non è un piccolo gay tremebondo segretamente innamorato di Batman (Dio, pietà di loro perché non sanno quel che fanno).
  6. (Relativamente) pochi effetti speciali, grande lavoro di ricerca di una verosimiglianza visiva. (L’aereo che precipita all’inizio, per dire, non è in digitale). Tutta roba da rivedere al cinema – se mai mi capiterà!
  7. Per concludere, perfetto finale action&love (con la consueta sobrietà).
    Sarà che come detto c’era fin troppa roba da digerire, ma non l’ho visto arrivare e non so nemmeno spiegare quanto ho esultato.
    Eccheddiamine, questo sì che è un sano lieto fin(al)e. Tutti i conti tornano, Gotham ha fatto pace con la verità degli eventi – se non con gli eventi stessi – Batman può godersi un meritato e trionfale riposo, e tutti noi insieme ad Alfred ci scoliamo un Fernet Branca ghiacciato senza rimpianti autolesionisti (e senza marmocchi intorno, noto con piacere).

Cons 😐

Al di là della confusione e di certi fili lasciati penzolanti nella trama (o almeno, io li ho percepiti così), come già scrivevo, di fatto di “contro” me ne viene in mente uno solo:

  1. Anarchia, Denaro: non so se sia davvero un demerito. Indubbiamente il livello terra terra di accusa dell’idolo denaro come anche del tentativo di restituire la società a se stessa (e, indirettamente, distruggerla) ben si confanno al personaggio di Bane.
    Che non è stupido, ma è senz’altro elementare.
    Eppure questi due elementi, sensati, mi pare abbiano un che di ipertrofico e generico. Tra i brevissimi momenti in cui vengono additati broker e miliardari come causa del degrado, e i meno brevi momenti in cui un personaggio preciso (verrebbe da dire: reale) si confronta con un altro personaggio ben costruito – Selina e Wayne -, è nei secondi che si intuisce tutto il potenziale dell’argomento.
    Che, del resto, seppure non sviluppato a mille, fa il suo discorso e risulta addirittura cruciale per l’evolversi finale della storia: grazie al Cielo e agli sceneggiatori, Catwoman non scrocca il famoso bacio a Batman perché è una micetta sensuale e maliziosa o perché s’è presa una cotta, ma perché – perdonate la semplificazione – ha scoperto che un miliardario può anche non essere un uomo immoraleChe il mondo è sì marcio, ma non è ancora del tutto perduto. E nemmeno lei lo è.
    Insomma, questo del “tana libera tutti” – abbattiamo i ricchi e le strutture di potere – cazzate democratico-dirette eccetera, è per me un difetto, ma solo a metà.
    Dio benedica Christopher Nolan.

7 pensieri riguardo “Film .18: Il cavaliere oscuro – Il ritorno (The dark knight trilogy), Christopher Nolan

  1. Si, sono tra quei pochi ha difeso fin all’inizio il valore altissimo di questo capitolo, i cui sottotitolo morale dovrebbe essere “Ciononostante”… Perché TDKR è il film mondo di Nolan, un terzo capitolo che non doveva esistere, non amato dai suoi autori e non voluto dai fan, un’opera maestosa che urla amore per il cinema ad ogni millimetro di pellicola, realizzato con una volontà pervicace e testarda, tanto da essere essa stessa un gesto eroico, con un linguaggio filmico talmente raffinato ed elevato da contenere in sé anche l’istinto suicida del fallimento, uno stravolgimento della storia del personaggio originale del fumetto che ha il sapore della vendetta, una sceneggiatura che regala allo spettatore una collana di sequenze e momenti memorabili, tra cui è quasi impossibile scegliere (solo come esempio, si sappia che il monologo del prigioniero cieco sulla necessità del no-rope e della paura è da allora parte della mia cultura), microcosmi di recitazione maestosa (Michael Caine e Morgan Freeman offrono alla storia del cinema perle inestimabili di amicizia virile e senile, declinata in modo da far sobbalzare il cuore di chi si ferma ad ascoltarle, così come Tom Hardy che mette a nudo l’archetipo di un despota populista ed assieme votato al martirio, come non si era mai visto e forse mai più si vedrà al cinema), immensi set di ripresa da capogiro, scene costruite con una cura ed un dettaglio maniacali (tutto l’opening del film, con la ripresa dell’aereo che volteggia intorno alla montagna, il suo arrembaggio, il rapimento dello scienziato e la presentazione di Bale al mondo, ha da solo più carisma di interi film).

    Più che ad un’opera cinematografica compiuta, sembra piuttosto di trovarsi di fronte ad un manuale di scrittura per il cinema, per via di uno script incredibilmente potente e complesso, come la trama di uno dei grandi romanzi storici europei del secolo scorso (la Talia al Ghul di Nolan non è il personaggio leggendario e fantasy dei comics, ma un’eroina da melodramma che vive con Bane un rapporto costruito sulla vendetta e sull’onore del sangue e che non a caso veste i panni della potente finanziera Miranda Tate).

    Infine, Selina è poesia…

    Selina: “There’s a storm coming, Mr. Wayne. You and your friends better batten down the hatches, cause when it hits you’re all gonna wonder how you ever thought you could live so large and leave so little for the rest of us.
    Bruce Wayne: You sound like you’re looking forward to it.
    Selina: I’m adaptable.

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    1. Ed è questo che vogliamo.

      A proposito di poesia, e di tempeste:
      [con la pubblicazione su questo blog, i diritti si intendono a me interamente riservati]

      Fortunale:

      In trasparenza

      sul suo viso, amabilmente temibile
      fugaci visioni di ombre ormai prossime.
      Cullate tra le gote amare, fonde
      oniriche impressioni
      violacee
      sbavate
      e segni fulminei di voci da oriente:
      eppure così deciso è il loro boato
      nel cavo vuoto della mia carne…
      fischi e bisbigli susseguono, con suono malato.

      Nascono i respiri
      come riccioli di nebbia,
      raffiche dure nel vuoto atmosferico…
      il suo viso, ora
      dilaniato da una smorfia – rabbiosa
      sulla bocca contusa
      (livida di un blu straziato
      da sfumature dimentiche
      da misure letali di assenzio).

      Strali dubbiosi s’incamminano in silenzio…
      nel mio palato il sapore tuo già noto:
      grani di polvere danzano,
      senza più chimere
      il mio dire è malato.

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      1. È tua?
        So che sembra una domanda stupida, ma è splendida, molto Sturm und Drang, ma anche contemporanea, metà intrisa di cultura e lessico europeo e metà di disincanto anglosassone… Ma più vera le colonie che non Albione…
        Ripeto, se è tua, complimenti: Tra l’altro sul web e la poesia è un tabù…

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        1. Sì. E grazie, di cuore.
          Mostra bene, credo, qualcosa della Cecilia di allora (è roba del 2003).

          La poesia la tengo lontana dal web, dove raramente ha una casa adeguata, ma qui mi pareva cadere a piombo.

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        2. La poesia nel web è un paria, senza una casa e senza una dignità, normalmente ipocritamente ascolta con bonomia, ma poi allontanata, come un gruppo di Barbie girl del college farebbero con una ragazzina obesa ed introversa… Nello specifico della blogosfera, manca completamente il tempo di qualità da parte di lettori che permetta la fruizione corretta della poesia, salvo trasformarla una serie di frasi ad effetto, da usare nei meme su Facebook o altri social…
          Anch’io mi diletto a scrivere qualche volta poesia e di tutto ciò che scrivo solo una minima parte è trasformata in digitale e di questo una parte ancora più piccola arriva ad essere pubblicata online è soltanto su siti specializzati in scrittura, mai altrove.
          Il nostro caso è stata una eccezione, una splendida eccezione vorrei dire, perché il nostro scambio di commenti a volte sembra più una chiacchierata tra amici, il botta e risposta gioviale da osteria o lo scambio di carezze di due amanti e come tale caotico, intermittente, fragoroso e fastidiosamente taciturno.
          Buon pomeriggio e buona serata, salgo in treno.

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