Volantinari

Da qualche tempo i distributori di volantini, molto spesso pakistani, che devono lavorare ad un ritmo allucinante si stanno munendo – o meglio, sono stati muniti – di regolare bicicletta old-style, bassa, ideale (se uno è molto agile…) ad inserire depliant et similia nelle cassette delle lettere senza nemmeno fermarsi quel nanosecondo che occorrerebbe.
La cosa mi fa incazzare, eppure, lo ammetto, ogni volta che li incrocio sorrido: sembrano ragazzini appena licenziati dalla scuola per le vacanze, sembrano divertirsi a fare lo slalom; anche se così non è.

E mi riportano con la mente a quell’unica settimana in cui ho fatto volantinaggio per davvero, non per conoscenti – dopo aver avuto l’ardire di contattare un’azienda raccogliendo un tagliandino destinato ai clienti, non certo a possibili dipendenti.
Una settimana, quattro-cinque ore al giorno per cinque giorni – se non sono stramazzata allora, mai più. (Non sono stramazzata, ma ho dovuto impiegare un’altra intera settimana a riprendermi, ed avevo le gambe rigide come le stecche di balena dei bustini d’antan).
Ma quanto è stato bello.
Sentirmi libera di camminare al mio ritmo, seguendo percorsi tutti miei, ed essere pagata per farlo.
Percorrere le strade di un intero paese, conoscere le svolte, le scorciatoie; indagare attraverso le finestre illuminate del tardo pomeriggio e sera, scoprire nomi cognomi e patronimici, studiare vite dall’esterno, di passaggio o stanziali.
Fronteggiare cani arrabbiati e incappare in un vespaio nascosto sotto l’aletta di una cassetta, notare lucertole sui muri a secco e gatti che spiano da sotto le auto; ammirare giardini, desiderare e sognare.
Passare al fianco di donne con la borsa della spesa, vecchi in bicicletta e vecchi seduti al tavolino del bar, col quotidiano. Chiese, oratori, scuole, tabaccai. Nei cortili delle scuole bambini, negli antri dei tabaccai anonimi grattatori e slottatori.
Aria fresca di primo mattino, sole sferzante, schiena pesante e mani vuote.
I volti, le voci, le radio.

Sono stata così appagata in poche altre circostanze.

19 pensieri riguardo “Volantinari

  1. Il file è bello grosso (1.5 gb circa) e con la mia sfigatissima linea adsl (incredibile che nel 2019 secolo non si siano ancora decisi a passare un po’ di fibra nel mio quartiere… vabbè…) impiegherei un’eternità a caricarlo in qualunque host.
    Se vuoi ti passo il link per il torrent 😉

    ola!

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        1. Muahahah, accidenti.
          Io, sinceramente, con la TIM che mi tira scema ormai NON SO PIU’ se ho ancora l’adsl (7 mb) o la fibra.
          Dovrei avere la fibra, ma la prossima volta che mi telefonano per variare di una virgola il piano tariffario oppure offrirmi le loro stelle di cartone, con la fibra ce li strangolo.
          Ecco.

          Good appetite (for distruction) to you.

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  2. C’entra niente ma uno dei miei ricordi più belli è di quando, mentre ero in Croce Rossa x il servizio civile, portando un dializzato alla dialisi alle 7 del mattino, vedevo le montagne del cuneese diventare sempre più chiare, e il giorno prendere coraggio e imbarcarsi in una nuova avventura.

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  3. credo che, per quanto dure e forse non sostenibili oltre il periodo giovanile, le attività dove «vai in giro» son quelle più sane dal punto di vista psicologico; credo che siamo creature esplorative, come la maggior parte dei mammiferi cui somigliamo; la nostra mente ha bisogno del vario, della sorpresa, difatti si inceppa quando sei costretto a star troppo fermo e fisso; bella la descrizione della sensazione, cara CD

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    1. Osa pure!
      Sei gentile. In effetti è una delle poche foto in cui non mi sembro un mostriciattolo (io e la fotogenìa siamo su due rette parallele).
      Ho voluto provare a cambiarla, sempre mettendone una reale, ma alla fine mi dava solo fastidio ed ho virato su un classico che mi risolve sempre il dilemma.
      Magari, chissà, rimettero quell’altra che ti piace. Grazie.

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