Libri .16: Batman: Captured by the engines, Joe R. Lansdale

Il senso della vita ha più a che fare con una buona igiene personale,
solide amicizie e tazze di cioccolata calda.

– Alfred Pennyworth

L’inizio m’è parso un po’ lasso e poco convincente, ma superata la prima cinquantina di pagine lo specifico stile di Lansdale che noi fan amiamo ha preso il volo.
Al nostrano La lunga strada della vendetta, che è anche il titolo di un film western, preferisco l’originale e quello ho usato: il riferimento ai motori non è infatti peregrino, se è vero che il pericolo, in questa storia, ha il volto la griglia del radiatore di una Thunderbird V8 del 1957. 
Un’auto assassina, che non sfigura a fianco della kinghiana Christine.
[RAGA, IO VE LO DICO: LA STRONZA A 4 RUOTE PUO’ FARVI STAR MALE SUL SERIO].
A contrastarla, un Batman più lunare che cupo ed un pellerossa di nome… Viso Pallido, uno che delle tradizioni degli avi ha fatto un falò per poi fuggire dalla riserva, fisicamente e mentalmente:

La sua donna bianca.
Pensava a questo mentre camminava, con imbarazzo. Era un pensiero primitivo e infantile, e lo sapeva, ma non poteva farne a meno. Riemergeva di tanto in tanto dal suo subsconscio come uno squalo (un grande squalo bianco?), alla ricerca di una preda, e lui lo ricacciava a fondo, come un pescatore armato di un pesante remo da barca, ma non appena abbassava la guardia, il pensiero tornava, con le fauci spalancate.
Donna bianca.
Angie aveva tante virtù, ma nel profondo del suo animo lui sapeva che l’attrattiva principale era quella. Era bionda, con la pelle chiara, occhi azzurri, ed era bianca. Le donne bianche erano sempre state la sua più grande debolezza, una a cui anche Abner aveva ceduto una volta.
Una bella antropologa dagli occhi nocciola, venuta da Gotham apposta per studiare le abitudini dei Manowack – o più probabilmente quali programmi televisivi guardassero più spesso – aveva intrappolato il cuore di Abner con la stessa facilità con cui lui intrappolava i conigli. Ma come un cacciatore che decide di tenere una delle proprie prede come animale domestico, salvo poi stancarsene e lasciarla andare, lei si era disfatta di Abner e lui aveva cominciato a odiare i bianchi ancor più di prima.
Viso Pallido, invece, aveva un punto di vista completamente diverso sulla questione e, poiché si era lasciato i Manowack alle spalle, avere una donna bianca gli sembrava quanto di più opportuno potesse capitargli. Era un passo ulteriore nel suo cammino dalla riserva verso il rispetto e la civiltà.
“Zio Tomahawk”, lo chiamava Abner, e non aveva torto. Era proprio così, ma dal punto di vista di Viso Pallido, era sempre meglio che essere un indiano straccione.

 

E neppure la copertina regge il confronto 😐 Perdindirindina!

Lansdale sappiamo essere un Maestro del Patchwork, uno che eccelle accostando tasselli narrativi e stili espositivi diversi, spesso numerosi, giustapponendo elementi antitetici quanto Buffalo Bill (o per essere più precisi la testa di Buffalo Bill) sopra uno Zeppelin – cfr. Fuoco nella polvere; o un drive-in e un dinosauro; e ricavandone un senso di straniamento che ti trascina via dal mondo reale dentro un tunnel astrale di assurdità perfettamente logiche, un buco nero composto di soli pezzi strani che però, assieme, funzionano benissimo.
Se non appare incongruo dunque ritrovare qui tanto la vena nostalgica della “vita com’era una volta nel Texas”, né gli eroi improbabili – anche quando hanno un nome noto ed un segno nel cielo che incute paura, ma quanta ancora in una Gotham che ha perso persino il senso di cosa sia il crimine? -, né le pennellate pulp; è invece insolito e per me gradevole trovarci dentro anche un pizzico della capacità favolistica di King.

Se vi aspettate però di veder comparire l’uomo pipistrello già nella prima pagina, e di seguirne le mosse in ogni altra fin giù giù all’ultima, forse questo non è il libro giusto per voi; perché passa senza il minimo pudore dal focalizzarsi su di lui (persino in prima persona, col diario digitale) all’alternare situazioni e personaggi che di Batsy parlano solo indirettamente, se ne parlano, e comunque distanziandosi alla terza persona.
Perché Gotham forse non è più forte, ma è di sicuro più grande di Batman, e nei suoi vicoli, nei suoi ospedali e sulle sue guglie circola una vita stremata ma inesauribile.

Se però non vi dispiace un tantino di flemma –
se vi incuriosisce vedere un calibro da novanta giocare con il suo mito come un bambino giocherebbe, spassionatamente, con le sue macchinine
se avete sempre sognato di vedere Alfred andar oltre le sue battute brillanti e prendere letteralmente per i fondelli padron Bruce
se infine pensate che non ci sia nulla di meglio al mondo di un pazzo texano che fa giocare (di nuovo) ogni personaggio gli capiti a tiro ad “Holmes & Watson“, ecco, due risate ve le farete di sicuro.

4 pensieri riguardo “Libri .16: Batman: Captured by the engines, Joe R. Lansdale

  1. Quando è arrivato finalmente in Italia questo romanzo ormai la mia cocente passione per Lansdale era in declino, e non sono riuscito ad apprezzare questo romanzo. In realtà non avevo apprezzato neanche il racconto di Bat-Man “Subway Jack” che avevo letto in piena passione… Mi sa che Champion Joe lo apprezzavo di più nelle sue storie hardboiled texano-western 😛

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    1. Sicuramente.
      Trilogia del drive-in a parte, che è pienamente sua ma addirittura superiore ad ogni altra produzione – almeno al mio occhio -, che scrivesse pulp, hardboiled o ancora nella modalità nostalgico crudele degli anni che furono, funzionava.
      Mentre qui, anche se migliora e si fa senza dubbio apprezzare, è riconoscibile per lo stile ma d’altra parte rimane debole sull’intreccio; e non è un dettaglio.

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