Libri .17: Corruzione, Don Winslow

Da tempo non leggevo un poliziesco, e considerata la mole di libri che ricadono in questo sottogenere poteva andarmi male, potevo buttar via tempo. Invece – di nuovo grazie a Lapinsù – ho finalmente approcciato, e nel modo migliore, un autore che avevo nel mirino da tempo (da così tanto invero che il mirino s’era arrugginito… annoso ed insoluto problema, quello delle liste di lettura).
E’ un romanzo perfetto, con una prosa calibrata al millimetro eppure non di maniera, vicende avvincenti e familiari come un whisky blend tradizionale, personaggi credibili – mai completamente prevedibili.
Ambientato a NY (non poteva essere diversamente), rappresenta i legami di una bestia irlandese con il proprio gruppo / la squadra / Da Force (che presta anche il nome al titolo originale), con la città stessa – “la mia zolla, il mio cuore” – e con gli altri animali che la abitano. Il gioco è di squadra, ma il palcoscenico è tutto di Malone, “il Re dei Re”, la punta di diamante della task-force a sua volta punta di diamante del Dipartimento.
Nonché un corrotto di prima categoria, brillante ma tutt’altro che raro: tra colleghi, legali, politici e altre agenzie, giù fino all’ultimo degli informatori; nessuno ne è esente. E’ forse lei, la corruzione, la vera protagonista, che muove i passi umani sia che vi aderiscano o che, nell’entusiasmo giovanile, la contrastino.
Ottimo. Un bel 10.

Ma.
(Sì, c’è un ma).
“Ma” di magagne?
No, magagne nessuna, davvero – croce sul cuore.
Ma da Winslow, o meglio dall’idea che di Winslow (attraverso anni di “avvicinamento”) mi sono fatta, tutto questo si discosta non poco.
A fronte di una qualità della storia e della parola eccellenti, viene a mancare la crudezza e la violenza che ogni commento al riguardo mi avevano prospettato: c’è indubbiamente, come ben ripreso e mostrato da Lapinsù, un uso efficace e mai gratuito di un linguaggio volgare / greve, e trovo difficile far di meglio su questro fronte; un altro plauso al nostro, dunque.
Ma per il resto, la violenza è “soltanto” raccontata. Persino le anime strappate di Malone e “fratelli” sono un grande quadro che colpisce, e che tuttavia non arriva a strappare le nostre, di anime, quelle dei lettori.
Non so se mi sono spiegata adeguatamente, lo spero.
Anche perché, ribadisco, non c’è in me un’oncia di delusione; sono anzi felice di poter godere di qualcosa in cui valga la pena immergersi – e da tenere in conto per il futuro.
Solo, se volete farvi violentare dalla letteratura e non osservare una violenza tenendovi da parte; non è questo il romanzo giusto.

18 pensieri riguardo “Libri .17: Corruzione, Don Winslow

      1. Non ho letto nulla della Barbato se non un Dylan Dog. Mi riprometto sempre di leggere il suo fumetto “A mani nude” (o qualcosa del genere). Pensa che ho provato due volte ad invitarla alla mia iniziativa di interviste estive sparsa su siti e blog, sia l’anno scorso che quest’anno, ma tutte e due le volte senza successo. Per fortuna tantissimi altri scrittori non sono così inavvicinabili 😛

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        1. Eh, effettivamente cogli nel segno, da quel (poco ma significativo) che lascia trasparire è, più che riservata, pronta a pungere chiunque le si avvicini senza un validissimo motivo a più di cento metri 😅 😉
          Lo desumo dal suo profilo Fb, che per un periodo ho seguito, e soprattutto da quanto ne scrive – e quanto amorevolmente…! – il compagno, che è scrittore, Matteo Bussola.
          Ecco, non so se possa rientrare nei tuoi gusti, ma Bussola lo consiglio praticamente a chiunque, purché respiri non sia cieco e non odi leggere 😀

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  1. E’ tardi, quindi mi dilungo meno del solito.
    Il tuo “ma” è assolutamente condivisibile. Winslow non cerca mai (e in THE FORCE meno che mai) di creare personaggi coi quali stabilire empatia. E’ un narratore asettico, ma magari parteggia ma non tifa mai per nessuno.
    Può piacere o meno, ma è il suo stile.
    Lieto che tu abbia apprezzato, ora sarai pronta per recuperare anche la trilogia de IL POTERE DEL CANE

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    1. Ho voluto appunto cominciare da un libro “singolo”, svincolato da tutti gli altri, per capire prima se mi piacesse – e mi piace, quindi sì, arriverò anche alla trilogia 🙂
      (Non nei prossimi mesi, però, credo: devo asciugare al massimo i divertissement e puntare alle letture più “urgenti”).

      Ad ogni modo non è l’empatia il punto (anzi, a ben vedere, per l’uno o per l’altro personaggio si finisce per provarne comunque “troppa”, e lo metto tra virgolette… nel senso che pur senza giustificare la corruzione del titolo – e dell’anima – tutto sommato abbiamo ancora davanti degli uomini, in cui non è difficile specchiarsi anche solo metaforicamente).
      No, è proprio che mi aspettavo il malessere di quando guardi in faccia una realtà pesante, e tanto più pesante perché racconta una qualche verità senza redenzione.

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