Una quasi felicità

Oggi, 9/9, cade il compleanno di mio padre.
Io li festeggio sempre, i compleanni, anche delle persone che non ci sono più.
Perciò ho decretato che bisognava approfittare del clima splendido, cielo terso d’un azzurro che pare dipinto, sole caldo mitigato da brezza fresca, tutto uno stormir di foglie ed un ridere argentino dell’acqua nei fossi.
Pareva di stare al mare, pareva anche di essere tornata bambina quando c’erano solo campi e niente li turbava, né aziende grigie, né case come alveari.
Posso perdonare soltanto la Conad: supermercato che apprezzo, comodo perché vicino, non brutto quanto altri edifici. È lì che mi dirigo, perché ogni compleanno prevede un dolce, e questo aveva scritto nel suo destino “babà al rhum con crema pasticcera”.
Torno assaporando il profumo di terra bagnata, il silenzio pacato e vivo che mi avvolge nel suo abbraccio, nonché pregustando la cenetta serale – perché la vita è quella cosa che accade tra un pasto e l’altro.
Sono quasi felice.
Ed il quasi non è un di meno, ma un modo per essere onesta e non strafare.

26 pensieri riguardo “Una quasi felicità

  1. ma strafacc… ma strafi… ma straf… ma strafai pure! siediti col tuo papà, raccontagli come ti vanno le cose (fai finta che non lo sappia già), se serve digli pure una piccola bugia (bianca, eh), così ti illudi che si preoccupi di meno. registra questa felicità, mettila in tasca e tirala fuori quando serve.

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