Carne no, pesce sì.

Premessa: cosa è carne.
Se parliamo di cibo, il termine “carne” ricomprende ogni animale commestibile, in qualunque habitat viva, in qualunque forma si presenti.
Il pesce è carne, gli affettati sono carne; nonostante torme di sacerdoti dell’interpretazione letterale, e legioni di madri cresciute a maiali scannati in cortile, non riconoscano i molluschi o le cotolette panate industriali come tali.
Tutta la carne è carne, insomma, non ci si scappa; ma dal punto di vista prettamente culturale quella di bovini, suini, ovini, equini, la cacciagione selvatica di ogni tipo – e d’altro canto i pesci, i molluschi, le conchiglie, i cefalopodi ecc. – hanno una valenza, e dunque una categorizzazione, a sé stante.
In conseguenza di questo, al di là delle preferenze di ciascuno, viene naturale a molti aspiranti vegetariani – oppure come nel mio caso a chi decide di diventare semi-vegetariano – scegliere di rinunciare alla carne di animali terrestri e/o esotici, ma mantenere nella propria dieta quelli acquatici e/o vicini alle corde e alle tradizioni locali.

pesce-palla

Dici a me? Eh, dici a me?! Guarda che ti esplodo nel piatto!

Delle ragioni semplici, e del tutto mie personali, per abbandonare o comunque limitare fortemente il consumo di carni di animali terrestri (d’ora in poi solo “carne”), a favore di quelli acquatici (d’ora in poi solo “pesce”), ve le lascio qui.
(E non vado oltre: la mia è una divagazione elementare, aperta ad un universo di considerazioni ma nient’affatto pensata per criticare chi non è vegetariano e tacciarlo di disumanità, o al contrario chi è semi-vegetariano e bollarlo come iprocrita. Per dire).

  • In entrambi i casi si uccide un essere vivente.
    Ma per qualche imperscrutabile motivo, forse banalmente biologico, la carne sa di morte anche quando è adeguatamente trattata, il pesce mai.
    Con questo non faccio alcun discorso etico: parlo invece del fatto che innumerevoli volte consumando carne ho avvertito con i sensi l’odore e il sapore, e più in generale la sensazione, del cadavere – e non solo. Mai mi è accaduto con del pesce.
    E’ spiacevole e stomachevole.
    .
  • La carne è spesso un alimento di difficile assimilazione per l’organismo, da consumare in quantità limitate per motivi di ordine sia nutrizionale che sanitario, il pesce lo è raramente.
    Nozionismi a parte, la carne è pesante. Lo è a livello macro perché lo è a livello molecolare, s’intende, a prescindere dall’abitudine consolidata a gravarla ulteriormente con salse ed intingoli (e cotture) sconsigliabili.
    In altri diversi termini, la carne stufa. Se i carboidrati tendono a gonfiare provocando senso di sazietà (ma non disgusto), la carne, nella mia esperienza, è stata spesso sinonimo di fatica: pur non sentendomi ancora appagata, semplicemente, non ne potevo più.
    .
  • Sempre nella mia esperienza concreta, la carne ha rappresentato – in generale – la costrizione, l’imposizione di una scelta da parte di altri (da bambina, chiaro, gli altri erano mia madre).
    Il pesce, consumato di rado nelle abitudini alimentari della famiglia d’origine di mia madre (che per ragioni pratiche hanno sovrastato quelle del ramo paterno), l’ho visto poco in tavola anch’io.
    Un po’ per il gusto un po’ per la rarità con la quale ne potevo godere, dunque, era destinato a rappresentare, per contro, la possibilità di nutrirmi in modo libero, e piacevole.

12 pensieri riguardo “Carne no, pesce sì.

  1. Concordo in Totò. Salvo solo la carne kosher, di cui ho scritto el blog. Però da qualche mese, dopo aver visto una sogliola guizzare sotto il coltello del pescivendolo che me la stava pulendo, ho eliminato anche il pesce. E mi sento molto meglio di prima. Magari tra qualche giorno mi ricoverano, ma per ora va alla grande!

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    1. Penso che il post sia questo:
      https://bagatelle.blog/2018/01/17/tra-veg-e-dieta-paleolitica-la-terza-via/
      giusto? 🙂

      Effettivamente la scelta del solo pesce è pur sempre qualcosa di incompleto, se alla base c’è (anche) la questione etica del non uccidere animali.
      La kasherut risolve il problema solo all’interno di una visione monoteista della realtà, porta al minimo la sofferenza (checché se ne dica, perché chi avversa kasher ed halal per ragioni di avversione etnica sostiene il contrario!…. bah!), ma del resto consente comunque l’uccisione.
      Però apprezzo che la apprezzi, altroché ❤
      Da appassionata di ebraismo (ex noachide, che ha tentato anche se con scarso successo di seguire i precetti alimentari) hai tutta la mia attenzione e stima.
      Cerchiamo nel frattempo di non farci ricoverare 😁

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        1. Vero.
          Del resto, il conflitto tra vegetarianesimo e cristianesimo, tutt’altro che incompatibili, nasce dall’esigenza radicale, e l’esigenza stessa nasce dalle condizioni di vita e sociali a loro volta estreme: una gestione tradizionale, non intensiva e non cruenta di agricoltura, allevamento e dunque alimentazione (come appunto era, nel novecento, quella degli shtetl ebraici) consente di vivere il ruolo umano di custodia e assoggettamento degli animali – e dunque anche di nutrirsene, perché la creazione “decaduta” ci ha portati a questo – chiedendo perdono, ma senza sensi di colpa.
          Consente e consentirebbe insomma un’alimentazione che oggi chiamiamo flexitariana, se non proprio a base carnea.
          Tutto questo è reso impossibile dall’economia di sfruttamento, che porta al rifiuto, anche per un monoteista che teologicamente lo considererebbe lecito, del consumo di carne…
          … un bel “macello”, se mi è consentito dirlo!

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  2. Benissimo, il pesce contiene fosforo (si diceva una volta, non so se adesso sia stato soppiantato da qualcos’altro) e dunque sviluppa l’intelligenza. E’ giusto che ognuno mangi quello che si sente di mangiare: a me ad esempio il pesce piace ma una volta alla settimana e’ sufficiente, tranne quando sono al mare; la carne l’ho ridotta molto ma ad una bella grigliata resisto a fatica. Capisco però quello che dici a proposito del cadavere: un vecchio amico di mio padre, poi diventato anche mio amico, gran musicista peraltro, si convertì al vegetarianismo e sosteneva che lui si rifiutava di mangiare cadaveri; mia suocera più recentemente ha abbandonato la carne dicendo che le fa gonfiare i piedi, ma quello è un altro discorso. Spero però che tu non ti metta a mangiare quinoa, mi daresti un dispiacere.

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    1. Orca peppa, ce l’avevo nell’hamburgerino giusto oggi, la quinoa… ma tu mi perdoni, vero? Perché io l’ho scelto per il combo carote e zenzero, eh, mica per altro 😇
      Di norma viaggio a grano (raffinato o integrale, finché c’è pasta c’è speranza) e a mais (da brava nordica polentona).

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  3. Io penso che non si risolva il problema della sofferenza degli animali non mangiandoli, perchè la questione è molto, ma molto più complessa. Però vorrei si risolvesse, anche continuando a mangiarli, proprio come succedeva una volta nelle campagne, quando si mangiavano per necessità. Conosco bene gli animali da allevamento e so che a questo si può arrivare, ma ci vuole molta volontà. Intanto resto onnivora, ma poco 😉

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