Novecento .2: L’Ur-fascismo di Eco

Comincio subito col dire che mi aspettavo se non proprio un librone, comunque un librozzo corposo: e invece no, si tratta di un volumetto smilzo, che contiene il testo di una conferenza tenuta dall’autore alla Columbia University il 25 aprile del 1995.
Ma già questo mi colpisce, al di là della sorpresa: nella breve introduzione alla ristampa Eco parla di un anniversario della Liberazione (dunque ben cinquant’anni dopo), durante il quale appunto tenne questo discorso per affermare che il fascismo italiano fu meno che fascismo, e che il fascismo, inteso oltre le forme specifiche che può assumere, ha una qualità eterna.
Ora, senza volermi porre al livello di Eco – cosa per altro che non auspicherei, dacché lo detesto cordialmente – né voler paragonare in modo stretto le sue asserzioni alle mie, mi chiedo inevitabilmente (e perdonate il francese): perché cazzo se lo dice lui è un fine intellettuale, e se lo dico io non ci crede nessuno? Domanda oltremodo retorica e di meschina frustrazione, lo ammetto, ma lasciatemela usare per porre una piccola questione.

La storia non si ripete, ma fa rima.
[Mark Twain]

Eterno, attuale, estinto: questi potrebbero essere, riassumendo molto, i tre aggettivi che gli italiani associano più spesso al concetto di fascismo.
Estinto, cioè un fenomeno circoscritto ed irripetibile, nemmeno con modalità portate “al passo coi tempi”.
Attuale, cioè esistente e “vivo” nel presente, nato nel passato sì ma proseguito modificandosi nel tempo sotto aspetti più o meno superficiali, mantenendo tuttavia un nucleo originario di pensiero.
Infine eterno, cioè astorico, ultramondano, fondato su una tradizione che per quanto diversamente declinata, non si può sradicare o elidere del tutto.

Ecco qua: al di là di com’è andata, e non è andata male nonostante non facesse per me, con CasaPound; questo cercavo: qualcosa di eterno, che ovviamente mi fosse affine. E questo ho trovato, qualcosa di attuale, che continuo a considerare tale – ossia: per me CasaPound, ForzaNuova ecc. sono a tutti gli effetti fascismo, anche se il Ventennio è morto e sepolto – con buona pace degli altarini commemorativi -, anche se molto è cambiato, anche se non a caso il movimento-partito oggi più rappresentativo del fenomeno, tanto che si autodefinisce “fascismo del terzo millennio”, di mussoliniano ha poco o niente.
Ne ho discusso abbondantemente su Facebook lo scorso anno, sono disposta a riparlarne qui, sempre nei termini di curiosità intellettuale e voglia di approfondimento usati allora, e non in quelli di schieramento partitico.
Comunque lo si veda noi, ad ogni modo, Eco considera il “fascismo” in accezione ulteriore e superiore (tassonomicamente parlando) a quella riferibile all’esperienza del PNF. Lo considera, appunto, “eterno”.
Se è vero e lo è, come lui scrive, che libertà di parola significa anche libertà dalla retorica, allora mi permetto di dire che mi piacerebbe veder cadere la retorica anche nelle discussioni che si fanno in proposito, cioè veder cadere i molti schemi dai quali non riusciamo ad uscire. Che siano quello per cui “il fascismo è finito con la caduta del regime, non ha senso parlare di fascismo oggi”, oppure quello per cui “fascismo e comunismo non sono paragonabili”.

Il discorso di Eco è diviso in due parti, dal punto di vista dei contenuti anche se non formalmente: un racconto succinto, per episodi significativi, di cosa fu il periodo fascista e la liberazione dallo stesso per lui bambino, alcuni punti salienti del regime (su tutti il perché lo riteneva una “dittatura non compiutamente totalitaria”); ed un elenco delle caratteristiche tipiche e ricorrenti del modello fascista di organizzazione sociale.
Vado a copiare alcune di queste ultime.

  • [1] La prima caratteristica di un Ur-Fascismo è il culto della tradizione.
    Appunto. Nota a margine: son in disaccordo totale con Eco sulla sua idea che un tradizionalismo sia per natura sincretista: epperò nelle sue manifestazioni concrete càpita lo sia – vedi, ad es., appunto Cpi.
  • [2] Il tradizionalismo implica il rifiuto del modernismo.
    Ma va là? Ovvio. Modernismo, però, non modernità. Di nuovo, in forte disaccordo sull’idea che considerare l’Illuminismo “l’inizio della depravazione moderna” comporti “irrazionalismo”.
  • [4] […] Per l’Ur-Fascismo, il disaccordo è tradimento.
    Puoi dirlo forte. Che sia il responsabile di un’organizzazione neofascista oppure il magister di una cappella Tremere, nessun gerarca può sostenere l’individualità di una persona se non a fini utilitaristici.
    La spinta rivoluzionaria in un sistema totalitario è tesa unicamente a decostruire il mondo esistente per ricostruirlo, comunque rigido, a propria immagine e somiglianza. In sistemi simili non esistono persone, solo personae, ossia maschere.
  • [9] Per l’Ur-Fascismo, non c’è lotta per la vita, ma piuttosto “vita per la lotta”.
    Ancora una volta esatto, e quanto mai attuale.
  • [10] L’elitismo è un aspetto tipico di ogni ideologia reazionaria, in quanto fondamentalmente aristocratico. Nel corso della storia, tutti gli elitismi aristocratici e militaristici hanno implicato il disprezzo per i deboli
    Io separo i due concetti, non coincidenti di necessità. Se parliamo di militarismo parliamo giocoforza di disprezzo per la debolezza, ma elitismo (o come preferisco dire, elitarismo) non è sinonimo né sintomo di disprezzo, casomai di discriminazione – termine abusato e storpiato, ma in sé neutro e non negativo: discriminare è il fondamento di ogni scelta razionale, di ogni discernimento, e del rispetto stesso della realtà delle cose, e delle persone.
  • [12] Dal momento che sia la guerra permanente sia l’eroismo sono giochi difficili da giocare, l’Ur-Fascista trasferisce la sua volontà di potenza su questioni sessuali. […] Dal momento che anche il sesso è un gioco difficile da giocare, l’eroe Ur-Fascista gioca con le armi, che sono il suo Ersatz fallico: i suoi giochi di guerra sono dovuti a una invidia penis permanente.
    Amen.
    Vorrei scrivere 10.000 parole sulle valenze psicanalitiche del fascismo, argomento tra i più succosi nei quali mi sia imbattuta, ma mi mordo la lingua e consiglio, piuttosto, a chiunque voglia capirne di più – Nick Shadow dubito non l’abbia già letto – il capolavoro di Klaus Theweleit, Fantasie virili: Donne flussi corpi storia, la paura dell’eros nell’immaginario fascista (Männerphantasien). A lui si rifà anche Jonathan Littell ne Il secco e l’umidoqualcosa in proposito qui, da pagina 53 del documento (pag. 29 del .pdf).
  • [14] L’Ur-Fascismo parla la neo-lingua.
    Nulla da specificare.

Nelle puntate precedenti:
Novecento .1: Il fascismo, macchina imperfetta

28 pensieri riguardo “Novecento .2: L’Ur-fascismo di Eco

  1. Mi sono un po’ perso nei commenti, ma non so se addebitare la cosa al decadimento delle mie capacità intellettive, alla mancanza di alcuni punti di riferimento, al pregiudizio ideologico, oppure ad altro ancora.
    In ordine sparso:
    – Sono un grande estimatore di Umberto Eco, da quello di “Opera aperta” (il Gruppo 63 con simpatie e antipatie varie entra in vari modi nella mia vita. Per limitarmi agli aspetti positivi: Umberto Eco, appunto; l’amatissimo – uno dei più amati – Giorgio Manganelli; l’intelligentissimo e mio grandissimo correlatore della tesi di laurea Edoardo Sanguineti) a quello tecnicissimo di “Lector in fabula”, dal “Nome della rosa” alle “Bustine di Minerva”. Verso di lui ho sicuramente un pregiudizio favorevole.
    – Non ho il libriccino e – così sul momento, senza andare a indagare su internet o, ancor meglio, nella drammaticamente affollata libreria – non ricordo dove fu pubblicato originariamente il testo appena ripubblicato. Comunque lo lessi e globalmente lo trovai convincente.
    – In parte sono d’accordo con te sul fatto che il rifiuto dell’Illuminismo non significhi necessariamente irrazionalismo. Dico questo non tanto perché io sia o mi senta anti-illuminista, ma perché mi viene in mente Monaldo Leopardi. Lui rifiutava tutto ciò che era moderno, ma era molto razionale. Se non sbaglio nella sua autobiografia si definiva una “testa quadrata”, ma cito a memoria una lettura fatta 28 anni fa, quindi potrei essere impreciso. Monaldo, oltre a essere il padre di Giacomo (con tutto quel che deriva dall’essere il padre di un genio che la pensa molto diversamente da te), era un autentico lucido e razionale reazionario e scriveva pure bene.
    – Su invidia penis eccetera non so che dire, se non che io tendo a capovolgere i termini della questione. Credo che di solito la guerra non sia un sostituto del sesso o una metafora sessuale, quanto che sia vero l’opposto. Mi viene in mente una vignetta di Quino, però non una vignetta della serie di Mafalda, in cui un bambino chiede “Papà che cos’è un arsenale nucleare?” e il padre risponde “Un posto dove gli stati credono di avere il sesso”. Io ho sempre (mis)interpretato la battuta intendendo che l’uomo trasferisce nella sessualità l’aggressività della guerra. In altre parole, l’istinto di sopraffazione sarebbe qualcosa di ancora più radicale dell’istinto sessuale.

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    1. Più semplicemente dipenderà dall’alto grado di “intorcolamento” che questa roba sempre porta con sé… cercare di districarsi è vano 🙂
      Salvo volentieri Manganelli, e ti dirò che di Monaldo conservo putroppo solo un vago ricordo di “padre autoritario” impartitoci dai libri di testo delle superiori. Chissà. Ma ora che me lo rivanghi, e mi parli di autobiografia, sento già l’acquolina addensarsi.

      Non escludo che l’ordine di priorità da te esposto sia quello più corretto: del resto, ho sempre considerato Freud una testa di cazzo (era destino, mi pare) per la sua fissazione, clinicamente parlando, nei riguardi del sesso.
      Cosa sacra e psichicamente dirimente, ma non sovrana assoluta d’un regno del terrore senza contributi esterni altrettanto eminenti.

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      1. Non so se esistano edizioni recenti dell’autobiografia. Io lessi in biblioteca una vecchia edizione dell’autobiografia e dei “Dialoghetti”. I “Dialoghetti sono un’opera anche gustosa e non priva di humour, ma sono soprattutto una bieca, anzi ignobile, opera di diffamazione del figlio. Siccome Monaldo disapprovava le “Operette morali”, scrisse un libro che ne adottava la forma, ma ne rovesciava i contenuti. Monaldo riuscì nel suo intento, tanto che molti finirono per credere che l’autore di quei dialoghi fosse il più giovane Leopardi, il quale non la prese bene, tanto che in una lettera (non ricordo a chi) si lamentò dicendo che lui non c’entrava niente e non era l’autore di quei “sozzi dialogacci” (e qui per la citazione credo proprio di potermi fidare della mia memoria).
        Vatti a fidare dei parenti!

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    1. Risorgeranno anche, ma senza di lui, ho idea.
      Manco Romero può operare il miracolo.

      Inutile dire che ora mi incuriosisce sapere quali domande ti sei posto, a partire da questa patetica scenetta, e quali eventuali indizi ti sei dato per rispondere.

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      1. Non la definirei poi tanto patetica, almeno per il punto di vista per cui sono partito per l’analisi.
        E’ una analisi di tipo psicologico.
        Il Vanni, almeno da quello che si riesce a rintracciare in rete, da buon toscano non si pensa abbia mai avuto simpatie fasciste. E la conoscenza delle frasi da lui pronunciate è, molto probabilmente, dovuta all’età del soggetto, che ha certamente vissuto la gioventù nell’epoca fascista.
        Qualcosa mi induce a pensare, ma è solo una interpretazione mia, che il Vanni nel “trattamento” subito in aula, identifichi una forma di “fascismo”. E per “reazione” risponde con la frasetta fascista.
        Il fascismo quindi è tutto ciò che è azione e reazione a esso…
        E torniamo a bomba con le domande che mi ponevo nell’altra discussione:
        “Fascismo? Che cos’è? ….”

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        1. Certo tu leggi in quella scena particolari a me ignoti – anche se via, la toscanità non basta certo a certificare professione d’antifascismo.
          Più probabile che l’età influenzi, in maniera del tutto acritica, le espressioni gergali e spontanee.
          Ancora più probabile – anzi, lo terrei per certo – quel che scrivi: il Vanni nel “trattamento” subito in aula, identifica una forma di “fascismo”; anche se quel “viva i’dduce” mi pare d’apprezzamento, diciamo per capirci, e non d’ironico scherno al giudice. Ma qui è solo una sensazione mia.

          Per parte mia, di risposte alla domandona – cos’è il fascismo – ne ho a iosa, forse troppe forse no, certo una è quella qui esposta che ricomprende tratti precisi di una modalità di interazione sociale.
          Sociale e intrapsichica, aggiungerei.
          Ma so che questa ed altre risposte non scalfiscono la tua diffidenza 😉

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  2. Con «Fantasie Virili» ho avuto a che fare “di sbieco” mentre studiavo l’eccezionale saggio di Paul Ginsborg, «Famiglia Novecento. Vita familiare, rivoluzione e dittature. 1900-1950» (Torino, Einaudi, 2013)… Ginsborg compara il modo in cui si «pensavano le famiglie» in diverse società novecentesche: cosa pensavano Hitler e Goebbels della famiglia, cosa ne pensavano Stalin, Franco, Kemal Atatürk, Gramsci, Marinetti e Mussolini… nell’indagare cosa ne pensavano Hitler e Goebbels i riferimenti a «Fantasie Virili» erano tantissimi…

    Per il resto ti commento sul fatto che anche secondo me CasaPound è fascista a mille…

    Sul fatto che, come ritiene Eco, il fascismo sia stato tradizionalista, machista, virilista, militarista e militare, guerresco, militaresco e violento, teppista, “picchiarolo”, forte coi deboli e debole con i forti, sono d’accordissimo…

    Ma è complesso affermare (come ha fatto Adorno) che chiunque è tradizionalista, machista, virilista, militarista e militare, guerresco, militaresco e violento, teppista e “picchiarolo” è automaticamente fascista…
    Forse sì… Secondo Adorno sì (quegli atteggiamenti erano la sua «Scala F»: la «personalità autoritaria»)…
    E nell’ottica di Adorno e di Eco, quindi, essendo quegli atteggiamenti innati in qualunque mente non “sana”, allora per forza il fascismo c’è sempre, innata componente dell’umano… e per questo “fascismo” può essere tutto: ogni cosa passata e presente al di là del tempo…

    Secondo gli storici “puri” parlare in questi termini universali è però scorretto, in quanto travalica l’arrivo a una sintetizzazione teorica del «fascismo storico»…
    Se Eco e Adorno intendono il fascismo come sinonimo di male assoluto metafisico (quando non di schizofrenia traslata in società, come lo intese Wilhelm Reich e come, per certi versi, lo intendo io) allora si dovrebbe dire che tra il 1922 e il 1945 l’Italia è stata governata dal male assoluto metafisico… ma la metafisica può fare parte della Storia?
    Secondo gli storici puri no… ed Emilio Gentile scrive a man bassa che considerare l’uguaglianza fascismo=Male (maiuscolo) è rinunciare a indagarlo davvero… e anche questo mi trova d’accordo… [e indagare a fondo il Fascismo del 1922-1945 lo trovo assai necessario proprio per “demitizzarlo”]

    Io auspico il ripristino di una disgiunzione tra il “traslato” e il “preciso”: e forse si dovrebbe scrivere «Fascismo» (maiuscolo) per il fenomeno preciso (Storico), quello esistito tra il 1922 e il 1945 ed esistito solo in Italia (con diverse e cangianti metastasi in tutto il mondo), e fascismo (minuscolo) per il fenomeno metafisico, che comprende CasaPound e il comportamento teppista della Scala F di Adorno e dei saggi di Eco…

    Perché che Adorno ed Eco abbiano in qualche modo “ragione” è evidente viste le tante menti schizoidi che si identificano col fascismo, da Charles Manson agli odierni sparatori anti-semiti, xenofobi e nazionalisti da Brevig a Christchurch a Halle, gente di cui il terrorismo dell’ISIS (ugualmente xenofobo, nazionalista e antisemita come anticristiano) non è altro che il doppio identico (cambia solo, e solo superficialmente, il “segno”)…

    Forse, alla fin fine, dovessi spiegare fascismo e ISIS (che per me sono la stessa cosa: riferibili al fascismo minuscolo) a un ragazzino, gli farei vedere una sciocchezza di film: «Higher Learning» (1995) di John Singleton che, oltre a far vedere Jennifer Connelly e Kristy Swanson nei loro anni migliori, dimostra come il nazista (interpretato da Michael Rapaport) sia solo il pizzicagnolo emarginato del tutto stupido più che il tradizionalista machista… cioè che il fascismo sia più la stupidità becera, giustamente ostracizzata dall’intelligenza, che alla fine diventa militarismo e virilismo invece che il contrario… ossia che l’emarginato scemo, del tutto tontolone, ignorante e sciocco, sempre messo da parte proprio perché sciocco, finisce che si coalizza con altri sciocchi, con i quali si inventa iniziazioni elitarie, appartenenze e “forze” adatte a fare quel «gruppo» (gruppo sociale come gruppo di amici, di prospettive, di “calore umano”) che tutti gli altri non gli hanno dato… e anche l’ISIS, visti i soggetti che attrae (disperati morti di fame sempre emarginati dalla società), si comporta così…
    In altri termini: fascismo come male assoluto dei sempliciotti falliti che solo dopo acquisiscono le caratteristiche della Scala F, e che se questi stessi fossero “catturati” da altri «agenti» della società (da roba come lo sport, la musica, o altra roba aggregante) Scala F non lo diventerebbero proprio per niente…
    o lo diventerebbero nella versione “pariolina”…
    Perché ecco il corollario più ridanciano:
    virilisti, nazionalisti, elitari, tradizionalisti, che vogliono solo sposarsi e fare soldi: non sono forse i “pariolini” più truci, i giovinastri più ricconi, gli alto-borghesi più dementi?
    Tutti i Parioli sarebbero fascisti secondo le idee di Scala F e di Eco… forse è vero… o forse no…
    i pariolini sono «fascisti immaginari» proprio secondo «Fascisti immaginari: tutto quello che c’è da sapere sulla destra» di Lanna & Rossi (Firenze, Vallecchi, 2003)…
    ma allora tutta la “destra” industriale e riccona è fascista?
    Io, da comunista immaginario, ti dico di sì… ma avrei davvero ragione in modo universale o l’avrei solo tre me, me stesso e i miei 4 amici al bar?

    Sicché, come ti concludo?
    Che sì, Eco ha ragionissima, ma, a mio avviso, le caratteristiche che elenca descrivono ciò che il fascista “minuscolo” diventa DOPO… e che quelle caratteristiche, di per sé, non sono già fascismo, ma lo diventano solo dopo un processo di emarginazione e di aggregazione nel fascio uguale e contraria all’emarginazione subita…

    ma mi sa che sto blaterando…

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    1. ma mi sa che sto blaterando… e in questo modo, tutti i conti tornano, a prescindere dalla tesi sostenuta! 😁 Ma è forse più opportuno, in tutti i casi, parlare di ipotesi di lavoro; del resto nonostante abbiamo convinzioni forti la materia è appunto complessa già soltanto sul piano politico, figuriamoci a tirare in ballo psicanalisi e sociologia, che poi sono la créme della faccenda.
      Tu fai un’ulteriore distinzione, credo, non solo tra fascismo storicamente / politicamente “degno” del nome e atteggiamenti tipici, che nascano a monte o a valle di una certa forma mentis, di “meschineria” se così vogliamo chiamarla per intenderci, ma anche tra questi e metafisica.
      Io son più rozza e mi manca anche un anello nella catena dei rapporti che tu riporti, cioè Adorno: per me si può fare distinzione tra fascismo e non a livello terra terra, di connotazione politica e dunque anche di comportamenti frequentemente associati (che uno li adotti per se stessi o per rientrare in un gruppo sociale che lo renda meno sfigato), e d’altra parte di metafisica (o mistica, se vogliamo, che poi è termine ricorrente nell’area di interesse).
      Per esempio CasaPound, che tu se ho ben capito consideri fenomeno di aggregazione di… pizzicagnoli che solo a posteriori acquisiscono caratteri formalmente e intimamente fascisti, per me è chiara e “precisa” continuazione, non al di là ma proprio a causa degli elementi aggregativi (presidi, cortei, concerti, attacchinaggio e stickers, associazionismo vario) – oltre che in forza di altri fattori, come il fatto che nelle sua fila e, mi pare, non in quelle di altri partitelli militino, letteralmente, le superstiti ausiliarie dell’RSI… -, per me costituisce una continuazione, dicevo, del Fascismo o “fascismo storico” o fascismo politico, insomma, seppur attualizzato.
      Cosa che, abbastanza assurdamente ed inaspettatamente, non potrei affermare di Forza Nuova.

      Eco ha ragionissima, ma, a mio avviso, le caratteristiche che elenca descrivono ciò che il fascista “minuscolo” diventa DOPO… e che quelle caratteristiche, di per sé, non sono già fascismo, ma lo diventano solo dopo un processo di emarginazione e di aggregazione nel fascio uguale e contraria all’emarginazione subita…
      Per me invece quelle vengono prima – proprio perché “eterne”, cioè intrinseche ad un fenomeno ultra-mondano, ultra-politico, ultra-specifico -, ma che la ragione sia mia, tua, o di altri ancora il bello è che tali caratteristiche non sono neppure banali da esplicitare; e per altro leggendo Eco e subito dopo quel .pdf che ho linkato, su autori già letti ma pur sempre in un’ottica riassuntiva mirabile e nuova, ho avuto una sorta di illuminazione per cui in stato di agitazione ho dovuto subito interpellare un paio d’amici intimi – in sostanza, risulta che io sia fascista NON politicamente (per quanto mi ci sia avvicinata cercando rispondenza a questa e quell’istanza concreta), MA psichicamente! E insomma, tu sei follower di una fascista e manco lo sapevi (e manco io) 😉

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      1. Ma io, guarda, CasaPound la chiuderei in quanto anti-costituzionale… e se questo volesse dire regalarle una scusante tale per cui possa dire «che cattivi, mi hanno chiuso! ora piango e mi ingigantisco nella clandestinità» non me ne fregherebbe proprio niente: che CasaPound rimanga proprio nella clandestinità che merita (e per «clandestinità» intento la classica «fogna» della canzoncina «Fascisti, carogne…») — dall’altro lato, contrariamente a te (a quanto ho capito), ritengo che se esistesse un’utopia realizzata di “socialismo di quartiere” (come lo Spider-Man di quartiere) le blaterazioni di CasaPound, che sono quelle (sono d’accordo) del Fascismo storico, e sono quelle dei pariolini, dei machisti scemi, dei militaristi ghiozzi, dei virilisti frustrati pizzicagnoli falliti, quelle blaterazioni verrebbero annacquate nella risma del «luogo comune» stupido e ciarliero invece che nel Male metafisico… — mi spiego: se le cose “funzionano”, se comunità, quartiere, federazione, servizio sono garantiti, uno a casa sua (magari ai Parioli) può essere certamente virilista e fascista, ma non si sognerà mai di fondare un partito per realizzare i suoi ideali virilisti e militaristi, perché, funzionando tutto, egli starà “bene” e non avrà né tempo né voglia di baloccarsi con le sciocchezze finto-tradizionaliste… — cioè, per buttarla in caciara: se al ristorante non trovi la carbonara “tradizionale” ma trovi solo il cous-cous, allora ti incazzi e diventi tradizionalista, fascista e blateri di stronzate di invasione: se invece la carbonara la trovi, accanto, insieme e indipendente dal cous-cous, allora del cous-cous te ne frega un accidente, e mangi tranquillo come una pasqua… — poi sì, a casa tua dirai «che schifo il cous-cous», ma non ti metterai a dirlo a ristorante davanti a tutti… — difatti dov’è che CasaPound e il Fascismo storico e il fascismo metafisico spopolano?: spopolano quando c’è un presente deludente e un futuro indeterminato, sennò al massimo ci può essere una molto più blanda “destra”… — poi, vabbé, ok, le merde, la Scala F, i virilisti e i fasci ci saranno sempre, ma in un panorama funzionale lascerebbero il tempo che trovano nel privato delle loro menti malate! — e io mi preoccupo, in realtà, molto poco del fascismo, perché chiunque lo venera (sia quello minuscolo sia quello maiuscolo) lo venera solo per ignoranza: tu da cattolica forse converrai che i cattolici sembravano stare benissimo nello stato clericale di Francisco Franco, ma in realtà stavano in case fatiscenti, la chiesa coincidente con lo stato depredava istruzione e terre per cui, sì, il culto di Gesù era garantito ma il prezzo era l’ignoranza e la povertà, e che il cattolico non se ne accorgesse e in quel regime ci stesse bene era un qualcosa di poco “probabile”, dettato più dalla poca conoscenza di un’alternativa (Franco ha governato quasi 40 anni) che da “vocazione”… idem è tanto bello stare in uno stato islamico dove tutti quelli che incontri pregano come te e nelle scuole si insegna il corano, ma è meno simpatico quando ci si accorge che per poter fare questo c’è da stare sotto le bombe e le minacce… — e si starebbe tutti bene, da italiani e machisti, sotto il duce, ma sarebbe un risveglio molto brutto constatare che sotto il duce, invece, non ci si starebbe bene per niente, con il non poter essere «come sei» ma solo «come ti vogliono», senza la libertà di ascoltare la musica che ti piace, senza la libertà di viaggiare dove ti pare, senza la libertà di mangiare il cibo che vuoi (anche la stessa carbonara tradizionale scarseggerebbe: non è che l’Italia autarchica fascista avrebbe così tanti maiali da scuoiare: e vorresti davvero mangiare la carbonara se dovessi essere proprio tu, il machista, il virilista, a dover governare il maiale per forza invece di stare a casa su Facebook con lo smartphone?)… — il fascismo (e il Fascismo) è bello nella mente scema della Scala F solo quando è *inventato* (solo, appunto, quando è nei gadget ridicoli degli Autogrill o nelle canzoncine cretine)… a disprezzare il Fascismo vero sarebbero per primi proprio i fascisti! [e sono finito a «Time Out», girato da Landis per «Twilight Zone», 1983] — per questo io auspico di studiare e conoscere il Fascismo proprio per bene, appunto per rendere alla portata di tutti le idiozie mitizzanti della fantasia edulcorata che lo riguarda [se esistesse un’edizione nazionale filologica dei discorsi del duce, invece di quella cagata di edizione nostalgica, si vedrebbe che il duce ritoccava i suoi discorsi tra “live”, dischi e articoli, in modo ingannevole apposta per accontentare tutti, anche contraddicendosi. se uno leggesse tutto questo, adorerebbe comunque il duce…? forse sì, ma in modo ancora più irrazionale e folle di quanto fa oggi: lo adorerebbero davvero solo gli stolti, come oggi sì, ma più di oggi]

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        1. Mi trovi d’accordo su diverse cose (vabbeh, non sull’incostituzionalità, ma avevo pochi dubbi la vedessi così: e del resto, se è azzeccatissimo pensare che uno “sfogo” calcolato e circoscritto permetta di evitare recrudescenze più grosse, almeno a livello di “popolo” – perché i “militanti” certo non li moderi, e non hanno bisogno di alcuna scusa per incarognire, va detto che la vera clandestinità non può che avere esiti non soltanto peggiorativi, ma soprattutto incontrollabili). Detto questo, comunque, l’esempio di carbonara e cous-cous è esatto e funzionale.
          Poi non so, davvero.
          Pensa solo al fatto che quando ho riallacciato i rapporti con un’amica importante, con la quale mi sono scontrata più volte in quanto leghista lei e insofferente al leghismo io, abbiamo stabilito di chiarire le rispettive posizioni e poi chiudere la politica in uno stanzino tutto suo, con giochi e pappe che la tenessero buona, lontana. Ebbene, avendo saputo che avevo fatto la prima tessera di partito della mia vita (!) e volendo sincerarsi che non fossi finita in bocca ai 5S – ma quando mai? -, confesso che mi aspettavo non certo fastidio, anzi, ma nemmeno salti di gioia. E invece lei era sollevata – d’accordo, obbiettivi comuni, “no allo ius soli” su tutti, ecc. Eppure io non riesco a non vedere una distanza siderale tra Cp e Lega, ma forse io sto appunto pensando ad un Cp, e dunque ad un fascismo, immaginari; così come nel libro che tu citi e che vorrei leggere.
          Metafisico, ideale, che per carità non significa correr dietro agli unicorni eh: e ti dico se non lo avessi intuito che, per me, aver fatto una tessera e aver resistito qualcosa come quattro mesi è una specie di miracolo, ma già ne ero consapevole prima di andare a pucciarci il naso. Il problema non era aver trovato qualcosa di molto diverso da quanto auspicato, che non è nemmeno del tutto vero, ma l’aver trovato un “di più” che non mi si attaglia: insomma per me Cp è da un lato troppo fascista (nei termini appunto di Eco) e dall’altro, ancor più rilevante, troppo poco di destra per i miei gusti. E ovviamente con ciò non intendo dire che… picchiano troppo poco 😋
          E’ un percorso già fatto altre volte: arrivo a dire che forse un duce è una figura troppo blanda ed autoassolutoria, laddove un classico (un tradizionale…) re sarebbe invece un despota per niente illuminato e ben consapevole di non doverlo essere. Ma poi capisco subito che il gioco tenderebbe all’infinito ed è un gioco da solitari. Non per nulla Nietzsche, che disprezzo e che però incarna pur sempre un prototipo ideale per i pizzicagnoli di tutto il mondo, mai fondò un partito ma nemmeno un club di bridge, e manco col cavallo gli è andata tanto bene: non era umano, ma era già un vivente di troppo da aver attorno.

          In tutto questo ho tralasciato la più parte del tuo discorso e la più giustamente degna d’attenzione, abbi pazienza, come che sia ora vado a rimpinzarmi di pane e latte.
          Ma, ti prego, se mi vuoi bene ancorché mezza fascista – e semi-umana, una fascia ad alto funzionamento relazionale, secondo la lettura di Theweleit, proprio come una Asperger – se mi vuoi un po’ di bene orsù: vai a capo, ogni tanto! 😉 😘

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        2. Buon appetito! — andare a capo su WordPress è troppo complesso! — ed è bello davvero pensare che il Re risolverebbe tutto: ma, a mio avviso (e senz’altro ho torto), chi vuole il re è perché non c’ha mai davvero vissuto sotto a un re…
          perché [a capo!] è tanto bello leggere di Re Artù e pretendere [“pretending” inglese] che tutto, sotto di lui, vada da favola (=metafora di mente pacificata), ma poi ci sarebbe il risveglio, la realtà (che non è la favola): che Re Artù (come tutta la cultura aristocratica) non fa le cose «per te», per le tue “tradizioni”… le fa solo per le “sue”…

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        3. Ahah, ma no, dai… non nei commenti, almeno 😉
          E non hai torto, no. Basta un despota di stampo e formato familiare, senza scomodare le nazioni, per capirlo; io il mio l’ho avuto, dunque m’accontento di chiacchierare liberamente qua sul mio modesto blogghettino, che è un piccolo ma sufficiente pane per lo spirito, come democrazia consente.
          Grazie: mi sono nutrita, tempo mezz’ora e m’infilo sotto coperta con la mia balena bianca, che per svuotare la mente è un vero bijoux.
          E grazie per l’a capo 😁 ‘notte…

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    2. Oh: aggiungiamo pure alle protuberanze machiste certi, diffusi articoli – dai portachiavi alle statue a grandezza naturale di Lui – che si vendono copiosi negli Autogrill – anzi no: nei negozietti delle stazioni di servizio, ch è diverso. Un po’ a mezza strada tra corredo fallico da sbandierare in giro e souvenir di Mamma Romagna (Romagna miaaaa…). Che è mamma per tutti, anche per i foresti, perché checché se ne dica siamo tutti italiani sotto il segno di mammà.

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  3. Azz…! Quanno hai finito de ffà l’intelletuale me chiami, te passo a prenne che nnamo da er Trucidone a farci du bbucatini.
    Eco mi stava antipatico (gelosia: troppa gente che lo adorava), ma l’ho sentito parlare qualche volta e mi è sempre sembrato originale e interessante.
    Raimondi è stato un grandissimo: ci dovevo fare la tesi, ma non era per me: non avevo più voglia di studiare cose che non mi affascinavan. Ne ho provate altre, ma poi sono finito a farla su Giovanni Testori.
    Ho letto un libretto che si chiama “La camicia nera di mio padre”. Bello. Anche emozionante, a suo modo. Un figlio (Andrea Cangini) tenta di interpretare il gesto del adre (Franco Cangini) che lascia scritto che lui (demcratico, integerrimo, correttissimo, leale, stimato da tutti) desidera essere seppellito in camicia nera, e tutti attoniti. E a farsi domande.

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    1. Fratello (zio? compagno di trucidume spirituale?), bene hai fatto a ricordare qui quel libretto che ancora io non ho letto ma da tempo ci citiamo a vicenda, e naturalmente anche Raimondi che io non conosco affatto – e se me ne hai parlato non ricordo, figuriamoci -, che condividi con Kasa (leggi un po’ in che razza di incontro mondano vi ho incastrato entrambi, col favore delle Parche e della Provvidenza…).
      Ma, tesoro caro, lasciatelo dire: se questa è roba intellettuale io sono la sorella gemella di Leonardo. E’ davvero poca cosa, dài! Aspetta che spieghi sbugiardandomi in pubblico che nessi ho trovato tra me, la struttura psichica fascista, il concetto di borderline ed il DOC, il saluto romano, la dieta priva di grassi e l’organizzazione casalinga degli armadi e delle suppellettili e ne riparliamo. Right?

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  4. Per un bolognese (anche se d’adozione) come me è praticamente impossibile non conoscere Eco (a suo tempo, quando avevo già complettao il mio perocrso d’esami in Lettere Moderne, frequentai il suo corso e presi 30 ad un suo esame di semiotica, ahimé senza lode, come ho raccontato in un mio post molto personale), figura simbolo dell’intellettuale europeo e che ha segnato la mia crescita anche lavorativa (prima come studente e successivamene come basso manovale nella sistemazione di parte del suo lascito librario post-mortem al Dipartimento di Italianistica di Via Zamboni): in città i suoi libri sono sempre a disposizione gratuita del pubblico, in oignuna delle biblioteche comunali, in numero di copie tali da non risultare quasi mai mancanti ed ovviamente parliamo anche della trascrizione della lezione tenuta alla Columbia University nell’aprile 1995, poco dopo l’attentato terroristico di Oklahoma City…

    Non solo non disprezzo Eco, ma anzi lo considero un mentore ed anche se non sono legato affettivamente ad esso come lo fui invece con Ezio Raimondi, mio insegnate di Letteratura Italiana, amavo le discussioni pubbliche che Eco faceva nella mastodontica aula di Biologia (le aule del DAMS erano troppo piccole per contenere tutti quelli che volevano sentrlo spiegare dal vivo) su fumetti e cultura pop (la mia seconda passione).

    Mentirei se ti dicessi che non conosco il discorso sull’Antichissimo Fascismo (tale per la radice tedesca Ur), ma è davvero argomento enorme da trattare qui su WordPress: sentirei di banalzzare sia le tue argomentazioni, sia quelle di Eco…

    In generale il discorso sul Fascismo è cosa troppo complessa per essere traviata dai massimalismi logici a cui costringe il tempo di lettura dei social, compreso questo su cui siamo ora, perciò passo, mia cara Jest.

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    1. Ti comprendo, nonostante la mia sfacciataggine e noncuranza nel tirar fuori cose simili non dico solo su Facebook, ma finanche in un ascensore bloccato con estranei dall’aria poco amichevole.
      E ti ringrazio per gli aneddoti, sempre graditi e piacevoli 🙂
      (Personalmente non classifico le piattaforme di blogging quali social network, per via della struttura e degli scopi che son differenti, non per il clima generale che, comunque, sappiamo essere decisamente più temperato).
      E’ già stabilito dalle Parche che, quando sarà, ci si incontrerà io, te, chi vorrai e l’ameno personaggio con avatar gattesco che puoi leggere qui sotto, pe’ magna’ alla Casa del Popolo, luogo notoriamente trucido come piace agli amici miei.

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  5. Mh interessante, e si possono fare dei bei discorsi su questo argomento senza cadere in inutili, stupide e volgari contestazioni, manifestazione aperta e plateale di profonda ignoranza.

    Eco non mi è mai interessato (tranne quando ha detto che il web è pieno di imbecilli, e su questo sono partiti 92 giorni di applausi non minuti), però se riesco a recuperare questo libretto lo leggerò così da avere più informazioni sulla quale discutere 🙂

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