Joker, o di un cannibalismo anoressico

Joker di Todd Phillips è una carcassa d’animale dalla quale ho visto molti cannibali strappare gli occhi, della quale si sono addentati tendini e leccati le giunture, i denti, il teschio nudo che Phoenix espone così bene, con i cui nervi gli stessi cannibali si sono baloccati.
Un banchetto fatto di scarti, insomma.
Colorati, certo, come le palette anni ’70 vs. quelle moderne di cui si dice più o meno ovunque, ma pur sempre scarti: fibre di collagene che ingrassano e non nutrono. Scorsese? E chi è Scorsese? Un nuovo psichiatra, forse. Li sostituiscono una volta l’anno, giusto il tempo di imparare a non conoscerci – dev’essere così.
Joker è ripetitivo? Non abbastanza, sembra, visto che i cannibali oggi, come ieri e l’altroieri, insistono ad ammucchiarne le carni da parte e lasciarle imputridire.

Non prendetevela, amici miei, se le mie parole sembrano offensive. Ho sparato, ma non volevo uccidere: ho molto, molto, molto apprezzato i vostri articoli sul film. Anche, sì, quando parlano di palette di colori e di Scorsese. Siete sempre stati gentili con me, del resto. Non siete voi, è il mondo là fuori che ha dei problemi. E, poverini, ci siete incastrati. Insieme al regista.

33 pensieri riguardo “Joker, o di un cannibalismo anoressico

    1. Ooooh, bene bene bene!
      Vedi che ci conto (oddio, vedi: dipende dall’occhietto-talvolta-sifolo… quanti sono questi?!) 😉
      Se non ci scrivi sopra, torna a raccontarmi come t’è sembrato. Ma prima nascondi i cadaveri, eh.

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  1. Ciao Celia 😊
    Ho visto il film qualche giorno fa e mi è piaciuto molto.
    Nonostante io non ami le scene splatter e un certo horror fine a sé stesso, mi sono goduta il film fino alla fine.
    L’unica cosa davvero impressionante è l’eccessiva magrezza di Joker. È per un motivo che mi è sfuggito?
    Buona serata 😊

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    1. Di preciso non ti so dire, ma credo che in tutte le versioni che ne sono state date (e in primis nei fumetti) Joker sia sempre stato magro: magari non così tanto, ma quasi.
      A parte questo, l’avrei trovata un’ottima scelta anche se il protagonista fosse stato un mal. ment. qualsiasi, perché spesso (negli psicotici, in altri casi no) la magrezza patologica è caratteristica. Per tacere delle fumate a raffica 😀

      Sono contenta che ti sia piaciuto (manco fosse il mio film!).
      Forse proprio perché nonostante la sua origine (ed un certo impatto, che devo dire ho trovato meno forte di quanto mi aspettassi) è più centrato sul lato umano che sul lato… mostruoso del personaggio.

      Buona giornata! 🙂

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  2. Sono felice dell’imprevedibilità degli eventi e sono contento dell’inconsistenza dei pregiudizi e delle previsioni!
    1) [a capo!] ero convinto di lottare, da scontento, contro adoranti di Tarantino, e invece sono stato adorante di Tarantino pure io!
    2) ero partito furente contro chi osannava troppo il Joker di Phillips, e ora invece mi trovo a “difendere” quel film da orde di odiatori che lo considerano puro ricopiaticcio di Scorsese!

    Sono cose assai stimolanti!

    E fanno anche pensare all’inconsistenza teorica di certe idee…
    il «ricopiaticcio» certe volte va bene (Django Unchained [ricopiaticcio di Corbucci], i film di De Palma e dello stesso Scorsese [“ricopiaticci” di Hitchcock, Sturges, Ford, Vidor e Monicelli] e perfino La La Land [ricopiaticcio di tutto] e Call Me By Your Name [ricopiaticcio di Antonioni] vanno bene), altre no (in Joker non va bene perché Joker è ricopiaticcio di Scorsese e anche in Tarantino comincia a non andare più bene perché si conoscono meno le cose ricopiaticciate [bel termine])…

    Anche la nostalgia, certe volte va bene (duemila Star Wars e remake Disney sono osannati) ma se si tocca Ghostbusters allora non va bene…

    boh…

    Come per la dicotomia Verdi/Wagner dal 1887 in poi non c’è che da fare come i piatti dello zio Chu (citazione alta)… non c’è che da «prendere quello che vogliamo, e lasciare il resto!»
    e facendo questo ognuno è libero di entusiasmarsi come vuole!

    ma è sempre una gioia trovarsi davanti quello che non ti aspettavi…
    ed è sempre splendido ritrovarsi in un “campo” diverso da quello che pensavi di essere!
    Altra citazione colta: ti accorgi di non «essere cambiato in qualcos’altro, ma di essere cambiato, pur divergendo, in te stesso!»

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    1. Ciò che ti caratterizza – e per cui io di volta in volta ti cerco o ti allontano, anche se per lo più i nuovi post mi intrigano – è l’alta probabilità di ritrovarti a nuotare in acque separate (magari anche in direzione contraria, ma questo è meno frequente e facoltativo, non essendo tu un “anticonformista”) rispetto a quelle in cui scodano via i grossi banchi di pesci (sul web, al bar, ma scommetto ti càpita pure in the family, beninteso non quella di Manson).
      E quando troppe persone, anche fra quelle che stimo, sono d’accordo, è lì che mi fai comodo. Ma come dicevamo è bello anche, di quando in quando, divergere e disconoscersi.

      Le ricopiaticciature credo siano materia più da cinesperti che da cinefili candidi com’ a mmìa: non per una questione di bagaglio culturale, che ovviamente fa la sua differenza (cosa confronti e cosa puoi dichiarare copiaticcio se non conosci la fonte primaria della copiaticciatura?), ma perché forse a questa altitudine la sensibilità personale – compresi involontari ed inattesi rimandi del tutto profani, prosaici ed originali – ha spazio e agio molto maggiori.

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      1. Bada, più che ci penso (e ti rispondo di là), e più capisco che il segno e la valenza delle immagini è così “difficile” da discernere che tutti si vede tutto in qualsiasi fotogramma…

        1) da una parte si arriva a McLuhan – essendo il nostro mondo ormai fatto solo di immagini e di nient’altro, ed essendo l’immagine, come la musica, di per sé del tutto asemica nella sua registrazione fisica dei sensi, degli occhi, allora per forza il nostro mondo si ritrova privo di fondamenta “significanti” [si realizza, a rovescio, la profezia folle di Frollo nel Notre-Dame di Hugo?: nel ‘400 la stampa sostituì l’immagine di pietra delle cattedrali e distrusse un mondo storico-sociale mentre adesso l’immagine pixel ha sostituito la stampa e di nuovo un mondo storico-sociale è distrutto?]
        2) dall’altra è bello sguazzare in un mare di macerie e costruirsi noi stessi una “cultura” là dove non c’è più ma dove è sempre necessaria: una cultura che stavolta può essere priva di dogmi e perfino priva di realtà, ma comunque sempre bella consistente! [c’è da fare, cioè, come fanno i bambini di Walker in Mad Mad Beyond Thunderdome]
        3) e per questo avere percezioni diverse sulla stessa cosa è così comune, così deprimente sulle prime e così stimolante andando più avanti!

        difatti si fa solo esegesi di un film che sentiamo connesso con un “socio-culturale” perché è il film stesso che è voluto apparire così… ma se così invece non fosse?
        se invece il film fosse solo un film che, con furbizia, non dice nulla per dire che dice tutto?
        una furbizia che sciorina con classe?

        ma continua “di là”…

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        1. Se il film stesso fosse una integrale presa in giro, attuata per altro non solo nei confronti dello spettatore ma naturalmente anche in quelli di regista, attori, produttori; sarebbe un pieno capolavoro jokeriano. Il nulla che guida – con mosse casuali e indisciplinate – un preteso “tutto organico” dotato di titoli di testa e titoli di coda a contenerlo, ma che non produce altro, appunto, che un testa-coda intellettuale.

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        2. Forse no, considerato che troppe volte agli Oscar si mancano e si ritardano appuntamenti ed assegnazioni imprescindibili: è questo uno dei modi in cui si usa recuperare le falle, o almeno così pare a me da osservatrice casuale.

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        3. Guarda, ne parleremo verso gennaio, quando ci saranno le nominations; e ti anticipo già da adesso che cercare, negli Oscar, una logica che non sia la semplice “vetrina”, o un farlocco equilibrio tra parti in causa che si riplasma arbitrariamente ogni volta, è del tutto impossibile… e così per molti (e forse tutti) i premi di cinema e di quant’altro…
          Io ho visto il Leone d’Oro al Joker come un bruttissimo endorsement (che sa di capitolazione totale) ai cinefumetti, simile agli Oscar tecnici dell’anno scorso a Black Panther…
          E agli Oscar, che l’industria pretenda riconoscimenti ok…
          ma a Venezia è forse la prima volta che succede: a Venezia le cose erano a caso per impossibile concorrenza tra film di pari grado, e mai erano state a caso per compiacimenti industriali…
          I Leoni d’Oro a Netflix e a DC, uff, mi hanno un po’ stomacato…

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        4. Mi rimetto al tuo giudizio competente.
          Sarà curioso scoprire i macchinamenti delle guardie di porta del settore, ma nulla più di un intrattenimento, per me: il film l’ho visto, che gli diano statuette o palme o leoni oppure orsi, o anche no, mica scompare – come il mio post alienato. Il film sta lì. Punto.

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    1. Arrr, non ne ho idea, amico mio, perché chi l’ha mai visto Dark waters?
      Ruffalo non mi dispiace, ma naturalmente quanto agli Oscar sono in netta deficienza: mi sono fissata con Joker da quest’estate, da che ho saputo che l’avrebbe interpretato Phoenix (olè!), perciò l’avevo in cantiere… ma per il resto, non vado al cinema dal 2017 (sigh, sob). In quell’anno abbiamo:
      Un americano a Parigi -Vincente Minnelli
      E’ solo la fine del mondo – Xavier Dolan
      Il medico di campagna – Thomas Lilti
      La La Land – David Chazelle
      Baby boss – Tom McGrath
      La cena – Oren Moverman
      Terapia di coppia per amanti – Alessio Maria Federici

      In effetti, la cosa migliore di Joker è questa: mi ha riportato di prepotenza al cinema, dopo una stagione oltremodo secca (prima perché troppo incasinata, poi cioè adesso per ragioni economiche)… ma adesso mi tocca girare a te la domanda: tra Ruffalo e Phoenix, chi credi la spunterà? 😉

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      1. Phoenix, senza alcun dubbio. Fermo restando che entrambi dovrebbero averlo già vinto da tempo.
        Il 2017 fu effettivamente un anno d’oro per il cinema: uscirono 2 capolavori assoluti come L’eccezione alla regola e A United Kingdom, più altri film che sono dei capolavori nel loro genere, come Ghost in the Shell.
        Ti consiglio di interrompere oggi stesso il tuo esilio volontario dalle sale cinematografiche, andando a vedere Brave ragazze. Erano anni che un film non mi faceva ridere così tanto, ed è anche una storia piena di umanità. Grazie per la risposta! 🙂

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        1. Ma grazie a te, sempre di più.
          Ora saltabecco da un commento all’altro e da un post all’altro, un po’ in disordine (dentro e fuori: in fondo sono emersa da poco dalle coltri), ma “non escludo il ritorno” (supercit.!), ossia non escludo di tornarci su.
          Non mi sono scordata di Ghost in the shell, che è anche nella mia watchlist prioritaria – ne ho talmente tante che ho dovuto crearne una prioritaria… fai un po’ tu.

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  3. Affascinante questo tuo modo di approcciarsi ad un film che è diventato qualcosa di più di un lungometraggio: il tuo lettore (e devo dire che hai una platea molto alta culturalmente) subisce un primo schiaffo alla mancanza, invero abbastanza blasé, di una vera recensione (che un po’ come dire “altri hanno già detto l’ovvio, male o bene, ma l’hanno detto, mentre io vado oltre”) e poi, ancora stordita, la conduci in quel momento poetico di transizione tra notte e giorno, per fargli incontrare una riflessione sovrastrutturale ovvero qualcosa che sta “sopra” il concetto stesso di discussione sul film, un guardare dall’alto che sarebbe terribilmente snob (come è stato il mio sfogo su Facebook o la chiusura del mio post) se non fosse frastagliato dalla tua (benedetta) passione metallara, di carne e sangue, con cui ti soffermi, aldilà delle considerazioni teoretiche, sulla fisicità dell’attore… E qui hai toccato il cielo, metaforizzando il corpo di Phoenix nel film stesso, un corpo emaciato, osannato, lapidato, santificato, crocefisso e sei tra coloro che lo stanno facendo scendere dalla croce prima del tempo, prima della morte, asciugandone i liquidi corporei…

    Una non-recensione ad episodi che ha la forma di un’autopsia condotta da un improbabile anatomo-patologia empatico.

    Mentre i vari blogger (compresi quelli da te citati) si stanno incartando autoincensandosi e ripetendo all’infinito le stesse cose, le stesse citazioni, smerdando i colleghi che a loro volta smerderanno loro di ritorno, tu esci dal coro (in fondo è la tua stigma, no?), con il rischio calcolato di diventare invisibile e muta in mezzo alla folla… Ma tant’è!

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    1. Wow.
      (Una risposta molto profonda, eh?
      Lo so, ti soprendo sempre).
      Faccio colazione e poi comincio a scriverti, azione che probabilmente avrà termine solo nel pomeriggio, dacché nel mezzo ci devo infilare delle cose.
      Ma cosa stavo dicendo? Ah, sì: wow 💚 (cuoricino verde, ovviamente).

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    2. L’ho incluso nel post, ma lo preciso meglio – fuor d’ermetismo – qui: citando palette di colori e Scorsese, che pure tu e beh, praticamente tutti nel “nostro giro” (ma che bello, il nostro giro!) avete nominato, non avevo alcuna intenzione critica nei confronti dei vostri post: anzi, voi avete appunto preso quegli elementi altrove così noiosamente ribaditi e avete compiuto la “critica della (pseudo)critica”. Specie di quella professionale… sai quante volte, lo sai per certo, mi son detta che invece di stipendiare degli impiegatucci senza idee e senza verve, certi quotidiani o riviste potrebbero pagare me, pure la metà, per qualcosa di non certo magistrale ma decente e fresco, e che in ogni caso noterebbero tre lettori di numero? 🧐

      Dunque. A me la corporeità degli attori m’attira molto, tanto più quanto più si fa estrema – non fosse altro che per contrasto alla grande abbondanza di divi del cinema belli, bellissimi, con un fisico invidiabile se non da sbavo – e tuttavia un fisico normale. Nella media. Normopeso.
      Io poi personalmente sono attratta in particolare proprio dai tipi magri, con le vene in rilievo sulle mani magari – scheletrici non mi dispiacciono, nemmeno, anche se dopo una vita condivisa con mia mamma che ogni sera mi piantava la testa dell’omero destro in mezzo alla faccia, quando cercavo di appoggiarmi a lei teneramente, ecco, magari per un po’ passo.
      Per cui figurati se non ho adorato Mucchietto d’Ossa, qui.

      L’allegoria selvaggia poi è venuta da sé, così come giungono le migliori intuizioni 😁
      Per questo film come ti scrivevo non me la sarei sentita di pubblicare un post standard, magari ben scritto ma, appunto, poco sanguinante. Dunque ho lasciato carta bianca alla mia seconda personalità (di cento), che senza premeditazione alcuna ha detto la sua.
      Un terzo post flash è in sicuro arrivo, forse di nuovo all’imbrunire o forse no. Ma su toni molto più leggeri, stavolta 😉

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  4. Il livello della conversazione si sta librando alto e, come sempre, senza legami.
    C’è in te, cara Jest, una forma di libertà primigenia, quasi istintiva se non fosse culturale, che ricorda quegli intellettuali che si dichiaravano antifascisti durante il ventennio e fascisti nel subito dopo guerra, come un anarchico che va a braccetto con un camerata a mangiare porchetta a Predappio…
    Estremi che si toccano o semplicemente il rifiuto dello schema…
    Togli dalla tavola la tovaglia a quadretti prima di servirti il pasto intellettuale, prendi un telo bianco e disegni i quadrati tu, attorno al tuo piatto, del tipo ” quando leggo i giornali io sono il banco che da le carte ed il banco vince sempre! Fuck you, pennivendoli!”
    Aspetteremo il terzo capitolo o terzo movimento…

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    1. Cacchio, lo vedi? Io sono un libro aperto, è vero, ma servirebbe a poco se tu non fossi una creatura altamente alfabetizzata 🙂
      Sì, sarebbe proprio da me andarmene a Predappio con su i cargo larghi in vita a cavallo basso, le Jordan ai piedi e l’orecchino (uno solo, perché dall’altra parte mi fa infezione) rosso. (Anzi, mi sa che prima o poi ci vado davvero, con l’amico piddino, quello dell’avatar gattesco). La porchetta no, però, non l’avevo considerata: ormai sono dichiaratamente semi-vegetariana… e poi non la digerivo manco prima! 😉
      Antifascista sotto il regime e filo-fascista in democrazia. Proprio.
      Se la cosa fosse studiata, si potrebbe dire che viva per fare il bastian contrario… ma non lo è, non può esserlo e ciò mi rassicura, semplicemente perché diventerebbe un lavoro: pesante, noioso, complicato… troppo per me. Meglio stare a pancia all’aria e battere appena appena le orecchie per scacciare le mosche.

      Il post c’è, devo solo formattare: non è flash come lo immaginavo, ma fa nulla, è quel che è.
      Poi basta però, tre è il numero perfetto e soprattutto sta arrivando il weekend, al che mi spegnerò come un robottino scarico. Chiudo e anarchicamente sfanculo quelli che “io non sono uguale”:

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