Novecento .4: I ragazzi del Reich, Dennis Gansel

Il vostro corpo non vi appartiene più. Il vostro corpo appartiene al popolo tedesco!
Gansel passa senza problemi da un film moderno e ritmato quale L’Onda a questo ritratto di maniera, dai tempi rilassati, d’un gruppo di giovani reclutati nella NaPoLa – ossia l’accademia militare – di Allenstein; soffermandosi in particolare sulle esperienze ed il rapporto di due di loro, Friedrich (di estrazione popolare, nutrito da un entusiasmo ingenuo per essere stato scelto) ed Albrecht (figlio “d’arte” ma troppo coscienzioso, e debole per essere pienamente accolto in quel mondo).
Il corpo dei cadetti è effettivamente centrale nel dipanarsi della storia, dalla boxe praticata da Friedrich, ambiente nel quale si fa notare, all’esplosione sanguinosa d’un ragazzo intervenuto a riparare l’errore di un compagno; passando fra questi estremi per l’umiliazione inflitta a Siegfried per aver bagnato il materasso e la visita medica con tanto di annotazione di colore d’occhi e di capelli sulla base di minuziose tabelle-campione. Ma anche per quel fiocco di neve che va a sciogliersi sul bordo dell’iride di uno dei russi incontrati dalla colonna nei boschi.

ragazzi-reich-dennis-gansel.png

A proposito di questo, non manca nella pellicola una leggera dose di elementi poetici abbastanza scontati, come questo appena descritto, e di scelte stilistiche (quali il ralenty e l’ellissi durante i momenti drammatici) tradizionali. I quali, tuttavia, mi confermano che quell’unico altro film di Gansel da me visto non è stato un exploit isolato, e che il regista possiede se non addirittura talento, sicuramente mestiere.

Tornando però al tema della corporeità, m’è sorto spontaneo un parallelo: tra la scena in cui, invitato a casa di Albrecht durante un fine settimana, Friedrich si ritrova costretto a simulare, più che disputare, un breve incontro di boxe contro l’amico – che non è minimamente in grado di contrastarlo – e quella, in Fratellanza di Nicolo Donato (danese di origini italiane), nella quale i due protagonisti affiliati ad un’organizzazione neonazista intrecciano una relazione omoerotica e, scoperti, vengono spinti l’uno a massacrare l’altro per non subir di peggio. [Nell’immagine qui sotto la recensione del Morandini].
E’ un parallelo nato unicamente da una connessione di idee, comunque, dato che nemmeno in una scena successiva, nella quale i due cadetti si ritrovano a lottare l’uno contro l’altro e poi a stringersi in un moto di disperazione sul pavimento, si percepisce l’intenzione – per lo meno un’intenzione precisa e decisa – di suggerire un legame di questo tipo. E’ una lettura del tutto possibile, direi, ma non prestabilita.

recensione-morandini-fratellanza-nicolo-donato.png

Ho apprezzato che Gansel abbia mostrato la quotidianità, per quanto inquadrata, di quei ragazzi (e come dice il testo in explicit, ve ne sono stati almeno 15.000 in tutte le NaPoLa sotto la guerra, metà dei quali caduti al fronte dove li avevano mandati allo sbaraglio), mostrato le loro aspirazioni, motivazioni e reazioni.
Del loro indottrinamento, che pure abbondava, sappiamo molto e molto abbiamo parlato. Mentre la semplicità con la quale un ragazzo poteva vivere ed interpretare il proprio tempo, privo del senno di poi – ma anche di quell’inconsapevolezza totale che noi contemporanei tendiamo ad attribuire, e dunque ben ricettivo nei confronti delle meschinità, delle raccomandazioni, della mediocrità di uomini altrimenti passati per “superiori”  che lo addestravano – non ci curiamo.
Sino ad una conclusione che è impossibile ritenere lieta, ma che nella sua nuda durezza porta pacificazione.

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