Para-pappà.

Parapappà-pappà-pappà… parapappà-pappà-pappà… parapappapapappapà papapapappapà ppàààààà…. pappa-pappa-para-ppà! Voilà, lo Psycho Circus è in città.
Ho portato avanti questo lavoretto per ben tre settimane (sono andata a scaldare il pranzo a una mia zia, detta la Volgarona, che ha problemi di mobilità, per dare una mano a mio cugino a sostituire l’infermiera per un tot.). Non è poco, considerate tutte le circostanze con le quali non vi sto a tediare: comunque, stamattina il dramma, il delirio, il teatro dell’assurdo.
Il Circo è scoppiato, i leoni sono scappati e pure mia zia mordeva, ma contro la mia natura sono ormai diventata brava quanto basta a sopravvivere, e a domare le bestie che incontro. Cioè in questo caso specifico lei, un’altra sorella-zia ed una delle nuore. (Tutte donne per altro, faccio sommessamente notare. Si sa che i nani hanno il 🖤 impuro perché troppo vicino al buco del culo, ma son sempre preferibili a certe ballerine di fila).
Ho fatto giusto in tempo a ricevere (a farmi dare?) il dovuto per questo primo periodo, ieri. Con i soldi in tasca si ride più volentieri, è vero: ma il divertimento che mi scatenano certe pagliacciate, beh! Impagabile.

E così, ora si riparte.
In fondo “è quasi estate” (disse e confermò la Volgarona prima di perdere la brocca), e difatti oggi faceva un caldo bestiale, come prima d’un diluvio universale.
Para-pappà-pappapapà!

32 pensieri riguardo “Para-pappà.

    1. Ridi, ridi, mio caro.
      A piangere ed urlare ci han già pensato altri 😅
      I dettagli sarebbero troppi da riportare, né è il posto giusto, ma a chiusura di una giornata bizzarra mi andava di condividere. Poi, chissà, può darsi che il post si autodistrugga come nei film di Bond.

      Ti dico solo che, fatto il possibile ed il doveroso per evitare – almeno – una rottura di femore alla Volgarona, dopo essere stata arringata dalla nuora e cacciata via (a parole) dalla zia stessa, mi son fatta una zuppa e qualche uova in padella.
      Poi, la Volgarona m’ha lasciato un messaggio in segreteria: Deniseee, ti prego, torna qui…. Voce rotta di una che ha appena pianto. Al che io, nonostante l’avessi già salutata in modo definitivo – cioè non solo non proseguirò il “lavoretto” ma neppure andrò più a visitarla – mi son detta: è da tenere a distanza, ancor più di prima, ma passate due ore magari s’è calmata e le dispiace. Che faccio, la ignoro? Ovviamente no. E se ha ripensato al modo idiota in cui ha trattato mia mamma prima che morisse – anche se non sarebbe mai in grado di ammetterlo? E se sta capendo di aver allontanato una nipote che è tutto quello che le resta della sorella? Mi limito a rincuorarla su questo, ma ci vado.
      Ma quando arrivo, toh: becco l’altra zia che, anche lei, pensa bene di arringarmi a proposito di qualcosa di cui non sa nulla. Vabbeh, replico, caustica ma serena, e verifico: Mi hai chiamato… dimmi.
      E cosa voleva? Che facessi quello per cui ero venuta a mezzogiorno. quello a cui s’era opposta con tutte le forze. quello per cui ero stata rimbrottata, persino quando non ho voluto andarmene per controllare che non si lanciasse a tradimento dalla carrozzina nel tentativo di far da sola. Jesus Christ.
      Insomma, piangeva perché, poverina, ero stata tanto cattiva.
      Batti e ribatti, me ne sono andata di nuovo… e dopo un’ora, che fa? Mi chiama al telefono. Mi dice: Vieni qua, dài. Là, nella terra dove demenza e banale egoismo si fondono, alla fine dell’arcobaleno, troverai una pignatta piena di accolli graaaande così! 😂

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        1. Aha, se parliamo del ramo materno del mio parentado, mai proverbio fu più azzeccato (e ho pure fatto la rima!). Mentre graziaddio il ramo paterno è un bijoux, ‘na vera manna.
          Comunque, sì, naturalmente il numero da cui m’ha chiamata due volte l’ho bloccato. Non per altro, ma avevo già chiarito il chiaribile e sistemato il sistemabile.

          Del resto, ho accettato per due motivi:
          – non era un incarico impegnativo, che potesse inavvertitamente mettermi in difficoltà
          – venivo pagata, e il giusto, cosa che in questo momento mi è assai utile.
          Diversamente, non sarei andata.
          E sono soddisfatta, nonostante la situazione grottesca, di come ho gestito tutto: ohè, sono una cazzo di professionista! Miiiitico!

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        2. Dipende anche dal fatto che, pur non sapendo quando e come, una qualche forma di conflitto me l’aspettavo e ce l’avevo decisamente in conto. Conosco i miei polli 😉
          Ed è già andata fin troppo liscia così 🙂

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        3. Infatti adesso mi verso un bicchiere di Pepsi.
          In giorno feriale, trattasi di grande trasgressione! 😁😋
          E lo elevo alla salute di mia mamma, che ha avuto una vita infinitamente più felice e degna di chi sulle proprie fortune ci sputa 😉
          Buona serata.

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    1. Certo. Un tecnico del suono e delle luci e coreografo e truccatore e costumista mi fa comodo, se vuoi, posso raggiungere il 40% 😄 🥳
      La regia so già a chi affidarla, ho visto uno spettacolo d’una compagnia fantastica la scorsa settimana – io naturalmente assumerò il ruolo di Sovrana Assoluta dello Spettacolo, per gli amici SAS.

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    1. Carissima, il mio post sciocchezzuolo manco mi serve a sdrammatizzare: non ne ho bisogno, sto benissimo – io.
      Mi spiace però, o per meglio dire mi lascia l’amaro in bocca, comprendere come tutti i disguidi, le incomprensioni o gli screzi siano soltanto materia di superficie. E nascondano, al fondo, nient’altro che un minimo comun denominatore, sempre quello, proprio quello che da subito immaginavo sarebbe emerso: il denaro.
      Eh già.

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    1. Se hai un po’ di esperienza con le faide familiari e l’avidità umana, credo tu possa immaginare tutto e anche di più… anche se il post è uno sconclusionato accrocco di pensierini nel pieno del tumulto interiore – ogni tanto questi blog in giacca e cravatta bisogna pur riportarli alla versione diaristica e personalissima…

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      1. Purtroppo l’avidità umana la riscontro spesso. Anche in ciò che faccio. Ci stiamo perdendo.
        Il post non è sconclusionato. Hai solo preferito non entrare nei particolari. La scrittura, nel mio caso, è un elemento di liberazione. Giacca e cravatta lì evito accuratamente! 🤣

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        1. Poco fa ho steso un resoconto completo, in stile copione teatrale – cos’altro è questa storiaccia se non teatro dei più raffinati nel suo grottesco? -, per un’amica, al telefono.
          La sessione ha riscosso un ottimo successo.
          E come tutte le buone opere artistiche, ha svelato e messo in luce tante piccole preziosità, e il nostro amore per la vita, la grandissima grazia d’aver incontrato (e tenuto care, e coltivato) persone che risuonano in perfetta sintonia alle nostre intime vibrazioni.

          Volevo attendere altri tuoi post, come faccio di solito per valutare, ma poi ho deciso di aggiungerti comunque al mio lettore, adesso. Mi dici bene. Ciao, fanciullo.

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        2. Immagino la telefonata. Dai allora attendo il pezzo con tutti i dettagli!
          Vorrai mica tenermi all’oscuro adesso? 🤔
          Maledetta curiosità! 😂

          Grazie per la fiducia. Grazie per avermi aggiunto. Anche se hai puntato sul cavallo perdente! 🤣🤪

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        3. Se non son perdenti non li voglio.
          I vincenti s’ammazzano di fatica.

          (Attento a ciò che desideri… non sia mai che mi esca dalle dita un altro post di 1000 parole e rotti. Ma non credo proprio).

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    1. Pentirsi, codesta genìa di bestie malvage? E quando mai!
      Si vede che non vengono dal Volga, ma dalla crudele Pianura Padana.
      Terra di mostri e meraviglie…
      … il pungolo elettrico no, non l’avevo considerato. Troppo vile e borghese. Io faccio tutto a mani nude, mi garba così.

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        1. Indovina… dopo due giorni di silenzio, oggi la belva è tornata alla carica.
          Miagolando, però.
          Denise, vieni qui per piacere che ti devo parlareeee.
          Denise, puoi venire?.
          Risposta (tra me e me):
          No. Posso, ma non voglio. Va’ a fa–10-q-là
          (aka: va’ a fat encülà, che penso di non dover ulteriormente tradurre, nevvero?).

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