301019

Ho riesumato uno degli anelli di mia mamma, un attimo fa, e me lo sono messo (al medio, così non scivola manco a a pagarlo, anzi dovranno segarmi via il dito quando vorrò levarlo).
L’avevo sentito piangere nella sua scatolina, voglio vivere diceva.
Così, almeno, ho smesso di piangere anch’io.

31 pensieri riguardo “301019

    1. Era da un po’ che non mi capitava (la routine aiuta), ma son passati solo 8 mesi, ho ancora qualche fazzoletto da riempire… grazie. Mi rallegra sempre veder comparire la tua faccina nelle notifiche.
      Adesso mi verso un po’ di latte e cioccolato e poi – prima o poi – mi deciderò a dormire, anche se il letto mi sembra vuoto.

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      1. Per quanto tempo possa passare, credo che l’importanza di una madre, resti intatta nel cuore. A volte crogiolarsi nel dolore, ci fa bene. Ci rende più umani. Adesso, però, cerca di riposare. E domani ti voglio con un bel sorriso.

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        1. Arrr! Eh beh, dài, io lavoro “per me stessa” (aha, faccio come quelli che su Facebook sono impiegati presso me stesso) e quindi faccio come mi pare… a letto tardi, mi alzo tardi – che poi sarebbe il mio bioritmo naturale di gufo 🙂
          Immagino tu non abbia dormito granché… ehm.
          E dunque, che posso dire? Buon lavoro! 😁
          (A proposito, se non sono indiscreta, qual è?).

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        2. Ho dormito poco. Però è andata anche oggi. Che cosa hai ripescato fuori! Colle der Fomento! 🤦🏻‍♂️😂
          (Non sei indiscreta. Diciamo che spengo incendi.)
          Guarda che chicca che ti tiro fuori. Questa per chi ne capisce è da veri intenditori. 😂

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        3. Giustappunto… di sicuro capisco broke, altroché 😀
          Mai sentita, DJ Gruff è un nome. Che è una parodia dei Cypress Hill?! 😂
          Ci facciamo un minestrone: carota, sedano, cipolla olio e rapadopa…
          … i Colle sono una delle mie fonti di sicurezza: dal 2007, casa dolce casa.

          Spegni incendi… “diciamo”.
          Uhm: mediatore legale?
          Tecnico per un’azienda di sistemi antincendio, quelli che s’arrampicano sulle scale nei corridoi.
          Chimico nel settore estintori.
          Produttore di Gaviscon.
          (Pompiere è troppo facile, dài).

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        4. Dj Gruff è un mito dell’hip hop italiano. Uno dei pochi a non essersi venduto l’anima. La Rapadopa si potrebbe, invece, usare a Master Chef! (una specie di sedano rapa 🤣)
          I Colle li ho sempre apprezzati. Mai amati però.
          Come hai fatto ad indovinare? Sono un produttore di Gaviscon! 🤣

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        5. Sulle anime non discuto, non me ne intendo.
          Il sedano rapa è l’ultimo stadio della perdizione prima del topinàmbur (mi raccomando l’accento, che se no a Barbieri je parte er neurone… anche se non è romano… prima o poi alle selezioni qualcuno si prenderà pur la briga di pigliarlo a padellate, spero).
          Dunque, a parte i già citati qui e da te, chi ami?

          Ora mi piglio il Gaviscon e, da brava bimba quale so essere ogni tanto, m’imbarco: ho deciso che oggi non si va oltre la mezzanotte.
          Sono già abbastanza zombie così, prontissima per la viglia di Ognissanti… 😁

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        6. Topinàmbur! Potrei anche vomitare! 😂 Chiamerei Bastianich solo per farli dire “cosa è questa merda? Sai che io muoro se lo mangio?” 🤣
          Ci sono tanti rapper bravissimi. Il migliore? Attualmente credo Marracash. Domani esce il nuovo album. Sono già in fibrillazione.
          Riposati, mi raccomando che domani si esce con la scopa! 🤣

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        7. Ma quale scopa e scopa, anche se nell’animo sono reazionaria ho pur bisogno delle mie comodità… esco in sella al Folletto! 😆
          Marracash, arrr. Non mi dice. Darò una chance al nuovo album, già che lo citi, via YT. Ma è già troppo glamour per me, mi sa.
          Mo’ vado però. Ho già strappato altri venti minuti – il tempo di digerire il topinambur XD
          Se non muoro, ci risentiamo…! Nite.

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  1. In un banale “luogo sicuro”, ci sono le fedi nuziali dei miei genitori. Non ricordo bene se, all’interno, vi è incisa solo la data del loro matrimonio (7 aprile 1951) o anche, reciprocamente, il loro nome. Mi fa piacere averle vicine; sapere che ci sono. Quando ero piccolo, ricordo che loro mi ci facevano giocare: le facevamo frullare sul tavolo. Girando vorticosamente, formavano l’immagine di una sfera d’oro. Virtuale; un po’ come un ologramma. Ma, presto, il roteare vorticoso dell’anello perdeva velocità; e osservavo con rammarico il declino di questo moto, e il suo esaurirsi fino all’inevitabile caduta, sul piano del tavolo. Mi sono sempre chiesto la ragione della leggerezza con cui consentivano un gioco (e, anzi, lo proponevano) con un oggetto che, più tardi, ho percepito come sacro. Ma è un segno, credo, che anche dentro il peso dell’oro si può nascondere la leggerezza della Sapienza.

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    1. Un’immagine bellissima.
      Con il sacro bisogna giocare, altrimenti ci si abitua a ritrarsi atterriti per la sua enormità, e alla fine anche a detestarlo (noi uomini, così piccoli, abbiamo paura dell’inavvicinabile. Mica per niente a Lui è toccato calarsi giù).

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    1. Sì. A superarla so che ci arriverò, anche se ci vorrà più tempo ed impegno che con mio padre. L’abitudine invece per me è quasi immediata, ho cambiato molte cose del mio quotidiano senza colpo ferire. Ma ho anche ideato alcuni piccoli stratagemmi consolatòri: per es., al momento ho messo “a letto” – letteralmente – un maglione di mia madre che non mi va bene, ma che la rappresenta (uno di quelli vecchio stile, di lana, a trecce). E la sera, ogni tanto, gli tengo “la mano”, o per meglio dire la manica: così, anche se strumentale, è un oggetto-mamma che mi aiuta a ristabilire un contatto con lei.

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