(Ri)letture

In mezzo alle tante letture fatte una volta e per sempre, ce ne sono alcune che ricorrono, che non finiscono mai di dirci qualcosa di nuovo, oppure riconfermarci le stesse cose che già conosciamo di noi, ma vogliamo tenere bene a mente, come pendaglio fra gli occhi. Che, semplicemente, amiamo così tanto da voler frequentare senza termine.
Le mie sono queste.

  • Favola di Natale – Giovanni Guareschi

Guareschi è uno dei due autori preferiti di mio padre (l’altro è Simenon).
La Favola, scritta in campo di concentramento ed ambientata nello stesso periodo bellico, è un classico che ogni anno leggo davanti alla sua tomba, sullo sgabellino Ikea ch’è uno degli acquisti più azzeccati da me mai fatti.

  • La mia famiglia e altri animali – Gerald Durrell

Letto da bambina, durante una delle estati che trascorrevo dalla mia zia lodigiana preferita, con il frinire dei grilli in sottofondo e la brezza fresca dalla finestra che mi accompagnava. Poesia e divertimento totali, per alcune ore di evasione a Cipro.

  • Opinioni di un clown – Heinrich Böll

Sono arrivata, mi pare, alla terza rilettura (dunque a quattro letture in tutto).
Possiedo l’edizione venduta in allegato con Repubblica anni fa, quella con la copertina rosa, che mi piace molto ed è bella resistente.
Insieme ad Hans, non mi accontenterò di nulla di meno che di Maria: a costo di finire a strimpellar male una chitarra in stazione, col cappello davanti.

Vaffanculo, crucco di merda, ridicolo clown sconfitto.
Dopo tutti questi anni, mi strappi ancora una lacrima.

– Dr. Mezzatesta, qui.

  • Il piccolo principe cannibale – Francoise Lefrevre

Vita di madre col figlio autistico. Amore e repulsione, che si travasano nel libro in corso di scrittura dell’autrice, sommersa come Ofelia nel fiume.
Uno dei migliori libri che abbia mai letto, sotto ogni aspetto.
Lo scoprii in uno dei miei pomeriggi allo Sportello InformaHandicap, durante il servizio civile di ormai oltre dieci anni fa, nella piccola ma preziosa biblioteca dedicata.
Anch’io, da allora, ho “magnificato” cioè espanso la percezione, già presente, che non sarò mai davvero in grado di scrivere come vorrei di me, di mia madre, di mio fratello, della malattia. Potrei ancora sbagliarmi, però.

  • Io, Jean Gabin; L’università di Rebibbia – Goliarda Sapienza

Un’autrice scoperta alcuni anni orsono e che mi ha subito conquistata.
Fu semi-sconosciuta, è poi stata recuperata e va di gran moda.
L’arte della gioia è il suo più corposo ed impegnativo romanzo, il romanzo di una vita che consiglio nell’edizione di Stampa Alternativa, a cura del grande amico Angelo Pellegrino.
Ma per la brevità, l’assenza di mediazione dell’autobiografia non romanzata, e la vivacità prediligo (e ho per ora riletto una volta entrambi) i due titoli citati.
Sapienza è stata, oltre che scrittrice, donna di teatro e di famiglia politica.

Non ti venderò più Jean, non ammorbidirò più la tua immagine e le tue tragedie per far piacere a “loro”.
Da oggi che sono scesa con te nelle ombre del tuo fato, o ti racconterò com’eri, bello e atroce, onesto e disonesto, crudele e dolce come un gabbiano e come la vita stessa che è un grande gabbiano vorace ed elegante, o non aprirò più bocca anche a costo di morire di fame nel cantone più buio delle arcate del porto…

  • Paura – Richard Wright

Il mio romanzo per eccellenza sulla negritudine, sulla schiavitù e sulla ribellione.
Proviene dalla mia infanzia e non mi ha mai abbandonato, ben riposto fra i suoi compagni della collezione (i cinquanta libri rossi, copertina cartonata in pelle e caratteri dorati, della Bompiani).
All’unisono con Bigger soffrivo, mi nascondevo, mi arrabbiavo. E lo faccio ancora.

La violenza è una necessità personale per gli oppressi… non è una strategia consapevolmente messa a punto. E’ la più profonda espressione istintiva di una individualità negata all’essere umano.
Wright, ripreso da qui.

  • La neve era sporca – Georges Simenon

Simenon è autore dotato di profonda misericordia per l’essere umano.
E con il suo talento lucido, finissimo e puntuale non manca mai di mostrare al lettore la strada per sondare l’intrico del cuore e della mente dei suoi personaggi.
Fra quelli che più amo c’è il diciannovenne Frank, assassino a perdere, “al limite fra l’abiezione e una paradossale innocenza”, coinvolto suo malgrado (e sua salvezza) in “una storia d’amore che è un triplo salto mortale”.

  • La camera di sangue – Angela Carter (traduzione di Barbara Lanati)

Una raccolta di fiabe riscritte e, soprattutto, reinterpretate sovvertendo intrecci e codici morali; dense di un erotismo che serpeggia con infinita grazia.
Da una di esse è stato tratto In compagnia dei lupi di Neil Jordan, nel mio anno di nascita per altro – 1984. (Lo stesso anno di pubblicazione di Notti al circo, ma questa è un’altra storia).
La Carter ha una mano superba, ricchissima ma calibrata. Se vi dovessero piacere questi due piccoli omaggi che le feci tempo fa, tanto più vi piacerà lei.

Si faceva sempre più vicino, finché sentii la sua testa irsuta contro la mano e la sua lingua rasposa come la carta vetrata. “Mi leverà via la pelle!”
Ad ogni leccata, la pelle si lacerava a brandelli, ogni strato di pelle della mia vita mondana lasciava spazio ad un nuovo vello di pelo lucente. I diamanti dei miei orecchini tornarono ad essere acqua e mi scesero giù per le spalle. Ne scossi le gocce lontano dalla mia pelliccia incantevole.

[da La sposa della tigre]

43 pensieri riguardo “(Ri)letture

  1. Guareschi è uno dei miei autori preferiti… la bellissima e commovente Terza storia del Mondo Piccolo mi fa piangere ancora oggi e devo starci attento, mi fa colare lo stucco… Favola di Natale invece non l’ho letta, dovrò aggiornarmi. Heinrich Boll stasera lo ritirerò fuori, vediamo che effetto mi fa. Di Simenon penso di non aver mai letto niente, per me Simenon è Maigret e Maigret è lo sceneggiato con Gino Cervi (e ritorno al Peppone di Guareschi)… tutti gli altri del tuo bell’elenco non li conosco, sei una grande fonte di ispirazione!

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    1. sei una grande fonte di ispirazione 😍😍😍
      Ma grazie! Come dico sempre, “mi piace spacciare roba buona”, ergo se ti ho interessato mi sento realizzata 🙂
      La Favola te la consiglio senz’altro, tra l’altro è proprio un libriccino breve – con i suoi disegni, così i lettori “deboli” possono soffermarsi sulle… figure 😄
      Attento allo stucco però…!
      Di Boell ho letto un paio d’altre cose, ce lo ritrovo, ma diamine, come il Clown nessuno mai. Mi pare un testo riuscito, al di là dei contenuti e dello spirito ovunque riconoscibile dell’autore.
      quanto a Simenon, devo limitarmi ad un caloroso invito a scoprirlo – non troverai Maigret (a proposito, oltre a Cervi l’unico che mi abbia mai convinto, ma tanto, è stato Bruno Cremer) ma l’umanità piccola che lo circonda sempre quella è…

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        1. Oh mamma sì, Rowan Atkinson.
          Lui c’ha provato, ma proprio no.
          Non solo non è un ruolo comico – magari ha recitato in roba drammatica e anche bene, non lo so – ma addirittura è un monster role.
          M’è dispiaciuto, ma ho preferito scappare lontano. No, proprio no.

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    1. Mi fa piacere 🙂
      Del film di Jordan ho visto solo qualche “boccone”, tempo fa, non posso darne un giudizio. Ma sono così legata al libro che credo faticherei a digerirlo comunque.

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  2. Bello leggere. Io purtroppo sto quasi abbandonando la pratica, in un anno riesco a leggere si e no 3 o 4 libri, complice la mancanza di tempo.
    In estate avevo tempo e volendo approfondire un poco di più la conoscenza del nemico, ho letto un saggio sul femminismo ideologico, prestatomi dal mio amico Alessandro. Non ricordo il titolo, ma ricordo che è scritto a più mani. Mi sono fatto del male ma ho almeno le idee ancora più chiare…

    (Ri)letture impossibili per me. Dieci anni fa ho dato via tutta la mia “biblioteca” accumulata col Club degli Editori e Euroclub (quando ancora la cosa funzionava per “Posta” e il computer non esisteva) e gli acquisti in libreria; era per fare spazio ai libri dei miei figli. Come tagliarsi un braccio e buttarlo via (e pentirsene immediatamente)!
    Cosa desidererei rileggere?
    1) Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino. Un crudo spaccato del “mondo”, che “macina” carne umana…
    2) Fantozzi. Il libro è ancora più realistico dei film; la “merdaccia” viene fuori meglio…
    3) Il verdetto. Parlo del libro di Barry Reed. Bello, perchè non tutti gli uomini hanno un prezzo…

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    1. E’ un vero peccato. Ma capisco: ci sono stati periodi, anche se oggettivamente limitati, durante i quali ero così spompata, svuotata, da non riuscire neppure ad aver voglia di leggere. Cosa che appunto per me costituiva un indizio molto chiaro di quanto a terra ero. Il senso del tempo invece è molto individuale, se non ho un impedimento fisico per me il tempo esiste sempre… e naturalmente è correlato al grado di follia bibliofila di ciascuno 😀 Voglio dire che sarei capace di saltare un pasto, se fosse l’unico momento in cui ritagliarmi spazio per leggere 😉

      Il saggio di cui parli, sul femminismo, qual è?
      E questo Alessandro è uno che potrei conoscere, tipo Benigni?

      Euroclub, Mondolibri… per qualche anno ho bazzicato anch’io – anche se mi recavo in un negozio fisico in città. Ma le edizioni Mondolibri non mi hanno mai convinto. Ho però approfittato del fatto di aver preso la tessera una volta per poter schivare gli assalti dei ragazzi-accalappia-lettori che si incontrano per le strade 😉
      Mio cugino, invece, aveva l’abbonamento al Reader’s Digest. E’ una cosa che ricordo con affetto.
      Povero braccio, comunque!
      Ma, in fondo, anche se manca un fattore emozionale importante, una rilettura la si fa sul libro scelto, non per forza sull’edizione di proprietà: non recupereresti volentieri qualcosa dalla biblioteca?
      1) Christiane F. Lo lessi, ne ricordo pochissimo, non è mai stato un mio cult.
      2) Fantozzi, proprio no, sempre odiato!
      3) Non lo conosco, ma scommetto che ne han fatto un film… eh? Solo che di film a tema giuridico-legale con titoli brevi e d’impatto ce n’è un’infinità, non vorrei mai scambiare arla per barla…

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      1. No, Alessandro è un collega di lavoro. Lui legge solo saggi, su tutto ciò che riguarda lo scibile umano. Su Hobbes eccelle, dovrebbero creargli una Cattedra ad hoc. E’ culturalmente impegnato, ha la dote di voler conoscere, capire, approfondire, e gliene rendo merito; sa bene tutto su tutto, ma adopra il suo sapere con una modestia e umiltà che invidio, riuscendo a non essere mai presuntuoso nè petulante, anzi, è molto scanzonato e dotato di ironia (quanto quella di Benigni); è maestro nell’ascolto e nella conversazione. Un ragazzo davvero in gamba!
        non recupereresti volentieri qualcosa dalla biblioteca?
        Lo farei volentieri, ma davvero mi è impossibile dovendo “sbattermi” tra due città a duecento e passa Km di distanza: il prestito bibliotecario ha regole che vanno rispettate…
        Buona giornata.

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        1. Eh, questo sì che è un bell’impiccio 😐
          Immagino che più o meno ovunque valga del regola del prestito per un mese – anche se poi, qui da noi, salvo casi eccezionali (per es. se è prenotato) lo si può rinnovare due volte.
          Complimenti per l’amico, e buona serata, ormai 😉

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    1. Son tutte riletture “random” però, eh, che faccio regolarmente ma spontanee.
      Non c’è nessuna “lista di rilettura” programmata – ci mancherebbe anche quella, con le centinaia di titoli che ho già in attesa!! 😂

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  3. La mia rilettura recente è “Gli occhi neri al panda glieli ho fatti io” di Paolo Migone. Non è un granché, ma una lettura leggera e senza impegno ci vuole sempre, sopratutto dopo che si viene da due mallopponi digitali del calibro di “iOS 13 Bootcamp” e “Mastering CoreData”.

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        1. Meglio! Immaginavo, ma sai… potevano essere l’equivalente informatico di Microbiologia per me: un tormento 😐 Mi “sbatteva” persino più di Fisica, per la quale almeno avevo un buon motivo di difficoltà, anzi due: non ero portata e il docente era rigidamente schematico… eppure la fisica continua a piacermi 🙂

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        2. Ma sai, per chi non è appassionato qualunque libro “tecnico” di qualunque materia è una noia e un tormento allo stesso tempo, ma se una cosa piace non ci sono difficoltà che tengano 🙂

          Per pura curiosità si possono poi leggere o vedere anche altre cose, ad esempio a me come fare video non interessa (anche se ne ho appena fatti due proprio ieri sera), ma la settimana prossima sono a Milano invitato all’Apple Store di Piazza Liberty per partecipare ad un seminario di 1 ora e mezza circa su come fare video da mettere poi su Internet e condividere nelle varie piattaforme.

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  4. Ho sempre pensato che quell’Esopo, che si muoveva in quel di Delfi cinque secoli prima dell’avvento di Cristo, più che uno scrittore vero e proprio, sia stato una sorta di collettore di racconti orali, un trascrittore di proverbi ed aforismi cristallizzati in piccole novelle morali: tra le fiabe a lui attribuite, una delle più note è certamente quella de La volpe e l’uva, in cui in modo metaforico si allude alla vigliacca reazione di chi, non avendo raggiunto una vittoria, finge di non averla mai davvero cercata e per estensione simula il disprezzo per il mancato premio…

    Ecco, quando leggo delle tue ri-letture (attività che già presuppone una prima lettura, osservazione che, ahimé, so farebbe aggrottare le sopracciglia persino al ritratto ad olio del maresciallo Jacques de Chabannes, signore di Lapalisse) mi sento come la proverbiale volpe, colto mentre cerco (tento) di denigrare la tua davvero immensa mole di letteratura scritta che divori (senza riuscire, ovviamente, cosicché la frustrazione per l’essere stato scoperto si aggiunga all’onta dell’insuccesso).

    Tu per sei hai la costanza indomita della camola della carta, organismo vivente capace di demolire pile e pile di libri, che però, a differenza dell’inutile tarma molliccia citata, hai il vigore cosmico anche un po’ pagano di quegli sciamani che assorbono tutto il pensiero e la conoscenza presenti nei corpi dei nemici uccisi e così tu fai con i testi e gli autori che affronti… Ti prego, infine, di non schernirmi uteriormente dicendo frasi del tipo «non è che io legga poi più di tanto» (taglienti come rasoi per la mia autostima), perché solo una tua capacità eccezionale potrebbe far sembrare il mio limite di lettura abituale qualcosa nella norma!

    La mia vanità ed il mio narcisimo, dopo questo exploit di sincerità iniziale (che con il passare dei minuti si sta via via annacquando, indebolendo la tinta dei propri colori, fino a diventare di proporzioni omeopatiche ovvero il ricordo del nulla), si sono già fatti inesorabilmente largo, abbattendo i muri della decenza (ben più estesi e protetti di quelli della vecchia Berlino) e questo mi permette, con grande faccia tosta e sfrontatezza (ridondanza da sinonimia) di dire che in realtà io e te abbiamo solo due diverse tendenze di apprendimento culturale, anche nel campo dell’intrattenimento, privilegiando tu la narrazione scritta ed io quella visiva: applicando questa affermazione come una furba formula di exit strategy dall’impasse iniziale deficitario che mi riguarda, appare evidente che le mie ri-letture saranno necessariamente molto inferiori (per scelta, quindi) delle mie ri-visioni di film e fiction ed ovviamente viceversa.
    1-1, palla al centro, la partita continua.

    Fine dell’inutile premessa ampollosa.

    Ciao, Jest! Belle le tue riletture… Ma le mie ovviamente lo sono di più!

    (una delle caratteristiche dei mendaci è quella di essere aggressivi, per schiacciare l’avversario del confronto intelluttuale e non dargli tempo di andare a scoprire il bluff… Ma tu fingi che io sia sincero…)

    Aldilà del gradimento e dell’oggettiva misurazione della qualità artistica o culturale di un testo, ciò che mi spinge a fare delle vere riletture (a volte anche solo a pezzi scelti e non davvero integrali) è un mix di motivi più affettivi che culturali, nonché di partogenesi del mio personale immaginario: mi ritrovo così a leggere più volte romanzi da me incredibilmente amati come Still Life with Woodpecker (Natura morta con Picchio) di Tom Robbins o La Vie et l’œuvre de Philippe Ignace Semmelweis (Il dottor Semmelweis) del da me idolatrato Louis-Ferdinand Céline (autore la cui foto di lui anziano, intento a raccogliere foglie morte dal suo giardino chiuso, è stata da me manipolata con photoshop per farla persino diventare il volto del luciferino Ezekiel Jackson, villain della saga di scrittura collettiva del The Gathering), The Napoleon of Notting Hill (Il Napoleone di Notting Hill) dell’immenso Gilbert Keith Chesterton ed ovviamente il totemico e mai troppo osannato Rue des Boutiques Obscures (Via delle Botteghe Oscure) del maestro francese dell’estetica della rimebranza Patrick Modiano.

    Non sono poche, inoltre, in campo saggistico le volte che mi ritrovo sdraiato sul letto a rileggere brani di Roland Barthes par Roland Barthes, come fonte d’ispirazione, allo stesso modo di Le basi di un nuovo umanesimo di Georges Duby o il libro intervista di Truffaut ad Alfred Hitchcock, inesauribile fonte di intelligenti osservazioni sulla settima arte…

    Ogni tanto riprendo poi in mano La Bibbia, non solo come testo religioso (per me da sempre più allegorico che letterale), ma come fonte di ispirazione per tutto lo storytelling mondiale: la potenza visionaria di moltissimi suoi passaggi è ancora oggi strabiliante.

    Ci sono moltissimi romanzi, incontrati nel corso degli anni, su cui ho posto piccoli segnalibro durante la lettura, con valenza di ancore e non di pietre miliari del mio percorso, per regalarmi il piacere di tornare al volo in quei punti del testo dove ho trovato gioia, dolore, riflessione e persino estasi (sorvolo su tutto il discorso del segnalibro come oggetto in sé, perché io ne raccolgo moltissimi, ovunque vada e mi trovi, acquistandone immancabilmente nei musei e nelle fiere del libro, ma trasformando anche in essi oggetti che avevano destinazione d’uso iniziale diversa, come cartoline o biglietti d’ingresso e sempre seguendo due regole per me ferree: il segnalibro non deve avere una struttura tale da nuocere al libro e deve in qualche modo essere del periodo in cui ho letto il testo): la mia libreria appare costellata di piccole bandierine, come un database cartaceo semantico, utile per recuperare più facilmente informazioni, metodo che ho mutuato da mio nonno materno (fake grandfather, come ti ebbi a raccontare un’altra volta, perché in realtà genitore adottivo di mia madre) e perfezionato sotto la guida del mio docente universitario.

    Non sono rare le occasioni in cui mi reco in questa sorta di museo della memoria a cercare sollievo più che aiuto e finisco per poi smarrirmi, come avviene si fronte ad uno scatolone di vecchie fotografie, in mezzo a testi che non sono quelli che volevo trovare: vengo così travolto dal piacere tutto personale di rileggere brandelli di prosa o incipit straordinari e persino (quelle si davvero segno di grande potere letterario) le poche conclusioni eccellenti di romanzo ovvero gli addii degli autori ai suoi lettori, con tutto lo struggimento che non infrequentemente mi smuove qualche lacrima smarrita.

    Ora mi fermo ma potrei continuare perché sto andando a rileggere uno dei romanzi per me più sconvolgenti e forieri di pensieri profondi ovvero L’uccello che girava le viti del mondo di Murakami, uno dei libri più belli che abbia mai letto in vita mia.

    Buona domenica Jest.

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    1. Ed eccomi, alla buon’ora, dopo una quasi-intera giornata di sonno ed una cena per metà consumata 🙂 Buona domenica (sera) a te, carissimo!
      Un vero commento-sfondone, che se non avesse la tua consapevolezza e grazia professorale (ma non didascalica, questo mai) sarebbe un pugno in un occhio. E invece…
      … vedi quanto poco basta per conquistare una donna? Secondo i casi. Prendi una Célia qualsiasi, dalle dello sciamano pagano e della camola dei libri, e cadrà ai tuoi piedi ❤ Ognuno hai i propri punti deboli 😀
      quanto alle tue riletture, ahimé, non me ne appartiene nessuna (nemmeno come prima lettura!), salvo, intuibilmente, la Bibbia – che però è un testo troppo particolare per… fare testo 😉
      Sulle ri-visioni stavo, invece, ragionando anch'io: posto che come giustamente osservi abbiamo "canali istruttivi e ludici", direi, differenti per preferenza, e che i film sono per me non secondari ma comunque meno di frequente imperativi, mi son detta che dopo le (ri)letture sarebbe stata cosa necessaria e buona fare un piccolo elenco anche delle (re)visioni, appunto. In cantiere.
      Mi affascina però soprattutto il discorso segnalibri, come spille in una mappa del territorio che vanno a costruire nuove e personali costellazioni – o, volendo, anche come spille che appuntano luoghi del crimine e volti di vittime su una bacheca di sughero, o farfalle morte in una teca da collezionista. Non è facile tener vivi e far palpitare libri e film, nonostante tutto il nostro impegno.

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