Joker, o della fortuna, della Grazia e della volontà

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A distanza di giorni dall’ultima considerazione su Joker, mi imbatto in questo brevissimo e fulminante post della stimata Nihil Alieno (suora, preside, accanita lettrice). Tanto breve e incisivo, e poi deliziosamente interrogativo anziché chiuso nelle proprie con-clusioni, che posso riportarlo – e riportare la mia risposta, che spero essere altrettanto pro-vocatoria – in uno screenshot (le emoticon squadrate le ho aggiunte io, con lo strumentino di Opera).
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In un’ottica umana, fatti salvi i casi eccezionali delineati dalle attenuanti – la tanto discussa infermità mentale compresa -, la responsabilità individuale resta non solo un punto fermo ma anche un “fuoco” centrale del discorso e della riflessione sulla colpa.
In un’ottica cattolica, la responsabilità individuale permane e forte, ma è “solo” una premessa ad un secondo elemento qualificante l’orizzonte di senso di una vita (e di una vita oltre la vita) intera: vale a dire la nostra creaturale non autosufficienza, la nostra limitatezza, il nostro essere argilla sbriciolata se non lasciamo che operi in noi la Grazia divina, quella cosa che unica può trarre dal fango una pasta malleabile e tradurla in un vaso.

[Consiglio, pur non condividendo la tesi di fondo, questo bel post de La baguette sotto l’ascella – cioè Il buco con l’attore intorno. E non perdetevi, vi prego, lo spassoso montaggio di scene in cui Cage – coadiuvato dalla musica di Mansell – dimostra che, per essere sciroccati, non occorre alcuna brutta giornata: basta urlare, gesticolare, schiaffeggiare perché sì ❤ ].

16 pensieri riguardo “Joker, o della fortuna, della Grazia e della volontà

  1. Molto interessante. Hai dato una risposta molto interessante su cui bisogna riflettere. Effettivamente succede che chi viene considerato cattivo dalla società e per la società sia nato in condizioni svantaggiose e pessime.
    Ripeto la tua è una risposta molto intelligente e interessante che può portare a disucssioni molto affascinanti.

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    1. Ne sono lieta.
      Tra l’altro il mio commento non è in opposizione a quanto scritto da Nihil, vuole invece sottolineare un aspetto che fa parte del background di entrambe essendo cattoliche. Un punto di vista che non giustifica o “sistema tutto” rispetto alle azioni (più o meno libere) dei cattivi, ma che dà un significato a quel continuare ad essere buoni dei buoni, appunto.

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      1. Io butto là amichevolmente una polemica che non avrò il tempo materiale di alimentare, ma me la servite davvero su un piatto d’argento, eccola qui:
        L’uomo ha razionalizzato la sua incapacità di elaborare psichicamente i suoi istinti “animali” inventando il bene e il male! Prima di quella assurda razionalizzazione bene e male non esistevano: c’era solo la chimica…

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        1. Like a prescindere, e grazie per la verve polemica: inutile (forse) specificare che in questo caso trovo la tua argomentazione puerile, ma nel senso più squisitamente etimologico e stretto del termine. A mia volta amichevole 😉
          Il problema di quest’assunto è il riduzionismo: anche per un relativista materialista, che ne è il portatore naturale, risulta impossibile eliminare dall’equazione-uomo la questione etica. Voglio dire che, comunque la risolva, deve pur sempre porsela, perché l’animale-uomo essendo così evolutivamente complesso agisce secondo molto più numerose e disparate variabili che non i soli, pur presenti, istinti.

          Comunque, manco a farlo apposta, sto scrivendo un piccolo post senza pretese che si chiama appunto “Animalesco” 😀
          Buona serata, carissimo animaletto 🙂

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        2. Ma il mondo più complesso che esista è quello mentale… e cos’è l’etica stessa se non un’invenzione…? L’hai mai vista l’etica su Marte?
          E comunque, non avevo detto che non avrei alimentato la polemica??? Ahahahahahaha!
          Invece eccomi qui!

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        3. Perché sono riuscita a risponderti tempestivamente – ho fiutato la polemica qualche miglio prima che arrivasse 😁
          Il vero? Ho integrato il post in un secondo momento, insoddisfatta per la non perfetta chiarezza, riflettendo in quello stesso momento che forse non tanti ne avevano còlto la matrice confessionale.

          L’etica è invenzione se la mente è invenzione.
          Lo è? Per me no.
          Produce artefatti anche estremamente fittizi, ma non è fittizia nella sua struttura e nei suoi cardini. L’etica è uno di questi cardini.
          Su Marte l’etica latita solo finché non vi è una creatura che la possa esplicare, ma in quanto “oggetto” esistente vi è per natura sottoposta come ogni altro oggetto o situazione o creatura senziente.
          Se Marte attiene alla sfera della “realtà”, è anch’esso attinente alla sfera dell’etica.
          Amen! Hallelujah! Put a happy face on Mars!

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        4. È bellissimo credere così tanto alla centralità della mente umana nella Via Lattea, e poi avere problemi con le valenze polisemiche delle immagini di un film…
          E questa è la prova sia del mio nichilismo sia della tua fede…
          Magari nichilismo e fede, come bene e male, sono facce dello stesso tutto…

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        5. Di nuovo amen.
          Per ora e per stavolta, l’incontro-scontro rimane aperto e ulteriormente slabbrabile a piacere da altri eventuali avventori: essendo così salda nella fede e nella sete di sangue, è l’ora per me di cacciar demoni insieme ai fratelli Winchester, su Rai4.
          Tanto ci rivedremo, tutti quanti, in un bel buco nero; e che dentro al nero vi sia Dio o proprio nulla, è da scoprirsi vivendolo…

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        6. Concordo rilanciando con Platone che parla per Socrate: ἀλλὰ γὰρ ἤδη ὥρα ἀπιέναι, ἐμοὶ μὲν ἀποθανουμένῳ, ὑμῖν δὲ βιωσομένοις· ὁπότεροι δὲ ἡμῶν ἔρχονται ἐπὶ ἄμεινον πρᾶγμα, ἄδηλον παντὶ πλὴν ἢ τῷ θεῷ.
          E per te fideista sarà una goduria!
          Ed è una goduria anche per me classico!

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        7. L’Algoritmo dà (cioè mi rivela cosa accidenti tu abbia scritto in greco), l’Algoritmo toglie (cioè ti butta nello spam!… presumo proprio per quel testo “alieno”).
          (Fideista no, non lo ero nemmeno da satanista! Per carità (divina…)! Fedele, sì).

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        8. E non c’è che da rilanciare con un classico, cioè con Platone che parla di Socrate: ἀλλὰ γὰρ ἤδη ὥρα ἀπιέναι, ἐμοὶ μὲν ἀποθανουμένῳ, ὑμῖν δὲ βιωσομένοις· ὁπότεροι δὲ ἡμῶν ἔρχονται ἐπὶ ἄμεινον πρᾶγμα, ἄδηλον παντὶ πλὴν ἢ τῷ θεῷ.
          E sarà gioia pura constatare che ben prima del cristianesimo Platone mette in bocca a Socrate un «dio» al singolare!

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