(Re)visioni 🎬

Così come per i libri, anche per i film conservo una listina speciale nel ♡ di tutti quelli che amo particolarmente, in modo non solo intellettuale ma anche intimo, tale per cui mi ritrovo con una certa cadenza a rivederli senza mai stancarmene.
E’ meno consolidata e più in progress rispetto a quell’altra, ma alcune pietre miliari svettano con chiarezza. Ci metterò di fianco una stelletta. Altri titoli invece sono più freschi e scalpitano per prendersi un posto… solo il futuro dirà se resteranno.

The believer – Henry Bean 🌟

Triangle – Christopher Smith

Romeo + Juliet – Baz Luhrmann 🌟

Le mele di Adamo – Anders Thomas Jensen 🌟

The wrestler – Darren Aronofsky

La vita ̬ una cosa meravigliosa РFrank Capra

Frankenstein Jr. – Mel Brooks 🌟

Carnage – Roman Polanski

Il fondamentalista riluttante – Mira Nair

L’ombra del vampiro – Edmund Elias Merhige

Goodbye, Lenin! – Wolfgang Becker

Tutti i Don Camillo 🌟

Robin Hood – Wolfgang Reitherman 🌟

Canto di Natale di Topolino – Burny Mattinson 🌟

L’esorcismo di Emily Rose – Scott Derrickson

Beetlejuice – Tim Burton 🌟

Ritorno a Oz – Hal Sutherland

Con le ripetizioni non si parla più di film belli o brutti, ma il più delle volte solo di qualcosa che per i più svariati motivi ci è rimasto incistato dentro.
Ho tralasciato altri titoli che mi hanno accompagnato per anni, ma che adesso non hanno più la stessa preminenza (sicuramente li rivedrò ancora, ma con meno assiduità e furore!)… per esempio, il classicissimo Il bacio della pantera di Tourneur, oppure Il gioco dei rubini con la Zellwegger, e ancora Viale del tramonto, che ora sopporterei a fatica – di certo non riuscirei ad arrivare in fondo senza prendere a padellate la Swanson distruggendo il mio televisore…!
Per il resto, qui si va dai tradizionali natalizi ai colpi di fulmine (leggi: Aronofsky, che ho sicuramente apprezzato con Requiem for a dream, mi sono goduta con Il cigno nero, ma sia chiaro che nessuno di questi due mi ha fatto gridare al miracolo: cosa che invece è accaduta col Rourke redivivo e la Tomei più splendida di sempre).

the-wrestler-rourke-tomei.jpg

Hey, Celia ci ha elogiato sul blog… figata! Festeggiamo!

 

36 pensieri riguardo “(Re)visioni 🎬

      1. Mi ispirano The Believer e Triangle di cui non so niente, e Romeo + Juliet di cui ho consumato la colonna sonora in CD ma che non ho mai visto e tra quelli che conosco… Young Frankenstein e Beetlejuice sono dei grandi classici nei miei personal favourites. Carnage, e Goodbye Lenin! sono due ottimi film, il Canto di Natale di Topolino lo ricordo da quando ero piccolo, così come i Don Camillo… E Return to Oz era inquietantissimo!

        Come detto, lista piena di spunti interessanti! :–)

        Piace a 1 persona

        1. Su The believer avevo detto due cose due anche qui al punto .19 (sì, è il mio prezzemolo personale…): https://lecoseminime.home.blog/2019/06/04/cinememe-2/
          E’ ispirato alla storia vera di un neonazi di origini ebraiche… detto così, sulla carta, verrebbe voglia di scappare a gambe levate, invece è una bomba.
          Su Triangle invece so di aver discusso con qualcuno, ma chi si ricorda dove… ad ogni modo, se ti piacciono i loop temporali, l’angoscia esistenziale ecc. fa per te 😉

          E poi, ooooh! Finalmente ho trovato qualcun altro che trova inquietante (ogni volta per me era come fare un giro nel tunnel degli orrori, epperò ci salivo apposta) Return to Oz. Mamma mia… tra le teste di Mombi e l’elettroshock all’inizio, c’era da perdere un anno di vita.
          Se penso ai divieti ridicoli che mettono oggi… quella era roba forte!

          "Mi piace"

    1. No no invece 🙂
      Niente di Luhrmann ha più superato R+J…!
      Ricordo ancora il senso di grande conquista che provai quando finalmente copiai su VHS riverginata con lo scotch la cassetta a noleggio della videoteca 😍

      Piace a 1 persona

        1. Il fondamentalista riluttante l’ho già visto tre volte! Lo adoro… ma voglio leggermi anche il libro.
          Mentre l’ombra del vampiro è piuttosto particolare. E passionale… e morboso (meravigliosamente morboso).
          ‘Notte 😇

          Piace a 1 persona

  1. Amo il caos dentro l’ordine e parimenti l’ordine dentro il caos e questo perché in qualche modo cerco di giustificare per prime le mie imperfezioni, nonché il flusso di pensieri che (incredibilmente, per un logorroico come me) supera abbondantemente quello delle parole scritte o dette…

    Posso proprio vederli i miei pensieri, correre sulla corsia di sorpasso, a frotte, sorridendomi dai finestrini aperti di vetture lanciate a folle velocità (qualcuno mi mostra persino il sedere, appoggiandolo nudo per scherno contro il vetro), mentre altri  sono ammucchiati su veicoli più improbabili, sistemati alla bene meglio persino su sedie di fortuna, caricate di peso nel cassone di un camion o di un pick-up ed il vento della velocità spettina loro i capelli o asciuga la pelata dei calvi, tanto che a volte mi immagino che il mio cervello sia esso stesso il set dell’American Graffiti di George Lucas, anche se questa idea è sempre l’anticamera del ricordo dell’immensità quasi irraggiungibile ed insuperabile di THX1138.

    Si, insomma, cara Jest, quando ti leggo e cerco di commentarti spesso mi trovo a non riuscire  a bloccare le migliaia di associazioni di concetti e ricordi e finisco per perdermi, girando su me stesso, in un metro quadrato di piastrelle, come il vecchio nonno che, in Amarcord di Fellini, esce di casa e si ritrova in una nebbia così fitta da non vedere aldilà del suo naso e dopo aver girovagato per ore senza meta, in un nulla pieno di grigio tangibile, teme addirittura di essere arrivato nell’aldilà, finchè un passante lo saluta ed un refolo di vento sposta la nebbia, quel poco che basta affinché si avveda che in realtà non si era nemmeno allontanato dal cancello di casa…

    Insomma, non so se la mia ricerca di ricondurre tutto ad un ordine prestabilito (blog in ordine, casa pulita, lavoro eseguito, amici salutati, pasto preparato, musica ascoltata, libro letto, commento spedito e così via, saltando le cose più prosaiche ed intime… Perché la formula è sempre Presto che è tardi!) sia dovuto alla mia capacità di risposte minuscole a domande enormi, perché non c’è momento in cui io non mi chieda se le nostre limitate percezioni di entità a base carbonio quali siamo (“borse piene d’acqua”, ci avevano chiamato gli alieni fatti di pura energia in Star Trek: Next Generation) non siano esse stesse la creazione del mistero, giacché ciò che non si capisce determina per primo ciò che non si conosce…

    E come, per altro, mi chiedo, qualcosa di determinato potrebbe comprendere l’indeterminato, visto che la moderna fisca teorica mi parla di un universo racchiuso dentro una sfera dal raggio infinito (che meraviglia il concetto di un limite spostato in modo indefinibile!): così osservo la magia della statua del Cristo che sorvola la Roma della periferia e dell’abusivismo, inseguita dall’elicottero della stampa ne La Dolce Vita, sorridendo del paparazzo mondano che dribbla gli ostacoli morali delle sue compagnie e della sua ignavia, testimone di piaceri e sollazzi di cui non sembra sia mai chiamato a pagarne il conto.

    Le immagini, come le parole scavano nel mio cuore e nella mia memoria solchi che diventano trincee, dove spesso mi rifugio e così sogno di divenire minuscolo, come un insetto intelligente (o persino un batterio) e navigo nel mondo reale senza timore di essere colpito o schiacciato, mentre la mia stanza di adolescente eterno (quello che anagraficamente è invecchiato con il suo corpo, mentre gli intendimenti interiori restavano bloccati nel Luna Park di quel periodo di transizione, a litigare con gli Edipi e le Elettre) diventa quella del Capitano Benjamin Willard che a torace nudo osserva un’infernale Saigon e sulla testa le pale del ventilatore diventano quelle degli elicotteri sulla giungla, con il missaggio del mago del sonoro Walter Murch che trasforma la canzone dei Doors nell’urlo del napalm che brucia intere fila di alberi, nel Vietnam conradiano di Apocalypse Now (rigorosamente in versione redux, con “rigorosamente” prounuciato come farebbe la Claudia Gerini nello spot della De Cecco).

    Il pensiero della morte che mi aspetta, come un viso senza occhi e senza bocca, nascosta in cima alle scale del piano superiore della mia vecchia casa, dove da bambino salivo piano, cercando di non far cigolare le scale di legno, per andare ad osservare mia madre nel letto, i giorni prima della sua dipartita, è un pensiero che non mi ha mai abbandonato del tutto, ma si è solo trasformato, evoluto, arricchito di piante rampicanti ed ogni tanto si riaffaccia, anche attraverso il riverbero e la rifrazione di sequenze memorabili, come quelle offerte da Orson Welles nel suo irrefrenabile Touch of Evil

    Quando tutto sembra perduto, arrivano i corollari delle teorie quantistiche e del principio di indeterminazione di Heisenberg a salvarmi e così l’illuminazione che la nostra stessa esistenza sia giustificata e validata dall’osservazione altrui, scavalcando il dogma del libero arbitrio, con la pseudo-comprensione che in fondo un tempo non lineare genera implicitamente uno spazio-tempo duttile e che solo che un’entità pentadimensionale, tale da poter vivere in un tesseratto, possa rispondere al quesito pardassole sul primato di nascita dell’Uovo o della Gallina (giacché l’unica risposta è “entrambi”), mi permette di abbracciare il maestoso Interstellar di Nolan come farebbe un dolce frugoletto con il suo orsetto transizionale, prima che la civiltà Erode non lo faccia a brandelli (fuck you, Saint-Exupéry!).

    Così pieno di tanto e sazio di porzioni generose di tutto, cerco periodicamente di sparire, approfittando di un attimo di distrazione di chi ho di fronte, come fa sempre il Batman della Trilogia del Darl Knight, finché anche lui non è costretto a subire lo stesso trattamento e quando girandosi nuovamente verso Selina, dopo aver distolto lo sguardo per un secondo, non vedendola più, dice con un sorriso sardonico «È questo allora l’effetto che fa».

    Siamo tutti un po’ borderline ed anche un po’ bipolari, perché non siamo vasi perfetti, ma ceramiche approssimative, in cui, anche nel migliore dei casi e nel più preparato degli esseri umani, le piccole crepe nel lucido rivestimento di certezze sono soltanto ben nascoste dal make-up dell’esperienza e della furbizia: viviamo in un grande lavello, dove con le mani spostiamo in continuazione le erbacce che ricoprono il pelo dell’acqua e quando, a furia di muovere le mani, riusciamo ad ammirare il fondale, scopriamo che incise su di esso ci sono tutte le equazioni della vita e dell’antivita, ma poi le erbacce le ricoprono nuovamente e così la tristezza, l’angoscia e la cupezza, come mani che tirano spesse coperte, spengono la luce della gioia, almeno fino alla prossima rotazione palentaria, perché siamo isole fluttuanti in un mondo dove notte e giorno non si alternano con rigore ogni 12 ore ma a ritmi variabili, in base alla vicinanza o alla lontanza dai poli, come i due protagonisti del capolavoro crepuscolare kubrickiano Eyes Wide Shut, paradiso di complottismo e lirica esasperata di massoneria sublimata.

    Tutto questo sono io o almeno una parte di me e non saprei nemmeno quale, con una straordinaria approssimazione sentimentale, che mi porta a rivedere in continuazione ognuno dei film che ho sopra citato e tanti altri ancora, senza graduatorie di merito artistico, ma in ordine assolutamente emotivo: così sfilano pellicole da me praticamente consumate nelle loro scene, come l’archetipo di ogni glamour To Catch a Thief o l’ipnotico Psycho, come il tuo citato It’s a Wonderful Life (con quell’angelo di serie B che tanto ti augurerei di aver avuto per te) che mi strappa una lacrima ogni volta, così come ogni volta rido all’anziano padre di Larry e David Larrabee in Sabrina quando cerca di togliere l’ultima oliva dal barattolino di vetro finché il saggio Bogart non risolve il problema, come fece Alessandro Magno con il nodo di Gordio, spaccandolo.

    Quello delle mie re-visioni è un elenco lunghissimo ed oltretutto anche in progress (da quando l’ho visto due volte di seguito al cinema, non conto nemmeno più le volte che mi riguardo intere sequenze del maestoso The Irishman di Scorsese, quasi raggiungendo il primato di re-visione detenuto fino ada oggi da Raging Bull), ma ci tengo a sottolineare, senza alcuna piaggeria o ruffianeria, che tra le mie pellicole consunte ed amate, senza dubbio c’è anche il Frankenstein Junior della tua lista, di cui non perdo un passaggio televisivo, allo stesso modo di ogni film di Peppone e Don Camillo (ma di questo già ti dissi, in un altro momento ed in altra sede…).

    Effettivamente, anche buona parte dei Classici Disney Animati rientrano nel mio gruppone di film visti e rivisti, ma devo ammettere che tendo a snobbare (pur apprezzandoli, ovviamente) quelli prodotti tra gli anni ’70 ed ’80, privilegiando i più vecchi o al contrario quelli recenti, tanto che il numero di volte con cui ho visionato dall’inizio alla fine Dumbo e Pinocchio (per me gioielli in cima al podio) sta per essere raggiunto dal numero di repliche di Zootopia, film presente con un vero e proprio attico lussuosissimo nel mio cuore, spazioso quasi quanto quello della trilogia del Kung Fu Panda (Po è un eroe ed un character essenziale per la storia della settima arte).

    Mamma mia quanto si è fatto tardi, Jest e mamma mia quanto ho scritto!

    Non preoccuparti di replicare, io non lo farei, non su tutto quello che ho scritto, che diavolo! Mettimi una spunta di avvenuta lettura (il like) e sono a posto, sul serio: il tempo è una risorsa preziosa, non privartene.

    Piace a 1 persona

    1. E’ vero, il tempo è prezioso.
      Del resto io spesso (per una teoria di cause concomitanti) mi trovo a saltare i pasti o improvvisarne di estremamente elementari (la mia ultima invenzione gastronomica? Scaldare una pagnocchina industriale sul calorifero: è assurdo quant’è più buona calda, anche se resta una ciofeca chimica), mi ritrovo a tralasciare i pasti dicevo favorendo, se proprio devo scegliere, un momento in più per leggere o scrivere.
      E questo per dirti, insomma: troppo tardi 😉
      Certo, non rispondo in modo ampio e liberale e men che meno punto per punto, perché non ne avrei i mezzi (nelle parole dell’uomo della strada: non saprei che ca@@o aggiungere, ahah), ma è sempre meraviglioso essere onorata di cotanto genere di commento. Poi lo faccio leggere come fiaba della buonanotte ad un amico, che ti cita sempre come esempio di mente ultra-sonica e di lettore preparatissimo 😀 Che poi è vero. E prevengo la tua tradizionale obiezione: no, non ci fai la figura del saccente, con lui proprio no. Trattasi di semplici stima e stupore fanciullesco per la caterva di pensieri ed associazioni (appunto) che riesci a mixare, alla faccia del Bimby 🙂
      Per chiudere, nuntio tibi gaudium magnum: credo di essere arrivata, per davvero stavolta, al giro di boa che mi riporterà nell’arco di pochi giorni a scrivere meno (ma non con meno gusto o meno stelle danzanti sparaflashate in giro, naturalmente).
      Buona serata, mio prode.

      "Mi piace"

      1. Grazie come sempre dell’accoglienza che regali ai miei stream of consciousness…
        Nello specifico, mi era sembrato che il più onorevole dei modi con cui omaggiare la tua chart fosse provare a stilarne una anch’io.
        Non essendone in grado, quello fu quanto…
        Buona serata anche te!

        Piace a 1 persona

  2. Sono totalmente d’accordo con Rossatinta, Goodbye Lenin spacca. The Wrestler non l’ho visto, ma ho avuto il piacere di ammirare Marisa Tomei nel film che le ha fatto vincere l’Oscar: guardalo anche tu, fa spanciare dalle risate! 🙂

    Piace a 1 persona

    1. Ricordami qual è… poi una dice i “recuperoni”: ma anche la Tomei è da recuperare, dalla A alla Z, e poco importa se il film di turno sia superbo o faccia pena: c’è lei ❤

      "Mi piace"

      1. Il film in questione è Mio cugino Vincenzo. Comunque sono d’accordo con te, la Tomei è una persona così solare che è in grado di rendere piacevole un film con la sua sola presenza. L’ha dimostrato anche in Cronisti d’assalto (altro gran filmone). Grazie per la risposta! 🙂

        Piace a 1 persona

  3. Una lista meravigliosa a mio dire. Ci trovo anche film che sono delle vere e proprie perle ma che di solito non vengono quasi mai citate dalle persone come Romeo + Juliet, Carnage e Ritorno a Oz. Una lista davvero particolare. Un giorno dovrei farne anch’io una cosa simile.

    Piace a 1 persona

    1. Di Carnage sarebbe carino vedere anche lo spettacolo teatrale originale.
      Avevo letto la sceneggiatura (Il dio del massacro, Yasmina Reza), ma certo assistere è un’altra cosa.
      Se fai una tua lista fammi sapere! 😍

      Piace a 2 people

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...