Omo .1: Brokeback Mountain, Ang Lee

Doverosa premessa

Inizio la nuova serie tematica su omosessualità (e dintorni), così come avevo annunciato parlando delle mie “voglie” autunnali.
Non c’è una motivazione o uno scopo particolare, semplicemente questi argomenti mi interessano – e mi riguardano – più di altri.
Ma siccome son questioni “calde”, molto complesse e persino problematiche – cosa che non posso certo dire del minimalismo, o del mare d’inverno, o delle supertutine al cinema – è cosa buona e giusta essere chiari anzi cristallini.

E’ inevitabile che ognuno abbia la propria, personalissima e sempre legittima reazione a ciò che legge. E’ altrettanto inevitabile che emergano opinioni differenti e contrastanti, rispetto a quanto scriverò e anche tra voi lettori.
Io giuro solennemente (ragni serpenti scorpioni e zanzare, se dico il falso ch’io possa crepare) che farò del mio meglio per tenere questo spazio in ordine (avere dei lettori meravigliosi come voi aiuta), e perché non venga sparso sangue.
Voglio che chiunque si senta libero di scrivere quello che pensa, e spero che tutti sappiano distinguere una posizione sgradita da una offensiva (anche di questo si parlerà senz’altro…).
Detto questo, non sono un giudice di pace ed ho anch’io delle convinzioni, prendo posizione, faccio delle scelte. Anche nette. So che molte di queste sono fortemente invise. Penso di essere corretta, e di non fare del male a nessuno, ma so che pur con tutta l’attenzione e le buone intenzioni del mondo si può ferire lo stesso: se accade, parlatemene – metto la mail nella barra laterale. Per favore. Possiamo metterci un bel vaffanculo sopra e passare oltre.
Non è un obbligo uniformarsi e nemmeno, se è per questo, affrontare un discorso a tutti i costi: io le cose che mi infastidiscono, spesso, le scanso (scansare 8 volte su 10 is mei che sopportare e combattere: l’eroe civile lo faccia qualcun altro). Ma alle persone ci tengo, le persone sono preziose.
Mi riterrò soddisfatta se potrò s-contentare tutti contemporaneamente (in questo sono molto brava!) senza tuttavia perdere nessuno per strada.

Ricordavo che m’era piaciuto, ma non come finisse (tranquilli, niente spoiler) e quanto spaccacuore fosse – se siete facili alle lacrime evitate per lo meno di vedervelo da soli. Io dovrei ascoltare di più il mio radar “rileva patimenti”, e invece eccomi qua 😞
Ricordo anche di averlo visto, già in dvd, a casa con i miei – c’era ancora mio padre, ma… uhm, credo sia stato tra il 2008 ed il 2011. Chissà se, oltre a dirci d’averlo apprezzato, ci siamo anche detti di più. Troppe cose finisco per obliare…

… però non dimentico, papà, il discorso che facemmo davanti al lago d’Iseo un certo giorno: e pure tu devi averci pensato. Avrei dovuto approfondire, ma in prima battuta non avevo ipotizzato che il ragazzo di cui mi raccontasti, e per il quale ti sentivi in colpa, potesse considerarti più che un conoscente.
Fra le altre cose, quanta nostaglia abbiamo condiviso: anche per persone mai vissute da entrambi, che avrebbero potuto al contempo farci da cassa di risonanza e ampliare la nostra possibilità di dare amore. 
In Brokeback c’è un Ledger dolente, paesaggi dolorosamente perfetti, e accidenti, c’è addirittura lui che intaglia un cavallo nel legno. Certo, che l’avevi apprezzato.

Ang Lee ha girato cose piuttosto diverse fra loro. Non mi stupisce perciò che compaiano un paio di metafore in un film che, fortunatamente, per il resto di simbolico non ha nulla.
Una è quel cappello tenuto da Ennis a mo’ di “copri-gioie”, che abbassa mentre entra per la seconda volta nella tenda con Jack. Così come comincia ad abbassare le proprie difese – anche se per tutta la prima parte la reazione violenta a ciò che spaventa e preoccupa tornerà a fare capolino, insieme alla negazione:
“Ciò che è successo nasce e finisce qui. Io non sono così”.
“Nemmeno io”.
L’altra è quella pecora trovata sbranata da Ennis dopo aver disertato la sorveglianza notturna per la prima volta. La violazione porta con sé, di default, una punizione; questo è il pensiero del guardiano che gli impedirà di fare l’ultimo passo, e questa è (stata) del resto la realtà. Che si tratti di perdere la rispettabilità sociale, l’affetto della famiglia di origine, o la vita.

A pensarci una storia così ha del miracolo, ma lo scrivo senza alcuna ironia, perché non ha un sapore falso (e non lo ha perché, semplicemente, accade).
Davvero: quante probabilità esistono di incontrarsi e innamorarsi abbastanza da non lasciarsi più andare per la vita?
E quante di riconoscersi – “quelli come me e come te” – dal solo sguardo, in un contesto privo delle decine di segnavia com’è il nostro oggi? E’ un aspetto molto ben mostrato, secondo me, questo del doversi muovere a tentoni, dover improvvisare, incrociando le dita e sperando che le cose non si mettano male perché hai scoperto il fianco con la persona sbagliata.

In definitiva, stiamo parlando di un filmone – non per il soggetto o per il romanticismo, ma perché lavora sottotraccia, nasconde il dramma dietro all’assenza di disastri plateali, e riesce ad essere insieme intenso ma discreto, come la punteggiatura musicale.
Un film da proteggere, anche, dalla superficialità imperante – ringrazio Heath per questo e che lo sappia, mi si stringono le viscere per la commozione.
Eppure…
Non sapevo che, quando la Rai lo mandò in onda la prima volta (il fim è uscito in sala nel 2005), fu in seconda serata e per di più… censurato (in tutto: primo bacio, prima volta, persino il favoloso e appassionato bacio sotto casa dopo gli anni di silenzio, che ha vinto un premio e ci sogniamo ancora tutti con le stelline negli occhi). Lo spiega, meglio di altri, Giovanni di Rosa nel suo recente post. In questo momento io detto e il mio segretario digita, perché a me son cascate le braccia con un tonfo sordo.
Che dire se non:

freud

91 pensieri riguardo “Omo .1: Brokeback Mountain, Ang Lee

  1. Io questo l’ho visto in sala, con la mia ragazza dell’epoca, e ricordo ne uscimmo entrambe spezzate in due e con tutte le ossa rotte.
    Ang Lee è un regista molto strano, è capace di firmare questi capolavori e poi di scadere in un kitsch da mercatino dell’usato cinematografico; alla fine, ogni volta che vai al cinema a vedere un suo film, fai una scommessa.

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    1. Ci credo!
      (Fra parentesi, mi chiedo ogni volta, anche con film meno emozionanti di questo – l’ultima volta con Joker – come diavolo faccia la gente, alla fine della proiezione anzi ancora durante i titoli di coda, ad alzarsi come niente fosse e senza una lacrima, senza un tremito, senza un gemito.
      Io alle volte avrei bisogno della maschera che raccolga i miei cocci dalla poltroncina con paletta e scopino… non capisco come fanno, non capisco… mi guardo intorno sperando sempre di non essere l’unica con la faccia sconvolta e invece).

      Di Lee ho visto Vita di Pi (ben costruito, ma non ho saputo apprezzarlo granché, personalmente non mi trasmette molto), La tigre e il dragone (con papà e zio patito di arti marziali e western), Mangiare bere uomo donna (ottimo, da rivedere, non ricordo quasi un accidente) e Il banchetto di nozze (divertente).
      Mi interessa poi Hulk, dato che sono nell’anno di scuffia per le supertutine…

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      1. Ah, io non ne ho idea, perché di solito in sala non mi tengo proprio e finisco in lacrime con una facilità impressionante. La mia faccia sconvolta è spesso anche oggetto di frizzi e lazzi da parte dei miei amici.
        Ecco, Vita di Pi è uno di quei film di Lee che considero estremamente kitsch, mentre su Hulk la questione è un po’ più complessa, ma mi dirai quando lo avrai visto.

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    1. Grazie a te, Giovanni.
      Credo che il suo successo se lo sia preso, anche se in modi e tempi diversi, e forse è anche meglio così: è stato salvato dal destino di blockbuster peloso e ruffiano, che gli sarebbe probabilmente toccato oggi.

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  2. Io ero proprio alla Mostra di Venezia quando vinse il Leone d’Oro: vidi la proiezione delle 22 al Lido nella tensostruttura dove in giorni non di mostra c’è il campo da rugby…
    io e tutti i miei compagni di mostra tifavamo di più per Gilliam («The Brothers Grimm»), Meirelles («The Constant Gardner»), Clooney («Goodnight and Good Luck»), ma temevamo altri film molto più brutti di «Brokeback Mountain»: tipo quelli italiani («I giorni dell’abbandono» di Faenza, «La bestia nel cuore» di Cristina Comencini, «La seconda notte di nozze» di Avati: robetta), e, soprattutto, paventavamo vincesse «Garpastum» di German!
    Non eravamo riusciti a vedere «Brokeback Mountain» al primo “run” (ci siamo persi anche «Lady Vengeance» di Park Chan-wook e «Romance & Cigarettes» di Turturro; vedemmo «Mary» di Abel Ferrara e guardammo, commuovendoci, i fuori concorso «Corpse Bride» di Burton, «Ruguo Ai» di Ho-sun Chan, e, soprattutto «Nausicaa» con un emozionatissimo Miyazaki IN SALA CON NOI!!!: ancora oggi piango al ricordo!), ma al Lido ne parlavano tutti: tra entusiasti, scettici (il loro argomento era «film troppo furbo: se la stessa storia d’amore fosse stata eterosessuale sarebbe risultato del tutto idiota!») e del tutto contrari…
    Alla fine: pur di non veder vincere «Garpastum», il Leone d’Oro a «Brokeback Mountain» ci ha fatto solo gioire! e, con la vittoria, l’abbiamo anche potuto vedere rimediando alla perdita del primo run!
    Alla fine della proiezione le ragazze della mia compagnia erano in lacrime! Noi uomini, sì, colpiti ma, tutto sommato, allineati con gli scettici!…
    In questi molti anni passati l’ho rivisto con diverse compagnie…
    Una volta mi colpì come un tale ritenesse più carina Kate Mara di Linda Cardellini: un fatto per me, cardellinomane, del tutto sconcertante!

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    1. Vado subito a lamentarmi delle due affermazioni terribili che riporti:
      a) Kate Mara più bella di Linda Cardellini: horribile dictu. Ho cercato Kate Mara, non sapevo che faccia avesse. Mi pare “interessante”, che non vuol dire brutta-ma-simpatica, sia chiaro, vuol dire: di quelle attraenti pur non avendo dei lineamenti graziosi (appunto).
      questo “oggettivamente”. Soggettivamente la musica cambia, e suona assai più semplice: trovo la Cardellini fantastica, e non la si tocca 😉
      b) «film troppo furbo: se la stessa storia d’amore fosse stata eterosessuale sarebbe risultato del tutto idiota!»: mi pare un’idiozia da Oscar.
      Mi spiego, senza andar troppo per il sottile: se la stessa storia d’amore fosse stata eterosessuale, i due non avrebbero avuto necessità di imboscarsi (letteralmente). Tanto più che non erano sposati quando si sono incontrati. Se lo fossero già stati, e fossero dunque diventati amanti, certo la faccenda sarebbe già diversa – ma incommensurabilmente meno grave e pericolosa in ogni caso.
      Se la storia avesse avuto protagonisti etero non sarebbe mai stata la stessa storia…

      Mi incuriosisce la faccenda del campo da rugby: mi fa venire in mente un drive-in 🙂 Anche se voi avevate la tensostruttura. Ma che bellino sarebbe, no?

      The constant gardener! Dunque, Cardellini e Weisz in una botta sola!
      Non so tu, ma io sono stata nominata ufficialmente, da Lapinsu, sacerdotessa della Dea Rachel. Son cose ❤
      https://lapinsu.wordpress.com/2019/11/18/i-want-you
      Per altro mi interessa sapere come trovasti quel film. A me è sempre parso un po'… strano, e non so definire in che senso. Ma comunque c'era lei e il resto passa in secondo piano.

      Myiazaki in sala: wow.

      Ora però, raccontami del tuo specifico scetticismo verso Brokeback.
      Penso sia uno di quei casi in cui l’ottica femminile e maschile – a prescindere dall’orientamento e blablabla – diverge in modo importante.

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      1. Uh, io confesso che non ho un rapporto splendido con Ang Lee… ma devo osservare che quel rapporto sta “migliorando” via via, con la vecchiaia (mia)… «Vita di Pi», recente, mi piaciuto!
        ma negli anni di «Brokeback Mountain» (quelli della «Tigre e il Dragone», di «Hulk», di «Lust»), quando andava dicendo ai festival «io sono uno dei più importanti registi viventi», mi stava ampiamente sugli zebedei…
        e quel mio pregiudizio, nel 2005, lo rovesciai su «Brokeback», che, poi, ti dicevo, ho rivisto molte altre volte dopo Venezia, con impressioni sempre più benevole!
        oggi lo ritengo quasi un “classico”…

        Anche io sono un adepto della religione di Rachel Weisz, e adorai la “tragicità etica” del «Constant Gardener»…
        Devo confessare però che, per ragioni anagrafiche, la mia adorazione irrazionale va più per la Jennifer Connelly del 1991 che per una Weisz della Connelly coetanea ma “venuta fuori” davvero solo dal 1996…
        ma è solo un caso!

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        1. Acc, l’autocelebrazione mi mancava… e a meno che non fosse una provocazione in risposta a qualche critica eccessiva… mah! Il mondo del cinema, un mondo di matti! 😉

          Tragicità etica, è vero: dove l’addendo fondamentale è appunto la tragedia.
          Del resto la Weisz corrisponde sotto più aspetti proprio al canone classico.
          Della Connelly dicevamo altrove un’ovvietà, che tuttavia spiega perché a me non scateni niente, anzi, ed è questa: la Connelly è una bellezza – ed ha una recitazione – algida…

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        2. Laddove, per esempio, Kate Winslet mi fa cadere dal pero.
          E corrisponde, sia caratterialmente che fisicamente, molto di più al mio ideale attrattivo di donna emotivamente calda ed in carne.

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        3. Eh sì, certo, negli ultimi film (specie dopo
          l’Oscar), e dal 1995 in poi (proprio quando, guarda caso, viene fuori Weisz), Connelly, sempre più, si “manierizza” e “marmorizza” (ultimi “ruggiti” sono «Waking the Dead» e «Requiem for a Dream», che sono del 2000), ma chi c’è cresciuto insieme, nella Connelly vede sempre quel *sentimento* che c’era nel 1985-1991…
          un *sentimento*, certo, sempre accostato a una ambiguità da sfinge che ha sfruttato in molti ruoli in cui giocava tra il “benevolo” e il “malevolo”: una “figura” ancipite di pura bellezza indifferente come la Natura di Leopardi…
          ma, ripeto, chi l’ha vista in «Phenomena» e «Labyrinth» negli anni più immaginifici, slitta subito la componente “sfinge” sempre dalla parte “benevola”!
          Oggi io mi rammarico che molti giovani non la conoscano più… ma è così: come i miei genitori si innamoravano di Warren Beatty che oggi vediamo vecchio e buontempone, i miei figli (se mai li avrò) non capiranno mai perché mi piacesse tanto una Jennifer Connelly che avranno visto solo e soltanto nelle commediole a cui oggi sembra del tutto abbonata e in cui sembra voler sempre e solo interpretare la antipatica!

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  3. Ottima la premessa dell’articolo. Ognuno è libero di interessarsi di quello che vuole, ognuno è libero di interessarsi di quello che vuole, ognuno è libero di dire quello che vuole.
    Ne approfitto e commento breve breve: il film non l’ho visto e mai lo vedrò. Non mi interessano minimamente le storie “omosessuali”. A dire il vero manco mi piace che l’omosessualità si pubblicizzi.
    Si parla troppo di ……, e come ho già detto in un post precedente per me quella a livello fisiologico è una ……
    Ti seguo lo stesso però, si segue un blog, la persona che scrive, nel suo insieme complesso, quindi stai tranquilla.
    Io mi vedrò Frankenstein’s Army, per l’ennesima volta, certo che quello è un capolavoro che merita, con un tema esistenzialmente profondo.
    Saluti.

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    1. Siccome non è affatto scontato poter dire quello che si vuole, lo sappiamo, e siccome poi provengo da Facebook (anche se ormai è quasi un anno giusto che l’ho mollato), fa sempre bene ricordare anche le cose “ovvie” – le cose minime.

      Di Frankenstein’s Army sto leggendo qualcosa in giro, ma farò più con calma al rientro (ora, patronato).
      https://www.mymovies.it/film/2013/frankensteinsarmy/
      In generale i film o i libri in cui ci son di mezzo dei nazisti, meglio se horror e meglio ancora se assurdi, mi ispirano tantissimo. Vedrò di recuperarlo.

      Sul resto, una sola domanda: Brokeback a parte, niente niente?
      Anche per curiosità, per “conoscere il nemico”, per semplice caso: magari da un tot di tempo in avanti non più, ma qualcosa hai visto / letto in passato, sul tema – dal punto di vista omosessuale, intendo? Magari cose mainstream, o comunque che tutti più o meno conoscono.

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      1. Cos’è Facebook?
        Visto / letto niente di niente, in assoluto.
        Conosciuto persone omosessuali in carne ed ossa, questo si. Gente che però della propria (omo)sessualità non ne ha mai fatto nè sfoggio nè modus vivendi nè ideologia nè motivo di vanteria. Gente senza isterismi, libere da schemi di appartenenza e di gruppo. A questi ho sempre stretto la mano e portato rispetto e lo faccio anche oggi.
        A tutti gli altri che non rientrano in questi canoni, no,

        Per farti capire quale sia il “canone” ti riporto le parole di Raffaele, omosessuale di vecchia data: “Io non dico i “fatti” miei a nessuno. Si vede dai miei atteggiamenti? Come ti permetti malpensante!”
        Insomma, nè si vergogna nè se ne vanta. E’ fatto cosi e lo tiene per se!
        E a dire il vero al posto di “fatti” usava un’altra parola…

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    1. Di quello manco riesco a trovare uno straccio di trama, tu pensa… ma tu una selezione di western romantici già l’avevi fatta? 🧐 Ne sforni così tante che non lo ricordo. Se no, potrebbe essere l’occasione giusta (lo so, raduno-di-pecore a parte questo c’entra poco e un cazzo col western, ma tanto noi non facciamo i puristi e ci si sta larghi).

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      1. Sì, ho fatto già un post a tema, ma era una selezione molto ristretta.
        Comunque sì, qua sono cowboy tanto per dire… Sono sheepboy.
        Sai che uno dei primi film con un personaggi dai tratti omosessuali (stereotipati) è un western? “Algie the Miner”, 1914. Sempre in tema di record, la sua regista fu la prima donna a girare in film.

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  4. Sai che non ho mai visto il film? Non è che l’ho evitato, semplicemente non mi è mai capitato di vederlo. Però all’epoca ho letto il romanzo breve da cui è tratto, quello sì amandolo profondamente. Se il film ha anche solo in parte la potenza e il dolore e l’amore del racconto, allora mi piace “in contumacia” ^_^
    Ricordo un episodio di una sit-com (“Joey”) in cui il protagonista leggeva il libro correggendo a matita tutti i pronomi che considerava sbagliati. “Lui ama lui”, ah, altro errore! 😀

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    1. Potenza, dolore e amore? Uhm… mi fa piacere che tu lo scriva, perché leggendo le opinioni sul libro m’ero ormai fatta l’idea che non fosse un granché! 😶
      La puntata di Joey, se circola su YT, me la devo vedere: dove c’è un nazi-grammar, c’è casa 😄

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  5. A me questo film è piaciuto molto perchè come scrivi tu “lavora sottotraccia” e la storia mi ha senz’altro commossa, direi che è struggente. Penso che chiunque abbia provato un amore immenso e sappia cosa significhi tenerlo seppellito dentro un cuore che batte forte di emozioni, ma che è fatto anche di carne e pulsioni sessuali, possa perfettamente identificarsi nel dramma che vivono i due protagonisti. In un altro tempo ed in un altro luogo la loro storia sarebbe stata del tutto diversa. Aggiungo anche che ogni volta che ripenso a qualche paesaggio di questo film mi vien voglia di andare in Wyoming!! 🙂

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    1. Ho scoperto giusto ieri quanto si prodigava Heath Ledger (che stimo sempre di più) nel troncare le battute a sfondo sessuale che venivano fatte sul film, dicendo che è una storia d’amore [non pornografia] – qualcosa su cui non è lecito scherzare.
      Anche Gyllenhaal ha avuto delle parole toccanti:
      https://mensvariety.com/jake-gyllenhaal-brokeback-mountain/
      E quindi sì, che si provi empatia o disagio per il fattore “orientamento sessuale”, un cuore buono non può che entrare in sintonia con l’evidenza di un amore profondo.

      Per quanto comprenda la voglia di Wyoming, son troppo casalinga e pantofolaia per farmi tentare… in compenso l’universo ha capito l’antifona, e ogni tanto manda le pecore direttamente da me, nel campo dietro casa, così me le vedo comodamente dalla finestra 😄

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        1. Ahah, sicuro, lo farò 😉
          Se ti interessano anche degli aironi guardabuoi, oggi ce n’era un gruppo sul limitare del campo. E poi gazze, merli, pettirossi… cani vari a passeggio…

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  6. Ti stimo molto per la democratica premessa che fai, io sul mio blog interverrei con la scimitarra contro chi mi arriva a manifestare certe opinioni a me invise 😂😎
    Il film è uno di quelli che mi sono rimasti dentro e che riguardo sempre quando passano in tv (mi sono fatta anche prestare il libro, che invece non mi ha entusiasmata particolarmente). Tanti cieli, tante pecore, tanta chitarrina sobriamente struggente, tanti e immensi loro due, e pure boni. What else 😅♥️

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    1. Un amaro Lucano? 😉
      Del libro dicevo appunto a Lucius che non ho letto recensioni molto entusiaste… anzi, ne vien fuori l’immagine di una storiella un po’ frettolosa e smozzicata 😯 Nel caso, però, lo riprenderò più avanti.
      Heath l’ho gustato anche ne Il destino di un cavaliere, l’altra sera, film a cui non avrei dato un tolino e che invece è stato assai divertente – e che per altro avevo anche già visto, ma come tu ben sai, l’Alzheimer mi domina.

      Io più che da scimitarra son da mazza ferrata… una certa intransigenza, è inutile negarlo, fa parte del mio carattere.
      Però mi viene naturale – secondo i casi – separare pensieri – parole – atteggiamenti dal core [eng], diciamo, delle persone – o se vuoi, alla romanesca: dar còre, che poi è sostanzialmente la medesima cosa.
      Non significa giustificare la qualunque, ma amare – quando ne vale la pena… – la persona anche più diversa ed inconciliabile con noi.
      Che poi sarebbe il concetto cattolico, universale ma anche con riferimento appunto al micro-tema dell’omosessualità, di condannare il peccato ed amare il peccatore. Di faticosa ma del tutto possibile applicazione. Rara, temo, perché noi umani siam creature davvero miserande… ma quanto ci tengo a ‘sta cosa, oh.
      Per il resto, me ne sono sentite dire di ogni, non scherzavo scrivendo che potrei riuscire a scontentare, almeno in parte, tutti: per qualcuno confondo amore ed erotismo, vado contro la dottrina, oppure (roba di tempo fa) sconfino nella blasfemìa a proposito del sesso non dico degli angeli, ma di Dio stesso – ecc.; per qualcun altro sono addirittura paragonabile ad una terrorista dell’ISIS, fiancheggiatrice di gente che vuole i gay morti.

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  7. Di Ang Lee ho visto solo La trigre e il dragone e nemmeno me lo ricordo bene quel film, quindi boh. Ovviamente non avendo visto gli altri film di Lee non ho visto neppure questo, quindi non posso esprimere un giudizio se sia bello o meno perché non sarei onesto nel farlo.

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    1. Ovviamente 😉
      Non so se possa essere di tuo gradimento, col suo incedere lento, il suo essere meditativo più che parlato ecc.
      Però lo puoi sempre tenere in considerazione per quando avrai una particolare voglia di sperimentare cose diverse (…che hai capito? Intendo “vedere film diversi dal solito” 😉 ) o vorrai sfogare un mal d’amore tenace… che comunque non ti auguro t’affligga mai.

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    1. Sì, al di là dei meriti tecnici è ad alto tasso di emozioni, ma emozioni sincere, non effimere e sensazionalistiche. E’ una cosa che passa.
      La scena in cui Alma racconta ad Ennis del biglietto nascosto è pesantina… tanto più che non c’è risposta e non c’è una reazione da parte di lei, che se ne rimane muta per anni pur sapendo fino a che non perdono la calma entrambi. Ma non c’è più niente da dirsi.
      Per me comunque la scena più devastante rimane quella in cui Ennis va a casa di Jack e scopre le due camicie sovrapposte. In una commedia romantica pianterebbe lì tutto e correrebbe a cercarlo per fare la cosa giusta in extremis. Sigh 😦

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      1. Sì, la scena finale mette a dura prova anche un vecchio e cinico cuore come il mio…
        Qui si va oltre l’amore fra persone di qualsiasi sesso o genere. Anni fa piansi aprendo uno sportello e trovando scatolette di cibo per un cane che non c’era più. L’oggetto che scatena il ricordo. Forse questo mio pensiero non è attinente al discorso del tuo post, mi perdonerai.

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        1. Oh, no, attiene eccome.
          Si potrebbe dire: “sono solo oggetti”, ma gli oggetti sono strettamente legati alle persone che li possiedono, li usano, ed è per questo che è ben difficile fare decluttering.
          Sappi che io, a fasi alterne, sto sfruttando come oggetti transizionali per superare il lutto giubbini e maglioni di mia mamma, che adagio sul letto di fianco a me, e ci dormo assieme.
          E’ una fase, ma perché attraversarla patendo anziché aiutandosi?
          Si può dedicare un pensiero al proprio cane, così il dolore delle scatolette avrà avuto un senso.
          E si può augurare ad Ennis (ed a chi ha avuto la stessa sorte) di riuscire un domani ad infilarsi addosso le due camicie, anziché lasciarle appese, e viverci dentro in un modo nuovo.

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        2. Ecco, proprio mia mamma era più questo tipo di persona, e quando è mancato mio papà – seppure senza fretta – si è prodigata a regalare maglioni, scarpe ecc. ai parenti che li potevano gradire.
          Ha anche regalato una felpa a cui io tenevo tanto, e che intendevo portare nonostante fosse un po’ larga (ma io porto spesso cose larghe), dopo che le avevo detto esplicitamente di non farlo. Non ti sto a dire la furia che m’ha scatenato… era magrolina, ma capocciona!! 😜
          Io invece pur facendo abitualmente decluttering ho bisogno di tempo e riflessione.
          A ciascuno il suo, come dici.
          La cosa più bella è trovare qualcosa di indossabile e farlo mio, e dunque proseguire una tradizione, non lasciar cadere un’eredità lasciandola al buio in un armadio.

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  8. Sei uno strano e splendido oggetto intellettuale, Jest: alterni articoli completamente destrutturati (simili ai miei flussi di coscienza), composti come delle poesie, giocati sulle sinestesie culturali e con una flebile traccia che collega i vari periodi, ad altri, come questo dedicato al film di Ang Lee, che invece sono recensioni robuste, pacate e rigorose…. Se non fosse tipico del demonio (e tu sei da sempre schierata nelle riserve angeliche, in caso di Armageddon), direi quasi che ami il caos, ma quello creativo e siccome tale amore è anche da me condiviso, forse siamo entrambi più assimilabili a dei “caduti” che non hanno davvero tradito… Come dire, il corrispettivo di un Ronin (nel suo significato militare giapponese più schietto) che cerca di tornare Samurai tra le schiere dei cherubini.

    Fatta la dovuta (dovuta? Ah, ah, ah!) premessa, ti dico che a suo tempo apprezzai molto il film e non già per la trama (aldilà dell’aspetto scandalistico per il pubblico statunitense ed ovviamente molto meno per quello europeo, resta un film sentimentale, come l’uomo che biascicava ai cavalli o una qualsiasi delle storie in cui qualcuno si innamora di un altro che sta per morire di cancro), ma per l’aspetto squisitamente cinematografico: Ang Lee narra splendidamente una storia d’amore, condannata e maledetta per prima dallo stesso destino e per farlo declina un’ineluttabilità quasi fatalistica, attraverso due attori incredibilmente in parte, misurati e dolenti.

    Come genere sentimantal-drammatico non appartiene, come si è capito, alla schiera dei miei preferiti (ovvero quelli soggetti a re-visioni) ma ammetto che ha tutto il mio plauso.

    Sulla tematica omosessuale, è impossibile prescinderne, dato che non si parla di due divi dello spettacolo o di due artisti ovvero di quelle categorie che anche dagli sciovinisti sono state sempre etichettate come “sessualmente diverse” (con implicita condanna etica: brucerete all’inferno, sodomiti!), ma di due cowboy ovvero due campioni di quegli USA del Sud tutti chiesa, birra, armi e torta di mele… Ma tu hai davero parlato della questione in modo molto più misurato eppure esaustivo.

    Applauso.

    P.S.

    Tu, 3 giorni fa: «credo di essere arrivata, per davvero stavolta, al giro di boa che mi riporterà nell’arco di pochi giorni a scrivere meno»

    Tu, oggi: 2 post intervallati da meno di 3 ore.

    Nemmeno Renzi fa promesse di questo tipo!!

    P.P.S. Sto ovviamente scherzando. Su Renzi, dico. Sarebbe paragone troppo basso e non mi permetterei mai.

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    1. Aha, scherza scherza… ma la mia puntigliosità interviene e ti fa notare che, in realtà, questo post l’ho pubblicato ieri (ma magari non t’era passato sott’occhio, certo), mentre quello breve extra di S. Lucia è venuto la sera, per esortarvi tutti alla nanna precoce 😀
      Poi, oggi ho aggiornato il secondo (dicendo che la Santa era passata!) e ne ho modificato la data per farlo ricomparire, ed in seguito (come tu dicevi, in meno di tre ore), ho “refreshato” anche Brokeback, perché intervallo a parte lo voglio tenere in alto – mo’ basta, state sereni 😉
      Fino a lunedì, a secco!
      Sospiro di sollievo per l’evitato paragone con Renzi: avrei potuto noleggiare un hacker per scoprire dove abiti e riempirti di botte, in effetti, se non ti fossi precisato 😙
      Poi ti avrei anche medicato, ‘ché ti voglio bene, ma prima botte da orbi 😉
      L’amico sanlazzarese, tra parentesi, è un (ex?) renziano, ora più che altro pro-Calenda, nonché sardina estemporanea entusiasta del clima da sagra paesana dei raduni ittici. Glielo spieghi tu che il Pd è il male?

      Su Brokeback: certamente ci vuole anche una certa predisposizione al sentimentale “serio-tragico”, per apprezzarlo a cento.
      Ed io in fondo sono una romanticona, anche se non parrebbe; inoltre preferisco – nonostante la mazzata in fronte che ti procurano – film romantici tragici a film romantici sui toni della commedia o della melassa (vedi discorso fatto con Lapinsu a proposito della roba tratta dai romanzi di Nicholas Sparks…).
      Seguiranno cose anche parecchio diverse.
      Nel frattempo, per dire, ho visto Weekend di Andrew Haigh, cui ho attribuito quattro stellette, onesto e a suo modo interessante – ma non mi ha ispirato alcun post.
      Mentre, appena ritirato dalla biblioteca, ho in attesa Guadagnino: che poi mi interessa parecchio anche per le ambientazioni tra Brescia e Bergamo, essendomi io riappacificata con la mia città ormai da qualche anno, grazie alla sottile e pervicace “terapia riparativa” della mia più grande amica (forte sostenitrice del valore locale, sia dal punto di vista culturale che politico).
      Infine, te lo cito perché potresti conoscerlo e anche meglio di me, ho visto un “mostro” diretto da un italiano (Marco Filiberti) ma con produzione probabilmente condivisa con gli americani, di cui ci tengo a parlare ma per il quale già mi sento inadeguata: ossia Il compleanno, con Alessandro Gassman, Michela Cescon, Maria de Medeiros, Thyago Alves ed un ottimo, secondo me, Massimo Poggio. Da vedere.

      Un rapido (?) appunto su angeli caduti e dintorni.
      Non saprei cosa sono esattamente, magari un angelo un po’ curioso e spaccapalle, poi caduto ed infine recuperato con la lenza…! Sono una “credente naturale” sin da piccola, ma divenuta prima propriamente cristiana e poi cattolica (infatti dico sempre “convertita”) solo in età adulta. Nel mezzo ci sta un po’ di roba, dall’ateismo (rigorosamente non militante, anzi sofferto), al satanismo razionalista, ma importante è stato anche il noachismo, un paio d’anni di frequentazione dei valdesi… e lì s’è visto quanto poco progressista sono, a differenza loro. C’è voluta un’immersione nel libertarismo di un certo protestantesimo per produrre una conversione “riduttiva” anziché ampliativa dell’orizzonte, laddove per lunghi anni sono stata un’irriducibile cristiana aconfessionale – e con chiara tendenza sincretista.
      Ricordo per altro – non è altro che un aneddoto, ma curioso e sicuramente attinente – di quando scrissi sul primo blog un po’ curato, all’epoca di Splinder, un lungo ed articolato post di tipo domanda / risposta su omosessualità ecc., dove sostenevo almeno un paio di grosse tesi, o se preferisci convinzioni, del tutto opposte a quelle che professo oggi. Il che dimostra non certo che “tutto è relativo” (Dio ci conservi Ratzinger), ma piuttosto che gli esseri umani possono cambiare in modi anche inattesi, o almeno insospettati.
      Non che questo debba tranquillizzare chi è all’ascolto…

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      1. Visioni interessanti, come il bel dramma sentimentale, molto sensoriale, di Haigh, dove l’amore e non il principio aiuta i personaggi a trovare la loro identità, mentre mi sfugge a quale Guadagnino tu ti riferisca: il poco compreso e spesso frainteso A Bigger Splash, l’ultra premiato e molto snob amore omosessuale tra colti radical-chic in Riviera Chiamami col tuo nome o il divisorio e splendidamente visionario remake degli anni di piombo di Suspiria?

        P.S. è delizioso il tuo excursus fideistico in chiave diacronica (perché etichettarlo come evolutivo comporterebbe una scelta di merito, da parte mia), che se non fosse per il riferimento ai dictat degli imperativi morali di tradizione ebraica (vecchia canaglia di Noè), a leggerlo in fretta sembrava il testo di una canzone di Franco Battiato… Sei davvero un agente del caos angelico, Jest!

        Ovviamente il riferimento a Noè mi spinge subito a chiederti se hai visto ed in caso il tuo parere sul film Noah, altra pellicola spaventosamente divisoria e che ha lasciato basiti anche gli estimatori duri e puri di Darren Aronofsky…

        La prossima volta ti chiederò dei film che trattano ebraismo contemporaneo, per lo più nordamericani, quasi tutti assolutori di ogni vizio del cosiddetto popolo eletto (mirabile la scena del Marchese del Grillo in cui il nobile papista ai rifiuta di pagare il mobiliere giudeo con le scuse più inverosimili, tra le quali spicca il diritto del Marchese di essere ancora un po’ incazzato per il fatto che la stirpe del mobiliere aveva fabbricato la croce sui cui era stato ucciso Gesù), ma anche divinamente autoironici.

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        1. A ritroso, come prima:
          non so quanto potrei esserti di sponda sui film che trattano di ebraismo contemporaneo, qualcosa ho visto ma son sempre quei 4-5, per di più datati.
          Tuttavia, ora la mia mente sottobanco comincerà a rifletterci, consapevole che i prof. ti interrogano sempre a tradimento 😉
          Così, del tutto su due piedi, mi viene in mente un titolo che non vedo da un pezzo: Zucker!, commedia agrodolce amabilmente autoironica. Chissà cosa penserei oggi. Ieri, qualsiasi cosa era (ancor più) condizionata dal mio pregiudizio positivo al riguardo.

          Noah: no, non ancora.
          Ma mi ripromisi di vederlo, presto o tardi, soprattutto per due motivi; ossia la figura trattata che mi ha sempre ispirato una certa pietà (figli ingrati, compito ingrato e sovradimensionato, alcolizzato in tempi in cui non esistevano né SERT né alternative chimiche non dannose a loro volta), e per il “castone”, comprendente una Emma Watson che mi farebbe piacere vedere capace in un ruolo non ricalcato su Hermione (persino in The Circle fa capolino…!).
          Ma il tempo scorre…

          … excursus: non sono certa d’aver capito cosa intendi tra diacronico / evolutivo, anzi, sono sicura di non averlo capito: ad ogni modo, mi hai fatto pensare, dopo aver pigiato Invio, che effettivamente il mio elenco ha seguito un percorso anche strettamente cronologico nonché – appunto – dotato di senso evolutivo, progressivo; nel quale una sequenza tutt’altro che casuale rappresenta una sorta di scala “di merito”, di sempre maggiore aderenza alla realtà spirituale oggettiva.
          (Taaac!).

          Infine: Suspiria mi manca, A bigger splash l’ho visto e abbastanza apprezzato ma non del tutto (troppo insinuante, implicito, cervellotico), ma naturalmente dato l’oggetto del post mi riferivo invece a Chiamami col tuo nome, che come minimo deve dimostrare d’essere eccezionale considerate le meraviglie che se ne dicono.

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        2. Essendo tu dotata di indubbie ed anche sorprendenti capacità intellettuali, intese nel più ampio significato datogli da Piaget quale abilità nell’analizzare le strutture, è evidente che se non hai capito le mie parole altro motivo non c’é se non quello che io mi sia espresso male e di questo ti chiedo scusa.

          Ciò che intendevo è che non volevo giudicare il tuo percorso, definendolo evolutivo verso il meglio, ma solo che si trattava di cambiamenti attraverso il tempo.

          Per il resto, aspetterò tue notizie sul film di Guadagnino, regista che non amo particolarmente ma che con Suspiria ha fatto un lavoro eccelso.

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        3. Avrai senz’altro mie notizie su Guadagnino.
          Per il resto, come hai letto, nessuna ragione di scusarti – anzi, non volendo e non sapendo i due nostri pensieri si sono ricomposti in uno. Di fatto, se tu non dai giudizi di merito, io invece ne do e corrispondono proprio al criterio da te evitato 🙂
          Dal mio punto di vista interno, certo.
          Gyte Nakht, meyn kleyner Freund.

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      1. Mi immagino la scena di te che prendi la parola,l alla riunione del giovedì sera dei “Postatori Anonimi”, organizzata come ogni settimana da Don Paolo, psicologo inviato dalla curia,la con la collaborazione di alcuni volontari che si occupano di portare caffèlatte caldo e ciambelle: «ciao, mi chiamo Celia e sono una postatrice recidiva… Sto cercando di smettere, ma trattenermi è per me un costo che non posso sempre permettermi…»

        Poi finisci e ti applaudono per aver condiviso, mentre Don Paolo ti sorride e ti fa anche un’occhiolino di complicità, perché ha sempre tifato per te, da quella sera in cui ti eri intrufolata per errore nella sala a fianco, affittata una volta al mese al “Gruppo di Liberazione dei Babbi Natale Appesi fuori delle finestre” e malgrado fossi alla riunione sbagliata, avevi parlato così bene che ti avevano applaudito anche lì (non so come, ma le tue parole erano state interpretate come una metafora dello stato di umiliazione dell’icona di Santa Claus).

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        1. Rispondo a parte a questo delizioso quadretto 😉
          Non posso che sognare, ad occhi aperti, di ricalcare le orme di Dfw con le sue sedute collettive nel romanzo che ormai mi ha consacrato nel mio alias, del quale nuovamente ti ringrazio e ti do credito, alle quali si partecipa alla Ennet House.
          Ma anche di imitare l’exploit di sincerità, seppure mascherata (che non è un controsenso) di Dexter quando finalmente parla di sé ad un intero gruppo di persone riuscendo onesto e d’impatto come altri mai.

          Ciò che tuttavia don Paolo non ha compreso è che il GdLBNA non è alternativo al GPA, ma ne è una costola naturale: dove, oh dove, troveremo altro spazio per scrivere i nostri infiniti giochi di parole esaurita tutta la carta del mondo (e tutto lo spazio d’archiviazione digitale, che è tanta roba), se non sui muri delle case?
          Non solo i Babbi Natale piatti e tristi, ma anche i balconi stessi saranno vietati per consentirci di divagare meglio.

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  9. Un film strepitoso che casualmente ho rivisto la scorsa settimana, poiché non ricordavo il finale (la prima volta lo vidi appena uscì). Incredibile, la riflessione dovuta, che non c’entra un cazzo e che magari non ti interesserà, è perché il cervello cancella random, determinate emozioni?

    Dirò una banalità, ma l’amore è unico, in tutte le sue forme. Non ammetto distinzioni.

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    1. Non so. Non so nemmeno se accada, come dici, “random”, perché dopotutto potremmo ipotizzare fior di spiegazioni: cosa è più facile che la mente rimuova se non le emozioni negative, o comunque troppo intense?
      E al di là dello sfondo sentimentale, tutti abbamo fatto l’esperienza della perdita – peggio, della perdita di qualcosa che poteva essere e che non abbiamo permesso, quale che sia il motivo.

      Sull’amore unico: a prescindere, per un attimo, da ciò che possiamo pensare dell’omosessualità, direi che lo penso anch’io.
      Per me l’amore è “unico”, nel senso che le pur giuste distinzioni (amore romantico, amicale, familiare) ne dicono qualcosa a livello superficiale – che non significa irrilevante, solo, meno profondo -, mentre a livello essenziale rimandano ad un nucleo comune ed appunto unico.
      Non so se sia corretto collocarle su un continuum, come se si passasse dall’una all’altra intensificando non la “quantità” di amore ma piuttosto la sua “concentrazione”, la singolarità della dedizione.
      Di certo, però, già anni fa (circa una decina, nel 2008) teorizzavo l’indistinguibilità, a livello essenziale, tra amore di coppia e amicizia. Chiamavo “famiglia” (definizione che poi ho rinnegato, molto tempo dopo, non nel concetto ma rispetto alle specifiche persone) una coppia di ragazzi cui ero molto legata e con cui ho condiviso momenti importanti – anche se non abbiamo mai avuto un effettivo legame a tre. Per alcuni aspetti l’abbiamo avvicinato, ma niente di più. (E comunque, se tutti i rapporti sono complessi da raccontare, figurati se mi cimento con questo!).

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      1. Ho cercato di darmi più volte spiegazioni. Ma alcuni file della memoria, anche importanti, secondo me vengono cancellati random, senza motivo. Ci sarà sicuramente un piccolo omino bastardo, tipo me, che schiaccerà dei pulsanti a cazzo nel cervello! 🤣
        Oppure devo rassegnarmi all’alzheimer! 😞

        Non faccio distinzioni di amore. Non ne ho mai fatte. Ognuno è libero di amare chi cazzo vuole. Vidi un programma, non ricordo il nome, dove uno era fidanzato con la sua auto e ci faceva regolarmente sesso! 🤦🏻‍♂️😂
        Adesso però parliamo della tua relazione a tre! Interessante! 🤔
        Ogni tanto sogno 3 donne nel mio letto…🤣

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        1. Eh, sì. Non ho presente il programma, ma ho ben presente l’epidemia di trovate: sposarsi col cane, sposare se stessi (il top dell’avvitamento nichilista)… il punto è che la libertà di amare chi si “vuole” (e di andarci a letto, naturalmente, e di fare coppia fissa, di esserlo pubblicamente) non può corrispondere all’annullamento delle differenze. Delle distinzioni. All’equiparazione totale, e non “solo” sotto il profilo della dignità (sacrosanta) ma anche dei diritti (che invece non possono essere uguali per tutti…!) tra famiglia naturale e non.
          Certo, per chi considera “famiglia naturale” una parolaccia da questa presunta uguaglianza non deriva alcun danno, anzi. Ma il privato non è quasi mai soltanto privato, ha valenza e impatto pubblici, sociali.

          La mia relazione a tre (che tale non era) è acqua passata, e andata molto, molto lontano.
          E’ comunque un’opzione che potrei contemplare nuovamente.
          Ma, essendo io per la monogamia, dovrebbe come minimo fondarsi sull’impegno a durare in eterno, essere considerata da tutti i suoi componenti sacra ed irrescindibile.
          Ti interessa ancora? 😉

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        2. Le differenze sono solo nella testa delle persone. Non vivo di categorie. Differenze. Giudizi. Classi sociali. Ho superato i retaggi sociali da moltissimo tempo. Sai dove noto le differenze? Le mie uniche eccezioni? Nell’ignoranza e nelle ingiustizie. Ma magari sbaglio io. Forse per questo non mi integro in questo mondo di merda. 😊

          Scherzo quando chiedo della tua NON relazione a tre. È solo per scambiare due chiacchiere con te. Poiché ne ho sempre piacere. Vorrei fare un discorso sulla monogamia, ma a quest’ora ho fame e tra un po’ se magnaaaaa! 😂

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        3. Ahah, azz, è vero che sei uomo del Sud… non fosse che mi sono alzata alle 10.30, per me ormai sarebbe tarderrimo per pranzare! 🤔 A mezzogiorno e tre quarti avrei già sparecchiato 😉 Invece sto finendo or ora una lasagna vegetariana della Conad (Dio li benedica: non lesinano sul ripieno, besciamella compresa).
          Allora buon appetito!… ti rispondo tra un pochetto 😀

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        4. Scusa se rispondo adesso, ma sto lavorando come un cane! Anche se non so perché si dica così. I cani non lavorano! 🤔

          La lasagna vegetariana! Ci sarà un girone dell’infermo anche per te! Nonna si starà rivoltando nella tomba! 🤣

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        5. Vediamo.
          Le differenze esistono, sono dati reali – alcuni modificabili come la classe sociale, altri immutabili, come il sesso. Non paragonerei un retaggio sociale ad un dato biologico, posto comunque che entrambi, insieme a cento possibili caratteristiche delle persone, non devono essere motivo di esclusione, emarginazione, violenza, ecc.
          Lo stesso per il “giudizio”: il giudizio è il pilastro della realtà. Senza giudicare non si può vivere. Senza fare distinzioni, senza individuare, dare un nome ed una descrizione chiara alle cose non si vive, si finge soltanto. Altro discorso, ma va specificato – soprattutto in tempi come questi, nei quali dire pane al pane è già visto come un’aggressione – è etichettare / incasellare rigidamente persone e situazioni, inquadrarle a forza in uno schema.
          Ma non è lo schema, non è l’uso di categorie a costituire un problema. Schemi e categorie sono necessari, e sacrosanti. Si confonde uso ed abuso. Anche questa è un’ingiustizia. Un tradire la realtà proprio mentre si annuncia di volerla difendere.
          Senza prima giudicare non posso cogliere la verità di nulla, e di nessuno. Ma di nuovo si tratta di “leggere” la sostanza delle cose, che non significa condannarla, ferirla, attaccarla o violarla.
          Riconoscere che un bambino grasso E’ grasso non è bullismo.
          Dirgli che lo è, può già diventarlo, è rischioso, ma dipende da diversi fattori. Ancora, di per sé, non è affatto bullismo.
          Isolarlo, deriderlo o picchiarlo per questo motivo invece lo è.
          Ma la differenza, la categoria, la specificità (che oggi si brandisce a mo’ di bandiera ma al tempo stesso si nega), la vedi? Sta già lì, all’inizio di tutto, a prescindere da come noi la approcciamo.

          Per cinque anni circa ho avuto un rapporto piuttosto esclusivo con due ragazzi che facevano coppia (uno gay ed uno etero, per il quale la relazione rappresentava la classica eccezione alla regola).
          Non ero legata sentimentalmente a nessuno dei due, ero più un “satellite”, ma abbiamo condiviso parecchie ore nel quotidiano (spesso mi fermavo anche a dormire da loro) e gli spazi di casa. Momenti intimi, pensieri intimi.
          La configurazione dell’unica volta in cui abbiamo dormito tutti e tre assieme spiega ogni cosa: io e A. (l’etero) ai lati, con P. al centro come trait d’union.
          Poi le strade si sono divise ecc. ecc. ecc.

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        6. Su questo posso rispondere a rate? Sono stanco e voglio entrare in doccia! Possiamo parlare lì! Ricordo che tante disquisizioni con una mia amica erano fatte con me sotto la doccia e lei al cesso che faceva pipì! 🤣

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        7. Eccerto, il luogo per eccellenza di tutte le cogitazioni! 😉
          Allora vai, prendo un rotolo di carta igienica e ti raggiungo.
          Ma poi spicciati che per giovedì ho un altro post a tema in canna! 😋
          (Scherzo, ovviamente: rateizza e prenditela comoda quanto ti pare) 🙂
          Allora adesso s… cesso, e poi a letto, che so’ cotta 😴😴

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        8. Il tuo discorso sulle differenze è sacrosanto. Le riconosciamo. Le vediamo. È indubbio. Ma per me finisce lì. Non mi faccio condizionare. Quando parlo di retaggio, parlo anche di come il mondo in cui siamo cresciuti, influenzi la nostra opinione. Non avresti la stessa visione che hai adesso, se fossi cresciuta in India. O in Madagascar. Non saresti convinta della monogamia. Non faresti caso al colore della pelle. Il retaggio culturale, la tradizione. Esistono. E ce li portiamo dentro, anche quando li disconosciamo.
          Ora non mi ricordo più di cosa stiamo parlando, (è Alzheimer, però tu mi vorrai lo stesso bene).
          Buondì ho finito la doccia. Possiamo uscire dal bagno? 😜

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        9. Relativismo culturale, da manuale di antropologia: l’unico ammissibile.
          Che poi tocca pure difendere e distinguere dal relativismo etico, ma mo’ non impapocchiamoci di nuovo con i massimi sistemi 😀 (in parte il tuo è Alzheimer, in parte sono io che tendo a fare sempre due passi in avanti di troppo).
          Tutte queste distinzioni, discussioni, fondamenta poste sotto le affermazioni in apparenza più semplici per me sono imprescindibili, ineliminabili.
          Ma, to stay easy, “non farsi condizionare” è un imperativo che condivido. Più di quanto può sembrare alle volte.

          Io veramente ti sto aspettando in salotto.
          Ci mettevi tanto, e allora ho piazzato un babycall accanto al box doccia per continuare a parlare mentre mettevo su il thé 😉

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      1. Benvenuti quelli che si amano, sì: che è più di essere reciprocamente attratti, e molto “meno” che essere predestinati: di amare si sceglie, e tocca sceglierlo di nuovo ogni giorno.

        Lieta che la pref. ti abbia rallegrata 😁
        Non volevo infatti riuscire troppo seriosa, ma è davvero un rischio dopotutto: la polvere da sparo scoppia quando si toccano politica o religione, e tutto questo va a sfiorare – a volte, ci entra di testa – in entrambe…
        … nel frattempo, comunque, cioè nelle ultime 36 ore, di lettori ne ho fatti fuori ben due: se ne saranno andati causa post, o per tutt’altre ragioni? (Del resto giusto ieri ho levato io stessa un paio di iscrizioni dal Reader, quelle con pubblicazioni meno frequenti / promettenti).
        Al contempo, altri due si sono iscritti via mail.

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  10. Non l’ho visto, ma per me i cow Boys erano come John Wayne, o al massimo come Clint Eastwood, gli altri avevano la pelle rossa. Sarà l’età, ma vedere degli uomini (ma anche delle donne, anche se un po’ meno) che si baciano mi imbarazza. Veramente però adesso che ci penso mi imbarazzano tutte le effusioni in pubblico, anche miste.

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    1. Io aspettava a vuarco te, fruocietto.
      Kuando tu pischello io già allenava a sparare a boccini di vecchietti russkij, da.
      (John Wayne buono solo per cibo da pigmei. Clint, forse, piacere a James?)

      Il mio west-man tipico? Lee van Cliff, naturalmente.
      Ma con tutta la mia adorazione, nove volte su dieci io sto dalla parte dei pellerossa.

      Sarà l’età? Non so, solo tu puoi stabilirlo.
      Per parte mia disprezzo l’età presa ad indicatore di tendenze, preferenze, e soprattutto compatibilità relazionali. Ma questo è un altro discorso, forse.
      Posso immaginare l’imbarazzo, anche se ha alla base motivi tra i più diversi e per di più non mi appartiene – quanto alle donne, al di là della morbosità che spesso ahinoi affligge il tuo sesso dinanzi all’idea di disporre, visivamente, di due donne anziché una (come se il loro non essere minimamente interessate all’osservatore nulla contasse); forse gioca (ulteriore) il fatto che per natura ci si aspetta nella femmina più tenerezza a 360°, e si percepisce il suo bacio, a chiunque sia destinato, più affettuoso che predatorio?
      E’ solo un’idea.
      Per altro, questa idea di femminilità e persino di natura c’è chi me la contesterebbe.

      Per ora buonanotte, domani scatta il weekend dunque mi permetto di piazzarmi a letto ma a leggere almeno un’altra oretta, poi pastiglia sonni-fera e risveglio a mezzogiorno. Ciauz! 😉

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      1. Nella mia speciale classifica dei film assolutamente da vedere ci sono Piccolo grande uomo e Corvo Rosso non avrai il mio scalpo. Il mondo e Hollywood stavano cambiando: gli indiani non erano più i selvaggi da civilizzare, ma gli indigeni che combattevano per difendere la loro terra, la loro vita, la loro cultura… destinati a perdere, consci anche di esserlo in qualche caso. Fu una scoperta dura… Sulle effusioni (almeno da parte mia) nessuna morbosità: l’età in questo caso conta, e l’educazione che ci veniva data (almeno a quasi tutti quelli che conoscevo da bambino) è che gli uomini non indulgono in smancerie ( a mio padre ricordo di aver dato il primo bacio sulla guancia il giorno che sono partito militare…), i sentimenti “esibiti” erano territorio delle donne; e per strada non ci si baciava, o non in modo da essere visti, semplicemente perché non stava bene. E questo riguardo gli eterosessuali, figurarsi gli omosessuali… Buon risveglio! (a scanso di equivoci, per me quello che fanno due o più adulti consenzienti nel loro letto è affare loro, contenti loro contenti tutti. Ma abituarmi a baci in pubblico, non ci riuscirò mai).

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        1. Potrei citare Un uomo chiamato cavallo, molto amato da mio padre che me l’ha fatto conoscere.
          Di tutt’altro stampo, L’ultimo dei mohicani, del quale avevo letto il libro alle elementari (rieccola l’età: quando ci andavo io si chiamavano così, ora invece primarie), trovandolo bellissimo. James Fenimore Cooper.
          E ovviamente, Il buono il brutto e il cattivo.
          Mi fermo, ma potremmo andare avanti per ore, e questo nonostante la mia scarsa cultura western…! 😉
          (Ma prima devi dirmi cos’ha risposto James ad Olena: che ne pensa di Clint?).

          Certo, citavo la morbosità (spesso confessata in tutta ingenuità) per associazione mentale nonché dovere di cronaca. Poi, magari, è qualcosa di effimero e più esibito per machismo che sentito davvero, ma questo dovrebbero dirlo i maschi: non saprei che pensarne 🤷‍♀️
          Effusioni: tipico di un’epoca, come racconti, comprensibile; tuttavia un peccato – penso soprattutto ai rapporti familiari, o anche amicali ma in pubblico, molto più formali di quanto il sentimento avrebbe suggerito.
          Mentre nei riguardi della vita di coppia poco posso discutere, in quanto per una volta figlia del mio tempo a tutto tondo: a patto di non darsi a numeri da circo – ma anche qui: che fatica stabilire una soglia comune e condivisa tra ciò che è eccesso e ciò che non lo è! -, sparerei per aria un “liberi tutti”.
          Ovviamente anche per le coppie omosessuali, alle quali negherei senz’altro il matrimonio (figuriamoci le adozioni) ma che in grande franchezza vorrei vedere più libere ed “espressive” di sé. Non in giornate di Gay Pride, che non sopporto e che del resto significa vincere facile. No, nel quotidiano, nelle cose elementari come appunto un bacio scambiato al volo (ma sulla bocca) mentre ci si saluta per prendere due treni diversi. E’ una cosa che mi fa impazzire, questa.

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        2. Prima di tutto devo dirti che quando vengo sul tuo WP le risposte vengono tutte incolonnate e diventano lunghissime… sarà un problema del mio telefonino? O qualche impostazione della tua pagina? Tu come le vedi?
          Un uomo chiamato cavallo lo apprezzo (anche questo uno di quei film che ha ribaltato l’ottica sul west…) l’ultimo dei mohicani preferisco anch’io il libro.
          È ovvio che se chiedi a dieci ragazzi se piacerebbe andare a letto contemporaneamente con quattro ragazze magari di colore diverso che lo sollazzano come un maraja risponderanno no solo perché sono bugiardi: ma tanto nella vita reale non gli capiterà mai se non pagando fior di quattrini e forse anche pagando è difficile… con l’immaginazione si possono fare tante di quelle cose. Sulle effusioni c’è anche, credo, una differenza tra ragazzi e ragazze: il bacio di saluto tra ragazzi usa un po’ meno, mi pare. A volte poi ci sono effusioni così false che sarebbe meglio astenersi… gli altri argomenti sono delicati, devo pensarci un po’… il mondo cammina così velocemente che faccio fatica a stargli dietro. Prendi la premier della Finlandia: è figlia di due madri, e non mi pare sia venuta su male… fino a poco tempo fa facevo fatica a concepire matrimonio e figurarsi adozione, adesso il matrimonio mi pare gia acquisito (anche se non ancora del tutto, legalmente), al resto può darsi si arriverà.. (poi diciamocelo: non è che ci siano tutti ‘sti bambini da adottare in Italia…)

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        3. Uhm: sui bambini da adottare non saprei proprio che dire. E’ una materia che non conosco per nulla, in termini di cifre – so che, salvo aberrazioni come Bibbiano, la trafila è lunga e penosa, spesso tale da far desistere coppie ben motivate e degne.
          Non conosco la premier finlandese, ma pur nell’ipotesi che come tu scrivi sia “venuta su bene” (ma come lo si giudica di un’estranea?), e che lo siano diversi altri “figli” (si fa per dire) di coppie omosessuali, resta il fatto che da ogni premessa discende una logica conseguenza. E da una mancanza, un’altra mancanza: l’assenza di un genitore, del rappresentante caso per caso di uno dei due sessi – che sia il proprio o l’opposto – è una carenza grave, che si pretende indifferente ma non lo è.
          E questo per darti un’idea di come la vedo.
          Penso anch’io che il matrimonio omosessuale (lo chiamo così, pur trovando scorretta la terminologia) arriverà a spuntarla anche da noi, presto o tardi, con annessi e connessi. Il bene trionfa sempre, direbbe qualcuno. Io dico che ciò che prevale in una società non è perciostesso il meglio che essa può esprimere. Così come la possibilità legale, o tecnica, di attuare qualcosa non è minimamente una garanzia della validità ed opportunità di quel qualcosa.

          WordPress:
          credo si tratti di una combinazione di entrambi… da un lato la colonna dei commenti si stringe con la nidificazione, ossia con il livello di risposta (l’ho impostato a tre, di più diventa un casino).
          Dall’altro sicuramente lo schermo del cellulare riduce lo spazio disponibile, ma è pur vero che molto dipende dal sito stesso: se ha dedicato attenzione alla leggibilità da mobile dovrebbe adattare le proporzioni in automatico – e credo lo faccia, perché nelle anteprime propone varie opzioni.
          Proverò a chiedere info anche ad altri lettori (per es. sul furbofono della mia Lucia lo si legge regolare). Purtroppo non posso verificare direttamente perché non ho internet sul cellulare, non ne voglio sapere, dunque…

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  11. Non ricordo se ho visto il film, mi pare di sì, ma avevo già letto il racconto di Anne Proulx: raramente una passione è stata raccontata con altrettanta forza e verità. Sembrava di sentire quelle sensazioni sulla pelle. Riconosco il merito anche al traduttore (di cui non ricordo il nome, ho letto il racconto in italiano). Detto questo, ho amici e amiche omosessuali che sono esattamente come me, che sono etero, e per i quali mi auguro una vita serena e piena di come lo auguro a qualunque persona a cui voglio bene. Sono genitori perfetti, se vogliono figli, e sono felice di vivere in una città che tra le prime ha aperto alle unioni civili

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    1. La traduttrice dovrebbe essere Mariapaola Dettore.
      Ora ho già due pareri a favore del libro, perciò una chance gliela darò (quando, chissà).

      Alle unioni civili sono favorevole (al matrimonio / riconoscimento dei matrimoni all’estero e all’adozione no, ma è un discorso che va già oltre).
      Anche se non dovrebbe essere così, mi rendo ben conto che qualsiasi parola in merito è fraintendibile – ed ecco perché quella premessa che in prima battuta può apparire esagerata.
      Mi colpisce infatti (anche se non mi stupisce) quell’espressione: esattamente come me. Diamine. Vorrei anche vedere.
      Purtroppo c’è chi ancora sente l’omosessuale come diverso, ma non in senso distintivo, denotativo (cioè rilevando un dato di fatto), ma in senso dispregiativo. Come si parlasse di sub-umani… e quello che personalmente mi fa incazzare della presunta omofobia sventolata ai quattro venti – fra le altre cose – è che colpisce nel mucchio a casaccio, nascondendo e coprendo le situazioni più gravi, o anche “solo” più serie, che meriterebbero davvero d’esser contrastate.
      Invece, non solo in politica, siamo ormai abituati a far coincidere le critiche alle azioni e alle scelte con un attacco alla dignità delle persone, imbestialendoci e livellando tutto, considerando qualsiasi cosa offesa mortale.
      Tralasciando il blog, sul quale ho tirato fuori l’argomento perché mi andava e basta; mi chiedo sempre come diavolo fare ad avere un confronto onesto e sereno, in questo clima barbaro aggressivo incattivito e tanto più superficiale quante più parole vomita in giro.

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      1. C’è latente un razzismo che serpeggia alla base di una parte della popolazione evidentemente molto ignorante (perchè ignora), quindi superstiziosa e paurosa. A seconda di come si “nutre” questa popolazione, nutrimento offerto per trovare consenso e soggiogare ulteriormente, ecco che il razzismo, l’omofobia e altri sentimenti simili si sentono autorizzati a venire a galla. Quindi assistiamo a violenze, aggressioni, o anche semplice bullismo verso persone che sono, appunto, solo persone. Come me, come chiunque. E come me come chiunque devono sposarsi, avere figli se li desiderano ecc

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        1. Non so.
          La politica, sì… ma credo non sia il fattore di maggior peso.
          Tutt’altro.
          I maneggi politici possono evocare il male che c’è nell’uomo, non costruirlo.
          L’odio è roba nostra, che ci nasce nel cuore prima e altrove.
          Ignoranza e paura esistono, ma ormai credo siano ragioni meno rilevanti e troppo specifiche per dire una parola vera su ciò che, più spesso, è mosso da cattiveria.
          Anche perché l’ignoranza come spiegazione di ciò che troviamo ingiusto fa capo ad una visione ottimistica e progressista del mondo, che presume l’uomo in grado di capire cos’è bene (un bene predeterminato dalla società: nella nostra oggi, la libertà di essere e fare qualunque cosa si voglia se solo riteniamo che ci sia dovuta per essere felici…). Presume che l’uomo – a patto di essere adeguatamente educato e indirizzato secondo i dettami del caso, in altri termini: indottrinato – capisca da sé, accetti e aderisca a quel bene per forza, perché una persona che non ignora più la “corretta visione del mondo” non può fare altrimenti.
          Perciò, alla fine – a seconda della passione che muove l’osservatore – non si può che stare dalla parte dell’integrazione degli immigrati; della libertà di cambiare sesso, bloccando la crescita se minorenni, sulla mera base del desiderio; dell’antifascismo e così via. Se simili cose non piacciono, non si stanno semplicemente esprimendo idee differenti / opposte, ma si è per definizione, di default e “in contumacia” ignoranti.

          Poi, ecco, ribadisco che il sentimento, il pensiero per me sono sempre leciti. Anche i peggiori. E fino a prova contraria lo sono per la nostra Costituzione, che si tratti di razzismo, fascismo o avversione all’omosessualità tout-court. E ringrazio sia così, sinché dura.
          Mai confondere l’azione contro una persona (anche la diffamazione o l’insulto, certo, purché siano tali e concretamente indirizzati) con l’odio verso ciò che quella persona incarna o rappresenta. Sentimenti e pensieri personali possono essere deprecabili, rifiutati e non condivisi, però non condannabili per legge come alcuni vorrebbero – vedi, appunto, le pressioni per una legge sull’omofobia che andrebbe a colpire non solo le reali vessazioni ma anche la libertà di pensiero e parola.
          Così come del resto si insiste nell’equiparare all’apologia di fascismo cose che di per sé non lo sono affatto, dal saluto romano a concetti come “prima gli italiani”.

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    1. Mi fa piacere sentirlo: perché ho già pronti i prossimi due post 😁
      Sempre film – ma arriveranno anche i libri, promesso. Ho per le mani dei saggi che mi interessano da un pezzo, ma poi mi sposterò sui romanzi.
      Mi raccomando la fornitura di fazzolettini per quando vedrai questo…!

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