Sèmper mei.

Meglio un pessimo cristiano
di un ottimo anticlericale.

51 pensieri riguardo “Sèmper mei.

    1. Dal punto di vista di un cristiano sembrerebbe un’affermazione ovvia: meglio uno simile a me, anche se mediocre, di uno che è il mio opposto e per di più “gioca bene la sua parte”.
      In realtà però penso alle persone in quanto tali. Non ho ancora incontrato qualcuno che, pur detestando la Chiesa / la religione / le religioni in genere esponesse le sue posizioni senza diventare come minimo aggressivo.
      E anche la persona più valida sotto altri aspetti, quando entra in argomento perde qualsiasi barlume di intelligenza e correttezza possa aver avuto.
      Dunque anche una bravissima persona, se anticlericale, finisce per sputtanare tutto il buono che ha da offrire.
      Meglio senza. Meglio un cristiano da 4 soldi, ma almeno non ideologizzato.

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  1. Secondo me si può essere cristiani e anticlericali, intesa come avversione a certi atteggiamenti di certi preti in diversi campi, che poco hanno a che fare col messaggio evangelico. Altra cosa è l’ateismo, io ne ho conosciuti di quelli che considerano le religioni superstizioni e i fedeli degli allocchi ed altri che rispettavano le credenze altrui pur non condividendole. Del resto di parecchi cristiani ho così poca stima che gli preferirei chiunque…

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    1. Sì. Inteso in questo senso sì – me lo diceva per altro poco fa al tel. magisamica, che sotto questo profilo si sente anche un po’ anticlericale, pur essendo pienamente cattolico.
      Contro il clericalismo nella Chiesa, ossia contro atteggiamenti rigoristici meramente formali, per esempio. (Ma poi casomai lui lo spiegherà meglio).
      Ho preferito non parlare di ateismo, perché anche se spesso le due cose coincidono, questo atteggiamento distruttivo e intollerante in un ateo fortunatamente può mancare. Non ho difficoltà a recuperarne alla memoria più d’uno.
      Spero quindi che, a fronte della giusta distinzione che fai, fosse chiaro nella mia brevissima frase a quale genere di anticlericale, nella sua accezione più scontata, mi riferissi.

      Chissà poi, dei cristiani di cui non hai la minima stima, cosa penserei.
      Che lo sono nominalmente e nulla più?
      O peggio che lo sono davvero, ma rendono un cattivo servizio a se stessi come alla fede?
      Per fortuna lì il discorso pare essere un po’ più articolato!
      Almeno ci teniamo vivi e vivaci 😉

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        1. Capisco, oh mio telepate 😁
          Non sulla base di questo post, spero: nell’arco di un’ora ho scagliato un paio di fulmini, bruciacchiato un anticler e ramazzato via le ceneri. Poi son tornata a bere il mio thé serenissima, come Venezia ai tempi che furono 😉
          Baci elettrici, baby 😘 🤭
          Ora però devo andare, c’è il Re dell’Inferno che mi aspetta… su Rai4.

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  2. Meglio un buon cristiano, mi verrebbe da dire. Gli anticlericali se la prendono con la gerarchia dell’ordine sacerdotale e mi sembra che di solito non abbiano avuto una buona esperienza con esso. Li capisco anche, perché, avendone conosciuti molti di sacerdoti (preti, vescovi e cardinali) non ne salverei in gran numero. Io penso che se Gesù avesse tenuto a loro avrebbe fatto il sacerdote nel tempio, visto che era di suo Padre, ma il suo obiettivo era un culto in spirito e verità, come disse alla Samaritana al pozzo. Ma sembra che non sia ancora giunto il momento. Gli apostoli, cioè i mandati, avevano il compito di evangelizzare e di battezzare, le gerarchie sono venute dopo.

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    1. Se fosse “solo” questione di gerarchie, e di brutte esperienze, sarebbe tutt’altra faccenda. Penosa, ma più gestibile oltre che più o meno comprensibile.
      Ma non è questo che fa un anticlericale… “da combattimento”.
      Un anticlericale molto raramente ha una motivazione per esserlo, se non l’ideologia.

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        1. Per esempio, sì. E’ chiaramente di questo tipo di anticlericalismo che parlo. Del resto un aforisma (o comunque una forma espressiva brevissima) non può pretendere di descrivere ogni casistica 😉
          (Per cui è ovvio: meglio ancora è avere a che fare con un cristiano decente, ma la realtà, poi, ti mette davanti anche ben altro).

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        2. Oh, Cielo: nel senso che ti ha tagliato più del giusto, o nel senso che volevi rasarti ma lei si rifiuta perché ha paura che poi tu cambi idea?
          (Te lo chiedo perché a me è capitato!).

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        3. Aaarrr O_o
          Io da quest’anno vado a fare quello che mi serve (taglio, piega, colore ecc.) al Cfp, il Centro Formazione Professionale: di solito con gli alunni delle quarte, all’ultimo anno, quando hanno laboratorio.
          Mi prendo una mattinata e mi faccio acconciare con comodo… e gratis 🙂
          Devo dire che sono bravi.

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        4. Eh. Una volta sul posto di lavoro non tutti ci sanno fare davvero. Invece in laboratorio, a patto di non essere l’outsider negato, le cose sembrano più facili: un po’ perché si hanno diverse ore di tempo di default, un po’ perché bene o male si è seguiti dall’insegnante…
          … inutile dire che raramente (forse una volta sola) ho trovato un salone che mi accontentasse (e non che abbia mai fatto richieste pazzesche), e senza trasalire. Ogni volta a farsi capire è un teatro. Invece da rasata, che bello, entravo da Jean Louis David senza appuntamento e zac!: 0,9 mm. Impossibile sbagliare. Ed essendo un taglio da uomo pagavo pure meno 😉

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        1. Mi sa che la cosa era meno chiara di quanto sembrava a me! Ma tanto era solo un pensiero incazzoso estemporaneo 🤣
          Nel frattempo siamo finite a parlare di parrucchieri, che è un argomento talvolta irritante ma sempre più carino 😉

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  3. Io mi riconosco in entrambe le categorie, perché come cristiano sono certamente pessimo e confido solo nella bontà di Dio, che cerco di riconoscere e di accogliere nelle cose della vita. Quanto all’essere anticlericale, sì, non so per la verità se posso qualificarmi come ottimo, ma diciamo che sento di esserlo in modo piuttosto convinto.
    La contraddizione è apparente, perché per anticlericalismo io intendo qualcosa di “interno”, e cioè la perniciosa tendenza a considerare la vita nella fede cristiana come una prerogativa dei preti, e la Chiesa una cosa dei preti, del clero. In questo senso, pur con la massima stima per il clero, io ritengo e sostengo che la forza d’impatto e d’incontro col mondo, nella Chiesa, siano i laici, e che tutto il clero, dal papa in giù, sia costituito da “ministri”, nel giusto senso di “servitori” del battesimo comune. Sono cose che si sono sentite dire tante volte, ma nella cultura diffusa fanno ancora molta fatica a radicarsi. In questo senso sta dicendo cose molto forti e chiare Papa Francesco, aprendo, con ciò, per esempio, larghi spazi di azione e di presenza alle donne. Perché nella Chiesa l’idea che le donne diventino importanti se si fanno preti è un’idea clericale, un’idea vecchia, legata all’idea che il clero detenga il potere (non che non sia più così, ma ci diamo da fare per voltare pagina, se Dio vorrà).
    Il post si presenta con la tipica lapidarietà del’aforisma, e quindi non è possibile recuperarvi l’accezione che viene attribuita alle due figure (“pessimo cristiano” e “ottimo anticlericale”), ma qualche chiarimento è venuto in un commento.
    Conserva comunque la sua ambiguità la qualifica di “anticlericale”. In materia di fede, il linguaggio corrente, in materia religiosa, mostra seri problemi: basti pensare alla sorte di una parola come “laico” (io sono laico “e” cattolico). E la parola “clericale” può essere similmente equivoca.
    Un caro saluto a tutti gli stimati lettori, e Buon Natale.

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    1. Sicuramente il linguaggio che usiamo merita più accortezza, e una buona dose di tenerezza, dacché ogni giorno viene allegramente stuprato.
      Proporrei per distinguere le due accezioni “anticlericale” nel suo uso corrente ed “anticlericalista” per ciò che delinei tu – che non suonerà benissimo, magari anche solo perché non usato e non vi siamo abituati, ma a ben vedere è più corretto.
      Se tu fossi anticlericale saresti contro la Chiesa tout-court, in quanto tale.
      La malattia della Chiesa è il clericalismo, comunque lo si descriva, dunque sei piuttosto un anticlericalista.
      (Non credevo onestamente che un termine tanto diffuso creasse difficoltà).
      Vado a pranzare… grazie per l’intervento. Evviva i laici 🙂

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    2. Postilla:
      A proposito dell’anticlericalismo interno alla Chiesa, dei “cristiani anticlericali” (termine che come detto ritengo inopportuno): se essere anticlericali significa rifiutare e togliere sostegno, pubblico ed economico:
      ai vescovi che insabbiano gli abusi sessuali e gli scandali connessi,
      al “vescovo di Roma” che copre e reintegra un grave colpevole degli stessi,
      agli ecclesiastici che si inchinano alla Pachamama in nome di uno pseudo-ecumenismo da bettola ed
      a quelli che promuovono lo sdoganamento dell’omosessualità (addirittura facendo coming-out dichiarandosene orgogliosi e soddisfatti), l’abolizione del celibato ed il sacerdozio feminile;
      allora un cristiano (e non solo un cattolico) può e anzi deve essere anticlericale.
      As Shane says: http://completechristianity.blog/2019/12/29/lets-talk-about-money/

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      1. Sono del tutto concorde su quanto è scritto nel post che mi segnali (in cui peraltro si pone un giusto distinguo sul tema del celibato dei preti).
        Il mio vantato anticlericalismo vuole essere però più radicale, e rivolto non solo ai chierici corrotti, ma al fenomeno, ancora presente, di un potere eccessivo del clero, all’interno della chiesa. In questo senso vorrei precisare che il mio anti-clericalismo non è una posizione “contro il clero”, che stimo e anzi sto riscoprendo in alcuni delle sue mirabili prerogative, ma contro, come ho appena detto, le aberrazioni di un suo sproporzionato potere intra-ecclesiale. Il lessico non mi aiuta, ma, come è per l’ambito laicale, occorrerebbe un migliore utilizzo della terminologia. Basti pensare alla coppia “laicale” e “clericale”. Si vede come l’aggettivo “clericale”, nell’uso, si sia ormai sbilanciato su un’accezione negativa.

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        1. Sì. Condivido la tua preoccupazione, anche se in modo smorzato non essendo mai stata particolarmente attiva in parrocchia, e naturalmente non parlo solo di più o meno sensate ed utili iniziative pastorali ma della vita liturgica in generale.
          Personalmente, detesto che “laico” ormai – extra ecclesiam, certo – venga considerato un sostantivo patrimonio legittimo dei soli non credenti, unici abilitati (secondo loro stessi) ad una visione laica della società, quando invece fu proprio il cristianesimo ad introdurla nella realtà giudaica.
          Vado a pappare. A più tardi, mon cher.

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  4. Sono un po’ perplesso… Anche perché “pessimo cristiano” che voddì? E “Ottimo anticlericale”? Perché si può essere cristiani E anticlericali, a seconda del peso che vogliamo dare ai due termini, almeno nel mio universo; si, ne conosco pure di credenti sinceri e pure studiosi e informati che ce l’hanno con le gerarchie… E non è detto che ogni anticlericale sia per forza uno con la bava alla bocca, così come un “pessimo cristiano” non sia mai ideologizzato. Poi non amo classificare le persone, alla fine è tutta lì: d’altronde penso che perfino la parola “io” debba avere tutto ‘sto peso, visto la mutevolezza costante del nostro palpitare interiore, figurati il resto! 🙂
    Va beh, mentre scorre in tv “Regalo di Natale” di Pupi Avati, che vedo sempre con piacere!

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    1. Hai ragione, su espressioni così è facile che venga in mente tutto ed il contrario di tutto, a seconda del background e delle abitudini culturali personali.
      Però, come spiegavo nei commenti precedenti, non mi sono preoccupata di articolare di più un pensiero che voleva proprio essere rapido e incisivo, e che ritenevo dovesse veicolare due immagini, due idee per me ovvie, comuni.
      Mettiamola allora così: a una persona brillante, intelligente, colta e capace, che però è anche anticlericale (cioè nemico della Chiesa e della religione), preferisco una persona assai più imperfetta, modesta, piena di difetti (non ultimi quelli spirituali) che tuttavia sia cristiana e non solo di nome, ma di fatto: del resto i cristiani non pretendono affatto d’esser perfetti.

      Per il resto:
      cristiani (cattolici) E anticlericali non si può essere, a meno che non si intenda “anticlericale” nel senso in cui lo intende magisamica (vedi confronto sopra), cioè “contro le storture interne alla Chiesa”, come un eccessivo formalismo, oppure un deprezzamento del ruolo dei laici rispetto ai consacrati, o ancora la ricerca di potere personale entro la gerarchia.
      In questo senso, certo, si può essere cristiani ed anticlericali proprio perché a maggior ragione si desidera che la Chiesa lavori su se stessa per migliorarsi.
      Ma questa è un’accezione di uso molto minoritario, e per l’appunto, tipico di un cattolico critico verso determinati errori o derive.
      In generale, “anticlericale” per la stragrande maggioranza delle persone, anche in diversi contesti, significa semplicemente (e con ragione, visto quanto tale mentalità è diffusa), una persona critica ed ostile alla Chiesa in quanto tale, non per amore della stessa che vorrebbe più giusta ma per odio, per ideologia e pregiudizio.

      Io di anticlericali senza bava alla bocca non ne conosco manco mezzo. Una persona critica o diffidente nei confronti della Chiesa e della fede, che lo sia in modo sereno e non aggressivo, prepotente, a quel punto non è affatto un anticlericale, né mi verrebbe in mente di chiamarlo così.
      E quanto al cristiano ideologizzato, ne esistono eccome, purtroppo, e non li reputo migliori della loro controparte non credente – talvolta, anzi, il loro cristianesimo è solo una facciata, oppure un’illusione. Ma anche qui, solo Dio sa fino in fondo cosa c’è nei cuori. Come detto, però, con “pessimo” cristiano non intendo un cristiano di merda, di cui vergognarsi, che faccia concorrenza ad Odifreddi ma col crocifisso in mano; intendo solo una persona magari non esemplare, ma non incattivita e superba, realmente credente – e la fede in Cristo, se non è un mero orpello culturale, ti trasmette una pace visbile e percepibile.

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  5. Ecco, così ho capito e posso concordare! Io, per quanto riguarda la religione, sono in una posizione molto dinamica, il cui dinamismo non è però di comodo, ovvero un modo per girare intorno al problema. Con una sintesi, mi potrei definire “agnostico con forte tensione spirituale”. Un bel casino…

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    1. A proposito dell’anticlericalismo interno alla Chiesa, dei “cristiani anticlericali” (termine che come detto ritengo inopportuno): se essere anticlericali significa rifiutare e togliere sostegno, pubblico ed economico:
      ai vescovi che insabbiano gli abusi sessuali e gli scandali connessi,
      al “vescovo di Roma” che copre e reintegra un grave colpevole degli stessi,
      agli ecclesiastici che si inchinano alla Pachamama in nome di uno pseudo-ecumenismo da bettola ed
      a quelli che promuovono lo sdoganamento dell’omosessualità (addirittura facendo coming-out dichiarandosene orgogliosi e soddisfatti), l’abolizione del celibato ed il sacerdozio feminile;
      allora un cristiano (e non solo un cattolico) può e anzi deve essere anticlericale.
      As Shane says: http://completechristianity.blog/2019/12/29/lets-talk-about-money/

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