Omo .5: L’identità ferita, Andrew Comiskey

Comiskey è un pastore evangelico statunitense, fondatore di Desert Stream (presente anche in Italia dal 2004), dal quale si è originato Living Waters – si tratta di percorsi di accompagnamento pastorale e di sostegno ad ampio spettro, ma dedicati in particolare alle problematiche matrimoniali, sessuali e di genere.
Anche qui, come in Nicolosi, i pilastri sono due: primo, il trattamento (o l’ascolto) di problematiche che sono innanzitutto e soprattutto relazionali, non meramente sessuali. Secondo, il radicamento nella fede cristiana. La cui aria benefica si respira subito: se il titolo italiano riprende infatti correttamente il sottotitolo originale, il titolo inglese suona  tutt’altra musica, decisamente più spirituale che psicologica, così:

Strength in weakness

Il riferimento è alla Seconda Lettera ai Corinzi, 12,9: quando sono debole, è allora che sono forte. Se solo sapessimo quanto siamo amati, non sentiremmo il bisogno di difenderci coi denti e con le unghie ad ogni refolo di vento. Ma chi di noi capisce davvero, e non dà per scontato, l’amore di Dio quando sta bene e non sta attraversando una tempesta?


Parrebbe ovvio, ma non lo è, notare come Comiskey insista sul carattere imprescindibilmente comunitario della salvezza in Cristo. Non si tratta solo di un atto di umana umiltà – “Non ci si salva da soli”-, ma dell’essenza dell’azione divina che ci è rivelata: Dio stesso, in sé, è una comunità di tre Persone. E’ relazione, e ha creato l’uomo per portare questa capacità di relazione fuori di sé.
Sia chiaro però a chi s’immagina una conventicola di fondamentalisti invasati che si costringono l’un l’altro a confessare in pubblico le cose più intime e/o atroci, che questo modo distorto di fare comunità (lontanissimo dal rappresentare il Corpo di Cristo) è proprio di gruppi particolari, al limite o già oltre il limite dell’eresia, che nulla c’entrano con un gruppo di sostegno, o anche terapeutico, nell’area delle terapie riparative (l’autore qui li chiama “gruppi di guarigione”).
Fermo restando che in ambito protestante la “confessione”, ancorché non sempre pubblica né tantomeno obbligata, non è un sacramento e non è prettamente segreta come nel cattolicesimo: nell’appartenenza di Comiskey viene resa ad alcuni membri della comunità che svolgono servizio ministeriale, i presbiteri; e in alcuni altri casi m’è parso si possa identificare suppergiù con quel momento in cui, a posteriori, il penitente deve ricomporre la comunione tra fratelli che con il suo peccato aveva spezzato, per quanto possibile; ossia nell’atto di riparazione.
Che poi l’enorme capacità dell’uomo di distorcere ed inquinare le cose buone che gli passano per le mani abbia agito anche qui, permettendo che si creassero fondazioni dai sistemi coercitivi – come credo, per altro, sia il caso di Conley, autore di Boy erased -, compresi certi campi di rieducazione confessionali o laici che siano che per conto mio andrebbero messi fuori legge, lo do per certo senza nemmeno pormi il dubbio. Sarebbe troppo bello e facile se così non fosse. Una distorsione rimane tuttavia una distorsione, non una regola, dunque non mette in crisi la bontà della psicologia e della teologia che informano il settore.
Non è mai ridondante specificarlo, stante che come ci ricorda Giancarlo Ricci, psicanalista, citando l’autore nella sua prefazione;

[…] ci troviamo ad affrontare un nuovo pregiudizio: il pregiudizio secondo cui chiunque sfida [l’idea della] bontà intrinseca dell’omosessualità è omofobo e razzista.

L’altro perno attorno al quale Comiskey fa ruotare tutto il suo discorso ed il suo intervento, oltre alla comunità, è il concetto di vergogna. Un concetto ampio, stratificato, che nell’imbarazzo sociale vede solo la superficie di un problema psichico comune all’umanità tutta, che al tempo stesso è un problema spirituale nato col peccato originale, dunque ineliminabile in questa vita – ma affrontabile ed, anzi, foriero di guarigione, appunto: di fronte alla vergogna l’unica soluzione (per tutti: chi ne è vittima e chi la infligge) è affidarsi ed affidarla alla Croce.

“Jürgen Moltmann scrive: “Conoscere Dio nella croce di Cristo è una forma di conoscenza […] che infrange tutto ciò a cui un uomo può essere attaccato e su cui può costruire, tanto le sue opere quanto la sua conoscenza della realtà, e proprio nel fare questo lo libera”. [da Il Dio crocifisso]
Talvolta abbiamo bisogno di essere risvegliati da eventi disastrosi che ci mettono in condizione di arrenderci a Cristo. Se non dovessimo far fronte a dure realtà, noi potremmo rimanere sempre in un’oscurità beata. Certo, possiamo sempre scegliere di non guardar le cose in faccia”. 

Comiskey si premura di mettere in guardia le comunità dall’incentivare, nel nostro prossimo e specialmente negli altri credenti, quegli “io belli e falsi” che spesso chi ha un ferita profonda e coltiva un senso di inferiorità tende a costruirsi.

“Riferendosi a questo genere di persone, Stephen Pattinson dice: “Nella loro preoccupazione per il riconoscimento e l’approvazione estrinseca, esse possono essere ‘preoccupate di mostrare agli altri, a se stessi e a Dio, che sono brave, gentili, attente, persone che la loro religione celebra’.
La chiesa spesso trae vantaggio dall’obbedienza degli io belli e falsi. Essi sono utili e non pongono problemi. […] La persona cerca [così] di conservare una base di sicurezza mediante l’acquiescenza e la conformità, mentre si dibatte nella propria sfera sessuale e relazionale”.

Lasciatemi inserire una punta di acidità in questo quadro: lasciando da parte i gruppi di guarigione (che dovrebbero essere la costola di un’attività terapeutica individuale, non sostituirla), dov’è in tutto questo la Chiesa Cattolica? Dovrebbe esistere, a fianco ed a monte di questo, una specifica pastorale che in quanto tale non sia la mera ripetizione della dottrina, ma offra un sostegno spirituale e sociale adeguato. A maggior ragione considerata la rilevanza e l’attualità della questione.
Ma noi non ci siamo (mi auguro che arrivi qualcuno a smentirmi…).
Chiarissimi nella dottrina, non offriamo alcun percorso di crescita e condivisione che resti nel suo alveo, e lasciamo il campo libero ad associazioni gay cristiane che non vedono un dissidio tra fede ed omosessualità vissuta – le quali, se hanno senso per una parte del protestantesimo, non ce l’hanno in seno al cattolicesimo.

Concludendo, cito ancora: “La […] vergogna può essere superata solo grazie alla forza di un amore più grande. Tale amore dev’essere più forte della potente impronta del rifiuto e del disprezzo umani. L’unico amore che risana è l’amore di Gesù Cristo”.

Un percorso di guarigione, che sia dalla pulsione omosessuale o da un altro tipo di esito di ferite relazionali profonde (molto interessante da questo punto di vista il discorso sviluppato a proposito di misoginia e misandria), ha come condizione necessaria e sufficiente il proposito di recuperare il disegno di Dio sulle sue creature, e di aderirvi in misura progressivamente più piena.

“Gesù deve diventare il nostro specchio quando ci chiediamo: ‘Chi sono io?’. Lui solo ha il potere di definire la nostra identità primaria. Purtroppo, anche se cristiani, noi continuiamo a fissare disordinatamente, nell’immagine riflessa del mondo, i nostri sentimenti e le nostre esperienze passate.
C.S. Lewis scrive: “Il vostro Io autentico, nuovo (che è di Cristo) non si manifesterà finché voi non lo cercate. Arriverà quando cercate Lui”. [da Il cristianesimo così com’è]

18 pensieri riguardo “Omo .5: L’identità ferita, Andrew Comiskey

  1. Devo proprio riferirlo, perché è spassoso: nei suggerimenti di WordPress da altri blog, sotto questo post compaiono: “Interventi psicologici per le coppie con problematiche di infertilità” – e vabbeh, tutto sommato è nello stesso ambito – e… ehm, “Uomini d’amianto contro l’inferno”!!! 😀 Un film, ovviamente, che immagino riguardi dei pompieri… 🤔🤷‍♀️

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  2. Sono felice che Comiskey e Giancarlo Ricci combattano l’assurdo pregiudizio che vede come cattivi coloro che contestano la “bontà” di tutte le forme di omosessualità… Ma il pregiudizio, secondo me ugualmente assurdo, secondo cui qualsiasi omosessualità sia frutto di vergogna e di anti-cristo come lo si affronta?
    Cioè: sembra che Comiskey stia a dire che tutte le omosessualità siano vergognose e anti-cristo e che quindi vadano curate… ma ciò è vero?
    forse ce ne sono alcune (di omosessualità) che vergognose non sono affatto e che con cristo hanno ben poco a che fare, in quanto agite da gente o atea o satanista o pastafariana che sta benissimo con la propria spiritualità (spiritualità, secondo loro, per niente intaccata dalle pratiche sessuali)…
    Magari, sì, qualche omosessuale «alla Povia» (come le «acciughe alla povera») che, in quanto cattolico (secondo me delirante, ma solo secondo me), si vergogna di provare piacere, mah, sì, ci sarà anche… e forse, se proprio la sua voglia di cristo è molto più forte della voglia di sesso, allora gente come il Nicolosi di prima o roba come questi gruppi di Comiskey gli saranno senz’altro utili…
    Ma tutti gli omosessuali sono «alla Povia»?
    O ce ne sono altri che «alla Povia» non sono, e non provano alcuna vergogna a fare un sesso contrario ai voleri di un cristo a cui non credono…
    E Nicolosi e Comiskey riescono ad ammettere che questi omosessuali, non cattolici e felici, esistono?

    E sul mettere fuori legge certe pratiche alla «Boy Erased» (il film, lo sai, a me ha fatto due palle tante), occhio, Nicolosi, come si diceva prima, è «fuori legge» secondo la corte suprema USA: gli hanno ingiunto di non esercitare sui minori…

    [Ti assicuro che un giorno smetterò di romperti con questi commenti sarcastici che per te saranno assurdamente «cagacazzo»]

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    1. Tu lo sai che con i tuoi commenti-minestrone mi fai girar la testa, sì?
      Pretendo il rimborso del Moment Act, sappilo 😋
      Cagacazzo lo sei, ma del resto lo sono anch’io perciò non mi pongo il problema.
      Certo, sei anche un po’ “zecca”, ma anche se taglio corto un po’ di lavoro di pinzetta mi tocca: sennò mi lasci sottopelle le micro-tenaglie e non va bene. Eh.

      In questo caso l’apparente equazione
      omosessualità = vergogna
      era abbastanza inevitabile… il libro, e dunque il post, sono comprensibili nel modo migliore a chi abbia già un’ottica cristiana. E del resto ci ho pensato, di circostanziare quel concetto di “vergogna”, ma ci avrei messo un secolo e forse ugualmente senza risultati degni di nota – sono pigra? Eh sì, un pochino…
      … tralascio l’accenno al satanismo, che è ovvio non se ne curi ed anzi la “cavalchi”, scadendo per altro facilmente in una parodia del cattolicesimo anche più intransigente dello stesso – ma lasciamo stare, appunto… è solo un dettaglio e soprattutto di tirare in ballo il satanismo non mi va proprio, e se proprio vuoi ecco: questa è una delle mie vergogne.
      Idem per Povia, però aspetta e illuminami: le “acciughe alla povera”, nesso col nome a parte, sarebbero un’allusione alle sardine? Magari non c’entra una mazza, eh, ma di questi tempi…

      … mi interessa invece parecchio sapere com’è t’è sembrato Boy erased.
      Prima che possa vedere il film di tempo ne passerà, mentre il libro l’ho appena letto e ci pubblicherò due righe next week.
      (Nicolosi ormai non può più esercitare per niente… quanto al suo essere “fuori legge”, magari un giorno andrò a scavare in rete, ma così com’è la cosa non mi fa un baffo: non riesco a vedere abisso più grande tra certi campi di rieducazione e la sua pratica. Ma stai sereno, è pur sempre uno psicoanalista e probabilmente un buon motivo per detestarlo lo troverò anch’io 😉 )

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      1. L’essere “zecca”, e soprattutto “zecca comunista”, mi riempie di orgoglio!

        Sulle acciughe mi piaceva solo l’accostamento sonoro tra «omosessuali alla Povia» con le «Acciughe alla povera», piatto tipico del litorale livornese…

        «Boy Erased» il film era noiosissimo…
        Raccontava di dementi che mettono il figlio omosessuale in questa clinica dove l’unico rimedio all’omosessualità è ripetere formulette machiste… machiste eh, non religiose (nomineranno Gesù, almeno nell’edizione in inglese che ho visto io, solo un paio di volte)…
        Tutti gli “internati” ripetono le formulette solo per fare contento il capo, ma nessuno degli internati ci crede…
        Gli internati non sono affatto internati, se chiamano mamma o babbo in lacrime, i genitori li portano via senza problemi…
        Sì: a chi si rifiuta di dire le sciocchezze machiste lo immergono nella vasca da bagno e gli buttano contro dei libri… cose poco simpatiche, ma trattate dal film (girato da un regista poco esperto) in maniera assai blanda…
        Il capo della clinica è oscuro e viscido, ma neanche più di tanto…
        La “minaccia” di una congrega manipolatrice della mente dei gay non si sente affatto (nonostante le didascalie in esergo ci dicano che il film è fatto apposta per esorcizzare tale minaccia)…
        La questione religiosa è ben presto scalzata (a mio avviso per fortuna): i genitori religiosi del gay, una volta accortisi che la clinica è praticamente una sciarada, accettano il figlio gay abbastanza tranquillamente (sì, il babbo pastore ha delle rimostranze vergognose più durature, ma alla fine fa presto a preferire «l’amore per il figlio» all’«amore per gesù»), facendoci un po’ cadere nel «molto rumore per nulla»…
        La presunta presa di coscienza “super-omo” del protagonista è all’acqua di rose, e il problema della sua attrazione verso gli altri uomini (che sulle prime sembrava “indotta” a causa di una violenza subita che viene buttata via praticamente del tutto) non si contempla…
        Sicché è un film abbastanza idiota…

        E io rilancio una certa questione:
        per Nicolosi & Co., e anche per la stessa chiesa cattolica, un gay non cattolico e non credente, felice di essere gay può esistere?
        oppure un prete deve andargli a bussare alla porta per dirgli di vergognarsi e convertirlo?

        E, inoltre, un gay cattolico, che crede in gesù ma crede anche nel suo amore verso gente del suo stesso sesso, può concludere dicendo «la mia spiritualità non ha niente a che vedere con gesù» o deve rinunciare alla fede?

        E questo porta alla conclusione: la fede è aderenza a comportamenti codificati scritti sui libri (andare a messa, non mangiare carne in Quaresima, non fare sesso se non si è sposati, o, per gli ebrei indossare la kippah, farsi crescere le treccine, non scendere le scale il sabato), comportamenti che si fa presto a ritenere assurdi, o è «spiritualità» interiore e privata?
        [livello cagacazzo di questa risposta: 8,9!]

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        1. Well, well, well.
          Mi piacerebbe mandarti a fare in culo, ma finirei ormai per farti un piacere, e dunque… vedo di risponderti al meglio che posso 😉
          (Comunque mi lamenterò con la Bayer: ‘sti spray anti-zecca non funzionano per niente…!).
          E poi son contenta, anzi son gaia, perché stanotte ho sognato che tiravo ciabatte ad una mia zia stronza, invece di stare a fare i comodi suoi, e poi me ne andavo con mia mamma a rubare l’atrui uva nelle altrui vigne 😁
          (Se commenti che è poco cristiano ti metto in moderazione, sappilo).
          Comunque…

          … “gay non cattolico non credente felice di essere gay” (per altro ne abbiamo, che ci seguono e forse leggeranno): per la Chiesa, è molto semplice, può esistere eccome (è un dato di fatto…), ma altrettanto ovviamente ritiene che una tale felicità, che si pone fuori dalla comunione con Dio, sia effimera e destinata a passare così come passano “le cose di questo mondo”.
          Però, ti prego, mo’ non dire che la Chiesa vuole che i gay siano tutti infelici e penitenti, ‘ché non è vero.
          Se io fossi madre (e la Chiesa, ma pure Dio stesso per essere precisi, per i credenti lo è, e lo è per tutte le creature: non è che se non credi allora puoi andare a morire e son cazzi tuoi), se avessi un figlio che s’è sbucciato il ginocchio e continua a giochicchiare con la crosticina finché non la riduce ad un cratere che non guarisce più manco con dosi massicce di mercuro cromo, che dovrei fare? Lascio che continui a grattarsi la crosta o lo invito a smettere?
          Anzi, toh: facciamo che il figlio è anche abbastanza adulto da non dover seguire per forza le indicazioni della mamma, non è più un bambino: è un ventenne, trentenne, che non è tenuto a seguirti. La situazione è la medesima: il libero arbitrio non è tanto per dire, ma se la Chiesa, che è Madre e rappresenta Dio stesso (cioè al contempo nostro padre e madre!), sa che stai facendo una cosa che ti danneggia – non giriamoci intorno – perché non corrisponde alla tua natura profonda (ma pure superficiale, per quanto attiene alla biologia…), non ti costringerà in nessun modo a cambiare (o non è più madre: è matrigna) ma sarà anche tenuta a dirti chiaramente che sei in peccato e rischi l’inferno…
          … che non è fuoco e fiamme e “cattivo bambino, cattivo”, è lontananza da Dio per scelta autonoma e non per castigo inflitto, e lontananza da Dio è lontananza dalla gioia piena. Punto. E una roba enorme, ma è anche molto meno strampalata di come la si dipinge.
          E questo intervento, non coatto ma deciso, si chiama “correzione fraterna”. Penso di non dover specificare che c’è persona e persona, momento e momento, situazione e situazione: il che non ci esime dal dire le cose come stanno, ma di certo non impone di catechizzare chiunque ci capiti a tiro, magari in presenza di altri!, come fossimo bollettini prestampati dei TdG… anzi.

          Fede uguale comportamenti codificati o spiritualità privata?
          Su questo sarò brevissima: nessuna delle due.
          Le tradizioni e la liturgia sono fondamentali, ma lo sono soltanto nella misura in cui sostengono e aderiscono alla dottrina. La forma che conferma la sostanza, insomma.
          Non l’uomo è fatto per il Sabato, ma il Sabato per l’uomo, eccetera.
          Fare della fede materia di cuore (di sostanza, cioè, non di “sentimenti”) come ha fatto Cristo, anziché di mera forma irrigidita, non significa rigettare la forma, ma soprattutto NON significa che ognuno deve pensare, e pregare, per sé come se il resto del mondo non esistesse e non lo riguardasse.
          O siamo fratelli o non lo siamo.
          O siamo custodi dei fratelli – tutti – o non lo siamo.
          O siamo una comunità o non lo siamo.
          Non è ingerenza, non è farsi i cazzi degli altri (se ti stai facendo i cazzi degli altri, forse sei in buona fede ma hai comunque cannato la mira), non è obbligare il mondo a fare come tu credi sia giusto fare – a questo proposito, se stai pensando ad adozioni da parte dei gay, educazione sessuale nelle scuole primarie, eutanasia, suicidio assistito, cannabis, tua sorella in calore (no, scusa, questo non c’entra), c’è ben poco da recriminare: come qualsiasi individuo, partitoo politico, associazione ecc. la Chiesa ha il diritto di pensare e dire quel che le pare, di lottare per gli obiettivi che ritiene validi e che per altro non sono “affari privati” ma affari di tutti, e di cercare secondo… le proprie inclinazioni di avvicinare la società al proprio ideale (posto che se la Chiesa è fedele a Cristo, non avrà comunque MAI come obbiettivo primario modellare la società ma salvare le anime, e dare una certa direzione alla società ha come scopo ultimo esattamente questo).
          Non è ingerenza, ripeto, ma esercitare il proprio diritto – e assolvere ad un dovere, che è anche più importante.

          La menata delle “regole” che sarebbe assurdo non cambiare (dipende da quali, ma tagliamo corto), non la raccolgo nemmeno più. Dico solo che se uno gioca in una squadra di pallavolo, e un giorno capisce che non gli piace più, saluta tutti commosso e cambia squadra e gioco.
          E’ libero di farlo.
          Ma se entra in campo e si mette a calciare la palla anziché alzarla o schiacciarla, oltre a rompere i coglioni si è già autoescluso da quel gioco, non può affermare di essere stato rifiutato se a un certo punto l’arbitro lo solleva, lo accompagna fuori e gli dice ciao.
          Non dico che sia banale, anzi: non è che i gay cattolici si alzino la mattina cantando Halleluja. Però, se non sono bambini dell’asilo, sanno che devono fare una scelta. Come è ovvio in qualsiasi consesso umano. Possono lottare, cadere, tornare indietro, ed essere pienamente parte della Chiesa; oppure “cambiare squadra” non potendo accettare di rinunciare a qualcosa di tanto importante.
          L’unica cosa che non possono proprio fare è pretendere che la Chiesa adegui il proprio credo e la propria struttura alle speranze di vorrebbe diventasse diversa. Se fosse diversa, non sarebbe la Chiesa. Se calcio la palla, non sto giocando a volley. Posso chiamarlo volley, ma non lo è.
          Dal che ne consegue che se un gay cattolico non accetta l’insegnamento della Chiesa sulla morale sessuale (ed è libero di farlo), smette con ciò stesso di essere cattolico. Magari può anche definirsi tale, per convinzione (errata) o convenienza, ma di fatto non lo è.
          Su questo non ritorno, mi sembra di aver dato da masticare a sufficienza e pure d’avanzo. Spero comunque d’averti soddisfatto, convinto no, ma chiarito qualcosa.
          Piuttosto, voglio tornare sul discorso film, ma prima melanzane alla parmigiana.

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        2. Ti ringrazio per chiarirmi molte cose: la metafora della sbuccicatura mi conferma che per il “cattolico preciso” attuale l’omosessualità è proprio “sbagliata” di natura (e questo mi contraddice il povero Ersilio Tonini che, anzianissimo, diceva: «ma se un gay è nato gay, io prete come posso dire che sbaglia?») — vabbé, contenti voi… non sarò certo io, che mangio i bambini, a dirvi che sbagliate, eh!

          Sulle regole cattoliche che non cambiano, beh, vabbé, l’importante, anche in questo caso, è crederci: tutto quello che ho studiato (ma l’ho studiato nella depravazione, sicché credo che non valga) mi dice che le regole cattoliche cambiano quasi ogni 5 secoli (e cambiano anche i regolamenti degli sport eh: perfino quelli della pallavolo): il cattolicesimo fu plasmato dai padri della chiesa nel corso di mooooooolti anni (e questo ha creato le varie confessioni), e quello di oggi è figlio del XIX secolo e del concilio Vaticano II che è del 1965…
          Siamo proprio sicuri che il cattolicesimo non cambierà più? nemmeno tra 5 secoli (ormai 3, se contiamo l”800)?…

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        3. Non fraintendermi, certo che la Chiesa e la sua dottrina cambiano, ma come ed a quale livello? Se prendiamo appunto il discorso sull’omosessualità (ma mettici anche onanismo e bla bla), dalla Torah al 2020 non ci sono state modifiche sostanziali della legge.
          Ci sono soprattutto cambiamenti che sono evoluzioni, precisazioni, di una norma che di fondo resta valida – ma terremoti? Magari ne sai di più tu nella tua depravazione, eh. Non è che io abbia studiato alla Pontificia Gregoriana…
          … ma almeno che Tonini, se ha detto esattamente questo, ha scantonato di brutto (vabbeh, c’è sempre di peggio: cfr. don Andrea Gallo…! 🤷‍♀️ ) te lo posso confermare e sottoscrivere col sangue 😉

          Allora, mia buona zecca!
          (Eh, tu tiri di qua, io tiro di là).
          Sì, come hai notato tutta la faccenda Love in Action è più lagnosa che scabrosa.
          Non perché certe trovate non siano criminali (la cosa dei libri tirati addosso nella vasca nel libro manca, ma potrebbe essere che Conley l’abbia raccontata altrove… mentre nel trailer ho visto qualche secondo della storia della sedia, della confessione pubblica di problemi nell’infanzia, quelli appunto della riparativa, resi standard uguali per tutti… ecco, lì col mio carattere manco dopo due anni, non dico due settimane, di tartassamenti sarei riusciuta a prestarmi a fingere: finiva a sediate sul cranio dei “tutor”. Almeno in galera puoi leggere quel che ti pare, invece che soli testi devozionali).
          L’insieme è, infatti, piuttosto blando, e questo nonostante diversi punti del racconto non tocchino affatto delle quisquilie: non me lo sono ancora ben chiarito nemmeno io, ma poco importa.
          Mi interessava invece proprio il discorso della “manipolazione”, perché anche se lui poco è sceso in particolari, le tecniche secondo me sono proprio da manipolazione, a prescindere dallo sfondo confessionale o meno. Addirittura ho fatto un parallelo con Scientology: non per i contenuti, evidentemente, ma per lo stile con il quale s’induce le persone al riconoscimento non di problemi reali (che li si considerino problemi o meno, ma fatti reali, insomma), ma di problemi del tutto fittizi.
          Come se io, che sono ossessivo-compulsiva ed ho problemi col sesso (ebbene sì: ma non usarlo contro di me…!) stabilissi che da sempre sento le voci ed ho una gamba rotta – sebbene cammini perfettamente; ecc.
          Immagino che, almeno, nel film compaia il malefico “genogramma”, che già dal nome fa senso. Non dirmi di no…
          … confermo anche sui genitori, cioè: il padre meno entusiasticamente, la madre più spontaneamente, ma quando si rendono conto d’esser stati un po’ “sbadati” non solo lo tiran fuori, ma gli confermano il proprio affetto (avevo pensato di copiare un paio di paragrafi per darne l’idea, ma tant’è). Oh, non che mi aspettassi le bastonate, meglio così: però mi scivola un po’ via.

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        4. Uh, sì, compare l’alberello geneaologico che rintraccia precedenti di alcolismo o violenza in famiglia, e questi sono additati come causa genetica dell’omosessualità, ma il film dà a intendere che, per far contento il capo, gli “internati” se le inventano (o almeno così ho capito io)…

          Uh, sì, noi malvagi depravati studiamo proprio, crudelmente (con gente come Liverani, Ehrman, Lupieri, Odifreddi, Nixey), quanto la chiesa oggi sia diversissima (e proprio nei fondamenti) dalla chiesa dei primi anni (quella prima dei vari scismi) e quella degli anni ultimi (basti pensare che il “matrimonio d’amore” in senso cattolico compare in un documento scritto solo nel 1827, e quel documento è «I Promessi Sposi» di Manzoni; prima, Dante e Beatrice, Petrarca [che era prete] e Laura, Tristano e Isotta, Lancillotto e Ginevra, Paolo e Francesca, erano tutti amori ben fuori dal matrimonio: fa eccezione “Romeo e Giulietta” ma in ambito già protestante)

          E non temere: anche i mangia-bimbi ortodossi comunisti odiano che gli omosessuali si sposino, adottino i figli e facciano le fecondazioni in vitro…
          qui sono io che, nella mia eterna eterodossia riferita a qualsiasi cosa, penso invece che i gay possano adottare tranquillamente, e che, se un comunismo esiste, dovrebbe incazzarsi con chi nega i farmaci per l’AIDS in Africa invece di chiocciare con chi fa figli o vuole avere figli (idem dovrebbe incazzarsi sulla “mercificazione ingente ed endemica” in molti ambiti lavorativi invece della “mercificazione ipercircoscritta e controllabile”, spacciata invece come atroce, di chi vuole donare le proprie cellule [ma qui sei certamente autorizzata a incazzarti: per te, magari, anche un solo utero affittato è aberrazione, e ok, in questo caso sono io che sono cinico!])…
          Ma qui sono io a essere solo contro Marx, Lenin (e magari anche il fratello di Lenin), e, non essendo io un “credente”, non me ne frega assolutamente niente (mi aspetta davvero l’Inferno, sia cattolico sia leninista! e magari non vedo l’ora!)

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        5. Eh vabbeh, se mi tiri fuori Odifreddi stai fresco… trovo più affidabile Harvey Dent, a ‘sto punto: lanciamo una moneta, e decidiamo quale regime dittatoriale deve governare il mondo: teocratico, comunista oppure “omosessualista”, come definiscono, con un termine linguisticamente corretto e tuttavia obbrobrioso, molti cattolici il mondo lgbtq+ (arrr, ho dimenticato qualcuno?!).
          No, davvero. Posso capire se mangi bambini, persino se li mangi crudi, ma Odifreddi no. Ti voglio bene lo stesso, ma non tirarmi ‘ste pugnalate.
          Perché, io chiedo perché, hanno fatto sposare Dylan Dog con Groucho che è una cosa totalmente imbecille?
          (Lo so, sembra non c’entri nulla, invece c’entra per associazione di idee perché da Dent son passata al Joker in tacchi a spillo che palpeggia Batman, e quello sì che ha un significato, e poi m’è venuta in mente la nostra disgrazia nostrana…).

          Il matrimonio d’amore in senso stretto, come lo intendiamo noi comunemente, non è molto considerato dalla Chiesa manco oggi – sicuramente è ben visto e aiuta, ma l’amore, anzi l’ammmore, è secondario.
          Paolo e Francesca sbaglio o sono all’inferno? Tanto bene l’amore romantico non gli ha detto… Beatrice e Laura valgono solo se le consideri donne “angelicate”, sennò nisba… insomma, a me i conti non tornano mica 😉

          Sì, gli “internati” s’inventano non solo le piaghe familiari, ma pure i singoli peccati personali, ‘ché se non compili un intero inventario ogni dì la ruota non gira.
          A me affascina, come mi affascinano i folli, questo stimolo non solo ad inventarsi nel futuro, ma anche a reinventare un intero passato persino estendendolo e plasmandolo: alla fine per Love in Action i gay, nel migliore dei casi, sono Thetan non ancora operanti. Brrr. Inventario e genogramma sono la versione biblico-americana dell’E-meter. Ri-brrr.

          T’abbandono e m’abbandono sul divano a dormire.
          Sto proprio cadendo a faccia in giù sulla tastiera.

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        6. Oh, Paolo e Francesca sono all’Inferno (e Paolo VI in persona disse che l’Inferno c’era ma era vuoto! forse anche lui era contro al catechismo come Tonini, ci sta eh), ma forse Dante avrebbe messo lui stesso all’Inferno (o magari in Purgatorio!)…
          Poi sì, naturalmente ognuno è libero di scegliere la propria dittatua: e la mia, lo sai bene, è quella del proletariato! Ahahahahah! [e sembra vero pure a me! ihihihihi!]

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        7. Mah, ricordo la frase – se ne dibatte ancora oggi, dunque la questione è tutt’altro che chiusa: l’avrà sicuramente detto ex cathedra.
          Anzi, aspetta che do un’occhiata.

          Magister riporta alcune affermazoni di von Balthasar, dalle quali parrebbe che sia lui non l’artefice, ma l’ispiratore della formula dell’inferno vuoto:

          L’equivoco

          È diventato un luogo comune in Italia citare Hans Urs von Balthasar come il teologo che ha detto che l’inferno esiste, ma è vuoto. L’equivoco nacque, o fu fatto nascere, nel 1984 dopo il Convegno romano sulla figura e sul pensiero di Adrienne von Speyr, durante il quale il teologo svizzero riprese la sua riflessione escatologica che già nel 1981 aveva suscitato aspre critiche nell’area teologica di lingua tedesca e ancora nel 1987 costringeva il suo autore a difenderla (6). La tesi di von Balthasar afferma che sperare la salvezza eterna di tutti gli uomini non è contrario alla fede. Essa si avvale dell’autorità di alcuni Padri della Chiesa, tra i quali Origene e Gregorio Nisseno, ed è condivisa da non pochi teologi contemporanei, tra i quali Guardini e Daniélou, de Lubac, Ratzinger e Kasper, e da scrittori cattolici come Claudel, Marcel e Bloy.

          Ai suoi critici von Balthasar replicava: «La soluzione da me proposta, secondo la quale Dio non condanna alcuno, ma è l’uomo, che si rifiuta in maniera definitiva all’amore, a condannare se stesso, non fu affatto presa in considerazione. Avevo anche rilevato che la Sacra Scrittura, accanto a tante minacce, contiene pure molte parole di speranza per tutti e che, se noi trasformiamo le prime in fatti oggettivi, le seconde perdono ogni senso e ogni forza: ma neppure di questo si è tenuto conto nella polemica. Invece sono state ripetutamente travisate le mie parole nel senso che, chi spera la salvezza per tutti i suoi fratelli e tutte le sue sorelle, “spera l’inferno vuoto” (che razza di espressione!). Oppure nel senso che chi manifesta una simile speranza, insegna la “redenzione di tutti” (apokatastasis) condannata dalla Chiesa, cosa che io ho espressamente respinto: noi stiamo pienamente sotto il giudizio e non abbiamo alcun diritto e alcuna possibilità di conoscere in anticipo la sentenza del giudice. Com’è possibile identificare speranza e conoscenza? Spero che il mio amico guarirà dalla sua grave malattia – ma per questo forse lo so?» (7). Basti questo testo a quanti ripetono per abitudine la formuletta dell’«inferno vuoto» della quale sono responsabili le «fin troppo grossolane deformazioni sui giornali» (8).
          http://chiesa.espresso.repubblica.it/articolo/200421.html

          Di materiale, così a occhio, se ne trova parecchio. Ma ripeto che, fosse stato pure un Papa ad affermarlo, se non l’ha affermato ex-cathedra non ha valore di magistero irrefutabile. Si può concordare o scartare l’idea, e il Catechismo non ne è manco sfiorato.
          (Da questo nasce una grossa confusione che basterebbe poco per chiarire. Le contraddizioni non sono nel sistema-Chiesa, ma in chi lo osserva troppo rapidamente o superficialmente. In questo l’Odifreddi nazionale è maestro, ma non voglio infierire, menziono lui perché è stato citato prima).
          San Google conferma rapidamente che non è farina del sacco di alcun papa, ma farina (non setacciata, per altro) di un teologo – qui un riepilogo più breve sul concetto di inferno, e di chi ci vada e perché:
          https://www.uccronline.it/2016/01/23/linferno-e-vuoto-von-balthasar-non-lo-ha-mai-detto/

          Saluti piccolo-borghesi.

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        8. Ah, questo non lo sapevo: il Papa è infallibile sono quando fa qualcosa ex-cathedra? Molto interessante (questo noi non ce l’abbiamo: se Stalin diceva a Berija di ammazzarti, Berija ti ammazzava, sia che l’avesse detto a cena o a pranzo! Ahahah! ed è anche per questo che io non posso essere stalinista, né grillino, se è per questo! Ahahahah!)

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        9. Eh sì.
          Per questo si può anche pensare che Francesco faccia e dica un sacco di str… sciocchezze, se le fa o le dice in una normale omelia – poniamo.
          Per distinzioni più precise / sottili dovrei fare un ripassino, ma insomma, ci siamo intesi.

          Berija pare simpatico, me lo presti un paio di giorni? Non faccio uccidere nessuno, ma forse un’amabile conversazione con un paio di persone mi farebbe comodo.
          Poi mi pento, eh.

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        10. Accidenti, Berija era proprio il peggio del peggio eh!
          E dire che qualcuno di stra-ortodosso è lì che lo continua a giustificare dopo 50 anni…
          Una sera da Zoro, Occhetto ha detto che ha nostalgia del «Comunismo come avrebbe dovuto essere» (senza proprio Stalin e Berija) e gli ortodossi lo hanno cazziato (roba del tipo: «Sotto Stalin il Comunismo era grande, mentre tu, Occhetto, lo hai distrutto! Devi morireeee!»; nel ’56 c’era anche gente che criticava Italo Calvino perché osò prendere le distanze dall’invasione dell’Ungheria! Ma dico: scherziamo???)…
          Se i fondamentalismi son questi, meglio mille volte fare come Brahms e campare solo di intervalli di quarta prendendo in giro tutti gli Dvořák credenti o formalisti di questo mondo mentre le gente può rimettere l’orologio all’ora che noi andiamo a prendere il caffé al Sacher di Vienna! (e io non amo affatto Brahms!)

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