Decluttering .6: Cucina

E’ da un pezzo che ci giro intorno (al post), che ci giro dentro (alla cucina), e ancora non ne sono venuta a capo. Sì, qualcosa ho fatto e qualcosa ho eliminato – vedi lista in fondo -, ma non ho afferrato un criterio vero e proprio per la cernita, non ho avuto un’illuminazione su cosa voglio diventi questa stanza, a cosa voglio dia vita. E questo mi consente soltanto, per ora, di agire su piccole zone per buttare cose palesemente inutili, ma senza andare oltre.
Invece di attendere la soluzione improvvisa della situazione, vi lascio queste brevi note e vado avanti ad arrancare ancora un po’.

Repubblica Popolare Cinese: ho buttato senza indugio alcuno tutti (a dire il vero pochi, per fortuna) gli oggetti contrassegnati con detta provenienza, o con la sigla CE un po’ troppo alta e allungata per appartenere alla Comunità Europea (e infatti, sta per China Export).
E’ già tanto se mi son fidata a comprare, ogni tanto, dei vestiti cinesi al mercato (mentre non mi azzarderei mai con l’intimo), figurati se mi metto in bocca materiale di dubbia origine.

Il colore blu: non è un colore che mi dispiaccia, ma “mi sbatte”. Ossia, se non è di una tinta particolarmente gradevole, e circoscritta a piccoli elementi, avercela attorno mi deprime – e non per modo di dire: mi immalinconisce davvero, e su questo fronte ho già dato, grazie!
Perciò, via tutte le ciotole e gli attrezzini blu-azzurri. La calma e la serenità possono starci bene suscitate in un bagno, ma in cucina proprio no… ci vuole vivacità. Semaforo verde per tutte le ciotole gialle e rosse, romaniste 😉

Intrusi: non ci crederete, ma ho scovato uno spolverino (non un giubbino, ma quell’affare tutto peloso tipo Swiffer per “fare le polveri”, appunto) in fondo ad uno dei ripiani in cui mia mamma ha accumulato contenitori e strumenti vari in modo caotico, e che ho svuotato e riordinato.
Mi spiace per gli ultimi anni di vita negletta dello spolverino, ma recuperarlo non aveva senso. L’ho ringraziato come Kondo comanda, e “lasciato andare”.

la-cena_-foto-1

Oggetti eliminati:

Contenitori usa & getta (plastica)
Grandi 3; Piccoli 4
Contenitori usa & getta (alluminio)
Grandi 1; Medi 6; Piccoli 1
Vassoi usa & getta (cartone)
Medi 4; Piccoli 2
Scatole cartone 2
Contenitori plastica
Grandi 4; Medi 5; Piccoli 3
Vassoi plastica 1
Posate
Coltelli 7;
Pentolini 1
Padelle
Grandi 1; Medie 2; Piccole 1
Saliera / Pepiera 3
Segnaposto 6
Tagliere 1
Scolapasta 1
Caffettiere 2
Bicchieri 2
Vaso fiori 1

Di lavoro da affrontare ce n’è, ma ci sono anche delle ideuzze che, al momento giusto, troveranno l’occasione di esprimersi: per esempio, quando ho rotto la tortiera di vetro (eh, sì…) ho subito deciso di conservarne i frammenti più grandi – in cui per altro si vede ancora il ricamo – e che li utilizzerò in salotto per una composizione da parete, al posto dei classici quadri. (Alcuni dei quali, intanto, ho già levato o sostituito).
Tipo così:

30 pensieri riguardo “Decluttering .6: Cucina

        1. Uhm, non saprei, guarda… mi sa che è più sul furbetto-malignetto… ma adesso mi sto immaginando anch’io come credo di essere davvero: super-concentrata, corrucciata con tanto di ruga frontale, con le mani a pugno sui fianchi 🤣
          (Sono così concentrata che non sono nemmeno cosciente di me stessa!)

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    1. A me i piatti alle pareti piacciono molto, soprattutto se non disegnati ma in tinta.
      Ho visto che esistono dei dischi adesivi col gancetto da applicare sul retro (meno male: ci ho perso il sonno a cercare di capire come appendere i pezzi!).
      Ma stavo anche riflettendo, poco fa, che forse è il caso:
      a) di ritinteggiare, non tutta la sala né tutta la parete ma solo la sezione “a sbalzo” in cui vorrei metterceli;
      b) una volta imbiancato, che è una roba comunque veloce, magari in primavera, potrei aggiungere con una tinta carina uno stencil come cornice…
      … non sono una maga del bricolage, però fin qua credo di poterci arrivare! 😍

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        1. Marvellous! Una vera operazione guerresca 🔝
          Io vado abbastanza a “ondate”, ma ormai sono sempre più ravvicinate. A parte questo piccolo “ingolfamento”, non ho ancora mollato e continuo a seguire il percorso della Kondo nell’ordine da Ella indicato… (ehm).
          Ho la mia listina, divisa per categorie, sul tavolino del soggiorno per attingere ispirazione 🙂

          A proposito di professionisti… ci avevo anche pensato, a farlo per “lavoro” – o comunque in modo sistematico, per terze persone. Poi però ho pensato anche ad una vagonata di varie ed eventuali, e ho rinunciato.
          Di sicuro non aprirei mai una partita IVA per un tentativo simile – ma neppure se avessi una carrierona già avviata!

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        2. E’ uno dei comandamenti minimalisti. Sta sulle tavole della Legge ❤ Se poi possiamo portarci avanti e buttare dieci cose prima di far entrare la prossima, tanto meglio 😙

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  1. Per caso sto leggendo ora un giallo di Vazquez Montalban dove il protagonista Pepe Carvalho ogni tanto brucia uno dei suoi libri, tra quelli che ritiene inutili. Bella cosa fare spazio! Ma anche riempire con cose altrettanto inutili ha la sua bellezza.

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    1. Riempire con cose inutili? Scusa, puoi ripetere? Non ho sentito… non raccolgo 😀 Cose inutili poche, e belle, questo sì ❤ I fiori, per esempio. Le candele. Pacchetti di patatine messi in mostra in vetrina, al posto dei servizi di piatti…
      … ma dicevamo… che bello, non limitarsi a buttare ma bruciare proprio! L’ho fatto solo un paio di volte nella vita, per fare ciao ciao con la manina – e vaffanculo – a cose che mi ricordavano persone che mi ricordavano l’inferno.
      Ma, ehi, devi assolutamente leggere anche Le cose che bruciano di Serra! E’ ottimo e al contempo easy, l’ho addirittura messo fra i migliori dell’anno: le cose che bruciano è lui stesso a bruciarle, in cortile. Un must 😉

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    2. Però bruciare i libri è un po’ sinistro.
      Ricordo invece che nel romanzo, “Il solitario” di Ionesco (così a memoria non so se Ionesco abbia scritto altri romanzi), il protagonista ha pochissimi o nessun libro in casa perché quelli che acquistava, dopo averli letti… non ricordo più se li vendeva o li distruggeva.
      Addirittura ricordo tanti anni fa un’intervista in cui Giovanni Testori spiegava che i quadri della propria collezione vanno distrutti o qualcosa del genere. Non so se fosse serio, metaforico o altro, ed io ero piuttosto giovane, quindi probabilmente non colsi bene il significato dell’intervista.
      Ad ogni modo il romanzo di Ionesco è lì nella mia libreria accanto a un bel po’ di volumi delle sue commedie e se avessi in casa qualcuno dei quadri che Testori ebbe tra le mani, col cavolo che lo distruggerei!

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      1. In effetti.
        La memoria va subito ai roghi d’altri tempi – alcuni neanche troppo lontani.
        Però, se dovessi dare una fine violenta ad un libro, preferirei ancora il fuoco, che almeno ne rispetta la materialità. Stracciare, tagliare o comunque devastare un libro mi farebbe soffrire. Bruciarlo è un po’ rendergli onore come oggetto, a prescindere dal suo contenuto.

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