La Saga del Mascheraio .1: Come riconoscerli

Vi sarete sicuramente fatti delle domande.
Per esempio perché mai uso quest’appellativo, il mascheraio, per riferirmi ad Andrea.
E’ presto detto: l’obbiettivo di questo mio esperimento biografico è di descrivere un certo tipo umano, e se mi riesce di metterne in guardia chi legge. Ora mi divertirò un po’ a descriverlo.

La mia fonte

Ho detto che avrei parlato di dittatura? Ecco, il “mascheraio”, termine che adoro, non è altro che il nostro dittatore nazionale. Colui che sorregge la torre di Pisa:

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Spero che molti fra voi lettori siano stati a visitare il Vittoriale, la famosa residenza di un’altra piaga nazionale, Gabriele D’Annunzio per gli amici il Vate. E’ veramente bella: magari non l’ideale per chi detesta i barocchismi, ma anyway assai curiosa e ricca di percorsi artistici diversi.
Ebbene, D’Annunzio ebbe una bella pensata: ad uno degli ingressi alla villa vera e propria (no, perché attorno ci sta un parco bello grande, e nel parco ci trovate pure una nave – la nave Puglia), quello di norma utilizzato da Mussolini quando lo raggiungeva a Gardone Riviera, fece apporre un pannello sul soffitto, in fondo alle scale, che costringeva l’illustre visitatore a piegare il capo per poter entrare (!).
E su questo ingombro architettonico mise un’iscrizione destinata al duce:

Adatta le tue maschere al tuo viso, mascheraio,
ma ricorda che sei vetro contro acciaio.

In altre parole: non sei che un pessimo attore di teatro, credi di comandare sul mondo, ma neppure lo conosci. Il tuo potere è fragile come vetro.

Le caratteristiche

Posto che Andrea è Andrea, e (grazie a Dio) non ne esistono cloni identici, trovo che senz’altro rappresenti la summa della personalità narcisistica. (Per altro, colgo l’occasione per ribadire che col DSM aggiornato mi ci pulisco… i pavimenti: il narcisismo si configura anche come un disturbo, non solo come un tratto della personalità. Se avete contribuito a declassarlo, andate a zappare la terra).
Naturalmente non tutto ciò che c’è di problematico in lui afferisce a questa categoria psichica. Ma essa ne è indubbiamente il fulcro. Bando alle ciance, dunque: se riconoscete (come da manuali…) cinque o più delle caratteristiche sottoelencate in una persona a voi vicina, non vi dico scaricatela e scappate, ma fatevi qualche domanda e rispondetevi sinceramente. Ne va della vostra serenità.
Vado ad elencare, dalla sintomatologia, “solo” ciò che ho riscontrato in modo continuativo in lui.

Disturbo narcisistico della personalità:

  • si sente esageratamente importante, e pensa che tutto (e tutti) ruotino attorno a lui;
  • si sente speciale, e ritiene di poter essere compreso solo da persone speciali a loro volta, particolarmente intelligenti – brillanti – profonde;
  • ricerca la vicinanza di persone note, con incarichi importanti, per poter essere loro associato e godere di riflesso del loro status in un certo ambito o contesto sociale;
  • pretende ammirazione e consenso: ogni critica pur piccola è percepita come un affronto, le opinioni diverse dalle proprie le approva in apparenza, magari complimentandosi con l’interlocutore per la sua “mente aperta”, ma poi cerca di ricondurle comunque entro le proprie cornici cognitive;
  • ha scarsa empatia e scarso senso della realtà, si aspetta che persone, istituzioni e interi ambienti si adattino alle sue necessità e vi rispondano prontamente; senza tuttavia esser disposto a ricambiare l’attenzione che considera gli sia dovuta;
  • ha modalità affettive di tipo predatorio: i rapporti di forza sono sbilanciati a suo favore, l’impegno di mantenere una relazione (amicale o sentimentale, ma anche familiare) è prevalentemente se non integralmente scaricata sull’altra persona, della quale approfitta per raggiungere i propri scopi (pratici o di soddisfazione emotiva).

Il disturbo narcisistico può anche essere associato al disturbo istrionico (e, senza voler porre diagnosi, Andrea presenta un paio di tratti comuni anche a questo: del resto, alcuni lo considerano un sottotipo del primo).

Disturbo istrionico di personalità:

  • sfruttamento di malattie fisiche (vere o presunte) per attirare l’attenzione;
  • scarsa tolleranza per la frustrazione o la gratificazione non immediata;
  • rapide successioni di stati emotivi diversi, mutevoli, che possono apparire incomprensibili o esagerati agli altri;
  • autodrammatizzazione, teatralità, espressione esagerata delle emozioni; eloquio ricercato;
  • tendenza ad assumere la posizione di leader, alla manipolazione, alla menzogna (per ottenere apprezzamento, compassione o costruirsi un’immagine di persona importante).

Poca roba, insomma.
Mi preme sottolineare ancora una volta che tutte le voci che ho riportato figurano nell’elenco diagnostico dei due disturbi (in pratica l’ho riportato quasi integralmente…), e tutte appartengono ad A.
Onestamente, io ci sono sì abituata, ma scrivere per condividere con terze persone (che non siano le “solite” due o tre che l’hanno conosciuto, o che conoscono molto bene me), un po’ le carte in tavola le cambia: e così, anch’io posso dire che effettivamente il quadro globale fa impressione. Detto alla romanesca: ammazzate oh.

27 pensieri riguardo “La Saga del Mascheraio .1: Come riconoscerli

  1. Mi dispiace tu sia venuta in contatto con un soggetto così disturbato. Temo di saperne anche io qualche cosa purtroppo. Direi che la differenza tra una persona normale che vuole attenzioni o si crede migliore di altri e un narcisista patologico è abissale..

    Piace a 1 persona

    1. Sì, ma finché sono tratti della personalità non patologici, nessuno si fa veramente male. Molti di noi hanno uno spasmodico bisogno di attenzione, un bisogno emotivo di avere continui riscontri. Anch’io, appunto. Ma non ci dimentichiamo completamente di chi ci sta attorno, e non perdiamo il senso della realtà… per fortuna! 😉

      Piace a 2 people

    1. Eh sì, non dico sia scontato ma una certa dose di masochismo le vittime di questi soggetti tendono ad averla. Io compresa, ca va sans dire.
      Certo, spero che questa persona vicina a te non arrivi ai livelli eclatanti di sclero di A. Però i meccanismi che guidano questi comportamenti restano dannosi. Conoscerli è già una buona forma di difesa – magari non basta a salvaguardarsi del tutto, ma almeno non finisci dritta nel burrone.

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