Childfree .4: I motivi per NON avere figli

Non tutte le donne sono adatte ad essere madri. E non tutte imparano ad esserlo strada facendo, sviluppando delle abilità che già erano presenti in loro in nuce. A prescindere dall’istinto materno, dunque dalla biologia, perché se è vero che non tutto ciò che le persone desiderano è cosa buona o adatta a loro, questo vale anche per la maternità. Che è una cosa intimamente buona, ma non è per tutti.
Per fare dei figli bisogna avere dei buoni motivi. Non una situazione (familiare, economica, sociale) perfetta, ma, comunque, un buon genitore non può mancare a mio avviso di intenzionalità e progettualità. Non può bastare essere aperti a questa possibilità e disposti ad assecondare il destino, lasciandolo libero di esprimersi (che pure è una disposizione molto bella).
In un caso e nell’altro, bisogna avere senso di responsabilità.
Fare il punto su ciò che essere genitori, o rifiutare di / rinunciare ad esserlo, comporta (in linea di massima e con un certo slancio immaginativo, anche feroce); per potervi aderire consapevolmente.

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In un caso e nell’altro, chi decide presto in merito cambia idea di rado, è più serena e convinta della propria scelta. Ma non si tratta, naturalmente, di mettersi a tavolino elencando pro e contro, tirando poi le somme. Parlo esclusivamente di una decisione, per essere madre o al contrario per non esserlo, presente in alcune donne “da sempre” (fin da ragazze, o da bambine), che anticipa ogni riflessione a convalida.
Non è una prerogativa di tutte, ma rappresenta senz’altro un bel vantaggio.
Ma c’è anche chi decide in età più avanzata, perché fino ad allora non era ancora convinta di volerlo davvero o a causa delle circostanze (lasciatemi annotare, en passant, che anche se il corpo è in grado di procreare, ad una certa età, senza voler fissare arbitrari e dittatoriali limiti di legge, si dovrebbe evitare di fare figli per “realizzare se stesse”. Pensare ad un/a ragazzo/a che alle soglie della maturità si ritrova genitori anziani mi dà la nausea e l’incazzo. E se questo vi fa venire in mente certi italiani famosi, non è un caso).
C’è chi decide (non troppo) tardi, insomma, e va benissimo così, anche perché non sono poche coloro che nell’incertezza hanno detto un sì frettoloso per il timore che il proprio orologio biologico battesse il tempo, e poi se ne sono pentite. Sì, pentite: se pensate che sia terribile, sappiate che lo penso anch’io. Non perché le donne che si pentono d’essere divenute madri siano cattive, ma perché una vita ha preso il corso sbagliato. I figli sono sempre un dono, anche quando non erano la vera vocazione di una donna – ma possiamo almeno dire che è più auspicabile regalare ad una cuoca provetta degli accessori da cucina, anziché una chiave inglese? Diciamolo.

wow


L’autodeterminazione è per me molto importante,
ora ce l’ho e vorrei conservarla.
Stefanie, 39 anni, Monaco di Baviera

Non sai quanto concordo, Stephanie. Ho già fatto la madre, nella mia vita, la “madre di mia madre”. Ho avuto altre responsabilità indirette ma gravose. Sono poi stata, pur se per breve tempo, amministratrice di sostegno per una zia, e stavo per assumere lo stesso incarico per un’altra. Adesso voglio essere libera.
Ho avuto, dopo tante fatiche, la fortuna non di vivere in panciolle ma comunque di svuotare il mio zaino di tanti sassi che lo appesantivano. Ho insomma compiuto il percorso inverso rispetto alla norma di chi non incontra intoppi grossi: infanzia tutelata, maturità sostanzialmente libera di svilupparsi, infine mezza età responsabile dei genitori ormai anziani, e dei figli.
Posso dedicarmi a

disegnare la mia esistenza


Ma venendo al punto indicato dal titolo (spero nel frattempo di non avervi ammorbato troppo), i vantaggi di maggior peso che i numerosi elenchi sparsi per l’internet enumerano sono condensabili così:

  • libertà e flessibilità nelle scelte di vita, quotidiane e non (orari, viaggi…)
  • maggior tempo libero, impiegabile senza vincoli
  • sonno decente per durata e qualità
  • carriera, per chi la persegue / indipendenza economica
  • assenza di un costo importante, prolungato e non interrompibile
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Illustrazione di Stephan Schmitz

I miei motivi personali invece sono più in campo di dettaglio.
Posto che, di base, mi manca l’afflato materno e non faccio che riconfermare con queste considerazioni un’inclinazione emersa precocemente, non voglio figli:

  • per interrompere uno schema intergenerazionale vizioso (temo di riprodurre caratteristiche negative dei componenti del ramo materno della mia famiglia di origine);
  • perché dubito della mia capacità di educare. Non è insicurezza, è che proprio non ritengo di saperlo fare in modo continuativo e non superficiale.
    Mi annoia a morte insegnare qualcosa a qualcuno. E ai bambini c’è sempre qualcosa da spiegare. Fanno centomila domande a cui devi rispondere. E questo dover rispondere lo trovo noioso. – Barbara, 41 anni, Monaco
  • per non trasmettere la malattia;
  • perché se pure volessi non ho (più, ancora) una famiglia entro cui allevarli;
  • perché ho assoluto bisogno di pace, silenzio, tranquillità, ordine e soprattutto tanta, tanta, tanta leggerezza;
  • perché, per l’appunto, non ne sopporterei il carico;
  • perché voglio mantenere, anche in coppia, una mia casa e quotidianità autonome.

Che bello. Che sollievo non averne avuti e guardare felicemente al futuro.

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Nelle puntate precedenti:
> Childfree .1: Sul non volere figli
> Childfree .2: Una questione terminologica
> Childfree .3: Cosa NON dire a una donna senza figli

37 pensieri riguardo “Childfree .4: I motivi per NON avere figli

  1. Sono assolutamente d’accordo, nonostante sia mamma di due o forse proprio per questo 😁.
    La mia scrittrice preferita Susanna Tamaro in un intervista ha dichiarato di non aver mai voluto figli per poter scrivere i suoi libri 💛.

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    1. … e dopotutto, senza temere paragoni impropri, i libri sono appunto figli.
      Sono ognuno una vita che ha una propria gestazione, una nascita, una crescita e si fanno carico di coltivare un’eredità.

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  2. Oh, ci sarebbero un sacco di cose da dire, sia sul post, sia sui commenti, ma mica posso scrivere un saggio sull’argomento (e poi chi lo leggerebbe?).
    Comunque qualche considerazione sparsa.
    1) Un po’ polemicamente: e i padri?
    2) Essere genitori (e direi anche essere insegnanti) implica necessariamente una certa misura di ottimismo, innato o acquisito che sia.
    3) D’accordo sui genitori anziani e non parlo solo di madri, ma anche di padri. Nonostante conosca alcuni luminosi esempi che in un certo senso mi smentiscono, è chiaro che via via che l’età avanza sorgono alcuni ostacoli, a cominciare da quelli fisici: è più difficile sopportare le interruzioni del sonno e alzarsi per allattare/nutrire/addormentare il bambino; la flessibilità diminuisce e accucciarsi, rotolarsi eccetera è più difficile; si sopporta meno la fatica fisica anche perché spesso il peso aumenta. E poi i problemi non fisici: è difficile rivoluzionare e spesso abbandonare antiche abitudini e routine di vita; non si ha voglia di essere empatici con il mondo infantile e giovanile che non si riconosce e non si capisce. Detta papale papale: certe gravidanze – anzi prime gravidanze, perché un conto è avere a 45 anni il primo figlio, un conto avere il quarto – in età avanzata, magari ottenute a suon di stimolazioni ormonali, sembrano dettate dalla necessità di riempire una casella della “to do list” della persona perbene e realizzata in tutti i campi.

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    1. Eh, io lo leggerei.
      (Non è ruffianeria. Ma ovviamente non possiamo permetterci di scrivere saggi “a solo”, nel senso di: con un solo destinatario).

      1) E i padri… cosa?
      Nei commenti con Lucius qualcosa è stato detto sul maschio-senza-figli.
      Non è tutto e certamente non è neppure molto, ma è qualcosa.
      Converrai che per una donna la problematica, come si usa dire oggi, è più stringente e più pesante. Ma non credo sia a questo che tu ti riferisci, vorrei che mi esplicitassi meglio a cosa stai pensando.
      Anche polemicamente, se vuoi 😉

      2) Sono d’accordo.
      E da cattolica, tanto di più; anche se bilancerei un tantino meglio l’intervento della Provvidenza – che, solo per fare un esempio, alcune famiglie numerose invocano – con l’intervento umano del buonsenso.

      3) Sì. Non a caso, oggidì le rivendicazioni sulla maternità in età avanzata si concentrano sulla madre desiderosa, per un motivo e per l’altro, e non sul diritto di un (ipotetico, non già reale) figlio a nascere.

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      1. E i padri, in effetti non saprei. Mi è venuta la considerazione, ma senza riuscire a mettere a fuoco il contenuto. Forse quando si parla di generazione e nascita di un figlio ci si concentra a tal punto sulla madre (e in gran parte è giusto così) da dimenticare il padre. Molti padri ne sono contenti, la loro “secondarietà” diventa un alibi per battersene l’anima dei figli. L’attenzione è a mio avviso talmente sbilanciata sulle mamme che si usa quel termine che proprio non mi va giù: mammo. Io mi son sentito dire tantissime volte che faccio il mammo solamente perché faccio il padre.

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        1. Jesus Christ: “mammo” non si può sentire. Del resto nasce, come appunto noti, da una società in cui alla faccia della parità di genere la cura parentale è ancora estremamente sbilanciata sul femminile: così che un uomo che vi si presta si pensa abbia un che di meno virile… doppia tristezza.
          Certo, c’è chi se ne approfitta, più o meno coscientemente; e se non è proprio che sparisce dai radar domestici, comunque con la nascita si scopre sollevato da un peso diretto e continuo. Ma dal mio punto di vista di persona che ha in odio la misandria – senza volerla ravvisare ovunque, per carità -, mi viene più spontaneo pensare all’insignificanza alla quale spesso riduciamo i padri: nel momento della scelta di portare avanti una gravidanza, nella genitorialità stessa e infine, spesso, confinandoli in un angolino o peggio denigrandoli agli occhi dei figli dopo una separazione.

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  3. Penso che fare figli sia un atto di egoismo: si ha bisogno di qualcuno a cui dare amore, quando le persone che si hanno non bastano più e ci di vuole sentire realizzati. So che è un’idea che manda in bestia vari genitori, ma credo sia sostanzialmente vero. Non credo siano in molti a farli per motivi diversi tipo, che so, il saldo demografico del Paese.
    Anche non farli può essere considerato egoistico, ma meglio non farli che farli e poi essere un genitore di merda, o no?
    Sono d’accordo sul fatto che i genitori troppo vecchi sono un problema per il figlio. L’unico vantaggio è che, quando hanno bisogno del figlio, questo è ancora in forze. Diversamente, uno nato da genitori giovani può avere anche sessanta/settanta anni quando i suoi sono vecchi e bisognosi.
    Concordo anche sul ruolo della precarietà economica nel far desistere le giovani coppie dal procreare. Ultimamente però ci riflettevo e secondo me la colpa della bassa natalità è del welfare italiano molto scarso o della situazione lavorativa sono parzialmente, perché anche in Paesi all’avanguardia come Svezia e Germania si fanno pochissimi figli. Quindi i servizi scarsi influenzano, ma fino a un certo punto.

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    1. Ci sono quasi sempre anche ragioni che chiamano in causa il benessere personale dei genitori, ma esiterei a confondere quest’ultimo con l’egoismo, né lo indicherei come motivo principale della scelta di far figli.
      Noi esseri umani fatichiamo a mettere in azione un amore “puro”, però lo cerchiamo, ci proviamo, è quella la nostra “tensione” naturale. Sarei un po’ meno netta nel considerare il desiderio di procreare in funzione del proprio tornaconto emotivo e basta…

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  4. Ho conosciuto personalmente figli che hanno sofferto un’infanzia d’inferno perché non desiderati da madri palesemente non in grado di fare le madri, per non parlare di padri assenti e parentame disinteressato, e mi viene da parafrasare il Maestro Miyagi: “Fare un figlio perché lo vuoi va bene, non fare un figlio perché non lo vuoi va bene, farlo perché è così che si fa, ma poi lo tratti di merda, non va bene”…
    La storia della malattia mi ha ricordato un momento dello stupendo film “Aria di famiglia” (Un air de famille, 1996), scritto dai titanici Agnès Jaoui e Jean-Pierre Bacri. La storia verte su una famiglia che si riunisce per festeggiare la moglie di uno dei figli, una tipetta sottomessa che fa le cosine a modo mentre il marito fa quello che gli pare. Tutti si riuniscono nel ristorante di famiglia dove c’è la cuccia di un cane paralizzato e morente, una condizione penosa dovuta alla sua razza, e la donna ha passato anni a veder spegnersi quel cane. Il marito, sempre attento, sai cosa le ha regalato per compleanno? Un altro cane, della stessa identica razza, quindi destinato a soffrire, così le tiene compagnia…

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    1. E quanti ce ne sono…!
      Non mi serve nemmeno cercar lontano: due esempi del tipo “era meglio se restavo ad accudire i miei gatti” / “sono troppo incazzata col mondo per mettere al mondo altra gente da odiare” mi sovvengono così, all’istante.
      In famiglia.

      (Orribilmente) bella la vicenda del film di cui parli… non lo conosco per nulla!
      Mo’ vedo subito se è disponibile.
      Combo intrigantissima, per altro: riunione di famiglia plus nervi a fior di pelle plus malattia / morte aleggiante in sottofondo plus, infine, convivialità più o meno forzata ❤

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      1. Ti consiglio caldamente il film, te ne innamorerai come me ne sono innamorato io. E così sarai obbligata a vedere l’opera successiva dello stesso cast tecnico-artistico, “Parole parole parole”, puro genio irrestistibile, la dimostrazione che si possono affrontare temi come l’indipendenza personale e la malattia senza per forza fare un drammone strappalacrime, anzi… cantandoci sopra 😛

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    2. Della Jaoui non ho trovato Aria di famiglia, vedo però: Così fan tutti, Il gusto degli altri e quando meno te lo aspetti, che mi paiono avere trame dall’impianto simile: rapporti complicati, vite intrecciate in nodi inaspettati, un destino che spariglia progetti…

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      1. Sì, è la firma della Jaoui, che lavora perfettamente in coppia con Bacri: l’attore-sceneggiatore dal volto perennemente imbronciato che viene perfetto nei ruoli da burbero o ragazzone capriccioso 😛
        “Il gusto degli altri” è un gioiellino, l’ho visto al cinema quando uscì e l’ho amato tantissimo: gli altri due sono belli ma personalmente li reputo inferiori.

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  5. Faccio parte della categoria delle donne che volevano avere figli da sempre e -come scrivi giustamente- non è stata una scelta difficile o pensata, ma semplice e naturale.
    Dunque non ho avuto ripensamenti o accusato il colpo nel corso degli anni, anche se ho avuto più e più volte la consapevolezza di non essere stata all’altezza del ruolo (non è una passeggiata di salute sia quando son piccoli che dopo). Pentirmi? No. Ne parlavo giusto un paio di giorni fa con uno dei figli che, periodicamente, mi interroga sul ma chi te lo ha fatto fare. Nessuno, lo volevo e se proprio dobbiamo trovare la magagna, è stato “con chi” l’errore vero, imperdonabile e permanente.
    Il fatto è che, a posteriori e nonostante la mia ostinata positività in materia, penso di aver fatto giusto tre cose buone nella mia vita e sono i figli (il resto lascia quel filino a desiderare).
    Ma vengo al dunque: pur essendo una mamma assolutamente convinta, mai e poi mai mi permetterei di indicare ad altri cosa fare. Non esiste proprio indicazione, perché siamo esseri unici e irripetibili anche e soprattutto quando si deve pensare a generarne altri.
    Se non te la senti non te la senti, nessuno ha il diritto di interferire.
    Sai, anche mia figlia ha dichiarato non voglio figli: pur avendo una madre felice di esserlo non vuole seguire il mio percorso. E bene ha fatto, secondo me.
    Ciao, buona vita.

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    1. Mi fa piacere per la tua esperienza, sia pure entro una “cornice” di coppia non esattamente riuscita.
      Tua figlia, forse, ha intuìto un modo di far fruttare e trasmettere il bello ricevuto da te, e vissuto in famiglia, attraverso canali diversi dalla maternità: anche questo ci permette di guardare al futuro con la consapevolezza di aver ben seminato 😘
      Buona vita!

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  6. A giudicare dai dati Istat comunque la tua non è una scelta solitaria, anzi pare quasi stia diventando la norma… poco male, per carità, nel mondo ci sono pure troppe persone. Anche a me non piace questa mania di far figli a 50 anni e oltre (parlo per le donne perché noi potremmo benissimo a trovare le volontarie giuste) anche se poi mi dico che tutto sommato tanto male non lo fanno, mettono al mondo un bambino in più… rispetto tutte le tue motivazioni (di solito si inizia così per poi dire : ma…) e non dirò ma. I bambini effettivamente possono essere scoccianti (secondo me adesso si parla troppo con i bambini. Una volta se chiedevano: perché? La risposta, specie dopo una giornata di lavoro, era perché si o perché no, e basta) come dice Barbara di Monaco, ma anche gli adulti e spesso di più…

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    1. Senza dubbio: ma nella scelta spesso, più che un non desiderio, gioca in misura importante la situazione economica di partenza delle coppie più giovani… vale a dire, qualcuna potrebbe anche volere un figlio se vi fosse l’occasione, ma finché ci si trova costretti ad appoggiarsi ai rispettivi genitori, a lavorare mese sì e mese no e non avere prospettive, questa non si presenterà.
      E’ vero che non si dovrebbe attendere che si realizzino condizioni perfette ed esatte, per fare un passo avanti (che si tratti di figli, di trasferirsi, di sposarsi, ecc.), altrimenti saremmo soprammobili e non esseri umani. Diverso però è gettarsi, letteralmente, nel vuoto…
      … ecco, sarebbe davvero interessante, oltre al solito censimento della popolazione, un’indagine di ampia portata sulle motivazioni, le prospettive, le speranze di queste coppie. Senza implicazioni politiche dirette: per conoscenza, per analisi.

      quanto all’età: più che il carico fisico sulla gravida, io penso alla resistenza (fisica e psichica) nell’allevarli, ma ancor di più al modello rappresentato da genitori – mettiamo – cinquantenni rispetto ai figli.
      I miei non erano molto più giovani quando mi hanno avuto, intorno ai 40 (un precedente matrimonio, un primo figlio con dieci anni più di me…), e per quanto mi riguarda già ci son stati dentro per un pelo. Immaginarmi – perché tutti lo facciamo a partire da noi stessi – ancora ventenne, con padre e madre di 70 anni, mi fa scorrere il ghiaccio lungo la spina dorsale.
      Per un ragazzo, anche se parliamo di un’età in cui si cerca di crescere, differenziarsi e distanziarsi dai genitori, occorre che appunto l’esempio da cui prendere le mosse sia più maturo, ma non così maturo da risultare irriconoscibile… occorrono genitori e non nonni. quelli, dovrebbero già esserci (con un po’ di fortuna) e incarnare un ruolo diverso…

      … poi, sì, è chiaro che c’è momento e momento – e pure caratteri diversi -: però, fisiologicamente e giustamente, bambini e ragazzi sono più vitali degli adulti.
      Ed io che, senza vergogna ma neppure esagerazione, mi definisco “anziana dentro”, una vecchia pianta d’appartamento un tantino stentata, non ho proprio la pazienza né la curiosità di sopportare manine unte, nasi smoccolanti e urla selvagge ad libitum 😋

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      1. 36 anni oggi come oggi sono diventati la normalità, allora in effetti cominciava ad essere tardino, però non era il primo figlio e questo giustificava. Di solito quando passavano tanti anni tra il primo figlio e l’ultimo di parlava di “sbaglio”… ora non c’è più tempo per fare sbagli se si inizia a 40…

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  7. Il primo pensiero che mi viene è che i tuoi motivi per non avere figli sicuramente sono importanti. 🙂
    A parte questo condivido molto il tuo modo di vedere le cose. Anche secondo me non tutte le donne sono adatte ad essere madri e mi sembra anche giusto avere un minimo di progettualità e di senso di responsabilità. Io direi che anche senza motivi particolari dovrebbe proprio esserci massima libertà. Non vedo perchè una donna ricca, sposata, consapevole, responsabile, e adatta a crescere ed educare figli debba per forza intraprendere questa strada. Dove sta scritto? Mi unisco al tuo sollievo.

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    1. “Anche senza motivi particolari”, esatto.
      Perché i motivi “seri” vanno rispettati ma intuiti o immaginati, e non, comunque, tirati fuori perché ci sentiamo costrette a giustificarci.
      Possiamo anche non avere ragioni pesanti per evitare di far figli, è sufficiente non averne voglia. Non desiderarlo. Star bene così, e basta.
      Batti il cinque 😉 🔝

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