libri (febbraio 2020)

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Vertigine della lista – Umberto Eco

Non solo le numerose liste (letterarie o figurative) citate e riportate ed analizzate, ma anche questo stesso libro-contenitore dà realmente le vertigini: al di là delle vaste cognizioni dell’autore, che in origine ha pensato al tema organizzando una serie di eventi per un museo londinese, la ricchezza dell’universo di liste ed elenchi di varia natura, conclusi o aperti tendenti all’infinito, sommuove le viscere.
Che sia l’eterna umana curiosità, o l’insopprimibile desiderio di abbracciare il mondo nella sua interezza; fatto sta che avere per le mani tutto questo ben di Dio di estratti – da Shakespeare ad Ariosto, da Huysmans a Calvino, da Mann ai Carmina Burana; solo per citare quelli che mi son piaciuti di più – mi ha mandato in solluchero.
E’ stata un’esperienza più sensoriale che intellettuale, quasi, non solo con riferimento alla confezione del prodotto che pure merita un elogio, ma proprio per la fantasmagoria immaginativa che scatena (un po’ come le caramelle frizzanti al limone sulla lingua).

No kid – Corinne Maier

Le considerazioni della Maier – le sue 40 ragioni per non avere figli – sono senza dubbio estremamente sbilanciate verso un’ottica sulla vita cinica ed intransigente. All’inizio, infatti, avevo immaginato di attribuirle due stelle. Poi, però, sono diventate addirittura quattro, e per una ragione precisa: condivisibili o meno, non le espone con quello che oggi chiameremmo cattivismo, e nel farlo riesce ad esprimere in modo mirabile una causticità molto concreta e diretta; che personalmente mi ha strappato svariati sogghigni di approvazione.
(Ad es.: sullo stato francese democratico-totalitario ed il suo paternalismo laico.
Sull’abdicazione all’autorità e l’imposizione dell’aconflittualità.
Sul terrorismo delle istituzioni educative e del principio di altruismo.
Tutti questi paroloni altisonanti sono esclusivamente colpa mia).
Le anime belle dovrebbero dunque astenersene. Ma per tutte le altre, via libera: questa donna sa coniugare concisione e chiarezza di idee in una serie di martellate che assesta a destra e a manca, senza nessunissimo riguardo ma con classe. Chapeu.
Il fatto che abbia citato Nanni Moretti (una scena di Caro Diario) per esemplificare la disgrazia della genitorialità, e paragonato Vissani al McDonald’s, è puro valore aggiunto.
Ora dell’ultima pagina, l’ho inserita tra le letture migliori di questo nuovo anno, nello “scaffale” apposito sul sito bibliotecario. Tanta roba. Da leggere e rileggere.

Cinzia – Leo Ortolani

Cinzia Otherside, la transessuale che è “una macchia sul vestito pulito della realtà”, è una delle creature più riuscite del padre di Rat-Man, saga sui cui albi ha fatto il suo debutto in anni ormai lontani.
Doveva essere una comparsa occasionale, come racconta Licia Troisi nella sua introduzione, ma si sa: le macchie di leopardo non si lavano facilmente, e anzi tendono a diffondersi. Così, Cinzia è ancora con noi e lotta.
Lotta contro assurdità di ogni… genere: dalla stronzaggine di chi deve “esaminarla” per consentire la modifica dei documenti d’identità, alla pericolosità della setta di lesbiche vegan che infesta l’associazione lgbtiq-sw (sw sta per “amanti di Star Wars”, una minoranza appena integrata nel gruppo per il cui riconoscimento si sta lavorando…).
Lotta, e non potrebbe farlo con più candore e maggior stile: è una che nella possibilità di una vita normale, non punteggiata di sguardi critici o spaventati, ci crede; ma che al tempo stesso è pronta anche a render pan per focaccia alla stupidità (memorabili le risposte che dà al bambinetto mentre fa animazione ad una festicciola, istigato dal padre a far presente che Cinzia non è una donna, ma un uomo. Se volete scoprirle, però, dovete leggere! 😉 )
Impossibile recensire una storia così. Si può solo indossare il vestito più bello che avete nel guardaroba e uscire per farci amicizia ❤

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Non me lo chiedete più – Michela Andreozzi

Sottotitolo: La libertà di non volere figli e non sentirsi in colpa. Il che dice tutto, ma paradossalmente per noi italiani suona più seriosetto di quanto non sia in realtà, come un entusiastico e grintoso manuale di self-help che finisce per prosciugarti le energie pagina per pagina, anziché restituirtele. Invece la Andreozzi, che non recita soltanto in commedie ma di certo in quelle eccelle, è riuscita a toccare diversi punti nevralgici con ironia e levità.
Non mancando, comunque, di dire – anzi scrivere, che obbiettivamente è meno arduo – fatterelli fondamentali:
1. non abbiamo bisogno di partorire per essere donne;
2. non abbiamo bisogno di figli per amare;
3. dobbiamo imparare a non giustificarci per le nostre scelte [come i gatti, N.d.Celia];
4. non è necessario compensare l’assenza di figli facendo qualcosa di speciale.
Ogni vita è speciale.
Saggia la conversazione immaginata su un autobus, tra una madre-con-passeggino ed una childfree; spassoso (ancorché truce) il resoconto del tipico pranzo domenicale in famiglia. L’aneddottica, rielaborata per trarne casi emblematici, spacca.
Valido per fare una bella conversazione con se stesse, ma anche per per difendersi dagli attacchi dei petulanti con originalità e spirito positivo.

Balletti verdi – Stefano Bolognini

Una buona ricostruzione storica di uno scandalo che, dal bresciano, si estese un po’ a tutta Italia nei favolosi (?) anni Sessanta. Ne ho parlato qui.

Lamentation – Joe Clifford

Un titolo che farebbe presagire disgrazia e trishtessa. E invece.
Non che manchino le vicende da emarginati: il protagonista, Jay Porter, ha un lavoro buono ma a rischio, un fratello drogato – Chris, il quale ha pensato bene di mettersi nuovamente nei casini – ed un figlio che sta per traslocare lontano da Ashton, la (poco) ridente cittadina in cui vive, al seguito della sua ex ed il nuovo compagno.
Sarà Chris, implicato in un commercio poco chiaro, e scomparso dopo che il suo socio è stato ritrovato morto, a dare il la all’intreccio giallo: che però non è il motivo per cui amerete questo romanzo.
L’atmosfera, subito ben delineata, è decisamente grigia. Grigio il clima invernale, grigia la distesa di nulla spazzata dal vento, grigie le prospettive dei residenti. Eppure, io ho avuto la bella sensazione di stare osservando, al riparo della finestra, una tempesta all’esterno. Non solo: l’abilità di Clifford nel descrivere le persone, ed il vivere semplice “di una volta” in provincia (è molto retorico e da vecchi, lo so, ma passatemela: sono una ragazza degli anni ’80, una nostalgica), mi ha fatto godere fin dalla prima pagina di una scrittura avvolgente, ma senza vezzi.
Chiamatelo pure page-turner (voltapagina), ossia uno di quei libri che ti accalappiano e non ti mollano finché non crolli dal sonno, altrimenti li leggeresti senza interruzioni: per me lo è stato. Ed è il primo della serie (di tre) che vede Jay protagonista.

Ulteriore dettaglio che ho apprezzato: la “confezione” del libro, dal formato piccolo e maneggevole ma al contempo bello solido e corposo. Sto operando una piccola selezione di case editrici che pubblicano standard simili, da esplorare come fossi al banco gastronomia / pasticceria della Conad ❤
In questo caso, si tratta di CasaSirio, collana “Riottosi”.

Perché non abbiamo avuto figli: donne “speciali” si raccontano
– Paola Leonardi, Ferdinanda Vigliani

Premesso che il (sotto)titolo è tremendo perché accomuna le non madri ai disabili in un moto di pietà pelosa, e l’autrice P.L. che l’ha scelto ne è pure consapevole avendo aggiunto le virgolette; il contenuto del libro è molto superiore alla sua apparenza.
E’ composto di interviste a donne note nel mondo dello spettacolo o della ricerca psicologica / sociologica, del giornalismo, ecc., tutte con una partecipazione al movimento femminista che spesso risale agli anni Settanta. Molto mi interessavano quella a Piera degli Esposti (che però non mi ha detto granché, ed è piuttosto breve), e quella a Rossana Rossanda (che però non c’è stata: viene infatti riportata una sua lettera nella quale declina la proposta.
Ciononostante, ho scoperto altri nomi dell’epoca ed una bella ricchezza di temi, di declinazioni del non-esser-madre, di posizioni intellettuali e politiche; inoltre le pagine del libro sono pervase non dico da modestia, ma dalla semplicità di persone che hanno deposto le armi retoriche, e sanno porsi domande. Non è poco!
Ho copiato alcuni estratti, che se mi riesce utilizzerò per discutere ancora l’argomento.

Il cuore nero della città: Viaggio nel neofascismo bresciano
– Federico Gervasoni

Francamente trascurabile. Era un nuovo acquisto appena arrivato in biblioteca (datato 2019), così ne ho approfittato: poco male, perché si legge in meno di due ore; ma salvo un paio di nomi che non conoscevo non ho trovato un resoconto di peso. Non dico che tutte le pubblicazioni di questo tipo debbano essere all’altezza del reportage di Rosati su CasaPound, per esempio, ma che senso ha – se non fare presenza e raccattare qualche soldo in più – trasferire poche informazioni già presenti negli articoli dell’autore (firma de La Stampa) in un libriccino? Per fare un libro non basta amalgamare gli ingredienti e renderli organici, occorre approfondirli.

Atlante dei luoghi inaspettati – Travis Elborough, Martin Brown

Scoperte inattese, città misteriose e leggendarie, mete improbabili: questo il sottotitolo dell’atlante compilato da Elborough ed illustrato con le mappe di Brown (ma anche corredato di foto in bianco e nero), un elenco non esaustivo ma curioso e ben raccontato di luoghi particolari, alcuni noti altri meno.
Tra i miei preferiti figurano: la Città degli Scacchi, sorta (e morta) nella Russia calmucca (nella sezione Origini inconsuete); Just Room Enough Island, una micro-isola privata sul fiume San Lorenzo (nella sezione Destinazioni eccentriche); Slope Point in Nuova Zelanda con i suoi alberi inclinati e modellati dal vento e la spiaggia di vetro di Fort Bragg, ma anche il Lago Verde in Stiria (nella sezione Posti incredibili)… e poi quasi l’intera sezione Siti sotterranei: soprattutto la Grotta di Conchiglie nell’inglese Margate, di natura mai del tutto chiarita, e l’agglomerato di caverne sotterranee abitate – con tanto di negozi – di Coober Pedy, nell’Australia meridionale.
Nel catalogo non troverete solo natura, ma soprattutto aneddoti storici e culturali (sintentici e dal tono leggero), e non soltanto meraviglie da ammirare ma anche situazioni che possono lasciare sospesi tra il ribrezzo e la stima per l’inventiva umana: la cairota Città della Spazzatura contende il titolo all’idea di utilizzare il petrolio come prodotto per l’igiene personale…
… segnalo infine un capitoletto dedicato al villaggio di Matmata, in Tunisia, dove l’hotel locale è stato parte del set di Star Wars, trasformato nella casa di Luke Skywalker.

Non costa niente – Saulne (Sylvain Limousi)

Secondo la quarta di copertina la storia di Pierre, ragazzo francese che alloggia diversi mesi in Cina, parla della “ricerca di una personale decrescita”. Vivere a Shanghai con 60 centesimi al giorno è infatti la sfida che impone a se stesso quando, nella prolungata attesa di un’eredità che tarda ad essere incassata, si trova a corto di denaro e di fronte ad un bivio: tornare in patria prima di terminarlo del tutto e programmare un rientro una volta sistemati i conti con la burocrazia, oppure restare – e campare facendo economia.
Laddove “fare economia” significa fare proprio i conti della serva, confrontando il prezzo (molto minore rispetto a quello rincarato europeo) dei prodotti acquistati al supermercato sotto casa con lo scialo per ristoranti, locali e altre incessanti amenità offerte dalla città ai turisti e agli stranieri residenti, i quali ne fanno un consumo abbondante.
In realtà, più che un percorso premeditato di decrescita, la vicenda racconta l’imprevista, imprevedibile e rigenerante intuizione di quel mondo oltre la cortina fumogena del centro città sfavillante, dove ci sono la normalità e spesso la povertà. Povertà che non è necessariamente sinonimo di vita più semplice e vera, a volte è sinonimo di sconforto, noia e vuoto: e tuttavia permette di sperimentare su di sé uno stile di esistenza non inquadrato, fuori dal vincolo asfissiante del privilegio degli occidentali impiantatisi in Asia conservando intatto il proprio senso di superiorità ed il proprio inscalfibile disprezzo.

Non amo questo stile di disegno (si tratta di una graphic novel), che non dipende dal fatto che l’autore è un autodidatta e rappresenta invece una scelta precisa, ma questo è un gusto mio.
Ho apprezzato invece che le tavole a colori iniziali vengano via via sostituite da un mix col bianco e nero, fino a lasciare dotati di una tinta accesa soltanto i cibi –  quando Pierre arriva a provare i morsi fisici e mentali della fame -, tornando alla regolarità cromatica solo nell’ultimo istante chiarificatore.

 

Lieto evento – Eliette Abécassis

Titolo cinico per Barbara, parigina che l’evento della maternità lo vive, e lo racconta, in modo nient’affatto lieto.
Lo stile dell’autrice, a me nuova ma gradita, è senza fronzoli: anche perché i fronzoli stanno tutti nell’idea romantica che la protagonista s’è fatta della propria relazione con Nicolas, goduta con passione e spensieratezza finché lui non le ha chiesto un figlio… e lei ingenuamente, con leggerezza, ha detto sì – pur non avendo alcun motivo per farlo, come appunto spiega -; naufragata poi rapidamente di fronte ad un uomo che si dimostra più figlio che padre, più ancora che sotto i colpi del rimpianto e dell’angoscia per una scelta rivelatasi distruttiva per tutto ciò che aveva amato.
“Violento, sincero, impudico” è questo romanzo per il risvolto, “feroce e spassosa” l’idea della maternità che esso veicola per il Nouvel Observateur. Lo confermo: per una volta le recensioni non mentono. Sebbene in seguito la condizione di madre diventi per Barbara – anche – un’ossessione avidamente appresa, un portato animale cui si adegua respingendo lontano illusioni e libertà perdute, non c’è in questo passaggio alcuna forzatura. La scrittura è corposa e fluente, felice.

Scopro che la Abécassis ha sceneggiato Kadosh di Gitai, film che a suo tempo ho apprezzato, e che varrà la pena rivedere.

Nel territorio del diavolo – Flannery O’ Connor

Se le lettere ed ancor di più il diario di preghiera di questa nota, citata ed ammirata autrice cattolica li ho sentiti indigesti (tanto che le lettere le ho appena piluccate), al contrario questo titolo, una raccolta di interventi ed articoli sulla scrittura, ha lo stesso effetto di un potente raggio di sole che fende una spessa nuvolaglia.
Ha un pensiero limpido come, suppongo, devono essere anche i suoi racconti e romanzi, ed uno stile asciutto ma non secco che a quel pensiero si addice. Acuta ma non sofisticata, divertita e mai dozzinale; una persona così può restituirti di botto il senso della letteratura e del perché credi di amarla, dopo mesi di encefalogramma piatto.

Considera l’aragosta – David Foster Wallace

Manco a farlo aposta, nel terzo saggio di questa raccolta viene citata anche la suddetta O’ Connor: L’umorismo di Kafka […] è in definitiva un umorismo religioso, ma religioso alla maniera di Kierkegaard e Rilke e dei Salmi, una spiritualità lacerante di fronte alla quale persino la grazia sanguinaria della sig.a O’ Connor appare un po’ scontata, le anime in gioco precotte. Certo preso così quet’inciso può sembrare critico nei confronti dell’autrice, ma no, è invece un complimento il cui scopo è di biomagnificare le caratteristiche della scrittura di Kafka.
Se fossi Foster Wallace, su questo libro scriverei un articolo dedicato, ed il paragrafo precedente sarebbe contenuto in un’apposita nota a pie’ di pagina, anzi sarebbe diviso in due: nota con la citazione, sottonota con la mia considerazione sulla citazione. Purtroppo o per fortuna non sono lui, e dunque mi limito ad una recensione elementare.
Come sempre nella sua produzione saggistica le note, appunto, sono non solo parte integrante e non marginale del testo, ma vere e proprie esperienze a sé, un po’ allucinogene per l’effetto scatole cinesi ma tanto più interessanti per questo, come se avessimo prenotato un weekend in una spa e da lì scoprissimo che i massaggi si fanno in una stanza subacquea che permette di vedere delfini e squali nuotarci attorno.
Poi c’è l’altro grande caposaldo: la varietà dei temi trattati, mai scontati, che si tratti di interventi in pubblico, articoli o reportage più lunghi. Come quello sugli Oscar del porno che apre la raccolta, impietoso e dall’umorismo leggero (perché tanto ci pensano già i protagonisti a sbugiardarsi, o forse dovrei dire sputtanarsi).
Tra i più piacevoli (intriganti) c’è il resoconto dell’ultima settimana di campagna elettorale (al seguito) di McCain nel 2000. Micidiale.

Il traghettatore – William Peter Blatty

Dalla penna dell’autore de L’esorcista (che non consiglierò mai abbastanza) sono uscite storie molto diverse, fra le quali questa ghost story. Le storie di fantasmi sono tra le mie letture preferite, dunque non potevo farmela mancare; anche se ho letto diverse recensioni non del tutto soddisfatte. Forse dipende dal tono generale, leggero e scanzonato, più che immediatamente misterioso ed inquietante; ma ciò che rimane è l’occhio brillante dell’autore sulle situazioni descritte, siano tragiche o divertenti.
Nel primo capitolo conosciamo Joan Freeboard, agente immobiliare in carriera, incrocio tra un treno in corsa ed uno scaricatore di porto: colei che radunerà ad Elsewhere, una villa disabitata su un’isoletta del fiume Hudson, l’amico scrittore Terence Dare, la sensitiva Anna Trawley, il professor Gabriel Case noto per i suoi studi sul paranormale, e naturalmente se stessa. Inutile specificare che Elsewhere ha una fama sinistra, è considerata infestata da spiriti maligni… come potete intuire, la speranza di Joan è di far pubblicare un articolo “scettico” su una rivista che contribuisca alla vendita della proprietà.
Ma dopo aver convinto un riluttante Terence (nel secondo, spassoso capitolo) ed aver raggiunto la dimora e fatto le dovute presentazioni (nel terzo capitolo, già un po’ più debole) le cose andranno semplicemente per il verso sbagliato…
… credo che le critiche a questo romanzo siano state un po’ ingenerose: non è un capolavoro, la vicenda avrebbe meritato più tensione e compattezza, e la soluzione dell’enigma si intuisce presto; eppure ciò che questo enigma ha da dire supera il piacere dell’elemento misterioso. E’ il modo in cui noi, come esseri umani, reagiamo ad esso che interessa a Blatty. Che ha costruito un mistery soft, ma pienamente commovente.

“Il mondo non è mai stato pensato per essere la nostra casa”, aggiunse Case.
“Il mondo è un posto per una notte. Solo un passaggio”.

“Un neutrino non ha massa né carica elettrica. Può attraversare tutto il pianeta in un batter d’occhio. E’ un fantasma. Eppure è reale, sappiamo che è lì, che esiste. I fantasmi sono dappertutto, secondo me. […]”


I libri non commentati:
Diario di preghiera – Flannery O’ Connor
Atlante delle isole del Mediterraneo – Simone Perotti

40 pensieri riguardo “libri (febbraio 2020)

      1. Soprattutto Eco e DFW, però sfondavi una porta aperta! E mi è piaciuta molto la similitudine “come se avessimo prenotato un weekend in una spa e da lì scoprissimo che i massaggi si fanno in una stanza subacquea che permette di vedere delfini e squali nuotarci attorno”.

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    1. Eh, so che Eco è molto amato.
      Non da me, che però ho goduto tantissimo di questa immersione elencosa. Ma tanto.

      Comunque sto meditando, considerata la mole che ne esce, di provare a marzo a dividere il riepilogo di lettura (e dei film) in due tronconi. E scriverne uno più o meno a metà mese. Perché sennò potrebbe diventare troppo “mattone”… tu che dici?

      (A proposito: ieri sono partita in quarta con La peste. Mi sembrava l’ideale XD )

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        1. In realtà, ti dirò: mi aspettavo un tono non dico macabro, ma drammatico, invece no! C’è un’ironia di fondo, o almeno io la percepisco così, una sorta di distacco dalle vicende di chi ormai ha inteso come funzionano gli esseri umani e non fa che dipingerli nella loro vacuità (e anche in qualche piccola bellezza).

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  1. Eh, beata te che hai tempo per leggere tutti questi libri 😛 (ogni riferimento a cose o persone è puramente casuale 😉 ) Scherzi a parte, dovrei trovare anche io la voglia di leggere ogni tanto, altrimenti a 30 anni mi ritroverò il cervello arrugginito. Buona giornata!

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    1. Eh, beata te che hai cinque anni in più di vita per leggere! 🤣🤣🤣 Coraggio, qualcosa scatterà al momento opportuno 🙂
      E’ banale, ma senz’altro vero, che di qualsiasi occupazione si tratti – e soprattutto se è piacevole – l’attacco di sfondamento più sicuro è scegliere qualcosa che ci appassiona alla follia… tralasciando ragionamenti e calcoli.
      Tipo, prendi me: se ascoltassi la voce del “hai cominciato a parlare di questo sul blog, devi andare avanti” ora starei leggendo la biografia di Hitler. Invece l’ho rimandata e mi sono data alle poesie della Szymborska (nome che ho copiato dal motore di ricerca), ed alla Aleksievic (Preghiera per Chernobyl).
      Eccetera… mi devo imporre di fermarmi altrimenti passo la giornata a cianciare di libri!

      Buona settimana 😃

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    1. Ciao! 🙂
      Sì, quello alla O’ Connor è solo un accenno, ma folgorante. Come del resto un po’ tutte le conclusioni dei saggi.
      Io invece ho in arrivo in biblioteca Brevi interviste con uomini schifosi, magari tu l’hai già letto.

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      1. No, Wallace devo ancora iniziarlo. Strano, come appunto stavo dicendo, perché ho letto spesso dei commenti entusiastici sul suo conto, girando da un sito all’altro. Per quanto riguarda “Nel territorio del diavolo”, volevo dirti che condivido tutto ciò che hai scritto. Una lettura indispensabile, interessante e ricca di spunti, anche per chi non scrive per mestiere. Lei era una donna di un’intelligenza strepitosa, pur con tutti i limiti e difetti del suo carattere 😉

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        1. Uh, aspetta, forse di dfw avevamo parlato su Il mestiere di leggere (o è il nome del vecchio blog? Perdonami, ma ho una memoria meschina). Certo.
          Sciuramente non è semplice da approcciare, e anche a chi poi lo ama di primo acchito può risultare indigesto. Immagino abbia bisogno, in molti casi, di una conoscenza approfondita per poter decidere se ci piace. E te lo dice una che ha cominciato da IJ, come dicevamo di là… ora ricordo.

          L’incontro con la Flannery per me è stato abbastanza uno choc.
          Dopo averne letto meraviglie, ho cominciato col Diaro di preghiera e le Lettere, che mi han lasciata fredda. Poi bum!, quest’altro m’è parso venire da un altro mondo: come un professore che in casa propria fosse un po’ trasandato ed incurante dell’immagine, e poi una volta salito in cattedra sfoggi doti oratorie (e rivelatrici del suo cervello) brillanti.
          E trovo che Nostra Signora dei Pavoni fosse non solo intelligente, ma anche molto spiritosa. In quel modo sottile ed elegante che infilzava chi si lasciava ingannare dall’esordio composto e quadrato.

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        2. Ahahah!! …ma allora adesso devi per forza leggere anche i suoi racconti! Resterai ancora più folgorata! :-). p.s. ma questo non è il nostro primo scambio? Perdonami, ma anch’io ho la memoria che fa cilecca, sigh

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        3. Ah, guarda, non lo so più: mi pare che avessimo parlato di dfw sul blog… che non ricordo come si chiama (sigh), de La lettrice… La lettrice… mèrde, non mi viene, ‘spetta che controllo.
          Ecco, non era Il mestiere di leggere, accidenti, era Il verbo leggere!:
          https://ilverboleggere.wordpress.com/2019/11/14/infinite-jest-fasi-del-dolore-letterario/
          … e in effetti abbiamo commentato entrambe, ma non interagendo tra noi.
          Andiamo bene… sicura di volerti fidare di un’Alzheimer precoce?! 😅

          Per sorridere un po’:
          http://faminore.home.blog/2019/12/26/letto-voracemente-da-david-foster-wallace/

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    1. Eheh, in questo caso ti spingerei verso le graphic novel, Cinzia e Non costa niente. O fumetti, se preferisci chiamarli così.
      Ma l’Atlante è carino. Ultimamente ne sto bazzicando diversi, questo e quello sulle piante per ora sono i migliori.
      Pensa che io ho appena iniziato a leggere Massa e potere. Pare lunghissimo, e non ha nemmeno una figuretta. Naufragherò?

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        1. Effettivamente.
          Lo stile è particolare, suggestivo, però la massa del contenuto si sente tutta.
          Ti farò sapere… tanto lo alterno con altre tre letture – per ora.

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  2. Ah però quanto leggi!
    Non condivido l’idea di fare libri sul fatto che uno non voglia figli! Come non trovo rispettoso fare libri sulla gravidanza, sull’essere mamma, l’orologio biologico! Insomma, siamo così limitato mentalmente che dobbiamo parlare solo di questo? Posso capire una guida pratica sui bambini, ma poi in realtà è una cosa talmente naturale, che non serve neppure quello! ( scusa lo sfogo)

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    1. Eh, abbastanza XD
      Capisco, ma boh, a me sembra utile tanto l’una quanto l’altra cosa. O forse è solo perché io amo discutere di questo e quello, e più ne ho più ne voglio 😉
      Anche perché – questo più nel caso dei childfree – non è così scontato né il concetto né che venga accettato, perciò di un minimo di discussione pubblica, di divulgazione, o come la vogliamo chiamare, c’è effettivamente bisogno. Non è un di più.
      Certo, poi il rischio di far diventare un discorso importante un’occasione per parlare di sé c’è sempre, ma appunto non può limitarci.
      Ne ho letti diversi questo mese perché volevo scrivere una serie di post sull’argomento (e l’ho fatto), ma per il resto in genere non vado neppure in quella sezione delle librerie… quindi magari ce n’è da affogarci dentro, ma non me ne rendo conto. E tanto meglio XD
      Però se intendevi un’altra cosa dì pure, e non scusarti! 🙂

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      1. No no, sei stata più che chiara nel puntualizzare le tue motivazioni, che per altro mi hanno aperta ad un punto di vista differente. I due emisferi di eguagliano, purtroppo delle volte si intersecano a discapito dei figli, quando una mamma vuole essere mamma e manager, ma i tuoi figli non ci saranno mai per te, perché vuoi essere manager, ma questo è un trip mio! Fatto sta che si dovrebbe a mio avviso divulgare la nozione di crescita della popolazione solo per sensibilizzare alla sopportazione , coloro i quali scelgono o sono obbligati alla scelta di natura, a non averne, i bimbi sono una cosa meravigliosa, uno spettacolo della natura, in versione h24 sono da esaurimento, e la cosa peggiore è che poi diventano cinici esseri umani che disprezzano i bambini come se ignorassero il mondo da chi arrivano! Va beh ti ho annoiato con i miei discorsi contorti in un momento di stanchezza! Notte

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        1. bah , sono dell’idea (maturata a seguito di eventi increduli) che nella vita, abbiamo noi stessi i passaggi…. bambini, adolescenti, adulti, anziani e vecchi, non giustifico determinati atteggiamenti sbagliati in tutte le varie tappe, però cerco di avere comprensione e rispetto delle medesime.
          un giovane al ristorante non può guardare schifato un bambino perché parla e simula stanchezza!
          buona notte

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        2. Eh, ma qui non si tratta di mancare di comprensione (i bambini son pur sempre bambini, non piante) o peggio rispetto: anzi, casomai è chi subisce le esagerazioni di bambini troppo irrequieti (sottolineo: esagerazioni, e troppo), e dei loro genitori incapaci di contenerli a potersi lamentare di non essere rispettato. Parlare infatti non ha mai dato fastidio a nessuno, urlare direi proprio di sì.
          Ad ogni modo della tranquillità nei luoghi pubblici non s’è nemmeno parlato, né qui né nei post dedicati. Si potrebbe anche, ma non era il mio obbiettivo, mi interessava invece parlare del problema opposto, ossia della mancanza di rispetto verso chi non desidera figli, trova normale non averne, non vuole essere messa sotto una lente di ingrandimento per questo né tantomeno doversi giustificare; ed ha anche, sì, il diritto di schifare i bambini se crede.
          Ma, ecco, nessuno è qui per schifare i bambini per partito preso, o scriverci un libro. Non lo hanno fatto nemmeno le autrici dei tre libri elencati, per cui…

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    1. Adesso, poi, ho risfoderato il Kindle.
      E con il prestito bibliotecario volendo posso sempre avere fino a 10 fra libri, dvd e cd in contemporanea. Infatti ho sviluppato un po’ una dipendenza! 😉

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