libri (marzo 2020) – pt. I

cesso elegance

La peste – Albert Camus

La drammatica sera in cui non avevo ancora ripristinato il Kindle, che faceva le bizze, ed avevo esaurito i prestiti della biblioteca, mi sono ritrovata a vagare nel panico tra gli scaffali di casa; in preda all’astinenza. Poi mi è venuto in mente che avevo preso in mano più volte questo libro, senza mai decidermi, libro che proprio ora viene citato da diversi blogger che vengono in soccorso dei quarantenati per coronavirus.
Così c’ho provato. Non avessi tentennato tanto!
Immaginavo un libro magari valido, sì, ma pesantino e un po’ farraginoso, invece è scorrevole, piacevole, profondo ma con naturalezza. Una fiction dalla verosimiglianza a maglie larghe. Io ci trovo persino una vena non dico ironica, ma di osservazione distaccata e scafata, e se non indulgente almeno affettuosa, rispetto alla natura umana descritta nelle sue reazioni alla diffusione del contagio, alle misure di contenimento ed isolamento, allo stravolgimento in un verso o nell’altro della propria esistenza.
Vi ricorda qualcosa?
Insomma, ne sono entusiasta.

Massa e potere – Elias Canetti [*kindle]

Per il mio giretto nel Novecento, avevo in programma anche questo titolo di Canetti, del quale ho letto soltanto La lingua salvata. Grazie a Lucius, me lo sto leggendo sul Kindle, che ho rispolverato, e cara grazia che non ne avverto il peso e la… massa, appunto: ha tutta l’aria d’essere lungherrimo. Non un mattone, questo no: anzi, ha uno stile inaspettato, che mi fa pensare alla narrazione di fiabe e miti anziché alla saggistica; però è abbastanza impegnativo, perché esplora concetti importanti senza darne definizioni, ma passando direttamente alla descrizione.
Lo proseguo alternandolo alle altre letture, ma non so ancora se lo leggerò per intero.

Preghiera per Chernobyl – Svetlana Aleksievic [*kindle]

Così come per Tempo di seconda mano (meraviglioso) e tutti i suoi libri di ricostruzione storica “dal basso”, anche questo è costituito dai racconti e da interviste ai protagonisti degli eventi, i protagonisti privi di cariche istituzionali e di potere: abitanti sfollati, mogli dei tecnici e dei pompieri morti in seguito all’esplosione del reattore 4, militari, malati cui è stato tolto tutto, anche il conforto della propria terra.
E questo è il dato di fatto. Il dato personale, invece, è che tanto per cominciare durante la lettura della prima testimonianza, quella di Ludmjla, moglie del pompiere Vasilj, ho pianto come una fontana e pensato che volevo interrompere, e basta. Mi ha fatto un male cane, cazzo. Per cui non l’ho più aperto per diversi giorni, finché non m’è sembrato di aver assorbito il colpo. Poco alla volta e con prudenza, ho proceduto; è molto bello e molto forte, non c’è pagina priva di spine.

Tutte le poesie – Wisława Szymborska [*kindle]

In poesia sono un disastro, come quei bambini dallo stomaco delicato che all’asilo possono mangiare solo riso in bianco e verdurine bollite, altrimenti si ritrovano in subbuglio dopo ogni pasto.
Credo di poter dire sinceramente di amare la poesia (e questo non ha niente a che vedere col fatto che ne scrivo anche), ma molto di rado incontro qualcosa che mi soddisfa appieno, che non mi pone problemi di resistenza – annoiandomi, sconfortandomi, oppure mostrandosi illeggibile senza parafrasi a fianco.
Ci vuole anche un po’ di questo, lo so, ma non fa per me. La vita è breve e la poesia dovrebbe rischiararla, non incasinarla, e farlo attraverso una moderata e fruttuosa fatica spirituale, non attraverso un gravoso sforzo intellettuale.

Tutto ciò per dire che la Szymborska, che finora avevo solo piluccato, mi aveva pur suggerito subito che poteva essermi amica; e infatti ho scoperto che lo è davvero.

La mente prigioniera – Czesław Miłosz [*kindle]

Subito dopo la Szymborska ho aggiunto al lettore un altro autore polacco da tempo nel mio mirino, con un saggio però (ancora in lettura) e non con le sue poesie. Casualmente, il tema s’incrocia benissimo con la Aleksievic: nel testo infatti, secondo le parole di Wikipedia, Miłosz

“affronta il complesso rapporto tra letteratura e società nell’ambito delle democrazie popolari satelliti del mondo sovietico. Demistificando esplicitamente ogni idealizzazione del socialismo reale, evoca e analizza tanto l’adesione quanto la dissociazione degli intellettuali al sistema (il Murti-Bing) consolidatosi in Polonia nel dopoguerra”.

Ciononostante si differenzia da altri dissidenti del periodo per la sua ammissione che, anche sotto la dittatura, un’espressione artistica – ancorché non del tutto libera – si rende possibile; e che anzi la norma fu costituita da intellettuali abituati a ben gestire e giostrarsi con le limitazioni imposte dal Partito, capaci di altrettanta furbizia e sottigliezza, allenati al compromesso.

Brevi interviste a uomini schifosi – David Foster Wallace

Le interviste (fittizie) rappresentano in realtà soltanto una piccola parte di questa raccolta di racconti, particolari come lo sono tutti i frammenti narrativi dell’autore, e come viene ripetuto più volte nelle introduzioni, d’avanguardia. Non adatti insomma a chi stia cercando storie “pulite”, dalla forma convenzionale, subito inquadrabili e dal forte potere di immedesimazione.
Spesso, invece, l’effetto è quello di rifiutare ed allontanare una equivalenza anche solo ipotetica fra lettore e personaggio. L’ironia di dfw qui, piuttosto che amichevolmente dissacrante, è acida, corrosiva.
Tema portante, il sesso.

Devil, Diavolo Custode – Kevin Smith, Joe quesada
Devil, Father – Joe quesada

E alla buon’ora ho recuperato anche qualcosa di Daredevil. E’ ancora presto per decidere cosa ne pensi, ma di certo mi piace più di molti altri Tizi in Tutina (o in pigiama, come direbbe Karen Page).
I cenni al cattolicesimo mi son parsi discreti e sensati, non troppo calcati ed anche ironici: dato il rapporto controverso con le proprie origini, il fatto che Murdock casualmente capti suoni che indicano un reato in corso proprio mentre sta per confessarsi non passa inosservato 😄
Detto questo: la storia del primo, Diavolo Custode, mi sembra più densa e romanzesca, ma quella di Father è decisamente più ritmata, incisiva e cinematografica. E i disegni le vanno dietro: puliti, ampi e più impattanti. Per un certo verso preferisco le sottigliezze della prima, ma nel complesso, considerato anche il tema (ben trattato) della relazione col padre, delle proprie radici e della redenzione; volendo consigliare una lettura sporadica andrei sulla seconda.

I fantasmi di Rowan Oak – William Faulkner [*kindle]

Per essere esatti, le storie di fantasmi riportate in questa raccolta sono state scritte da una delle sue nipoti, ma pur sempre sul calco di quelle narrate da “Pappy” durante la notte di Halloween o nel corso delle lunghe serate estive, al gruppo di bambini che si trovava, in anni lontani, appunto a Rowan Oak – la dimora di famiglia nel Sud.
E’ proprio nel Sud ed in particolare a R.O. stessa che è ambientata la prima storia, quella di Judith, una ragazza figlia d’un soldato confederato che si innamora di uno yankee durante la guerra civile. Si sta tra folklore sudista e creepy britannico, come nella seconda breve storia ambientata in una stazione inglese.
Purtroppo questo è tutto: due storie carine, più una terza – presentata in due versioni, la seconda scombinata – passabile; l’ultima, che non è di fantasmi ma una bislacca fantasia ideata per il compleanno di una ragazzina, anche no grazie. La noia, proprio.
Ho amato invece l’introduzione della curatrice, la nipote dello scrittore Dean Faulkner Wells, nella quale rievoca brevemente ma efficacemente l’atmosfera magica della vita di campagna, qualcosa che ho ereditato da nonni e genitori e in piccola parte sperimentato, qualcosa di impagabile. Ma nessun aggettivo, in ogni caso, è adatto a descriverla.
Per questo sprazzo di gioia dico grazie a Lucius, che me l’ha, ehm, segnalato.

❃❃❃

I libri non commentati:
Sette maghi – Halldór Laxness [interrotto]
Fedeli a oltranza, Un viaggio tra i popoli convertiti all’Islam [interrotto]

31 pensieri riguardo “libri (marzo 2020) – pt. I

    1. In genere è così. Dovremmo ascoltare di più il nostro intuito – magari fare uno sforzo iniziale, perché spesso l’impressione cambia mentre si va avanti, ma se ci mette troppo, beh… abbiamo anche il diritto da lettori di mollare.
      Ma adesso sono curiosa, qual è il libro che proprio non ti si attacca? 😉

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    1. Wow! Sì, fa un discorso molto ampio e di carattere radicale, se posso usare questo termine, nel senso che va alla radice di fenomeni solitamente indagati in maniera non superficiale, ma comunque contingente: dal punto di vista storico, sociale, o che so io. Lo fa però senza i tecnicismi classici dell’antropologia – ne inventa di suoi, ed anche per questo è impegnativo, ma stimolante.
      Eppure, forse inevitabilmente, mi appesantisce; del resto non parla di farfalle ed unicorni… vedremo che ne sarà. Probabile diventi uno di quei libri che leggo a grossi bocconi con lunghe pause tra l’uno e l’altro.

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    1. Magnifico. Una sorella slavista! Io ne ho una (sorellastra, in verità: lunga storia che non riesumo mai), ma più che slavista è slavata 😋 😉
      Anch’io lo sto trovando bello, l’argomento certo, che mi ha sempre interessato, ma è pure ben scritto e non confusivo per i lettori che non amano lunghe analisi o digressioni.
      Ce l’ho nell’apposito scaffale bibliotecario, ma ora posso cancellarlo ed andare ad aggiungerlo ai migliori del 2020: grazie, Kindle 🙂

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  1. Preghiera per Chernobyl , e prima Tempi di seconda mano, sono due libri da leggere assolutamente, testimonianze di un epoca drammatica, il disfacimento dell’Unione Sovietica… La Peste l’ho letta tanti anni fa e, cosa non strana per me, non lo ricordo: ma in libreria c’è ancora… Le poesie le ho lette recentemente, un amico me le ha regalare per il mio compleanno: mi colpì molto il discorso per la consegna del Nobel, sulla funzione della poesia… per fortuna ti è ripartito il Kindle!

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    1. Eh, sì: altrimenti sarebbe stata strage.
      O di uomini, perché avrei perso la brocca, o di risparmi, perché mi sarei “ridotta” ad andare in libreria. E quando metto piede in libreria, è meglio che lasci a casa il bancomat…!
      Proprio un bel quartetto, questo mese, contando anche Milosz – del quale sono arrivata a metà.

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    1. La peste per me è già un cult ❤
      Le Interviste di dfw sono molto cariche, incisive, com’è nel suo stile ma persino più della media… dunque va promosso, anche se personalmente non è tra quelli suoi che preferisco o che rileggerei.
      Della Aleksievic posso solo dire che andrebbe tenuta fissa sul comodino; consultata, compulsata, sottolineata, meditata, tenuta stretta.

      Ora me ne vado in bagn… ehm, a letto, inizio un nuovo libro (narrativa, stavolta) e poi quando mi cala la palpebra mi lancio tra le braccia di Morfeo.

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  2. Daredevil è il mio supereroe preferito da quand’ero bambino, quindi puoi immaginare quanto mi ha fatto piacere che anche tu l’abbia scoperto. Comunque, le sue storie migliori sono state raccolte nel volume intitolato “Il secondo segreto”.

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    1. Vedi, anche Ben Affleck è servito a qualcosa 😂
      Purtroppo mi sa che quel titolo in biblioteca non c’è.
      Comunque prendo nota.
      Appena si sbloccheranno le prenotazioni, quando si sbloccheranno… con molta calma… leggerò il resto.
      Buonanotte 🙂

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      1. In realtà Daredevil lo scoprii non grazie all’ottimo film con Ben Affleck, ma grazie al fumetto. Chiaramente quando seppi che ne avrebbero tratto un film andai in brodo di giuggiole! 🙂 Buona notte anche a te! 🙂

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