In guerra

Pur senza scandalizzarmi che i media ne facciano uso, concordo con Olivia a proposito della moda di parlare di “guerra” in relazione alla situazione che stiamo vivendo per via del Covid19. Le conseguenze negative sono tante, ed alcune gravi, tuttavia chi prendesse il paragone seriamente, e non solo come metafora, è certo non abbia vissuto alcuna guerra reale.
Iersera me ne stavo a letto e, siccome ero nostalgica, prima della mia oretta di lettura concilia-sonno ho sfogliato un paio di libri della mia infanzia che custodisco gelosamente, uno dei quali regalatomi da mio fratello, nonché una serie di vecchie / vecchissime foto conservate in una scatola di latta decorata con un dipinto di fiori, di quelle che un tempo contenevano cioccolatini o caramelle, foto che qualche anno fa avevo salvato dall’esser gettate via da una mia zia (materna, una di quelle cattive).

20200323_184832

Foto in studio di giovani ragazze, foto-ricordo (santini) di componenti noti e non della famiglia, foto di pranzi con grandi tavolate, partecipazioni di matrimonio e ricordi della Comunione, ma anche foto di guerra, appunto.
Soldati in pantaloni gonfi sopra gli anfibi, foto di gruppo o in coppia, cartoline con immagini di ex compagni di prigionia spedite a mio nonno con un messaggio ancora leggibile sul retro, anche se l’inchiostro risulta leggermente sbavato.

18-3-945 – Amburgo
Al mio caro B. in segno d’amicizia e d’affetto [firma non comprensibile]

Hamburg 2 – 6 – 45
Al mio compagno di prigionia – Giovanni L. 
Porta Raffaele (Omignano)? “Salerno”

Hamburg 20.6.45
Non dimenticarti del tuo piccolo [?] che ha vissuto con te nella prigionia dura,
che ci portò quasi alla perdita della civiltà che un’uomo possiede,
portandoci al punto che si può dire bestie affamate.

Gianni M.
Settimo[?] Veronese

2020-03-23 19.06.112020-03-23 19.07.18

Dato che quando ho aperto la scatola avevo appena iniziato il rosario, tra un’Ave e l’altra ho buttato lì anche qualche Eterno riposo, anche non conoscendo i nomi avevo davanti i loro volti – del resto questo serve a me, non certo al Signore che ben ci conosce, uno ad uno.
Intanto il vento fuori rombava, oltre a sentirlo lo percepivo e lo vedevo perché ho lasciato la tapparella alzata; notte da lupi e di ambulanze che spiccano con le sirene colorate contro lo sfondo del buio, ed il vento per di più acuisce la nostalgia, così che ho cominciato a singhiozzare e ho buttato fuori un po’ di veleno.
Il miele però era più copioso del veleno.
Ho abbracciato per qualche minuto la mia lucciola giocattolo, regalo di mia nonna Maria quando avevo pochi anni di vita, poi l’ho appoggiata accanto a me sull’altro cuscino e ho dormito.

25 pensieri riguardo “In guerra

  1. Grazie per aver condiviso questa splendida esperienza ed emozioni così personali. Quella scatola di ricordi è meravigliosa, sebbene le persone ritratte abbiano vissuto esperienze terribili: la loro lotta per mantenere l’umanità, come si legge nella dedica, è ciò che dovrebbe muovere tutti noi. Una lotta verso l’alto, quando invece troppo spesso l’esperienza quotidiana sembra dimostrare una corsa al ribasso da far piangere.
    Io non ho mai avuto contatti con i miei nonni, alcuni perché troppo vecchi altri perché totalmente disinteressati, ma un giorno da ragazzo mia madre si presentò con una scatola di vecchie foto trovata non so più dove, a casa di uno dei miei nonni da poco passati a miglior vita, e insieme abbiamo sfogliato foto in bianco e nero come ultime tracce di vite lontane, in un Paese diverso, con gente a noi nota solo da vaghe rassomiglianze. (Scoprii infatti che mio nonno materno da giovane era identico a un mio cugino, ma proprio a livello di clonazione!)
    E’ stata una splendida esperienza conoscere parenti che dal vivo erano emeriti sconosciuti, con cui nel migliore dei casi ho scambiato qualche saluto: le loro vite in guerra, fra la povertà e gli stenti, donavano umanità a quei volti sorridenti in foto.
    Sono d’accordissimo con te sulla questione “guerra”: il problema temo sia che i giornalisti non sanno più cosa dire, fra un po’ tireranno fuori termini come “olocausto” per pura disperazione lessicale. Sono abituati a definire “carneficina” tre morti, come li chiami tremila? Ecco perché centellino a minuscole gocce i TG, perché nessuna mascherina o guanti mi proteggono dai virus mentali…

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    1. Io ho conosciuto due nonni su quattro, la nonna paterna (che adoro) ed il nonno materno (rapporto buono, ma non stretto). Familiarità ed affetto rispecchiano i diversi rapporti che ho da sempre con i due rami di famiglia. E nonostante ciò – forse è inevitabile – a volte mi manca non aver conosciuto mia nonna, che sia in foto sia di carattere, a quanto mi raccontano, è una fotocopia di mia mamma. 90 su 100, ci saremmo volute bene a morsi e cazzotti. Però è bello vedere anche foto in cui sorride, oltre a quelle in cui mette su lo sguardo truce tipico della stirpe… quanto a mio nonno, conservo alcuni aneddoti (quelli che ho salvato dalla mia memoria-groviera) che mi scaldano il cuore. Foto poche, ma mi confermano (senza trascendere nella fisiognomica, per carità) che il volto di una persona ti sa dire un’immensità di cose su di lei, e bisogna fidarsi di quel che racconta, perché ci prende.

      Purtroppo come noti anche tu il problema di trovare “le parole giuste” non dipende certo da una loro carenza: basterebbe che non ci lasciassimo andare ad esagerazioni di fronte alla più piccola notizia, e non trasformassimo ogni evento in catastrofe o miracolo. Che dici: troppo tardi?
      So che dovrei tenermi aggiornata almeno un po’, il minimo sindacale, ma confesso in tutta onestà che sto facendo fatica anche solo ad ascoltare un telegiornale, altro che talk o approfondimenti (che poi approfondiscono ben poco). Non sto certo negando la situazione, però già siamo tutti criceti nella loro gabbiettina, se ci facciamo pure venire l’ansia la ruota la spacchiamo. E poi che si fa?
      Ad ogni modo, non c’azzecca nulla (e forse è meglio), ma stasera ho visto che danno The walk su Rai5, sulla storia di Philippe Petit. A me era piaciuto parecchio.

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        1. Ahah, non me lo dire!
          Hai presente certi gradoni alti nelle palestre, che fungono da tribune? Non so quante volte mi son pisciata addosso (metaforicamente, ma di questo dovevo accertarmi una volta scesa) andandoci per l’ora di ginnastica alle medie. Signùr!
          E non parliamo di quando da piccola mio papà mi faceva fare l’aeroplanino: ha dovuto smettere, o gli toglievo il saluto, il che è tutto dire.
          Non fanno altro, perciò penso che me lo rivedrò.

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        2. Ecco, l’ho rivisto.
          Puttana miseria, al momento clou mi sudavano le mani: e ti garantisco che non avevo in casa più dei soliti, canonici 20°!
          Poi quando si è sdraiato (lo aspettavo) oltre a sudare lacrimavo di commozione. Ah!
          Comunque m’è venuto in mente un altro episodio. Sempre per la serie “se mi faccio un taglietto sotto l’unghia svengo, se mi sfascio un ginocchio dirigo le operazioni di soccorso” (storie vere), nonostante non sia capace di salire una scala per cambiare una lampadina una volta mi sono quasi affacciata all’orlo di uno spuntone di roccia vicino al Falzarego, sopra il vuoto. Appunto. Sono fatta strana, ma sono convinta di non esser l’unica… vero? 🤔

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        3. Succede anche a me di vivere situazioni molto diverse con reazioni diverse, per questo non posso dire di soffrire di vertigini ma “quasi”. Da ragazzo con degli amici siamo saliti sulla cupola vaticana per affacciarci al balcone da cui si vede tutta Roma: peccato che invece di guardare Roma io abbia abbassato lo sguardo e c’erano tipo mille chilometri di altezza! Però dopo qualche secondo di gelo e di paralisi mi sono abituato, e alla fine addirittura mi sono appoggiato alla ringhiera.
          Sicuramente guardare qualcuno sospeso mi mette ansia a mille, quindi “The Walk” l’ho visto con davvero tanta sofferenza, e a ogni istante gridavo “vai via da lì” 😀

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        4. Come i pulotti newyorchesi!… a cui avrei tirato una scarpa: ma ti pare? C’è un tizio che cammina nel vuoto e tu, per farlo arrivare sano e salvo a terra gli urli contro, ti sbracci, lo minacci – e peggio, gli fai arrivare un elicottero a tanto così, giusto per smuovere un po’ il cavo? 🤷‍♀️

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  2. Eh i miei nonni… Antifascista il paterno emigrato all’estero quando rimase senza lavoro per motivi politici e poi morto di malattia.. nonna materna morta di appendicite (senza antibiotici capitava). Mia bisnonna materna morta di epidemia Spagnola… Suo marito si diede all’alcol x il dolore… Gli altri ebbero vite dure ma ben più liete😀. E nessuna foto dei bisnonni e giusto un paio di nonni paterni. Così giusto x stare allegri! 😘

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  3. Un articolo molto potente e pieno di emozioni. Compliementi! La guerra è una cosa orrenda, qualcosa che può veramente cambiare profondamente l’uomo e distruggere la sua umanità. Purtroppo ho letto tante cose orrende in giro sulla guerra e su ciò che ha fatto a tante persone e spero tanto che eventi del genere non si ripetano più.

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  4. Per essere una guerra è una guerra “comoda”, si vince sul divano di casa… non voglio essere irrispettoso verso chi soffre o ha perso i suoi cari; le parole sono importanti e questi richiami capisco che servono a fare “gruppo”, creare consapevolezza anche ma hanno troppo spesso il sapore della retorica vuota. Se almeno questo servisse ad odiare le guerre… invece nel silenzio le guerre in corso continuano, e temo che finita l’epidemia altre ce ne saranno, ma di quelle vere…

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    1. Appunto… non si tratta di negare la gravità del problema, ma neppure è giusto avallare l’idea che della situazione si son fatti quelli che non si fanno scrupoli a svuotare i supermercati (non dico non lo farei io stessa, forse, se davvero rischiassimo di restare senza cibo o presidi: ma siamo ben lungi) o che paragonano un isolamento preventivo, e nient’affatto totale, oltre che come tu ricordi molto comodo, a vicende disumanizzanti.
      Capirei piuttosto un riferimento a scene apocalittiche da film. Sarebbe già più consono, anche se di nuovo iperbolico.
      Di guerre che si stanno lentamente e silenziosamente preparando ce ne sono, senza inventarne altre. Per acqua, clima e migrazioni (che poi sono interrelati).

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    1. Aspetta… ho visto il film ma non ricordo, c’è qualche riferimento ad una data precisa? 🤔
      Ah, ma forse ti riferisci ai giorni trascorsi dall’inizio ufficiale della quarantena collettiva (non li sto contando).
      E’ senza dubbio il titolo più pregnante.
      Di storie a tema “contagio”, anche non… terrestre, ce ne sono, purtroppo non è la mia specializzazione 😁

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  5. Fanno tanto comodo certi paroloni, per fare più notizia, per vendere di più… a me fanno solo venire il nervoso, perché pur non avendo mai vissuto una guerra in prima persona non serve un genio per capire che è totalmente diversa.
    Mi domando quando è successo che gli Italiani sono diventati così decerebrati da farsi fregare come polli. Forse lo sono sempre stati?

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    1. Uhm, un po’ d’ingenuità credo sia nel nostro sangue.
      Di più non saprei dire… certo, “consola” – con un po’ di perfidia – sapere che chi lamenta la guerra in corso, lungi dall’aver raggiunto una qualche esperienza o consapevolezza, sarà il primo a cadere quando questa arriverà davvero.

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  6. hai ragione… io conosco una famiglia di profughi siriani, i quali mi hanno detto che nella loro terra, devastata da quasi 10 anni di guerra hanno perso tutto, persino un figlio. Marito e moglie, sono tutti e due ingegneri, ora si sono adattati a fare le pulizie nei condomini e non vogliono parlare delle loro esperienze, tanto che se gli parli del virus, sorridono compatiti….

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