libri (aprile 2020) – pt. I

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Opera di Elia Colombo

Abisso – Dean Koontz [kindle]

Un thriller che innesca il proprio meccanismo in modo assai graduale (il che mi aggrada), partendo dalla descrizione della vita di Tina Evans, produttrice di spettacoli per casinò a Las Vegas – che non sfigurerebbe in un romanzo drammatico, o rosa -, passando per il soprannaturale, ed atterrando in un blando spionaggio con tanto di… arma biologica virale creata in laboratorio sulla base del ceppo cinese Wuhan-400.
Sì, avete letto bene, nell’ormai lontano 1981 Koontz scrisse un storia che, da qualche parte – non rivelo il punto tangente tra virus e vicenda – incrocia la strada che noi stiamo percorrendo oggi… in un certo senso… ed in modo più collettivo che personale. Il libro per altro è stato edito in italiano soltanto ora, come riporta Lucius nei suoi Archivi di Uruk. Poco maliziosi, eh?
Nel complesso, mi ha regalato alcune ore di ottimo intrattenimento: leggero, non poi così impegnato come il tema lascerebbe credere, una piacevole lettura da spiaggia. In parte lo rende così soft il fatto che il mondo, purtroppo o per fortuna, è andato avanti… e le slavate preoccupazioni etiche avanzate nel finale non fanno neppure il solletico.
Bando ai facili complottismi, sappiate che in origine il ceppo virale si chiamava Gorki-400 e proveniva dall’Unione Sovietica, ma è stato poi modificato per gli assetti geopolitici in… mutazione 😉
Se come me e Lucius siete dei grammar-nazi, fate un respiro profondo prima dell’immersione: nella versione Kindle l’editor ha fatto un lavoro sufficiente, ma il traduttore ha lasciato (o inserito di proposito?) una marea di congiuntivi doppi ed insensati; errore comunissimo oggi come oggi ma insopportabile.

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In cerca di guai – Mark Twain [kindle]

Una sorta di lungo e ricco diario, romanzato e innervato di solida ironia, delle avventure del giovane autore (prima ancora di diventar cronista) nel West, e precisamente soprattutto in Nevada (questo mese ho fatto l’abbonamento…).
Tra burocrati in erba, mormoni feroci, cercatori d’oro e soprattutto argento, letali laghi salati e pazzeschi viaggi in diligenza (che occupano molte, divertenti pagine), c’è di che stare allegri e compiacersi, nel frattempo, di non trovarsi lì dove Twain sta cercando la ricchezza – o, in alternativa, un lavoro che non lo scocci troppo presto.

Il saccheggio (e altri racconti) – Nadine Gordimer [kindle]

Un’autrice che ho estratto dal cappello un po’ così, a sentimento, e che mi sta dando la soddisfazione di una lettura inattesa e dura, forte.
Il tema più frequentato è senz’altro quello dell’apartheid sudafricano con tutto ciò che da esso consegue, visto tanto con occhi neri che bianchi, di burocrate o di cooperatrice internazionale con le sottigliezze che “cooperare” richiede, di adulta innamorata o bambino non ancora intaccato dalle differenze.
Particolare e molto bello il mosaico di vite costruito per l’ultimo, lungo racconto, intitolato Karma e che del concetto induista si serve per connettere esperienze e persone in apparenza distanti ed aliene le une alle altre.

Gli immortali – Alberto Giuliani [kindle]

Scaricato grazie alle iniziative di solidarietà digitale.
Una non-fiction sospesa tra il reportage ed il viaggio di scoperta di sé, suddivisa in capitoli tematici, che esplora in modo non pedante le magnifiche sorti e progressive della nostra umanità prossima al collasso, ambientale e morale, muovendosi agilmente tra clonazione, colonie su Marte, bunker per patiti della sopravvivenza estrema e crioconservazione, e ancora il monitoraggio climatico con il suo tentativo di sopravanzare i mutamenti in atto conservando e trasmutando la vegetazione e l’alimentazione ora disponibile.
Tutto nasce da una profezia sul proprio futuro (e la propria morte) che l’autore raccolse controvoglia decenni prima, durante un viaggio in India per lavoro (tra le altre cose, è un fotografo).
Ne trovate un estratto sulla pagina del Saggiatore.

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Il quaderno; Ultimo quaderno – José Saramago [kindle]

Ho caricato sul Kindle una bella bordata di libri del portoghese che non mi ha mai attirato, ma che molti amano, decisa a verificare di prima mano e più approfonditamente se davvero, e fino a che punto, sia una persona da evitare.
Ho però cominciato mordicchiando questa raccolta di post dal blog che tenne negli ultimi anni (ormai ne son passati parecchi, si fa per esempio riferimento a Berlusconi ed al bunga bunga…), per poi stringere il cerchio.
Prima impressione: gli scritti di per sé, con qualche eccezione qua e là, non mi han lasciato nulla. Emerge a macchia di leopardo anche il suo noto anticlericalismo, e se tanto mi dà tanto il fumo puzzolente non nasconde alcun arrosto. Vedremo, comunque, quanto inciderà sul corpus letterario e se sarà tale da impedirmene la prosecuzione, oppure se qualcosa di buono ed inaspettato emergerà da premesse tanto poco promettenti.

Fuga da Bisanzio; Il canto del pendolo – Josif Brodskij [kindle]

Dulcis in fundo, ecco un autore che stacca tutti quanti di due spanne e che dopo aver piantato il primo paletto nel mio cuore ora ne sta conficcando altri.
Non un romanzo né una biografia, Fuga da Bisanzio, ma un paesaggio dell’anima: Brodskij, con la sua prosa fluente e discreta – ma pronta ad erompere quando si abbassa la guardia, come la Neva -, osserva la propria vita come in cartolina e ne trae un amalgama storico, letterario, estetico e politico uniforme.
E preciso subito che, se la sua critica al totalitarismo rosso (una delle più composte e meno reattivamente radicalizzate) mi trova concorde, si tratta di un bonus che non pesa sulla bilancia del mio apprezzamento: sia perché tale critica si estende in ampiezza su certi tratti della mentalità russa tout-court, sia perché al di là dei contenuti, pochi o molti, che posso trovare interessanti condivisibili o poetici, quest’uomo ha una mente della quale sento di potermi fidare. E con la quale mi sento a mio agio.
Ne Il canto del pendolo la sua abilità a spaziare senza disperdere la compattezza del proprio pensiero, applicati in particolare alla letteratura e alla poesia, confeziona invece una serie di ritratti e di commenti a Montale, Dostojevskij, alla Achmatova, e poi ragiona di versetti evangelici e canoni estetici – cose che, se non le stessi leggendo come lui le ha scritte, scanserei prevedendo un sicuro fastidio.

Brodskij Isof und Maria - 2004 - Baryshnikov Dance Foundation
Brodskij Iosif und Maria – 2004 – Baryshnikov Dance Foundation

18 pensieri riguardo “libri (aprile 2020) – pt. I

  1. Splendida l’immagine che apre il post!
    Contento ti sia piaciuto “Abisso”, Koontz è un autore che può cambiare parecchio nel suo stile. Anni fa – temo ormai siano una quindicina – dopo aver letto il suo “Generazione Proteus” (da cui un vecchio film di fantascienza) e trovandolo geniale, provai a leggere altro di un prolifico autore un tempo molto edito in Italia: dopo due altri romanzi di fantascienza troppo ridicolmente brutti per credere si trattasse dello stesso autore, ho mollato. Nei primi Novanta la Sperling & Kupfer fece il botto con Stephen King e cercò un degno emulo per aumentare la posta, scegliendo Koontz: temo non sia andata bene, visto che tutti i romanzi dell’epoca sono sepolti per sempre nelle segrete della casa 😀

    C’è stato un momento in cui la gente mi fermava per strada incitandomi a leggere Saragamo, il più grande scrittore di sempre, quello più amato da chi segue le mode passeggere. Infatti poi passata la moda nessuno me l’ha più citato 😀 Scherzi a parte, il problema più titanico di Saramago è la sua allergie ai “punto e a capo”. Provai a leggere qualcosa ma avere un unico paragrafo di venti pagine esula totalmente dal mio grado di sopportazione. Può essere anche un Premio Nobel, ma lo trovo tecnicamente illeggibile.
    Tutt’altro discorso per “Caino”, agile libretto trovato su bancarella e letto d’un fiato amandolo. Il brutto è che non mi è rimasto un solo ricordo del libro, se non che l’ho adorato, il che è strano: non è stato dunque amore, che comunque resta, ma semplice infatuazione passeggera 😛

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    1. Su Koontz: non sbagli quando parli di libri sepolti nelle segrete della casa, infatti nella nota al termine del testo lo stesso autore racconta che Abisso fa parte di una serie di libri ripescati da vecchie edizioni non più ristampate, sotto pseudonimo (Leigh Nichols, che non a caso non ho mai sentito). E’ stato comunque onesto nel rilevare che, come “primo tentativo di scrivere un romanzo cross-gender, (…) non ha l’intensità, la profondità della caratterizzazione, la complessità dei temi ed il ritmo dei romanzi successivi”.

      Su Saramago: nel frattempo, ieri sera, ho letto anche un altro “quaderno” – dal quale posso farmi un’idea su di lui e sulle sue idee, ma non sullo stile, che inevitabilmente è del tutto differente da quello romanzesco.
      Prendo nota della tua rivelazione sconvolgente (aiuto), e mi preparo psicologicamente!
      E’ appunto un autore che a pelle non mi è mai piaciuto, ma nemmeno mi è mai capitato di dubitare della sua “grandezza”, considerato il giudizio – di valore appunto, non di merito – quasi unanime ovunque ne leggessi o sentissi parlare, da critici o lettori comuni o librai o bibliotecari o chicchessia. Perciò voglio almeno ficcarci il dito nel costato, poi potrò trovarci del buono o schifarlo e rallegrarmi motivatamente per essermi evitata l’autopsia intera.

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  2. Bella rassegna, come sempre; di Saramago ho letto “Il Vangelo secondo Gesù Cristo”, mi era piaciuto abbastanza anche se non ricordo perché. Della tua lista mi piacerebbe aver letto (perché di leggerli adesso non se ne parla) Brodskji e Mark Twain, di virus invece no, non ne voglio sapere… anche Gli Immortali mi incuriosisce.

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    1. Se riuscirò a leggere quel vangelo ti saprò dire – dubito mi darà la medesima impressione, ma prima o poi ci provo… visto che ti interessano, intanto posso inviarti i file di Twain e Brodskij, per il futuro. E Giuliani, certo. (Non so se leggi su e-reader, anche su pc è fattibile sebbene in genere meno comodo).

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  3. Glisso su tutto il resto, ma ho fatto un salto sulla sedia nel leggere incredulo come hai liquidato, con molta (troppa) leggerezza ed anche un certo dispetto un autore come Saramago, divenuto celebre molto prima del riconoscimento del Nobel e soprattutto molto più elevato che non semplicemente circoscrivibile come “autore alla moda” (anche perché, poi, ci si dimentica spesso che il numero complessivo dei lettori nel nostro paese è minimo in confronto già al numero dei lettori del resto d’Europa, dove le mode italiche non esistono e non parliamo nemmeno del gruppo smisurato dei lettori asiatici, con gusti ed abitudini lontani anni luce dalle nostre terrazze Martini, dai nostri blogger o dalle nostre book-influencer con i tavolinetti apparecchiati con tazze da thè e fiori).

    Uno sbalordimento il mio a cui si è aggiunto il dispiacere per una a questo punto inevitabile distanza emotiva tra me e te nella lettura di alcune sue opere a mio avviso, invece, talmente indispensabili per l’animo di un lettore da avere io dedicata ad esse non già un nicchia, ma persino un’intera ala del mio cuore!

    Nello specifico considero i suoi due Le intermittenze della morte e Tutti i nomi tra le cose più belle e coinvolgenti che abbia mai letto in vita mia e questo senza citare i più noti e chiacchierati Cecità e L’uomo duplicato, resi famosi dalle trasposizioni cinematografiche (deludente per il primo, seminale e leggendaria la seconda, grazie alla mastodontica regia di Villeneuve).

    Se volessi suggerire, a qualcuno che stimo o per cui provo affetto (come io provo per te, sommando entrambe le predisposizioni d’animo), da dove partire per conoscere un autore importante come Saramago non gli consiglieri mai di perdere tempo con le opere minori o con la saggistica o i quaderni, ma di addentare i bocconi più grossi e succulenti.

    (Ti leggo e ti controllo!)

    Un ultima nota: la punteggiatura di Saramago non è un vezzo modaiolo, inventata da un hipster newyorkese in cerca di originalità, ma il punto di arrivo di un autore attempato e navigato, che disintegra il segno (punti, virgole, etc.) ma non le pause e soprattutto non la sintassi, visto che restano delle cifre (come le maiuscole) a guidare il lettore, il quale per altro si abitua in fretta alla nuova punteggiatura, lasciandosi trasportare da un periodare scorrevole e poco parentetico.

    Bisogna sempre stare attenti alle etichette applicate dagli opinion leader italiani (chiusi nella loro provincialità) e distribuite generosamente agli artisti più disparati, seguendo per altro la regola aurea del “critico letterario del web” (identica a quella del “cinefilo di internet”) che recita: se un artista lo conoscono in troppi, allora deve essere demolito.

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    1. Spero che sulla sedia tu abbia messo un cuscino, così quando torni col sedere a terra non ti fai male 😉
      Colpito al cuore: era un film oppure un libro che così s’intitolava?
      Dico di Saramago ciò che dico di Eco, che pure ho letto pochissimo e di quel pochissimo do un giudizio poco lusinghiero. Non direi però d’averlo liquidato, il portoghese, giacché (olè olè), quaderni a parte che sono un modo circolare d’avvicinarsi alla preda acclimatandosi con comodo come faccio spesso, proprio da Tutti i nomi ho iniziato oggi la sua narrativa.
      Moda, critica… amico mio, a me incuriosisce e soddisfa la realtà, con tutto quel che c’è dentro, utile o futile, che mi piaccia o mi schifi: per carità, certo il parere di questo o quel critico, in quanto tali, non mi garantisce un bel nulla, né inseguo trine e merletti (però attento, se è vero che l’abito non fa il monaco ed il critico non fa il valore, nemmeno fiori e tazze di thé fanno cialtroneria); ugualmente dei brandelli di conoscenza tutto questo parlare di libri li offre, ed io li colgo. Perché no?
      Ma tornando ai Nomi, mi sta piacendo – pur non avendo uno stile che per ora mi conquisti: 3o capitolo -, e sulla distribuzione del testo concordo con te, a patto di non leggere distrattamente – con altri si può fare, anche in task-switching, che aborro ma che mi consento occasionalmente di praticare con coscienza e limite, con lui no.
      Cos’altro? Le Intermittenze è l’altro che più mi ha attirato. Banale: la morte mi attira quasi sempre. E questo è per altro segno che tutto sommato di morire davvero anziché rifletterci su ancora non mi va; perciò posso anche perdere tempo (chissà quanto me ne resta?) a circumnavigare gli autori e, per non perderne comunque troppo, sprezzarne alcuni.
      Un bacio, cartaceo, a forma di aeroplanino così ti arriva sulle correnti 😘

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      1. Un commento altissimo e parlo proprio di valore… E sì che tu avresti dovuto abituarmi a questo modo da altopiano tibetano di veleggiare sulla prosa letteraria, nonché saggistica e persino politica (posso con te nei miei testi usare l’avverbio desueto “financo”? Mi piace moltissimo, da sempre, ma non posso usarlo quanto vorrei perché troppo poco comune…)

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  4. Brodskij lo conosco bene e non posso che apprezzare la tua scelta, perché queste sono opere che ognuno di noi dovrebbe leggere almeno una volta nella vita. Saramago è uno dei miei preferiti, anche se i suoi “quaderni” non li ho mai letti se non (stralci) in rete. Mentre “Abisso” e “Gli immortali” vado subito a reperirli perché hai “corrotto” la mia anima sci-fi, e non posso perderli (!!!!!!!!!!!!!!!!!)

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    1. Ma bene! Se non li rintracci, fammi un fischio che te li mando.
      Brodskij ho già capito che finirà insieme alle altre che io chiamo “mappe stradali”, quei libri lontanissimi dall’essere manualistica ma che di fatto sono indispensabili quando non sei certo di chi sei, cosa ci fai al mondo e perché.

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