Si fa credito

Allora. Dicevo – scrivevo – ieri di una serie di seccature, tra le quali l’ultima e più potente me l’ha scaraventata addosso Tizio, pontificando stupidaggini e cattiverie (tant’è che ne ho scritto: voleva diventar pontefice, invece è finito a pulire i cessi ai Musei Vaticani. Metaforona, ovviamente).
Mo’ ascoltatemi, che seguo il filo delle mie incazzature personali ma devo pur dire una cosa importante per tutti.
Tizio ha sbracato. Io l’ho asfaltato e messo al bando, ossia in spam diretto (mi ci vedete, vero, col bastone nodoso levato in aria come Mosé, a ululare Sia anatema!?). E poi? E poi me lo ritrovo in mail – va detto che me l’aspettavo – a scusarsi come se avesse rotto il vaso cinese di mamma per caso, ed a piagnucolare con un’altra blogger che entrambi leggiamo che aveva fatto un casino.
Eh sì, l’hai fatto.
Ora. Spero di essere breve (ormai non lo prometto più) e non ulteriormente fraintesa, ma provo a spiegarmi comunque.

Tizio ha fatto, per motivi diversi, molto più danno di quell’altro, l’ex amico che ha fatto una sortita imprevista sul blog, poco piacevole ma certo non terribile.
Però l’ex amico non ha fatto mai una piega, né quando abbiamo rotto né ora. Tizio sì.
Per questo lo ritiro dal bando nel regno del ghiaccio e lo recupero – anche se, sia chiaro, con riserva: ossia tenendolo finché mi parrà opportuno nel recinto dei bambini piccoli, così che non faccia altri danni agli altri ed a se stesso se appena mi giro.

Perché?
Perché mi ha dato il piacere di vederlo cedere e chiedere scusa? No, è indubbiamente un piacere ed allevia il groppo sul cuore, ma non è mica abbastanza; e poi le nostre “scuse” molto spesso fanno piuttosto schifo. Lo sappiamo tutti.
Perché i cristiani, si sa, sono tenuti a perdonare – tutti e sempre indistintamente? Ennò, col cazzo (antico termine aramaico). E’ opinione diffusa, ma alquanto superficiale ed errata. Il perdono personale è materia appunto individuale, e magari si eviti di sollecitarla come i giornalisti che piazzano il microfono sotto il naso delle vittime appena sbucano dal tribunale… il perdono in generale (quello di matrice divina, per intenderci) presuppone un’unica cosa: il previo sincero pentimento.
Ecco, Tizio non è un amico né mi cambia chissà che se c’è o non c’è. E’ un lettore, punto.
Diciamo assimilabile, in questo momento, a un tizio qualunque per strada che si sia sbrindellato il ginocchio e abbia bisogno di un fazzoletto per tamponare. Il punto è che, fosse pure stronzo, se ‘sto sconosciuto col ginocchio sanguinante io non l’aiuto – per quanto mi è possibile, senza mettermi a rischio, senza fare la crocerossina -, poi la notte non dormo. O quantomeno, non dormo bene.
E’ abbastanza elementare.
Mettiamoci poi che Tizio ha esaurito il proprio credito di fiducia presso di me, ma dal momento che siamo tutti debitori presso Dio, posso sempre traslare una parte del mio debito nella colonna degli attivi di un altro, e compensare. Hard-economy cristiana. Lo so, l’ho spiegata da commercialista, ma è sempre quella roba là: rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori.

E allora niente, riproviamo.
Con cautela e sotto vincolo – per esempio, di NON parlare di politica o religione, MAI, regoletta che del resto ho finora sperimentato con successo con L., l’amica del ♡ e leghista (ci fu un tempo in cui dissi davanti a lei e ad alcuni suoi conoscenti, senza sapere che lo fosse, che i leghisti sono tutti zotici. Ahò, lo pensavo, ne avevo motivo – che però spiegare in seguito risultò sempre in una inefficace giustificazione -, e soprattutto per me si trattava di una considerazione rozza, da prendere come tale. Non è che sapendola leghista avrei cambiato opinione o avrei fatto la lecchina, ma di certo avrei almeno mitigato la frase. Non è ipocrisia, è ragionevolezza).
Ci sarà da divertirsi, adesso, quando leggerà questa roba dopo aver goduto della mia ultima risposta affilata a Tizio. D’altronde, chiarito che non c’è paragone tra lei e Tizio, pure lei è stata “ripescata” dopo l’ennesima rottura – non tante, per fortuna. Ci siamo ripescate a vicenda, ma so che ricorda bene che fui io a piombarle a casa in modalità Serenata Appassionata, per verificare se davvero  aveva intenzione di lasciar cadere tutto così (dopo mesi di Silenzio Ostinato).
Se non altro, questa volta sto semplicemente dando una seconda chance digitale ad un “sinistro” un po’ (un po’ tanto) coglione, non ho chiacchierato amabilmente con un clandestino dichiarato, in stazione, per poi dargli il mio numero di telefono (storia vera; e chi la commenta, muore fulminato col ditino sulla tastiera. Ho fatto pure la rima).

Dunque, tutti buoni e zitti, la giuria ha così deciso.
Amen, ciao.

24 pensieri riguardo “Si fa credito

      1. Hai fatto bene a dare credito con riserva, è un sistema che uso anch’io quando i commentatori molesti danno segno d’aver capito che un blog non è un social: non si può urlare insulti e inveire, come piace tanto. Chi ci va pesante finisce subito in spam, chi invece è più moderato o dà segni di ripresa ottiene il credito con riserva 😉

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  1. Salve. Mi presento. Io sono il tizio coglione finito a pulire i cessi (che voleva essere papa). Mi verrebbero un mucchio di altre metafore a sfondo mistico-eretico ma il buonsenso suggerisce di non fare incazzare chi fino a ieri era molto incazzato con me.
    Mi spiace molto tra l’altro che lo scazzo con me sia avvenuto mentre avvenivano altri scazzi. Sì, queste combo sanno essere molto pesanti. E si amplificano a vicenda.
    Perdonare è una delle cose più difficili da fare in assoluto. Apprezzo chi prova a farlo. Chi concede un’altra opportunità a chi se lo merita (eh, sì, perché non tutti se lo meritano).
    Mi spiace che tu mi abbia definito semplice conoscente, seppur è vero che ci conosciamo da poco tempo.
    Ribadisco che la cosa in assoluto che mi addolora di più è averti provocato delle brutte sensazioni. Puoi pensare quello che vuoi di me ma la cosa peggiore è che ti ho fatto star male. Certo le due cose si influenzano a vicenda: se e qualora dovessi sentirmi più vicino, non ti arrabbieresti più per uscite come quelle che ho avuto.
    Là fuori c’è un intero mondo da odiare. Non odiare me, che tra l’altro mi piaci pure, mi sbilancio.
    E’ una vita che mi chiedo quanto sia lecito inserirsi nella vita di qualcuno. Ad oggi non ho trovato una risposta soddisfacente. Credo che sarà l’unica domanda a cui non potrò mai rispondere, perché non esiste una risposta.
    Io, relazionandomi con te, ti ho fatto soffrire (e non volevo). Sarebbe stato meglio se non mi fossi mai rapportato con te? Sì, perché così non avresti sofferto. No, perché magari potrò darti in seguito qualcosa, lasciarti qualcosa di positivo che ti conserverai con affetto nel cuore.
    Certo è egoistico aspirare a dire esattamente quello che si pensa senza mitigazioni, perché si incontrerà sempre qualcuno che potrà sentirsi ferito dalle nostre parole. Ma certo neppure non dire può essere una soluzione accettabile. Sì, la cosa migliore da fare sta nel mezzo. Ma io spero che in un tempo futuro semplicemente non ti sentirai più accusata, se non voglio accusarti.
    Io sono scemo: credo ciecamente nel mio istinto. E il mio istinto mi dice che tu hai tante qualità. E le voglio vedere tutte. Voglio che non si perdano negli aspri declivi della vita. Voglio che non ti lasci inacidire. Voglio moltissimo da te, voglio il meglio, perché secondo me sei in grado di darlo, esserlo. Detto questo non voglio essere il centro della tua vita, ci mancherebbe. E spero di non aver fatto un discorso troppo ambiguo. Credo in te come persona. Per questo sto qui a farmi scivolare gli insulti (che comunque non mi fanno male e giudico, dal tuo punto di vista, legittimi) che mi assegni.
    Entrambi siamo tipi che scrivono parecchio. Per me, ma credo che sia anche per te, è una forma di pulsione. Un vano tentativo di fare ordine nel caos imperante del mondo, per raddrizzare le cose, pulirle e spurgarle. Credo che entrambi sappiamo che però tutte le parole del mondo non valgono un sorriso, uno sguardo, una carezza, un buffetto, un bacio, un abbraccio. Penso che se avessi potuto fornirti anche solo una delle cose sopra, non saremmo mai arrivati a questo. Ma fa niente. Potenza delle rete, che da un lato ti dà, da un altro ti toglie, Fa parte delle regole del gioco, e io non mi lamento…
    Bene, adesso credo che d’ora in avanti la butterò sull’ironia. Perché, sai, io in realtà sono l’essere umano al mondo più simpatico dell’universo (di tutti gli universi paralleli possibili nello spazio tempo millenari di mille milioni di migliaia di anni luce in colonna). Dunque d’ora in poi ti inonderò di talmente tanta arguta ironia che rischierai che ti si incricchi la mascella, tipo Megane (non dirmi che non lo conosci, ma forse è così, essendo tu una bambina in mio confronto)… Dunque sei pronta al fuoco di fila di battute (tutte intelligentissime) a cui ti sto per sottoporre per rimediare ai miei passati errori erranti di uomo errabondo? La sai la barzelletta di Pierino in cui… Ah, comunque un conto è essere super simpaticissimi come me e tutt’altra storia saper dire le barzellette, che infatti non sono mica tanto bravo a dirle… Cioè le barzellette le sanno raccontare anche gli stupidi, perché tutt’è avere i giusti tempi. E io nella vita, ho sempre avuto i tempi miei, perennemente sballati da quelli degli altri. Ma non sempre è stato un male…
    PS: non so se tu le barzellette le sai dire bene o male, non volevo fare accenno a te. Meglio specificarlo, che non sia sa mai…
    :-*

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    1. Ma buongiorno.
      Mi hanno detto che ti hanno spostato in biglietteria 😉
      Ho letto ogni cosa, e non ti rispondo punto per punto perché sono sfiancata ma ne terrò conto.

      (Non ti dar cruccio della questione “conoscente” o altro: a prescindere da tutto, ho un concetto di amicizia molto, molto stringente. Non vuol dire che chi non è “amico” sia uno scartino).

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        1. Stavo cercando un vecchio post, e guarda un po’ cosa ho scovato (Fb, 26 luglio 2018):

          Il tempo mi ha reso pacata e ragionevole.
          Oggi, dietro ai vaffanculo,
          invece del punto esclamativo! ci metto il punto fermo.

          😁😁😁

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    1. Eh sì… ma adesso è riabilitato 😉
      E sì, ogni tanto succedono anche belle cose, non solo screzi che basterebbe il buonsenso ad evitare. Sono più leggera, ed hai ragione, ci sono alcune righe in questo suo commento che sono da incorniciare – sono sicura che tu stai pensando alle stesse.
      Cose che spesso io indirizzo alle persone a cui tengo, apprezzate sì, ma di solito vissute con rassegnazione, come se chi ho davanti non credesse in se stesso, più che in me. Come se non lo meritasse, soprattutto. quanto bene sprecato.
      Comunque, oggi ho persino fatto due(mila) passi fuori, perché cominciavo a irrigidirmi, andando su e giù per lo stesso viale ho pregato (sessione soddisfacente, in felice comunione con questo mondo e pure l’altro).
      Adesso, bagnetto caldo 🙂 🐋
      Bacio, apetta.

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  2. Cara Celia,
    vorrei riprendere solo un tuo passaggio, relativo a un tema che mi ha molto sollecitato, in questi ultimi anni: quello del perdono divino.
    Tu scrivi “il perdono in generale (quello di matrice divina, per intenderci) presuppone un’unica cosa: il previo sincero pentimento”.
    Invece io mi sono convinto che il perdono di Dio, il suo amore misericordioso, precedano e, per così dire, “producano” il vero pentimento, che non sarebbe più mozione umana, ma “commozione” prodotta dalla Grazia. Mi sembra che la conversione, coi suoi effetti etici, nasca da questo riconoscimento dell’essere stati amati, e salvati.
    Dice San Paolo: “Dio dimostra il suo amore verso di noi nel fatto che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi” (Romani 5,8).
    E dice San Giovanni “In questo sta l’amore: non siamo stati noi ad amare Dio, ma è lui che ha amato noi e ha mandato il suo Figlio come vittima di espiazione per i nostri peccati” (1Giovanni 4,10).
    Anche un breve testo di don Giussani (di cui non sono, notoriamente, un fedelissimo) mi colpì, per la sua icastica semplicità:
    “Non arzigogolare e tendere alla perfezione, ma guardare in faccia Cristo:
    se uno guarda in faccia a Cristo, se uno guarda in faccia a una persona a cui vuol bene,
    tutto in lui si rimette a posto, tutto corre a posto,
    e si mette i capelli in un certo modo,
    e si allaccia il bottone, e ha vergogna delle scarpe sporche,
    e dice: “Scusami se sono così trasandato”.
    La sorgente della morale è voler bene a uno, non realizzare delle leggi.”
    Sono temi difficili e delicati, ma con te si possono affrontare e anche confrontare.

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    1. Hai perfettamente ragione.
      Io mi sono riferita più alla, chiamiamola, “forma confessione”, al fatto che l’assoluzione deve necessariamente essere preceduta dalla contrizione. Che poi è la modalità normale di perdono umana…
      … Dio è diverso, lo sappiamo. La contrizione precede sì, perché non c’è paradiso se non è già “dentro” l’individuo, ma allo stesso tempo è il Signore per primo che si fa avanti. E’ Lui che ha deciso – senza poter contare sul nostro grazie, sul nostro riconoscerLo, che infatti è mancato – di venirci incontro nel modo speciale che è Cristo. Come del resto, in frangenti e maniere diverse, ha sempre fatto il primo passo anche in antichità.
      Lo scritto non l’ho più, ma mi hai fatto venire in mente un opuscolo che lessi nella cappella della Poliambulanza durante il mio semestre all’uni lì, curato dall’editrice Shalom, nel quale si ricordava che la fede non può essere una presa di posizione successiva ad un’accurata, approfondita, esatta indagine sull’esistenza o meno di Dio, come su quanto Cristo ha promesso ecc.
      La fede è un salto nel buio, non irrazionale certo (come non lo è la fiducia in altre creature che se ne sono mostrate degne – dagli apostoli alla mamma – o il cui affetto percepiamo concreto nonostante nessun metodo scientifico possa dimostrarlo), ma comunque un dare credito – appunto – prima di avere “prove” che ne valga la pena. Si può sempre ritirare quel credito, quella fiducia, ma deve venire prima di mettere un dito nel costato.
      Sennò, siamo liberi di non credere, e di rimanere sempre al palo senza muovere un passo, né nella religiosità né nelle relazioni, nelle intuizioni, nelle possibilità che abbiamo aperte davanti.

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    1. No, dài… alla fine mi sono ripresa prima del previsto 😉
      Eh, hai visto? Certo, è una posa, ho cercato il “profilo migliore” dal quale non si notasse l’asimmetria, ma comunque sono meno speventapasseri di due mesi fa appena uscita dalle grinfie della scuola.
      Il viola adesso è un bel lilla, il color topo è un castano slavato grazie al sole (hallelujah), e c’è incredibilmente un tono di grigio chiaro, quello che avrei voluto ottenere lo scorso anno e che invece venne fuori biondo.
      Ma soprattutto c’è la mia ancora di salvezza: il codino da samurai!! ❤
      Buon pomeriggio, baby.

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  3. Conosco molto bene Celia – é la mia miglior amica – e so quanto siano immeritati gli insulti di Coulelavie. L’ha attaccata solo perché donna di destra e questo non mi stupisce (ho subito più volte il livore dei “sinistri”) . E non creda, l’omino, che la tardiva sbrodolata elimini il veleno che le ha sputato addosso.

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