film (aprile 2020) – pt. II

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Ma che film horrendo mi hai fatto vedere?!

ESP, Fenomeni paranormali
– Colin Minahan e Stuart Ortiz (The Vicious Brothers);
62. ESP, Fenomeni paranormali II – John Poliquin

Il primo film l’avevo visto, il seguito per molto tempo non ho saputo esistesse. Di fatto, nulla di particolarmente nuovo o eccitante – a parte l’impressione lasciata dai “fantasmi dalla bocca larga” (espressione rispondente al vero ma che mi fa ridere, perché ripenso alla mia insegnante di tedesco delle superiori, rinominata “rana dalla bocca larga”. Povera). Le deformazioni fisiche, i gigantismi in particolare, fanno sempre il loro porco effetto…
… quanto al seguito, che certo non è un capolavoro, offre comunque un salto di qualità nella resa generale. Ha saputo dir tutto la recensione di MyMovies. Magari non originale, ma almeno con un impianto ed un senso – una versione povera di metacinema.

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La terra dell’abbastanza – Fratelli d’Innocenzo

Due amici, ancora studenti, girovagando con l’auto una notte investono un uomo comparso loro davanti all’improvviso, senza che potessero evitarlo.
Il fatto, inizialmente motivo di grande agitazione, rappresenterà per uno dei due l’occasione di entrare in contatto con una famiglia mafiosa della capitale, nella speranza di trarne un vantaggio economico che li porti a “svoltare”.
Ovviamente, le cose non andranno secondo i loro piani…
… bel film dai modi modesti e a tratti rarefatti. Calibrato ma tutt’altro che in tono minore.
Ci trovate Max Tortora e Luca Zingaretti in un cammeo, ma non guardate loro, guardate i ragazzi.

Le colline hanno gli occhi – Wes Craven

Ho visto per primo il remake di Alexander Aja, che imprevedibilmente m’era piaciuto: anche più di questo, che è sanguigno eppure meno impressionante – forse perché gli americani beneducati hanno questa vena di bestialità sotterranea, ma al giorno d’oggi la nascondono volutamente di più e meglio, creando un contrasto con i “selvaggi” più evidente?
In Aja c’è anche l’inserzione di un tema mancante in Craven, che ci cattura sempre ed è il mettere in mostra le falle e le brutture, o comunque gli scontri frontali, delle moderne famiglie. Forse non facendo scorrere il sangue letterale, ma scarnificandosi idealmente per bene.
I legami tra benzinaio e selvaggi sono espressi, anche se con riserbo, mentre noi oggi tendiamo ad essere molto più didascalici: questo è un punto in più per la versione del 1976.

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Come un gatto in tangenziale – Riccardo Milani

Il genere commedia usa proporre situazioni standard, se non drammatiche, e ribaltarle leggendole in tono farsesco. Invece questo film mi pare voglia apparecchiare un set completo di ironie facili sulle mancanze umane lasciando però trasparire, in modo più netto del solito, un tono serio. E’ un’operazione che mi convince molto più della commedia pura, ed a cui la Cortellesi non è nuova – sto pensando a Gli ultimi saranno ultimi, che pur con qualche sbavatura avevo trovato un film solido e dolceamaro al punto giusto.
In questo caso il motivo di fondo è lo “scontro di civiltà” tra burocrati di stanza nelle commissioni europee, altolocati, ricchi e idealisti, e d’altro canto burini rissosi, poveracci  che si dicono tali per colpa dei suddetti burocrati, più incattiviti che realisti: la “periferia”.
Bravi la Cortellesi, appunto, ed Albanese; ma anche il resto del cast funziona (che spasso le gemelle-shopping, Pamela e Sue Ellen). Sonia Bergamasco la adoro sempre. Finale di maniera ma senza esagerazioni, che ci sta tutto. Diamogli un 8 e ½.

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Un tipo (poco) rassicurante…

Game night (Indovina chi muore stasera?)
– John Francis Daley, Jonathan Goldstein

Fa-vo-lo-so. Senza mezzi termini, uno dei migliori film visti quest’anno finora.
Senza volerlo, subito dopo il precedente, ho visto questo che è un altro film dal tono ibrido: commedia certamente, ma definirlo tale è troppo poco – non perché la categoria commedia valga meno della drammatica, ma perché limitante.
Per una volta, non essermi rinfrescata la memoria delle recensioni che posso aver letto in anticipo è stato meglio, perché l’ignoranza totale di cosa avverrà è un fattore di godimento importante.
Si può dire che tutto ruota attorno ad una coppia di appassionati di giochi di società ed ai loro amici – più un vicino psicopatico tanto inquietante quanto sorprendente -, che organizzano regolari serate-gioco (da qui il titolo) a casa propria, finché una sera compare il fratello di lui a scombinare le carte e mettere sul tavolo una specie di “cena con delitto”; ma da questo punto in avanti tutto è sorpresa: che sia o meno una parodia, come si ipotizza ma anche subito si dubita qui, non è rilevante perché la vicenda, per altro serratissima, si regge benissimo da sé.
Commedia sì, dicevamo, ma anche altrettanto thriller, con punteggiatura romantica e momenti d’azione, colpi di scena a catena (e non scordate, dopo gli interi titoli di coda, un ultimo passaggio ulteriormente rivelatore).

Inside job – Charles Ferguson

Documentario sulla crisi del 2008 montato con brevi interviste ai protagonisti – per lo più negativi – dell’economia mondiale. Domande elementari e non aggirabili, insistite, sono lo strumento sufficiente a scardinare le menzogne e le giustificazioni dei figli di puttana, con nome e cognome, che dopo aver immiserito milioni di persone (quando non le hanno portate al suicidio) in maggioranza non solo non hanno perso il posto, ma spesso sono stati promossi a cariche ancora più prestigiose – da presidenti democratici non meno che dai conservatori.
Non stupisce, ma atterrisce, la serenità con cui riescono a negare di aver fatto danno scientemente, o di pentirsi. Nemmeno tentano di scusarsi per errori minori e meno gravi, reali o no, come il non aver fatto bene i conti o essere stati presuntuosi: no, non c’è nulla che non vada, per loro.
Sicuramente il migliore lungometraggio non-fiction visto in proposito; privo di banalità.

White noise (Non ascoltate) – Geoffrey Sax

Micheal Keaton in versione allocco cerca un contatto con la moglie defunta attraverso l’elettronica. Stanotte ci provo anch’io – al massimo registrerò me stessa se parlo nel sonno, il che è altrettanto affascinante -, ma intanto lasciatemi dire che il bello di questa fissazione fantasmatica sta nelle meraviglie del nostro passato tecnologico: videoregistratori ed audiocassette, telefonini GSM, e persino televisori col tubo catodico! ❤
Il film è del 2005 e l’avevo già visto, ma non ne ricordavo davvero nulla (il che, onestamente, non è strano vista la banalità: in pratica non offre altro che jump scare sonori). Il “fenomeno” però è intrigante, e poi mi mancava il seguito, perciò è scattato il rewatch.

White noise 2 (The light) – Patrick Lussier

Dagli EVP alle NDE, con premonizioni e possessioni demoniache: ha davvero senso?
E’ comunque un piacere (ri)vedere un Nathan Fillion ante-Castle, anche se più tontolone.
Bocciati i tentativi di accattivare lo spettatore con citazioni “alte”: dire ad uno scampato alla morte, attualmente in terapia intensiva, che il tuo film preferito è Frankenstein, non è carino. E questo dopo avergli annunciato che verrà seguito dal dottor Karras…!
Bizzarro, meno palloso del primo ma con musiche da latte alle ginocchia e una resa del tunnel verso l’aldilà da fumetto: nulla da aggiungere ad un disco con le meraviglie terrestri da inviare nello spazio ad incrociare ipotetiche forme di vita, ma almeno, proprio come il protagonista Abe, ho aggiunto una discutibile tacca alla mia collezione di vite salvate film da recuperare!

24 pensieri riguardo “film (aprile 2020) – pt. II

      1. Io in questo periodo sto vedendo (a pezzi, quando la connessione me lo permette) Fido, un film su Raiplay, con gli zombie, carino, con tutto un mondo talmente ben caratterizzato che ci avrebbero potuto fare pure una serie. 🙂

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        1. No no, tranquillo: è solo che tra faccende mie e la luce che continuano a toglierci senza preavviso sono un po’ indaffarata.
          Facciamo che per sicurezza ci diamo “scadenza” (per modo di dire) domani anziché oggi. Non perché mi senta obbligata, sia chiaro, ma sai, sempre per quel discorso della volpe addomesticata… bisou.

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        2. Mo perché io so’ sicuro sennò me l’ero presa… 😀
          A parte gli scherzi, so che molti miei atteggiamenti possono essere facilmente fraintesi, in particolare nel virtuale (e un tempo lo erano anche nel reale). Qualcosa te lo posso cominciare a dire:
          1 l’atteggiamento che ho con te, ce l’ho solo con te (tu trovami qualcun* con cui ho un atteggiamento simile e vinci mille milioni).
          2 comunque, questo atteggiamento che ho con te, è nuovo! Nel senso che forse uno/due mesi fa non ce l’avrei avuto…

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        3. Certo, il virtuale rifrange la realtà in modi inaspettati e non sempre credibili.
          Ma è proprio entrare in relazione che comporta, sempre, un lavoro di interpretazione. E di correzione delle impressioni. Ma non ti preoccupare che, pignola come sono, io cesello finché ce n’è bisogno.

          Ah, ho una responsabilità enorme allora! Aiuto! 🙂
          Di mio posso dire che l’atteggiamento che ho con te non è strano, io per mutarmi in volpina affettuosa ci metto un lampo, praticamente non aspetto altro. Tanto vale ammetterlo, perché in ogni caso lo si vede.
          Di certo però non è frequente che mi senta abbastanza a mio agio per agitare la coda. E men che meno così rapidamente.

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        4. Ti dovrò spiegare un po’ di cosette su di me, cose che tendo a non voler fare.
          Ma qui le condizioni sono cambiate. Non è il caso di nascondersi.
          In ogni caso sono fiducioso su di te e cosa capirai alla fine.
          Il tuo blog lo avevo già incontrato mesi fa. Ma non avevo ritenuto di intervenire. Perché ero diverso io.
          Sì, anche io non è che mi senta così a mio agio così rapidamente con la gente.
          Beh, sì: ci sono anche delle cose che non ho ben capito a livello razionale (che mi piacciono) su di te.
          Però sicuramente, al solito, il mio subconscio la sa lunga. Tanto vince sempre lui, tanto vale farmi guidare…

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        5. Mi impegnerò a capire. A provarci.
          E’ chiaro che più si approfondisce, più si scoprono cose. Alcune le ho fiutate, altre me le hai dette tu anche se solo accennate; sentiti libero per il resto di regolarti come meglio credi.
          Mi piacciono le spiegazioni, ciò che invece non ti serve di certo sono giustificazioni.
          L’intuito è un grande saggio, ma non è impulsivo; tu pensaci con comodo e valuta.
          Come ho detto in altre occasioni “critiche”, da me non ti verrà alcun male.

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  1. Anche a me “Come un gatto in tangenziale” è piaciuto, ma vinceva facile, perché considero Albanese un genio e sono segretamente innamorato di Paola Cortellesi, che per me è bravissima e bellissima. In più le due gemelle ladre mi facevano morire (tra l’altro credo che poi siano state pizzicate come ladre anche nella vita extracinematografica).

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    1. Albanese lo conosco poco, purtroppo mi è noto soprattutto per quel qualunquemente che ho sempre detestato. Da ora gli presterò maggiore attenzione.
      La Cortellesi al contrario mi è sempre piaciuta, ma non sospettavo che nel drammatico fosse ancora più convincente: una bella scoperta.
      Ciò che mi dici delle gemelle mi fa sorridere: quasi quasi mi dispiace che le abbiano beccate 😄

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