Come siete messi a Brescia?

Eh già, come siamo messi?
Me lo chiedono in tanti, ultimamente, ma io non posso che rispondere che me ne sto chiusa in casa, non ho contatti sociali coi miei compaesani salvo, telefonici, con un paio di “gazzettini padani” che non sono però affidabilissimi; e quindi no, non so dirvi quanti contagiati / morti ci siano in questa nostra landa.

Una cosa però la posso dire con certezza: siamo un puttanaio indescrivibile.
Appena ieri ho detto alla Bradipa che almeno un terzo della gente in circolazione se ne va in giro senza mascherina o indossandola in modo improprio. Beh: ripensandoci, direi che ho preso una cantonata. Forse perché esco poco, appunto.
Mi correggo: un terzo delle persone si salva, ma quelli che andrebbero presi a sprangate sui denti sono due terzi.
Vi dicevo ieri sera che stavo per andare a ritirare la roba della Conad alla Caritas.
E ci sono andata.
Al mio ritorno, sudavo, avevo gli occhi a palla di chi ha visto Ghostface, mi batteva il cuore manco avessi corso e mi sentivo come una appena scampata ad un’aggressione.

Va bene che sono ossessivo-compulsiva.
Ma questo ha a che fare con come mi sento io dentro, non con la realtà delle cose.
Ed io l’igiene l’ho studiata davvero, non come l’ammasso di consulenti di Conte (scusatemi, devo pur dirlo, anche se ogni volta che lo nominiamo una fata muore).
Ribadisco che non ho mai vissuto così bene come in quarantena.
E da oggi ne faccio una nuova, stretta stretta (a costo di tirare avanti a pasta con tonno).
Più per serenità mentale mia, che per reale necessità; dato che oggettivamente ho schivato tutte le occasioni di contagio. Però, che fatica, cazzo.
Avete presente che sabato intendevo azzardarmi persino a fare l’ultimo iftar con la mia socia? Giusto perché so che posso fidarmi, ma comunque sarei uscita. Ecco: no. Ho il cervello in frantumi e devo ricostruire. Mi serve tempo; non tanto, ma mi serve, e sabato è troppo presto.
Perché, al di là della realtà oggettiva che mi calma solo razionalmente,

mi sento sporca.
Contaminata.

Oh, niente di tragico. Mi è capitato altre volte, e più pesantemente; inoltre so come gestirmi. Solo, mi devo chiudere nella mia bolla un momentino e mettere ordine.

Arrivata in piazza con mezz’ora di anticipo (e salvifico libro per passare il tempo), scopro che per pura casualità una tipa era lì ancor prima di me, perché, dice, ha l’orologio sballato. Occhèi, penso, speravo di esser la prima per limitare i contatti col cibo ai volontari, ma pazienza.
Peccato che, per cominciare, solo per averle chiesto se anche lei era lì per quello, questa abbia cominciato a raccontarmela su – mentre lappava un gelato, dunque con la mascherina abbassata – avvicinandosi e sedendosi sul paletto a fianco al mio.
Ho migrato sul paletto più distante.
Poco dopo l’ha raggiunta una sua amica, e lì ho capito che la parlata strana dipendeva forse dalla nazionalità (slava). L’amica ovviamente non aveva la mascherina.
Man mano che arrivava gente mi sono ritrovata appiattita nell’angoletto della chiesa: prima una donna anziana che, con molta grazia, teneva la mascherina sotto il naso. Poi una coppia che non c’entrava niente (anziana signora con badante in passeggiata), entrambe con la mascherina sotto il naso, che visto il traffico inesistente dovevano proprio appiccicarsi a noi in attesa – ed io che ogni volta facevo il gambero e mi spostavo sempre più in là…
… tizio in bici? Senza mascherina. Eccerto. Anch’io l’ho tenuta sul mento l’altro giorno, ma avevo un passo più sostenuto e non c’era nessuno – quando c’era, lo si vedeva in lontananza e la tiravo su. Io camminavo, ne avevo il tempo, ma i ciclisti non solo non ce l’hanno ma nemmeno ci provano, a tirarla su.
Donna africana? Loro sono molto scialle, l’aveva abbassata, ma almeno era a distanza e poi avvicinandosi l’ha messa. Lei sta al secondo posto sul mio podio, sotto alle due arabe che non l’hanno mai levata, mai. Tutti gli altri, calci nei denti.

La Caritas – mi spiace ribadirlo perché svolge un servizio indispensabile (per altro supplendo alle cavernose carenze dello Stato), e l’impegno dei volontari è lodevole – è un organismo che per l’estensione e la ramificazione organizzativa dovrebbe, in teoria, garantire una certa abilità di gestione, se non vera e propria professionalità.
Io posso parlare soltanto di come funziona qui da me (parliamo comunque di un comune di 15.000 abitanti circa), ma resta il fatto che la sezione locale Caritas, della quale mi avvalgo ormai da più di un anno, fa tremare i polsi.
I volontari (che immagino seguiranno pure dei piccoli corsi oltre ai consigli pastorali), semplicemente non hanno cognizione di quel che fanno. Si impegnano, oh sì, ma la buona volontà non basta. Anche per dare una mano alla gente bisogna sapere cosa si fa, e come va fatto. Loro stanno allo sbando.
Come al solito, devi essere tu a sapere e verificare: le distanze, come vengono maneggiate le borse, se vengono indossati i guanti e se vengono cambiati tra un utente e l’altro, ecc.

Al ritorno, ben lieta di avere una scorta di prodotti da forno, ho dovuto seguire un iter per evitare contaminazioni (questa è la parte pratica e oggettiva, scevra da paranoie):
elimino guanti e mascherine in un cestino per la strada (rivoltandoli);
entro in casa, scarico tutto;
primo lavaggio mani;
poso i prodotti sul ripiano “zona sporca” e metto le borse a lavare;
secondo lavaggio mani;
apro le confezioni (ho preso solo quelle sigillate);
terzo lavaggio mani;
apro sacchetti da freezer miei e ci metto la roba, li metto via;
piglio le confezioni originali e le butto;
pulisco i ripiani “sporchi” con lo spray;
quarto lavaggio mani.
Sono in grado di farlo. Ma tutto questo traffico è eccessivo, il gioco non vale la candela.
A parte il brivido freddo rendendomi conto di tutta la gente che a questo non ci bada, per un pugno di dollari pizze in più lo sbattimento è eccessivo.
Dunque, visto che tanto la Conad è il mio supermercato di elezione, quando mi va questa roba me la comprerò. Non navigo nell’oro ma vi assicuro che posso permettermelo…
… posso permettermi di evitare certi traumi.

22 pensieri riguardo “Come siete messi a Brescia?

  1. Ti capisco benissimo, e anche per me è diventato uno stress la spesa, tanto che faccio i calcoli per andarci proprio quando è indispensabile. E se scordo qualcosa… ciccia, sarà per un’altra volta 😛
    Anch’io compro esclusivamente prodotti confezionati e l’operazione di pulizia post-spesa è davvero una scocciatura: contento di sapere che non sono il solo a farsi dei problemi. Anche qui pare ormai tutto finito, pare che siamo tutti vaccinati e il virus è un brutto ricordo, come se qualcuno avesse fatto qualcosa in proposito: quanto l’anno prossimo uscirà il vaccino (SE uscirà), nessuno lo farà perché “chissà che ci mettono dentro”. E anche questa volta la lezione non è imparata.
    Aveva ragione il dottor House, morire cambia tutto: “quasi” morire non cambia niente.

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    1. I soldi alla FCA.
      Gli insulti alla Romano.
      Le discussioni con l’Europa.
      Le conferenze stampa più insipide del tofu.

      E qualcuno ancora si chiede, per davvero, se dopo questa vicenda cambieremo.
      Datemi un martello… (oggi sono in vena di cit).
      A proposito di martelli, dici che questo si trova? 😉
      http://labaravolante.blogspot.com/2020/05/why-dont-you-just-die-2020-quando-un.html
      Ne avevo già letto da Lucy, anche lei entusiasta: una doppia garanzia!
      http://ilgiornodeglizombi.org/2020/05/06/why-dont-you-just-die/

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      1. Dopo due mesi in cui Mentana snocciolava numeri di morti ogni minuto, puf, scomparso tutto perché quei bambinoni del governo sono tornati a litigare all’asilo e a farsi i dispettucci. Così si è tornati come prima, con in coda al TG, quando c’era la rubrica sportiva, ci dicono “Ah sì, oggi ne sono morti un paio di centinaia”, come a dire “Che gente fuori moda, che ancora muore quando non si muore più! Aggiornatevi!”
        Mi rincuora sapere che siamo tornati al 2019, quando sono morti 200 italiani di semplice influenza e non è fregato una mazza a nessuno: segno di tempi buoni, di ripartenza…

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  2. Purtroppo non se ne esce dal lavaggio delle mani reiterato (però io mi fermo a due). Se disponessimo di una camera di sterilizzazione potremo evitare il pericolo… ma non ce l’abbiamo.
    Però potremo anche avere tutto contaminato intorno a noi, ma se poi ci laviamo le mani prima di mangiare e ficcarcele nel naso, in bocca, negli occhi, nelle orecchie e in ogni nostro orifizio, ci salveremo lo stesso.
    😉

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  3. Fare la spesa è sicuramente uno sbattimento! Ti dirò che anche se me la consegnano a casa passo ogni confezione almeno con qualche detergente se non con l’amuchina o l’alcol al 70% (anche se li devo un po’ usare con parsimonia visto che sono merce rarissima). Non l’ho mai fatto prima, non sono maniacale e neppure ho un disturbo OCD, ma che senso ha rischiare di prendersi qualcosa di cui al momento si sa davvero poco? Ti dirò che comunque mi irritano di più gli umani che il virus.. sarà che poco fa ho incontrato un tizio che aveva la necessità impellente di sputare per strada.. Comunque spero che sabato non sia troppo presto. Magari la decisione di andare o no puoi rimandarla? Be happy, se puoi. 😀

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    1. Ah beh, gli umani senz’altro sono le bestie più sceme di tutte.
      Persino i virus, che manco sono esseri viventi, sanno difendersi e non fare i buzzurri per capriccio. Noi invece no.

      Su sabato avevo bisogno di mettere un punto, altrimenti l’ansia anzichè calare mi sarebbe aumentata. Ma sto per farmi una delle mie checklist per analizzare la cosa, e forse dopotutto riuscirò ad andarci.
      Vediamo 😉

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  4. Mi hai fatto sorridente quando hai scritto “il gazzettino padano”, avevo una vicina che appena c’era qualche novità veniva a raccontarla a mia madre. Quindi era il nostro “gazzettino padano” ufficiale. Ed erano tutte norizie attendibili, non esistevano ancora le false notizie (non mi piace dire Fake News).

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  5. Tutto il mondo è paese. Anche a Torino c’è una quota di persone perbene educate e sensibili rispettose che si adegua e un’altra quota che si fa allegramente i cazzacci suoi. Io mi sento imbestialire… E altro che “questo virus ci cambierà in meglio”: la mia impressione è che sia sempre di più “ognuno per sé”… In Europa come nel condominio.

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    1. E poi la sensazione di aver fare con delle persone incontinenti… Come gli scappasse a tutti la pipì e finalmente avessero aperto le porte del cesso. In fondo si tratta di andare a mangiarci una pizza o per un caffè… Ma mica è il caso di fare le bestie!

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    1. In realtà sono meno maniacale di quanto sembri, almeno finché qualcosa non mi pungola l’ansia, che è come un animaletto acquattato in un angolo buio delle mie sinapsi 🙂
      Faccio anche meno di quanto sarebbe giusto fare, ma dobbiamo pur ricordarci di vivere, oltre che sopravvivere.

      Stamattina, invece, in missione recupero mascherine, mi sono avventurata in piazza.
      La missione è stata un successo, in compenso ho collezionato un’altra chicca: siccome è ripreso il mercato, c’erano Protezione Civile ed Alpini a monitorare la situazione… monitorare cosa di preciso non mi è chiaro, dato che gli son passate davanti impunite donne senza mascherina o con la chirurgica abbassata, e tanto di sigaretta in bocca…
      … per carità, immagino che stiano seguendo l’accordo preso col Comune.
      Però, che figura di merda ci fanno, loro, e che inutilità cosmica rappresentano?

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