Spigolature romane

Fino ad un mese e mezzo fa non era minimamente immaginabile, però è successo.
Nel bel mezzo di una pandemia (però io le cose facili mai) ho trovato un compagno.
Anche detto “affetto stabile”.
E domani scendo a Roma a spupazzarmelo – se qualcuno oserà tacciarmi di irresponsabilità ho già pronto in tasca un brescianissimo encülèt.
Così, per salutarvi (può darsi che mi connetta a spot e faccia una sortita, ma tendenzialmente non ci sarò e sicuramente non posterò), pubblico alcuni frammenti di diario / blog del 2007 – settembre > novembre -, anno in cui sono stata nella capitale la prima volta. Amore a prima vista, ovviamente.

dialogo-interiore

un soffitto di stelle sporche mi guarda dall’alto, mentre incurante e sognante lecco una stecca di bruni cristalli di zucchero di canna.
la mia scrittura somiglia al momento sempre più ad un catino d’acqua sulla cui superficie rimangono sottilmente ma tenacemente segnate impressioni, vite intere in un istante; acqua smossa da una mano giocosa che le raccoglie e poi cambia scenario. per questo non posso, non so al momento riprendere quel racconto iniziato prima di partire; e forse è il suo giusto destino. stasera preferisco sfiorare con dolcezza alcuni pensieri, deflorarne altri.
mi alzo e vado a sbirciare dalla finestra spalancata sull’aria serale il profilo della basilica, bianco latte, quasi un altorilievo.
vengo come sempre attratta dalla scia rossa dei fanalini di coda delle auto che percorrono il quartiere, dall’Appia fino alla Porta, dove scompaiono lente.

la luna è là fuori. passerò dopo a fumarmi mezzo sigarettino alla finestra, per salutarla; intanto so che c’è e ne sento tutto il confortante e sereno luccicare.
la immagino bagnare di luce le case del quartiere. quella con la donna che manda un alto canto per la strada, dolcissimo, di cui mi è sfuggita la lingua ma non l’intenzione di ninna nanna. for an instance.
una frisk sulla scrivania, ed il motorola in quieta attesa del momento giusto, di una piccola voglia di contatto.
penombra e piccoli pensieri, molto seri ma tanto leggeri.
leggeri come il vestito appoggiato delicatamente sulla pelle, leggeri i passi sull’asfalto caldo e familiare; posati nella calma di una solitaria camminata.
alberi e cielo nello sguardo, nella luce di un beige sfumato. mani che mi sfiorano piano la pancia e pancia canta un canto hondo sotto il loro tocco. intelligente eppure non del tutto cosciente.
torno al presente, sguardo nello specchio.
c’è molto da scrivere.
quel molto verrà.
sbadiglio e penso con desiderio ai cornflakes. ma il sonno è più forte. vado ad immergermi nella coccola del copriletto, allora, e lascio solo uno spiraglio di veglia per la vibrazione del sasso amaranto e delle parole che mi porta.
buonanotte.

in corsa tra auto e persone, mescolando senza soluzione di continuità baci rubati, fist fuck e halleluja.
con i capelli mutilati al vento e il cuore schiacciato. mani inerti e ciondolanti, a tratti riattivate da una corrente nervosa di odio recrudescente: forse solo l’impronta di vizi passati, o forse una cattiveria reale e pulsante che vorrei dimenticare.
eppure ero mossa da ben altri impulsi, emozioni calde. fino a ieri, o poco più.
lasciare un corpo muto è un reato contro natura, ha il sapore della polvere che s’imprime soffocante sulla lingua: non più umida, non più viva.
la consolazione che manca nelle chiese non la trovo nelle strade vorticanti; dove però mi sento più ancorata.
stretta nell’abbraccio metallico della più bella canzone d’amore di tutti i tempi, che il mio amore non ha ascoltato.
stanca.
a rischio di una morte che pochi sanno leggere.
ma ancora viva e vuota di senso; rivoltante ossimoro.
ancora in qualche modo donna ma incompleta; stavolta non in equilibrata attesa ma bruciante nella perdita.

grazie alla ragazza dallo splendido sorriso che ha fatto il giro della piazza per procurarmi un fazzoletto. l’ho conservato.
grazie alla donna che con calma ed energia voleva strapparmi un sorriso inesistente, alla quale ho potuto dichiarare con orgoglio che sì: le lacrime valevano l’uomo che me le ha cavate dagli occhi. e non le avrei fermate forzatamente.
grazie a questa città.
grazie a lui.
grazie tante, ma basta giochi: stringetemi forte, forte davvero; oppure distruggetemi. abbiate il coraggio di sopportare almeno questa scelta.

[e io?]

i morti con i morti,
i vivi con i vivi,
i padri con i figli.

e io…
… dove devo stare io?

l’amore vivido e le parole secche, la pace di casa e la mano ruvida e incisiva che ti trascina fuori dalle sue mura per mostrarti dove davvero abiti, dove sei viva. dove dovresti correre per salvarti, se ne avessi la voglia. ma le tue gambe sono legni costretti in movimenti elementari, di piatta perfezione; tolto ad esse lo slancio che il suo tocco vi infondeva. senza più grazia, che non puoi cercare in dio e nemmeno ci provi: dov’è Lui se non in lui?

e ti piangi. la madre castrata, la figlia persa, la morta che respira. attimi di splendida soddisfazione, di realizzazione gettati quali semi al vento nell’opaco mare dei giorni. e avanti. zitta e avanti. cosa vuoi che cambi…

… beh, molto, moltissimo è cambiato.
Prima e al di là di questa persona che non c’era e adesso c’è.
Non potevo saperlo allora, ma avevo già vinto. Avevo vinto io.

26 pensieri riguardo “Spigolature romane

    1. Forse? 😉

      Ehm, sì, ho detto così 😅
      Perché nella playlist di allora tenevo la versione di Elisa di Hallelujah e Wish dei Nine Inch Nails – da cui l’ispirazione che da… pratica fisica estrema io ho trasformato in metafora della brutalità del mondo. *blink blink*
      Invece “baci rubati” non ricordo a cosa alluda, ma dovrebbe riferirsi ad un’altra canzone…

      Piace a 1 persona

    1. D’altronde, nessuno sarà più protetto (e protettivo) di me: non solo ho guanti, mascherine e igienizzante regolamentari – che ho visto in tv vengono anche dati a ogni passeggero di treno in un pratico kit -, ma anche una di quelle “tute” da imbianchino, nello stesso tessuto dei copricamice da ospedale (che però non tutti i ferramenta hanno. Volevo scipparne un paio al mio dentista 😀 )

      Piace a 1 persona

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