Sulla legge anti-omofobia

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Costanza Miriano riporta sul suo blog il parere scritto chiestole dalla Commissione Giustizia della Camera sul ddl Zan – Scalfarotto – Boldrini. Ed io lo giro a voi, come esempio di replica perfetta ad obiezioni e accuse verso chi, questa legge anti-omofobia, non la vuole.
I grassetti sono suoi: io mi sono limitata a levare le q maiuscole, idiosincrasia mia che ormai conoscete; e ad inserire gli a capo all’interno dei paragrafi.

Ringrazio i membri della Commissione che vorranno dedicarmi un po’ del loro tempo, e ringrazio coloro che mi hanno dato la possibilità di dare il mio contributo.
Mi scuso se il mio linguaggio non sarà affatto tecnico: scrivo in qualità di giornalista e anche di madre (di due maschi e due femmine).

Per chi (immagino tutti) non sa chi sono, vorrei premettere che mi sono trovata a occuparmi di questi temi – maschile e femminile, ruoli, identità – del tutto casualmente, ormai quasi dieci anni fa, quando, mentre lavoravo alla redazione economia del tg3, ho pubblicato un libro in cui scrivevo lettere alle mie amiche per convincerle a sposarsi.

quando ho cominciato a scrivere non pensavo che dire alcune ovvietà – dobbiamo essere libere di scegliere che tipo di donna diventare – mi avrebbe causato denunce, raccolte di firme per fermare il mio libro, contromanifestazioni: ciò prova che oggi ha diritto di cittadinanza un solo modo di intendere i ruoli, le relazioni, l’identità.
Le centinaia di migliaia di copie vendute però dicono che invece a molte persone interessa anche un altro punto di vista, che racconterò alla fine per chi avrà la pazienza di arrivare fin lì.

Credo infatti, e arrivo al punto, che ogni persona debba essere libera di vivere gli affetti, i ruoli, la sessualità nel modo che sceglie più o meno liberamente (la storia di ognuno di noi è segnata da molte circostanze, e non in tutto ci autodeterminiamo). Credo che sia insindacabile ciò che ciascuno sceglie di fare in camera da letto, nella propria vita, privata e pubblica.
Proprio perciò trovo questa legge profondamente ingiusta e contro la libertà.
Ecco perché.

Non è la prima, ma è l’obiezione discriminante (discriminare non è sempre una brutta parola): la libertà religiosa. L’articolo 2 del Concordato tra Repubblica Italiana e Chiesa Cattolica, che gode di protezione costituzionale ex art. 7 Cost., garantisce “ai cattolici e alle loro associazioni e organizzazioni la piena libertà di riunione e di manifestazione del pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”.

La Chiesa basa sulla differenza maschio-femmina tutta la sua visione dell’uomo. quando la Genesi dice che Dio crea l’uomo a sua immagine, non dice che è dotato di ragione, o parola. Dice “maschio e femmina, a sua immagine”. Nella relazione tra uomo e donna è nascosto il segreto di Dio, la continua tensione, il rapporto di amore, la complementarietà figura della Trinità.
Ovviamente questo per noi credenti, che non vogliamo imporre la nostra visione a nessuno, ma non possiamo neppure essere impediti a esprimerla. La Chiesa davanti all’omosessualità non può che dire che non compie il disegno originario della relazione uomo-donna.

Nel 2018 io ho riportato sul mio blog un’affermazione del Papa, che aveva detto che “nel caso dell’omosessualità ci sono tante cose che si possono fare, anche con la psichiatria, finchè sono piccoli, dopo i venti anni no”, e sono stata segnalata all’Ordine dei Giornalisti. L’OdG ha risposto che non potevo essere sanzionata perché avevo solo riferito un’affermazione del Pontefice.

Io, però, come tutti i cattolici, pretendo di essere libera non solo di riferire ciò che dice il Papa in un’intervista, ma anche di pensare come lui.
La libertà religiosa è tutelata a livello costituzionale, ex art. 19 Cost., altrimenti si provoca un formidabile cortocircuito, perché per non discriminare altri la discriminata diventerei io, e proprio in base allo stesso articolo che qui si sta chiedendo di integrare, l’art 604 bis c.p., che vieta “ogni organizzazione, associazione, movimento o gruppo avente tra i propri scopi l’incitamento alla discriminazione o alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi”.

Non odio né, tanto meno, ho paura delle persone che provano attrazione verso lo stesso sesso, non la considero una malattia ma un mistero che è spesso l’esito di una ferita (in questo senso, e non nel senso di malattia, l’accenno alla psichiatria come possibilità).
Penso che ci sia, come dicevo, un mistero inaccessibile al cuore di ognuno di noi – ciascuno ferito a suo modo – su cui nessuno è titolato a sindacare, ma pur rispettando questo ritengo che l’omosessualità non compia profondamente l’umanità di una persona, e proprio per amore di queste persone, per poter fare a quella persona la carità più grande, che è la verità, voglio essere libera di pensarlo, dirlo e scriverlo come ha fatto il Catechismo della Chiesa Cattolica:
«Un numero non trascurabile di uomini e di donne presenta tendenze omosessuali profondamente radicate. questa inclinazione, oggettivamente disordinata, costituisce per la maggior parte di loro una prova.
Perciò devono essere accolti con rispetto, compassione, delicatezza. A loro riguardo si eviterà ogni marchio di ingiusta discriminazione.
Tali persone sono chiamate a realizzare la volontà di Dio nella loro vita, e, se sono cristiane, a unire al sacrificio della croce del Signore le difficoltà che possono incontrare in conseguenza della loro condizione.»

Libertà di pensiero e di espressione: va garantita a tutti, anche a chi come me e la maggioranza degli italiani, inclusi i molti non cattolici, è convinto che si nasce uomo o donna, cosa che si stabilisce alla nascita, e che segna non solo la conformazione degli organi riproduttivi, ma tutto di noi, a livello fisico, intellettuale, spirituale.
Uomini e donne liberi di vivere la propria sessualità come desiderano, anche con persone dello stesso sesso, ma allo stesso modo di esprimere opinioni, nel rispetto della dignità della persona.
Mi preoccupa molto, di fronte a una grande vaghezza delle norme che si vorrebbero introdurre, la tutela della libertà di espressione. Il ddl Scalfarotto ha il merito di essere l’unico che porta un esempio concreto, citando il caso dell’esposizione di uno striscione offensivo come quelli degli stadi. Se è questa la materia di cui si dibatte, nessun problema per me e tutte le persone civili, se non che gli striscioni offensivi sono già sanzionabili, senza bisogno di una nuova legge.
Ma il reato di “omofobia” non è spiegato chiaramente, cosa che dovrebbe fare una legge. questa vaghezza è evidentemente voluta per lasciare ampi margini di discrezionalità, e avere un potere di intimidazione, e alfine culturale.

Per esempio, può l’affermazione che si è uomini o donne essere considerata violenta, o istigazione alla violenza?
Un caso fra tanti: il terzo collegio di disciplina dell’Ordine dei giornalisti del Lazio ha preso in esame, su segnalazione del signor Massimiliano Piagentini, l’articolo del collega Aldo Grandi che sulla Gazzetta di Lucca il 15 gennaio 2020 aveva scritto in merito a un fatto di cronaca “un transessuale brasiliano”, usando l’articolo maschile, e più sotto “l’identità si acquisisce alla nascita, si è maschi o femmine”.
L’Odg ha archiviato il ricorso, ritenendo che il collega non abbia violato le norme deontologiche, ma da giornalista mi chiedo e vi chiedo: se fossero in vigore le norme che state prendendo in esame, si potrà davvero essere denunciati solo perché si usa l’articolo maschile? O perché si afferma che l’identità è sessuata?
Cosa vuol dire omofobia (ammesso che si possa considerare reato una paura, sempre che esista)?
E se è tutelata la libertà delle persone di scegliere la propria appartenenza di genere – cioè se un uomo che si sente donna ha la libertà di cercare di diventarlo – allo stesso modo io non ho la libertà di percepirlo comunque come un uomo?
Può una legge entrare in una sfera privatissima, sacra e intoccabile come la percezione delle cose? Può essermi imposto per legge come percepire le persone? Possiamo imporre agli altri in uno stato democratico come ci devono percepire? (Nel caso io voglio essere percepita bellissima e giovanissima).

Ovviamente non ho nessuna ostilità neppure verso le persone che affrontano operazioni per cambiare sesso, come possono testimoniare quelle che conosco, nel mio quartiere, e anche coloro a cui mi è capitato di dare una mano (in questo periodo di covid e di attività ferme), perché di fronte al bisogno siamo tutti uguali.
Ma usare un pronome maschile o dire che si nasce maschio o femmina non può essere sanzionabile.
Dire che i figli hanno bisogno di un padre e una madre, e che l’utero in affitto è sfruttamento del corpo della donna, violenza sulla donna e sul bambino privato dei suoi genitori (anche quando etero), non può essere sanzionabile: lo afferma anche la filosofa francese Sylviaine Agacinski, femminista, di sinistra, laica, ricercatrice all’École des Hautes Études en Sciences Sociales, moglie dell’ex Primo Ministro socialista Lionel Jospin, nei suoi quattro ultimi libri.

Tra le tante parole spese nei ddl non ho letto le più utili e le più necessarie: cosa si intende per omofobia.
Non è ammissibile ritenere discriminatoria qualsiasi affermazione di differenze basate sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere, quando, invece, il principio di uguaglianza presupporrebbe di trattare in modo uguale situazioni uguali; e in modo ugualmente differente situazioni differenti.
E’ evidente che una coppia eterosessuale aperta alla vita è totalmente diversa da una coppia dello stesso sesso che non può concepire una nuova vita (a meno di non commettere il reato dell’utero in affitto, e di privare quello che anche agli animali è riconosciuto come diritto, cioè di essere allevati dalla mamma).

La differenza è enorme e non di dettaglio, è normale dire che siano diverse, non è offensivo. È semplicemente la realtà.
La sanno tutti, solo che con questa legge non si potrà più dire: norme così fumose servono precisamente a questo, non a proteggere dalla violenza, cosa sacrosanta ma già prevista dalla legge.
Servono a proibire alle persone di dire quello che vedono tutti (mi ricorda la fiaba di Andersen, ma ci sarà pur qui un bambino che avrà il coraggio di dire “il re è nudo”): dire che una coppia di due persone dello stesso sesso è diversa da una formata da uomo e donna non può offendere nessuno.

Se guardiamo ai paesi dove leggi simili sono in vigore, l’esito è spaventoso:
padri di famiglia in carcere per un’immagine sulla felpa (Francia),
vescovi incriminati per l’espressione delle verità professate,
dipendenti pubblici licenziati per un like (Spagna),
per non parlare dei paesi di common law (l’ostetrica sollevata dall’incarico per aver detto che solo le donne partoriscono, in Gran Bretagna, idem per l’eroe dei pompieri Usa, capo del corpo nazionale, perché sostenitore del matrimonio uomo donna).

Immagino che in concreto non verremo denunciati tutti, ma solo qualcuno a scopo dimostrativo, secondo il famoso insegnamento del Presidente Mao: colpirne uno per educarne cento.

Sapete bene cosa comporta una denuncia: costi enormi in termini di tempo, energie, soldi.
Nelle anticipazioni del ddl pubblicate da L’Espresso – non mi risultano smentite – è previsto che le vittime di reati di discriminazione abbiano accesso al gratuito patrocinio a carico dello Stato anche a prescindere dai limiti di reddito generalmente stabiliti, grazie a un fondo di 2 milioni di euro all’anno.
Avete presente per una famiglia con figli e che vive di stipendio cosa può rappresentare dover sostenere una causa, anche se si è innocenti? Perché lo Stato dovrebbe sostenere solo una parte, pregiudizialmente?
E certo, sapere di avere le spese pagate e un trattamento di favore come categoria protetta incoraggerà le querele: perché non provare? Perché io, giornalista, devo essere denunciata da avvocati pagati dallo Stato, e togliere risorse ai miei figli per difendermi, se non ho fatto niente?

Purtroppo, viste le azioni di monitoraggio degli articoli fatte dai militanti lgbt che definiscono sul loro sito gay.it “omotransfobia” anche solo usare un articolo del genere “sbagliato”, non credo alle rassicurazioni degli estensori di questo ddl: si tenterà di imporre una lingua, in linea con le organizzazioni sovranazionali che dichiarano che usare un genere piuttosto che un altro cancelli la dignità delle persone.
Ma dover parlare una lingua imposta cancella invece la mia dignità di persona che pensa autonomamente, di educatrice, di giornalista e di scrittrice.

Chi dovesse sostenere che una coppia dello stesso sesso non ha diritto al matrimonio o alla (omo)genitorialità, dunque, come potrà ritenersi al riparo da una denuncia?
La distinzione tra i concetti di propaganda di idee fondate sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere (che rimarrebbe teoricamente non punibile), da una parte, e l’istigazione alla discriminazione (che diverrebbe punibile) è, dunque, del tutto effimera.
Infatti, alla luce delle nuove tendenze che si vanno diffondendo a proposito di hate speech, cavalcate proprio dalle comunità lgbt, qualunque manifestazione di pensiero che inviti a differenziare in relazione all’orientamento sessuale e all’identità di genere viene tout court ricondotto a un discorso d’odio che si pretende porti con sé l’incitamento alla violenza.
Con ulteriore pericolosa erosione della preziosa concezione del reato come fatto offensivo tipico (in antitesi a concezioni del reato facenti capo all’atteggiamento interiore del soggetto e alle sue opinioni) contenuta nel nostro codice penale e nella nostra Costituzione. Insomma, il processo alle intenzioni.

Sono totalmente con Papa Francesco quando dice che il gender è un grande sbaglio della mente umana:
“Il riemergere di tendenze nazionalistiche (…) è pure l’esito dell’accresciuta preponderanza nelle Organizzazioni internazionali di poteri e gruppi di interesse che impongono le proprie visioni e idee, innescando nuove forme di colonizzazione ideologica, non di rado irrispettose dell’identità, della dignità e della sensibilità dei popoli.”
– Papa Francesco al Corpo Diplomatico (7 gennaio 2019,
http://w2.vatican.va/content/francesco/it/speeches/2019/january/documents/papa-francesco_20190107_corpo-diplomatico.html )

Dunque se il Parlamento istituirà il fondo per la difesa legale, voglio anche io un fondo per difendere chi è vittima di odio lgbt: insulti in rete a non finire, e poi ogni anno il Gay pride – ci sono i filmati – mi omaggia di un vaffa… corale di piazza (il fatto che l’ingiuria avvenga in presenza di più persone è anche un aggravante).
Perché io non posso avere una difesa pagata con fondi pubblici? Leggo che il testo del ddl Boldrini sottolinea che “le donne sono di gran lunga le maggiori destinatarie del discorso d’odio on line”. Ma solo l’odio per le donne di una certa parte va punito? questo introduce il secondo tema: perché alcune persone dovrebbero ricevere una tutela maggiore di altre? Non è anticostituzionale?

Da madre di adolescenti vi invito infine a riflettere per esempio sul calvario dei ragazzini sovrappeso a scuola. O di quelli imbranati, fuori moda, magari con pochi mezzi economici. Perché le offese a loro dovrebbero essere colpite con minore attenzione di quelle basate sull’identità?
“La presente proposta di legge – dice il ddl Zan – si propone, dunque, di realizzare un quadro di maggiore tutela delle persone omosessuali e transessuali”.
Perché dovrebbero essere tutelate più di altre, quando già il nostro quadro normativo prevede tutte le tutele verso ogni persona (che poi non vengano applicate, come nel mio caso, è un altro discorso). Può la ragazzina sovrappeso che i compagni a scuola chiamano “cicciona de m…” ricevere minori tutele?

Credo che l’accettazione e il rispetto, l’attenzione e la tenerezza verso ogni persona non siano atteggiamenti che si impongono per legge, e neanche con l’indottrinamento – mi riferisco ai fondi stanziati dal ddl per la presenza nelle scuole. Nelle scuole dei miei figli si sono fatti corsi contro il bullismo, ma se vedeste quello che si legge in certe chat di classe capireste che non sono serviti a nulla.
L’educazione non è indottrinamento, è un lavoro di cura, paziente, che richiede la presenza dei genitori, l’ascolto, l’amore: solo chi è amato e accettato può amare. Il cuore dei ragazzi non cambia con la lezioncina sui diritti, che spesso in loro sortisce, anzi, la reazione contraria, e tanto meno con l’imposizione di una neolingua.
E’ la testimonianza di adulti credibili e disposti a spendersi per loro che educa i ragazzi: loro, soprattutto nell’adolescenza, non ascoltano le parole degli adulti. Loro guardano gli adulti.
E poi come sanno anche i muri, sui ragazzi hanno più influenza, che so i palchi televisivi ornati di arcobaleno, i talent show pieni di modelli sessualmente indefinibili, la riscrittura persino dei classici (anche Shakespeare a teatro riserva ormai l’ammiccamento a tematiche gay), le serie Netflix, Amazon e tutte le altre che ormai prevedono obbligatoriamente l’inserimento di almeno un personaggio con attrazione verso lo stesso sesso, anche quando non richiesto dalla trama. Sembra una sorta di “tassa” da pagare per poter essere ammessi nei grandi circuiti dell’intrattenimento.

quanto alle scuole, io sono contraria all’educazione sessuale perché tema valoriale (e per non togliere tempo alla didattica sempre più povera e meno esigente), ma se la si vuole imporre, in nome della libertà educativa tutelata dalla Costituzione si imponga anche la visione della sessualità che propone un rapporto esclusivo tra uomo e donna, aperto alla vita.
Perché solo l’educazione proposta da una parte e ideologicamente connotata deve essere finanziata dallo Stato?
Perché l’insegnamento della religione cattolica è facoltativo – benché senza averne i fondamenti non si capisce metà della nostra letteratura e la maggior parte dell’arte e architettura – mentre la lezione sul gender deve essere obbligatoria, e pagata anche dalle mie tasse?
Usare le leggi e i soldi pubblici per operazioni culturali è scorretto e degno di uno stato totalitario.

Infine: discriminare secondo il dizionario Treccani significa “distinguere, separare, fare una differenza”.
Se io dico per esempio che non voglio che una persona omosessuale insegni educazione sessuale nella classe dei miei figli, sto facendo una differenza, esattamente come immagino farebbe una lesbica che non volesse che a fare educazione sessuale nella classe di suo figlio andasse una persona che pensa che il sesso ordinato è solo tra maschio e femmina, quindi che insegnasse a suo figlio che i rapporti sessuali della madre sono intrinsecamente disordinati.

Su temi valoriali discriminare, cioè distinguere, non solo non può essere reato, ma è un diritto intoccabile e sacro: giudicare – le azioni, non le persone – è ciò che dice come stiamo nel mondo, dove io – e quelli che la pensano come me – abbiamo lo stesso diritto di cittadinanza degli altri.

Concludo con la mia esperienza – è un po’ fuori tema ma non del tutto, comunque siete esentati dalla lettura.
Io ho sperimentato che non solo gli stereotipi di genere non esistono più, ma anzi al contrario mi ritengo vittima di stereotipi opposti a quelli della donna costretta a stare a casa soggetta al maschio.
Mi sono bevuta tutti i dettami della cultura femminista, crescendo negli anni ’80 con l’idea che dovevo prima pensare alla mia realizzazione professionale, poi al resto.
Presto sono diventata una giovane che aveva lasciato la sua città per la capitale, lavorava al tg nazionale, abitava da sola a Campo de’ Fiori, attraversava l’Oceano per andare a correre maratone a New York, usciva di notte.
quando ho avuto la fortuna di innamorarmi, sposarmi e dare alla luce un figlio tutto il mondo intorno mi diceva che ero un’incosciente, e che prima avrei dovuto consolidare una carriera. La prima cosa che mi chiese il medico fu: “vuoi tenerlo?”. Avevo 27 anni, non 15.

quando è nato nostro figlio, ho capito che non c’è un privilegio più grande al mondo, non c’è carriera che non impallidisca di fronte a un figlio dato alla vita.
Ho capito che anche quando facevo cose importanti al lavoro, usavo una parte infinitamente più piccola dell’intelligenza che serve nelle relazioni e nella gestione della vita.
Dirigere un tg è una cosa che passa, mettere al mondo una persona e amarla e cercare di accompagnarla è un’opera che resta per sempre.

Ho avuto quattro figli da precaria, mentre tutte le mie colleghe facevano carriera, perché oggi contrariamente a quanto si dice non sono discriminate le donne, sono discriminate le madri.
Non per addossare colpe alla mia azienda, che anzi ha avuto comprensione per le mie esigenze, ma per stigmatizzare i modelli lavorativi in generale, che non tengono conto del lavoro di cura, e prevedono solo uno stile di lavoro “maschile”, in cui la vita privata è tenuta fuori.
Le donne possono fare carriera, ma solo a patto di essere pronte a lasciare i propri figli molto a lungo.

Incontro – prima del covid e spero di riprendere – centinaia di donne ogni settimana, in giro per tutta l’Italia, da anni: sono ormai decine di migliaia. quando voglio essere certa di avere tutta la sala dalla mia parte, e di strappare infallibilmente un applauso dico: “noi non chiediamo che le madri possano lavorare di più, ma che le lavoratrici siano più libere di essere madri”.
Ovviamente non lo dico per l’applauso, ma perché questa è stata la mia faticosa storia personale, ed è quella di un numero incalcolabile di donne nel mondo, che non chiedono di essere sollevate dai figli, ma libere di essere madri presenti, se lo desiderano. Io conosco quasi solo donne che desiderano essere più presenti, e avere più figli di quelli che hanno (infatti abbiamo tassi demografici da estinzione).
Molte amiche e colleghe si sono accorte troppo tardi di essere state ingannate dai diktat della cosiddetta emancipazione, che può essere anche una schiavitù, perché la maggior parte delle donne non fa la dirigente d’azienda, l’avvocato, la politica o la giornalista, ma lavori meno riconosciuti e con scarsissima libertà di gestione, tale da rendere la cura degli affetti più cari un lavoro quasi eroico.
E la chiave non è essere sollevate dalla cura, che è la cosa che amiamo di più, ma aiutate a ottimizzare, meglio pagate, più libere. Il sogno delle donne non è avere i figli al nido otto ore al giorno per poter andare a fare le commesse, ma godersi il privilegio di tanti piccoli uomini o donne da far entrare nel mondo.
Credo – insieme alla totalità delle donne che incontro – che sia una violenza sulle donne imporre loro modelli di produzione e presenza sul lavoro maschili, e che la vera battaglia sia chiedere un modo di lavorare diverso.

Alle nostre figlie cerco di insegnare che quando sceglieranno cosa fare da grandi, tengano conto del fatto che il più grande potere che potranno raggiungere studiando sarà la libertà di scegliere il loro bilanciamento tra affetti e presenza nel mondo esterno (che non è necessariamente lavoro: ho amiche con dottorati e master che hanno scelto la famiglia senza alcuna frustrazione, certe anzi di avere un privilegio).
Credo infatti che la libertà sia davvero il più grande privilegio che si possa avere, e per me che sono cattolica è ovvio che la libertà di ciascun uomo è sacra e intoccabile persino per Dio.

26 pensieri riguardo “Sulla legge anti-omofobia

  1. Tema molto complicato e molto scivoloso. Mi riconosco in moltissime delle cose che ha scritto, anche se o sempre la sensazione che sia difficile rimanere oggettivi e soprattutto su temi come questi non portarsi dietro il proprio vissuto ed il proprio pensato. per questo su questo articolo mi piacerebbe sentire il parere di un credente omosessuale.

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    1. Mi piacerebbe dirti che nei commenti al post originale ne troveresti, ma credo non ne girino molti da Costanza. O, per meglio dire, non capita spesso che si espongano in quanto tali.
      Io non faccio testo, e non perché sia l’autrice qui ma perché ho un’esperienza abbastanza atipica sia in un campo che nell’altro.

      Ma potrei aggiungere, riflettendoci, che:
      la Chiesa condanna il peccato e non il peccatore.
      Io credo che questo l’abbiamo imparato, e non troppo male.
      Ciò che ci manca più acutamente è l’andare oltre il “non odiare” e proseguire nell’amare sinceramente il soggetto con cui ci confrontiamo. Una cosa possibile solo attraverso la conoscenza e l’empatia ben giocate.
      Ma siamo così “molli” ormai che le alternative sembrano essere solo due: o confondersi e fondersi con ciò che si osserva, per non rappresentare un fastidio, o tenersene lontani. Ormai “identità” è diventata una parolaccia, ma senza spina dorsale nessuno può sostenere e stare davvero davanti a nessun altro. Le cazzate dialoganti non sono altro che comunicazioni di servizio e di spartizione del territorio camuffate da happening affettuosi.

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      1. Condannare il peccato ma non il peccatore è senza dubbio corretto, sacrosanto direi. Resta però la difficoltà di inserire l’omosessualità in una cornice. È una sfaccettature della normalità? È una devianza? È una tendenza naturale o culturale? Ho amici gay, anche cattolici, ma mi sembra che loro stessi siano molto confusi al riguardo

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        1. Beh, mica tanto. Voglio dire: essere omosessuali e cattolici è una prova difficile, ma come può esserlo essere vegetariani (chiaramente non per moda) e rinunciare alla carne di cavallo con la quale ti hanno allevato, alla quale sei pur sempre abituato e che ha quel profumino che solletica lo stomaco in modo tanto spontaneo e “naturale”…
          … capisco una certa incertezza, ma proprio confusione no. Se confusione c’è, evidentemente è anche sullo stesso essere cattolici o meno: per esempio, può essere che i tuoi amici non si sentano sicuri di condividere la visione della Chiesa?
          Ha perfettamente senso, ma in questo caso non è la cornice il problema (per un cattolico la cornice c’è, ben chiara, ed è proprio quella che gli consente di vivere bene la sua condizione pur rifiutando di assecondarla). Il problema sarà casomai il non aderire pienamente al cattolicesimo: non che sia una cosa da decidere a tavolino, nottetempo, ma prima o poi, se davvero c’è una lacerazione rispetto alla propria religiosità, bisogna pur prender partito.

          Da parte mia posso dirti che anni fa, da aconfessionale e pro-gay (diciamo così per semplificare), trovandolo naturale, ho cercato percorsi che unissero felicemente fede ed omosessualità praticata, considerata una normale variante umana di orientamento.
          Ce ne sono (vabbeh, non ne ero soddisfatta io, ma sono anche di manica stretta). Però sia chiaro: non mi sarebbe mai venuto in mente di cercare questi percorsi dentro il cattolicesimo, perché tale confessione non li può né ammettere né tantomeno avallare.
          Chi lo crede, lui sì, è confuso. E chi sostiene che l’omosessualità sia lecita, sacerdoti compresi, si pone con ciò stesso fuori dalla comunione ecclesiastica – cessa di essere cattolico de facto, ne sia consapevole o meno.

          Dunque, in realtà le cose sono anche piuttosto semplici, per i cattolici.
          Dure magari, ma semplici: come voler raggiungere una certa vetta in montagna sapendo che, se proprio si vuole arrivare lì, c’è un unico sentiero.
          Il sentiero è ripido, ma quello è. Farsi venire dubbi amletici al riguardo è come immaginare di scalare il pendio infrattandosi nella vegetazione selvatica anziché camminando sul tracciato.
          Poi, certo, si può valutare le proprie opzioni e rifiutare la proposta cattolica.
          Ma se la si sceglie, invece, è perché ai dubbi si è già data almeno una basilare, essenziale risposta.

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  2. Non entro nel merito dell’articolo che richiederebbe una risposta lunga. Direi che su alcune argomentazioni potrei anche essere d’accordo (premesso che non conosco il ddl..), ma di fondo non condivido in molti punti la posizione di questa persona (strano eh :-D). Quello che terrei a sottolineare è che certe affermazioni, anche se espresse in modo educato e gentile, possono comunque essere dannose, ferire e discriminare pesantemente, quindi sì, bisogna fare attenzione a ciò che si scrive e si dice. Libertà per tutti d’accordo, ma per tutti tutti, e allo stesso modo. Leggendo questo post a me sembra che la persona che lo ha scritto non ha molto chiare la pressione e le difficoltà che affrontano le persone con diverso orientamento sessuale (che a differenza sua non possono andare in giro liberamente a dire chi amano), mi sembra che senta più che altro minacciata la propria idea di famiglia o di libertà. Io non sono per togliere diritti agli altri, ma chi ha necessità di tutele, va tutelato.

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    1. Strano, sì 😉
      Il punto chiaramente non è la gentilezza: è un bene essere pacati ecc., ma poi quel che fa testo è il contenuto di un’affermazione.
      Nelle affermazioni della Miriano (sempre limitandomi a quelle riportate qui) non c’è offesa, non c’è incitamento a danneggiare in qualsivoglia modo gli omosessuali, meno ancora possono secondo me portare a discriminare pesantemente in modo negativo.
      Certo: sensibilità diverse possono avere reazioni diverse, e sentirsi feriti è una faccenda estremamente personale. Ma un conto è sentirsi feriti, per ragioni anche validissime, un altro è considerare queste ferite come offese o danni oggettivi, per i quali altri abbiano responsabilità. Anche se quegli altri non ci piacciono.
      Conta molto l’esperienza individuale, e la nostra è differente; ma con questa ognuno deve fare i conti senza attribuire intenzioni ed azioni deleterie a chi non vi contribuisce realmente, proiettando timori interni su agenti esterni che siamo noi stessi a interpretare come minacciosi.

      Per il resto è proprio una (irrisolvibile, in un certo senso) divergenza di visione: io per l’appunto non trovo ci siano tutele ulteriori da garantire alla categoria specifica (magari da far rispettare sì: ma questo è un altro triste discorso).
      Mentre trovo discriminato – in senso negativo – il cattolico che, senza affatto ledere libertà, dignità e mancare di rispetto a chicchessia, si vive la sua vita, e partecipa alla cosa pubblica.
      (E’ un esempio piccolo e ovviamente non dice tutto, ma dice pur sempre qualcosa: ogni singola volta che ho partecipato ad una veglia delle Sentinelle in Piedi, ho visto contrapporsi un gruppo magari per alcuni antipatico, fastidioso, ma del tutto corretto, a gruppi arcigay di contestatori offensivi, sguaiati e rabbiosi, ma senza argomenti).
      Lo Stato deve contribuire a creare un clima, una cultura di accoglienza ecc. Ma per quanto mi riguarda, da tempo è andato ben oltre il proprio legittimo ruolo (o forse, dovrei dire che ha abdicato ad esso). Suona estremo e non fa chic, ma la dittatura del gender per me è una realtà molto chiara. I pericoli e le sofferenze per gli omosessuali esistono, anche gravi; ma una società che nella sua globalità, a livello radicale, e con conseguenze concrete diffuse e considerate normali vive con ostilità e disagio l’omosessualità – com’era vero solo pochi decenni fa – non la vedo.

      Detto questo, ma credo tu lo sappia, offro alle singole persone sempre il beneficio del dubbio, e che io le stimi oppore mi urtino, se fossi a conoscenza di una situazione di rischio per qualcuno interverrei come posso.
      Senza per altro sconfessare le mie idee 😉
      (Dunque, insomma, se qualche bresciano fosse seriamente nei guai, da conterranea sai che un rifugio temporaneo c’è: basta una mail).
      Grazie per il commento 🌼

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      1. La Mirano tra le argomentazioni a sfavore pone l’accento sulla “libertà di espressione” di ogni individuo, a questo mi riferivo. Secondo me è un aspetto che in una società civile va regolato, e la libertà deve essere garantita non solo per i cattolici, ma anche per tutti gli altri e viceversa. Il fatto che la Mirano non sia offensiva, non significa che altri non possano esserlo (usando in alcuni casi anche parole apparentemente educate) e che quindi sia utile una norma per porre dei limiti. Poi perchè non creare delle tutele se anche tu ritieni che esistano dei pericoli? Al massimo non verrebbero usate se non sussistesse reato.
        Direi anche che se in Lombardia si vive abbastanza bene non significa che tutta l’Italia abbia lo stesso livello di apertura su certi temi. La legge si applicherebbe su tutto il territorio nazionale.. E ti assicuro che la differenza tra il vivere in un paesino o in una città già si nota senza cambiare regione.
        Parlare di “dittatura del gender”, sì, credo sia un po’ estremo..
        In più in Italia la cultura cattolica è talmente diffusa che mi pare difficile vedere i cattolici come “vittime” di mancata libertà di espressione. (Che poi tu abbia assistito ad episodi negativi di qualche gruppo di mentecatti, purtroppo ci credo, e non condivido assolutamente le offese, il modo etc, ma non credo sia lo standard).
        Purtroppo se dal di fuori potrebbe sembrare che gli omosessuali possano fare una vita come gli altri direi che siamo ancora lontani da quella normalità. Quelli che fanno coming out molto spesso sono persone che hanno un lavoro sicuro, una posizione “tranquilla” e che rischiano poco. Moltissimi altri restano nascosti per evitare conflitti, discriminazioni, conseguenze spiacevoli.
        Comunque hai ragione, di fondo c’è proprio una divergenza di visione in un certo senso irrisolvibile.

        Apprezzo la tua disponibilità e mi piace molto il tuo restare umana nel senso positivo.
        Grazie per lo scambio interessante. E buon pomeriggio!!! 🙂

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        1. Eh sì, la vediamo proprio all’opposto (solo per dire, senza voler trascinare il dibattito: sull’idea che la cultura cattolica sia diffusa e ancora punto di riferimento per la società italiana, o che l’aggressività da parte lgbt sia un’eccezione).
          Piuttosto, rispetto ai conflitti e alle discriminazioni – sia in generale sia con riferimento ad eventuali richieste di aiuto – mi sento di parafrasare un noto proverbio: non boa di struzzo, ma opere di bene 😀
          Buon pome, gnara.

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    1. Sai che non sono una fan sfegatata del Franci, ma saprai anche che non è esente dalla pratica di venir citato dai quotidiani dopo tagli e decontestualizzazioni ad cazzum, quando va bene, volute quando va male.
      Toni meno concilianti di quelli cui siamo abituati non dovrebbero stupire.
      Il testo di legge poi vedo di recuperarlo, se riesco ad orientarmi nel sito della Camera… che non è sempre facile.

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  3. Beh, abbiamo in parte già discusso di questo argomento. Sai che alcune cose le penso anche io, altre proprio no. Non è il caso di aggiungere niente. Posso solo dire che talvolta questa tipa non ragiona in maniera logica (ma non mi chiedere in che casi!). 🙂

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    1. La tipa è la Miriano o sono io? 😉
      Non poche cose che sostiene, e/o il modo in cui le presenta, mi urtano. Nemmeno io ne cito alcune perché entrerei in un labirinto di dettagli e precisazioni.
      Ho cominciato ad apprezzarla diversi anni dopo aver saputo chi fosse, e trovo che ciò che ha da dire di valido sia decisamente più di ciò che rifiuto. Ha il pregio della chiarezza e dell’equilibrio, che non sempre stanno a 100 ma che troppi altri ignorano del tutto.
      Detto questo, è indubbiamente divertente e sa comunicare, ma non provo una particolare simpatia.

      Così, per la cronaca e a beneficio dei miei lettori 🙂
      Ciao!

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      1. E Celia, mettiti d’accordo con te stessa visto che sul blog di Costanza hai commentato:

        “Semplicemente perfetto, non una virgola fuori posto.
        Chapeu.”

        Se poi “Non poche cose che sostiene, e/o il modo in cui le presenta, mi (ti) urtano.”

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        1. “Mettiti d’accordo con te stessa” è un’espressione che non mi piace.
          E’ un po’ acidella, e non mi pare sia il caso.
          Naturalmente le due affermazioni sono riferite a cose diverse: in un caso parlavo soltanto del post che ho ripubblicato, che per l’appunto trovo perfetto (va bene, forse potrei fare un appunto che però è una nota a margine e non una critica, giusto perché sono una precisina, ma se non ho sentito il bisogno di specificare neppure quella vuol dire tanto: cioè che l’apprezzamento è davvero pieno).
          Invece rispondendo a coulelavie, che si riferiva a Costanza in generale, al suo pensiero per come gli arriva, alle sue opinioni, insomma: a Costanza 360°, ho esposto ciò che mi trasmette lei, i suoi scritti (blog e libri) e la sua personalità, appunto considerandoli globalmente.
          Visto poi che anche diversi altri leggono pur non commentando, ho trovato fosse utile dare un’idea più generale, che non è negativa per altro, al contrario.

          Nessuna contraddizione, dunque.

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      1. Bariom, non voglio fare polemiche su certi argomenti, in particolare religiosi. Temo che poi Celia ingigantisca le nostre differenze arrivando anche a farsi venire dei dubbi che non avrebbero motivo di esistere. Per cui, dato anche che con lei abbiamo già parlato di tante cose simili in passato, non voglio approfondire, stavolta. Sarebbero polemiche inutili, sterili e ognuno rimarrebbe delle proprie opinioni.

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      2. Caaalma.
        Ti conosco come persona tutt’altro che provocatoria, e non è questo il luogo per diventarlo, sia pure occasionalmente.
        Coulelavie sa essere molto caustico, e infatti è già stato redarguito in precedenza, ma per una volta che esprime una posizione senza eccedere non gli farei le pulci: è normale che “questa tipa talvolta non ragiona in maniera logica” faccia drizzare le antenne, tuttavia il tono non era cattivo e ci sta pure la faccina.
        Credimi, alle volte devo fare un certo sforzo anch’io per capire con quale spirito scrive certe frasi… e tengo pronto l’estintore portatile.
        Però, allo stesso tempo, non essendo questo il blog di Costanza ma il mio, intervenire per cazziare un altro lettore non è consentito. Posso farlo io, non altri. (Diverso è chiacchierare a gruppetti e non solo con me, tra utenti che già si conoscono o comunque si limitano al confronto. Càpita, è bello, ma è un altro discorso. Cazziare la gente, se occorre, tocca a me. Roger?).

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        1. Oh no, non mi preoccupo mica per te cheri.
          E nemmeno per lui, che ho idea vincerebbe la rissa semmai ce ne fosse una (fisicamente) 😉
          E’ a me che ha dato fastidio l’intervento un po’ troppo diretto.
          Ma nulla di grave; penso (e spero) che ci si sia spiegati: da Costanza il dibattito è più simile alla piazza pubblica (con vigile che interviene solo in extremis) che al salottino privato, quindi capisco che abbia pensato fosse lecito chiamarti in causa.

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