Cose da donne. Anzi, da femmine.

Non sono mai stata propriamente femminista ma, come raccontavo in un recente post, ho approcciato e sto seguendo diverse tematiche che al femminismo sono care, o che comunque rientrano nella sua sfera. E’ un ambito piuttosto nuovo per me.
Ognuno dei libri che vado a citare meriterebbe un post tutto per sé, ma io in questo momento non sono in grado di offrirglielo. Dovranno accontentarsi del poco che ho.

free-woman

Lina Meruane ne ha scritto uno, un pamphlet per essere precisa, per l’editrice La Nuova Frontiera: Contro i figli. Ho esitato a lungo prima di decidermi a prenotarlo e leggerlo, ma poi – per quanto non ne condivida tutti i presupposti – si è rivelato migliore del previsto, certo più fresco e non una rimasticatura di banalità.
Non si tratta di un’arringa a favore della scelta di non aver figli, in questo caso, ma di un ululato, mi verrebbe da dire, contro la tirannia del figlio-piccolo-principe che da alcuni anni ha preso piede; a causa non solo dell’indebolimento dei padri ma anche dell’eccessiva responsabilizzazione delle madri (un diverso modo di incastrarle in una cornice, affermando un fittizio riconoscimento di valore che ha per conseguenza l’obbligo, tutto interiore ed inconscio, di aderire ad un’immagine di perfezione e dedizione totali, dalle quali non si può sfuggire: ci si può solo sacrificare).
Leva materna obbligatoria è un’espressione che ricorre spesso.
E non è nulla di nuovo in sé. Solo che oggi far figli può significare trovarsi incuneate tra le pretese di questi ultimi, che si sentono incoraggiati ad avanzarle dalla società giudicante nei confronti di chi non è abbastanza “morbido” e permissivo e supino, e la società stessa, anche nelle sue forme giuridiche e poliziesche pronte a privare di potestà e dignità chiunque s’azzardi a sollevare un mignolo sui pargoli: per fargliela intendere, o per dire di no a qualche “richiesta”.
Non solo dunque per impedire la realizzazione del (più frequente di quanto si creda) “impulso irrefrenabile di gettare quel bambino dalla finestra o giù dalle scale”, ma per controllare e sanzionare ogni deviazione dall’idea di “figlio” come di dio in terra, intoccabile ed immune alla cattivera e all’errore.
Donne senza personalità, più che donne senza libertà.

zitta-e-muta

Diverso è lo stile di Rebecca Solnit, saggista storica della quale sto leggendo una raccolta di articoli agile e leggera, ma nient’affatto effimera, che ha involontariamente suggerito la creazione del termine “mansplaining”: Gli uomini mi spiegano le cose.
Cos’è il mansplaining? Un po’ di tutto, un menù degustazione di quegli atteggiamenti che un maschio può usare per ridurre all’impotenza una femmina, negandone il valore.
Paternalismo, condiscendenza e sufficienza, arroganza, pregiudizio negativo sulle capacità e l’intelligenza delle donne in quanto tali, associazione di una rabbia e di un’aggressività pienamente motivate ad un generico e fantasioso isterismo – ossia riduzione ad uno stato biologico arbitrario… questo è.
La donna non ha cervello (ma sente fin troppo l’influsso dell’utero).
La donna deve stare zitta e ascoltare. In buona sostanza.
Ecco, questo non è materiale che mi interessi senza tuttavia averlo mai toccato con mano: così come la quasi totalità delle donne, lo vivo. In forme più e meno dirette e forti, certo, ma qui sta il guaio: che proprio l’insulto più sottile è quello più insidioso e meno gestibile, perché viene sottostimato e negato (per l’appunto, la colpa non è di chi si esprime in maniera offensiva, ma di chi se ne risente esageratamente).
Io, genere a parte, ho sempre avuto una repulsione vivissima per questo atteggiamento:  degli adulti che pensavano di saper meglio di me se era il caso che giocassi con le bambole piuttosto che, invece, fantasticare che facessero una brutta fine per poi passare ai Lego.
Dei parenti che, quando scazzo, si scandalizzano e mi giudicano riprovevole perché non sto al mio posto.
Dei pari, quando semplicemente non possono concepire che io abbia una personalità diversa dalla loro e non meno legittima, faccia scelte differenti ma ugualmente valide, e – non sia mai – me ne senta soddisfatta. Senza avvertire il bisogno di approfondire, valutare ciò che già ho abbondantemente valutato ponderato e soppesato, ripensare. Per, alla fine, fare ciò che vogliono loro.

8 pensieri riguardo “Cose da donne. Anzi, da femmine.

  1. I genitori dovrebbero smettere di cercare di essere i migliori amici dei propri figli. Non dargliele tutte vinte, non difenderli sempre a prescindere. Devono insegnare l’educazione, non fare i compiti insieme; devono insegnare a cavarsela da soli, non fare da autisti/chaffeur/allenatori. Devono insegnare il rispetto, prima di tutto dei genitori, poi degli impegni che si prendono. E non basta parlare, bisogna anche dare l’esempio…

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  2. Morte al mansplaining. Che odio! È ottimo che lo si sia identificato, ora bisogna iniziare a non farlo passare più.
    Non condivido solo una cosa: il termine “indebolimento” dei padri, che mi pare lo faccia passare come una cosa negativa quando, a mio avviso, forse nella generazione dopo la mia/nostra si è potuto iniziare davvero a parlare con i padri e a ricevere affetto e validazione, non solo autorità fine a se stessa.

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    1. Il mansplaining è una di quelle cose che, se sei una persona onesta, ti lasciano sbigottita e senza parole. Le parol(acc)e giuste ti vengono, sì, ma dopo, quando è tardi e non hanno più forza.

      Sull’indebolimento: certamente è cosa buona e santa che il maschio autoritario abbia perso punti, ci mancherebbe. Però nel contempo insieme all’autoritarismo è venuta a mancare anche la semplice, e necessaria, autorità – e più in generale, non soltanto ai padri, manca quasi del tutto autorevolezza. E questa no, non è affatto cosa buona.

      E’ un piacere ospitarti da queste parti!
      Un saluto e una carezza alle tue due bestioline pelose 🙂

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  3. Figli: spesso, sì, sono viziatissimi, ma solo perché la gente non sa fare il genitore (quindi è colpa dei genitori, non dei figli!). Se un figlio nasce ha diritto ad un’esistenza dignitosa e di questo se ne devono far carico i genitori.
    Femminismo: mi fa piacere che te ne interessi. Ti consiglio di seguire (ne abbiamo già accennato) quel blog che seguo anche io di Eretika, Al di là del buco, in cui troverai tante battaglie femministe, e ti renderai pure conto che tante volte anche in questo mondo ci sono teste bacate (ovvero non basta far parte di una associazione femminista per stare per forza dalla parte giusta, idem per il mondo lesbico, e non mi riferisco all’autrice del blog).

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    1. Sì, quel che dici sui figli è giusto ma è un discorso generico, ciò di cui parla la Meruane è un’altra cosa: un’impostazione sociale che spinge i genitori (in particolare le madri, ma non solo) al perfezionismo, alla ricerca di una vita di successo per i figli (fatta di abnegazione totale), sentita come necessaria perché la madre venga “approvata”.
      Pena la ritorsione dei figli stessi, che non sono educati solo dai genitori ma anche dalla società che li porta a credere che ogni potere esercitato su di loro sia uno sgarbo ed un reato; ma anche delle istituzioni stesse, che ormai classificano come violenza comportamenti non solo legittimi ma anche sani.

      ADLDB lo leggo ogni tanto, ci incappo; l’avevo già considerato perché non è superficiale ed ha uno stile discorsivo che mi piace, ma per ora no. Non è abbastanza digeribile per me.

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