Decluttering .9: L’ansia di (far) scomparire

Titoletto ambiguo, tra il depresso, l’illusionistico ed il minimalista: in realtà, la chiave giusta con la quale leggerlo è quest’ultima.
Sì, perché nell’ultima settimana mi è appunto presa l’ansia di far scomparire pressoché tutto dalla mia vista e dalla mia vita: e stavolta non è solo un ulteriore scalino, una delle susseguenti progressioni nel gusto da declutterer di ridurre i propri possessi; è invece un bisogno più impellente di quanto l’abbia mai avvertito prima.

finestra - foto di lorenzo rolli (credo)

E la motivazione è chiara: tutto nasce dalle mie analisi del sangue. Che non sono buone, anche se non dicono certo che sto in punto di morte: glicata alta, non ancora da diabete ma poco lontano; sideremia decisamente bassa; proteine in eccesso (eppure la funzionalità sia epatica sia renale sembra normale); ma soprattutto, ahimè, lattato a mille. Non è il peggio che si possa vedere, ripeto, ma mi son messa paura e m’è sceso l’umore sotto i tacchi.
Ho anche ordinato la mia “ultima cena”, iersera (no, l’altro ieri al momento della pubblicazione), una pizza Tivoli (mozzarella, gorgonzola e grana più carciofini), ben sapendo che da domani, lunedì, dovrò capire meglio insieme ai medici perché sono così sballata, e concordare una dieta adeguata – forse persino con l’aiuto di una dietologa, che a questo punto sarebbe auspicabile, visto che tra il caldo e la conseguente scarsa energia più la difficoltà di gestione della cucina troppo spesso non mi alimento in modo decente.
E poi, per l’appunto, il caldo: quando sono così a terra, ed anche se mi capita meno mi capita comunque spesso, ho il bruciante, profondo bisogno di sapere che, qualunque piccola mossa scelga di fare, non avrò sulle spalle – anche solo idealmente, metaforicamente, astrattamente – tutto quel fottuto peso rappresentato dalla casa, dagli oggetti, dai pensieri e doveri che a questi s’aggrappano come ragnatele appiccicose.
Non so se mi spiego: ma questa è la mia sensazione. Mi schiaccia a terra e mi toglie quel poco di volontà residua di alzarmi dal divano o dal letto, di fare l’indispensabile se non l’utile, o persino il dilettevole.

Essere stanchi, svuotati, o addirittura malati, ti fa vedere le cose in una prospettiva che non è negativa, è solo lungimirante, onesta, acuta.
Oggi posso ancora decidere e prendere le mie contromisure a questo peso che mi trascino dietro (e no, non si tratta di sollevare parenti ed eredi in genere da un futuro impegno di gestione e distribuzione dei miei beni: non me ne può fregar di meno, e non lo considero affatto egoismo).
Oggi posso, ma domani, un domani che potrebbe essere anche prossimo, non potrò.
Per cui sento forte in questo momento l’urgenza di liberarmi. Di alleggerirmi in modo estremo. Anche di assumere abitudini (modi di vestire, mangiare, dormire, organizzarmi la giornata…) schematiche e regolari.
Dio solo sa il sollievo che provo nell’immaginarle.

11 pensieri riguardo “Decluttering .9: L’ansia di (far) scomparire

    1. Tesoro.
      Vedrai che riusciremo a far quadrare se non tutto, almeno tutto il possibile.
      Ma non uccidere i tuoi vicini, altrimenti poi finisci al gabbio e siamo punto e a capo 😉
      (A proposito di gabbio: ho appena ordinato tre libri di Goliarda Sapienza, una delle mie autrici preferite, che ho già letto a suo tempo ma ci tengo ad avere. Non so se la conosci. Uno di questi è L’università di Rebibbia. Potrebbe tornarti utile come vademecum 😁 )

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      1. Lo so, ma andarmene da qui senza colpo ferire significherebbe dargliela vinta. Puoi immaginare a che livelli arriverebbero senza più me che li contengo? 😉
        Scherzo. Col cacchio che finisco al gabbio per simili merde (a proposito, ieri sera situazione insostenibile).
        L’autrice l’avrò già sentita, sicuramente da te.

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