Childfree .7: Tutti dicono la loro.

9 pensieri riguardo “Childfree .7: Tutti dicono la loro.

  1. Una della domande più insopportabili che si possano fare a una donna (e pure a un uomo): “figli ancora niente?” e tutte le sue varianti. Con il seguito delle delicate considerazioni nell’immagine.
    Mi viene da pensare che si tratti di un fossile di pensiero delle generazioni più vecchie della mia, poi penso a persone della mia età che usano il termine “mammo” perché faccio il padre e cambiavo i pannolini ai figli, penso agli alunni che si stupiscono se mi capita per qualche ragione di dire che a casa cucino prevalentemente io e mi dico che no, la strada è ancora molto molto lunga.

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  2. Io contesto sia che sia un dovere, sia che sia una scelta. Per il dovere è ovvio: non si fanno le cose per dovere. Per la scelta è un po’ più complesso: non mi piace la retorica del “figlio desiderato”, del “figlio voluto”. Per me la migliore è la terza via: né “devo”, né “voglio”, ma “accetto”.

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    1. Mah.
      Le cose non si dovrebbero fare per dovere, però l’obbligo sociale esiste e ci condiziona eccome. Che poi uno debba resistervi al meglio, è chiaro, ma il messaggio di quest’immagine è rivolto alle terze persone che ancora troppo spesso fanno pesare sulle donne senza figli una cappa di pressione, aspettative, giudizi.

      Sulla scelta, da cristiani, certo: ci si impegna, anche qui al meglio possibile, ad accettare ciò che viene pensato per noi – o permesso che avvenga. Ma questo deve comunque venire dopo e insieme ad una presa di coscienza, di responsabilità e infine di posizione di fronte al mondo: di scelta, insomma.
      Prima di accettare l’inevitabile, l’imprevisto o il non più indirizzabile, l’uomo ha pur sempre il dovere di modellare la realtà data secondo criteri sia morali sia personali. Libero arbitrio significa che non siamo bambole. Anche quando una famiglia, come si dice fra cattolici, è “aperta alla vita”, già con questo ha fatto una scelta.
      Certo che spesso, e va benissimo così, “capita” di diventare madri e non lo si pianifica a tavolino. Ma se questo avviene, è perché in precedenza si è fatta la scelta, appunto, di “prendere quello che viene”. (Purtroppo sappiamo che non è sempre così: c’è un mucchio di gente che non voleva figli, ma toh, sono capitati… come se non avessero scelto loro di far sesso, e senza precauzioni. Che si mette una maglietta bianca, lecca un gelato al cioccolato sotto al solleone e quando finisce per macchiarsi, toh, guarda un po’. Ecc.).
      E, comunque, se consapevole e libera, la volontà di avere (o non avere) figli è cosa ben diversa dal desiderio bruciante e infantile che oggigiorno si manifesta – e si tutela, come fosse un “diritto” inalienabile fare un figlio a qualunque età e condizione, in qualunque contesto, solo perché lo vogliamo. Ed ai desideri non siamo più disposti a rinunciare.

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      1. Sì, sono d’accordo su tutto. Forse potrei sottolineare il concetto che la “scelta” della maternità non basta al suo realizzarsi (quando non si “scelgano” tecniche più o meno “assistite”). Perciò quando ci sia una “scelta” di maternità, essa, secondo me, come del resto anche tu accennavi, non può che limitarsi all'”apertura”. Ovviamente consapevole e responsabile.

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