Chi ci protegge dai protettori?

catene

Leggo una breve considerazione di Loon Martian in tema di femminismo e di pericoli che le donne corrono in una società – essenzialmente – maschilista, o comunque pronta ad approfittare di loro.
E penso, Ecco: quando dico all’Arrotino di sopportare a fatica la pletora di (s)consigli, di avvisi, di reazioni pregne di ansie trattenute e dubbi sull’opportunità che io faccia una certa cosa – ed in particolare, la faccia da sola -, è di questo che parlo.
Sì, può sembrare scortese chiamarlo in causa qui, in pubblico: ma forse che i “maniaci” e potenziali aggressori che ci aspettano là fuori, di notte (ma pure di giorno), quando siamo sole (ma anche accompagnate), in luoghi affollati o deserti indistintamente, ci chiedono il permesso prima di condizionare la nostra vita?
E, forse, i veti – che siano più o meno diretti e coercitivi -, il peso di cui ci caricano i nostri pari ed i nostri affetti quando manifestiamo la volontà di uscire, fare, partecipare negli orari nei luoghi e nelle modalità che riteniamo più opportune o che sono stabilite; non sono anch’essi dei condizionamenti illegittimi, pure quando del tutto non forzosi né in cattiva fede, ma anzi agiti “per il nostro bene ed il nostro interesse”?

[…] limitiamo la tua vita perché vogliamo proteggerti. Usato ampiamente da genitori, amici, fidanzati, mariti, fratelli, chi volete. Non puoi andare là, non puoi indossare quello, non puoi fare questo e quell’altro, in nome della protezione delle donne.
Chiedetevi se queste persone davvero lottano per rendere il mondo un posto più sicuro per le donne.
Vi dicono che saranno lì per voi nel caso succeda qualcosa di brutto, o nel caso qualcuno vi attacchi? Offrono il loro supporto in quei casi?
O danno la colpa a voi, perché avete “disobbedito” alle regole? 
Vi supportano nelle vostre imprese? Anche quando potrebbero mettervi a rischio (nota importante: non è quasi mai l’impresa in sé che vi mette a rischio, è la gente a cui l’impresa non va bene)? Incoraggiano i vostri sforzi e i vostri successi?
O vi dicono che andrà tutto male? Che il mondo vi farà vedere quanto è difficile? O che ce l’avete fatta solo perché l’avete avuta facile? Solo perché non avete ancora incontrato il “mondo vero”?

Il mondo vero, sì. Il mondo reale.
Credono forse gli uomini che noi non lo conosciamo abbastanza?
Forse in fondo potrebbero aver ragione, visto che nei tre quarti delle occasioni in cui una donna si sente consigliare di mettere la museruola, farsi più piccola di quanto non sia, mascherarsi, nascondersi e non uscire dalla propria sicura teca di vetro il problema consiste nella presenza, nell’invadenza e nella prepotenza dei maschi stessi.
Non siamo deficienti né irriconoscenti.
Capiamo quando volete “solo” proteggerci.
Ma chi ci protegge da voi?
Chi credete che avrà la nostra stima: l’istruttore di difesa personale, il nostro coltellino a scatto nascosto nella manica a sbuffo della camicetta, l’amico o il fidanzato che ci incoraggia ad uscire, a fare, a partecipare – in una parola a vivere una vita normale, in qualità di essere umano e non di specie protetta posta sotto tutela, assumendocene anche, da adulte responsabili, i rischi -; oppure il padre ansioso a prescindere, il fidanzato che trasforma ogni occasione di banale giro in città in avventura pericolosa, l’uomo di passaggio che si sente in diritto, anche quando ti conosce di striscio, di renderti edotta su quanti e quali modi ha il mondo per fregarti?
Sì, il mondo è un posto rischioso. E per le donne ciò vale persino di più.
Ma non c’è ragione di trasformare questo posto rischioso e tuttavia meraviglioso in un posto schifoso, nel quale vivere da prigioniere, mettendoci le catene da sole invece di usarle per strizzarvi i coglioni quando oltrepassate un limite, nel quale soffocare d’invidia per tutto ciò che ci è destinato e ci vorreste sfilare di mano e persino col nostro consenso.
Non c’è ragione per adeguarci allo stato di minorata, di minus habens sociale, che è dettato solo in prima battuta dalle situazioni reali che si presentano, ed è invece ampiamente (ancorché spesso involontariamente) supportato da quei maschi che trovano orrendo e odioso umiliarci, stuprarci e aggredirci in qualsivoglia modo. I quali, però, non si preparano a lottare né preparano le loro compagne, ma, piuttosto, le invitano amabilmente a piegare la testa e correre a casa entro la mezzanotte.
Perché si sa, dopo la mezzanotte la carrozza diventa zucca – e gli uomini lupi.
E la nostra libertà, un lusso che dobbiamo vergognarci di pretendere.

25 pensieri riguardo “Chi ci protegge dai protettori?

  1. Volevo dire per prima cosa che non sono offeso di essere stato tirato in ballo, seppur solo con un accenno. E che sono sempre favorevole che tu mi comunichi nel modo più chiaro possibile un concetto, come in questo caso.
    Posso già farti le mie scuse su una questione: scusa, è vero: se ti dico di stare attenta a certe cose, è come se dimenticassi che tu sia già una persona adulta e consapevole. quindi il mio consiglio suona ridondante. A mia parziale discolpa posso sostenere forse che tu vieni da un paesino. Certo, conosci Brescia, ma vieni fin sempre da un piccolo paesino. questo mi fa supporre che certe cose di Roma tu non le conosca a sufficienza, come ad esempio i quartieri in cui dominano le mafie, dove non puoi circolare se non sei uno di loro. Dove neanche la polizia osa entrare per paura (vedi Casamonica, Spada, eccetera).
    Un altro discorso invece trovo sia in fondo lontano dalla realtà e molto pericoloso, quello di confondere quello che si potrebbe fare (del tutto legittimamente) da quello che però è sconsigliabile fare. quando dici che una persona (nello specifico, una donna) non può rinunciare alla libertà di una uscita serale (peggio se notturna) solo perché sarebbe pericoloso.
    Io personalmente so che in certi posti la sera/notte è meglio non andare. E non ci vado per non espormi al rischio. Se uno ci va non gli do certo la colpa di quel che gli può succedere però la giudico un’imprudenza. E’ un discorso statistico di calcolo delle probabilità.
    quando per un certo periodo mi vestivo in maniera molto appariscente, mi infastidiva che venissi notato o in taluni casi passassi per quel che non ero, o al limite sfottuto. Ho calcolato i pro e i contro… Da un lato volevo avere la sacrosanta libertà di vestirmi come mi pareva, dall’altro però preferivo decisamente passare inosservato (anche se può sembrare una contraddizione). Alla fine mi sono rotto le palle di essere guardato storto e ho cominciato a vestirmi in maniera un po’ più normale (ma mica poi tanto ;)).
    Così, quando una donna si veste in maniera “provocante”, è libera di farlo, ma sa che lancia un certo messaggio ai maschi che dovessero guardarla, cioè quello di essere disponibile, o leggera, anche se non lo è…
    Ho altre cose da dire ma per ora pubblico queste… 😉

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    1. Innanzitutto, mi fa molto piacere che non ti sia sentito attaccato (certo, ne abbiamo parlato profusamente e abbiamo chiarito molte cose in questi giorni, ma siccome ho usato toni “da scontro culturale”, poteva anche starci).
      Come mi fa immensamente piacere il tuo secondo paragrafo: non per le scuse in sé, che comunque accolgo volentieri, ma perché finalmente ci siamo intesi su cosa mi metteva in crisi – e tu ci hai messo impegno per venirne a capo. Non tutti si sarebbero dati altrettanta pena e si sarebbero sbattuti altrettanto, dunque a questo giro sono io che ti dico: Grazie 😘

      Sì, anche se non mi è estranea, è vero che Roma non è la mia città.
      Lo è stata, parzialmente, ma certo me ne sfuggono tanti particolari e pericoli.
      Sul discorso clan, mi viene in mente – tra i tanti – un servizio passato, credo, sull’8 non molto tempo fa: era su un tizio qualunque che aveva messo in vendita una macchina fotografica, e quando si è presentato come da accordi a consegnarla, una matrona sfacciata ed aggressiva s’è presa l’oggetto e non è più uscita di casa. Mi pare fossero intervenuti carabinieri o poliziotti, ma che, non essendoci testimoni né nulla di scritto e dunque non potendo provare che la tizia s’era intascata la macchina, non ci fosse nulla da fare. Non che avrebbero fatto nulla comunque: il quartiere era appunto interamente in mano ai Casamonica.
      (Ecco, casomai segnamoci di farci una piantina della città con questo genere di indicazioni; per quel che ne sappiamo, almeno).

      Per il resto, non aggiungo altro perché sono semplicemente d’accordo.
      Essere decise a non farsi ingabbiare da pressioni e situazioni non deve significare essere imprudenti (ti ho aggiunto la r) o avventate. Né sottovalutare l’effetto che abiti – atteggiamenti – ecc. hanno sugli altri, per quanto sia legittimo e spesso doveroso non reprimerli, di modo anche da “educare” indirettamente la società a non dare per scontato che un certo modo di leggere le persone sia l’unico e l’ovvio.
      In effetti, ma questo penso sia chiaro anche agli altri lettori, il mio post non è un invito a sfidare la sorte a qualunque costo, ma piuttosto un tentativo di fare un discorso di coscienza e, magari, riequilibrare un po’ il discorso pubblico che è troppo centrato sull’evitamento dei rischi e non sulle soluzioni possibili.
      Leggi per esempio: linee notturne “rosa” dedicate alle sole donne, che un tempo il comune di Roma aveva istituito ma non so se esistono ancora: certo, l’ideale sarebbe poter prendere un autobus a qualunque ora, in qualunque zona e non essere importunate, ma siccome appunto siamo realisti offrire un’opportunità di salire su un mezzo notturno senza guardarsi intorno e tenere lo spray al peperoncino già pronto e puntato, è comunque qualcosa di concreto.

      Sui vestiti, premesso quanto detto sopra, Lucyette (che tu già conosci soprattutto per i post sulla storia) ha molto da dire al riguardo.
      Certo, lo fa da un’ottica precisa – cristiana, cattolica, appassionata di “modestia” -, che capisco può non essere interessante o attraente per tutti: però lo fa con intelligenza, garbo e, Deo gratias, discutendo di fatti curiosi e molteplici punti di vista, senza scadere nella ripetizione stanca di frasi fatte e banali, delle quali c’è tremenda abbondanza…
      … l’ultimo post in merito è di pochi giorni fa, e come sempre, a chi volesse dargli un occhio, consiglio di tuffarsi nei commenti, come sempre nutriti e succosi 😉
      http://unapennaspuntata.com/2020/08/06/abito-non-mente-gaia-vicenzi-modest-fashion/

      Detto questo, ora vado a pappare e ti lascio un pubblico attestato di stima.
      E baci a profusione come dessert 🤗

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      1. Mi ero già imbattuto nell’articolo in questione e avevo visto che ti era molto piaciuto…
        Sai che la linea notturna rosa non me la ricordo ma il sol concetto mi fa accapponare la pelle. Sarebbe come dire che sennò si va incontro agli stupratori…

        Ma sì, Denise… Finora noi abbiamo discusso parecchio. Abbiamo fatto un sacco di teoria, ben troppa rispetto alla pratica. Però in fondo credo che tutto sia servito…
        Io già sto pensando a quando saremo d’accordo su tutto e non avremo più nulla su cui questionare… Che faremo? Mi sa che ti butterai nelle strade in cerca di divertimento! 😀 Tu sei giovane, hai voglia di divertirti! E pensi a Roma ancora come chissà cosa sia… Io so’ “vecchio”, raramente penso valga la pena andarsene in giro. Per me conta ormai molto più la compagnia del posto (ovvero questo conta semmai solo in negativo)…

        …E grazie a te di essere così, amore mio. ❤

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        1. Sì, diciamo che condivido la sua prospettiva, anche se spesso su questo argomento sono meno rigorosa di lei – a questo post addirittura ho aspettato tre giorni per mettere il like, mentre intanto commentavo. Per dire.

          Linea rosa: sì, fa un brutto effetto, un po’ come le quote rosa appunto, e adesso la parità numerica tra maschi e femmine nei consigli di amministrazione (puah).
          E’ comunque più apprezzabile che limitarsi a stilare “decaloghi” per la sicurezza che non solo non servono perché li abbiamo interiorizzati, ma paiono proprio una perculata… e Dio solo sa quanti comuni si son presi la briga di mettere per iscritto su un bel cartellone, pagando qualcuno per farlo, che le donne farebbero bene a non andarsene in giro di notte da sole ecc. (a proposito: non lo farò più, ma non si contano le volte in cui mi sono fatta giri del tutto a caso per la città per poi rientrare al mattino, dopo la colazione da Cornetto Notte).

          Sì, tutto considerato, anche se spesso ho la vitalità di un mocio Vileda, ho comunque più desiderio di prendermi piccole soddisfazioni “all’aperto” di te.
          Ma non dimenticare che da anni ormai sostengo che “sono vecchia dentro” (chiedi a chiunque qui, te lo possono confermare anche i sassi).
          Poi, sai, se serve attraverso pure la città (che da voi è facile), ma a me basta anche soltanto arrivare sull’Ostiense alla muffineria che ha consigliato Giulia Uova e Farina, a cui ho visto hai messo la stellina, strafogarmi e rientrare (rotolando).
          Ma ci siamo capiti 🙂

          Un bacio grande, grandissimo.
          (Poi ho comunque un vocale per te, ma devo ancora registrarlo. Arriverò).

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        2. …Infatti confido molto sulla tua ormai acclarata poltroneria da gatta domestica (che dorme sulle mie ginocchia facendo le fusa)… 😉

          Sai che anche quella zona all’Ostiense (credo sia molto vicina a me in linea d’aria) è un po’ pericolosa (per dire)? Ci hanno beccato un ex componente della banda della Magliana che ancora se la comandava… Per dire che tu vai lì placido placido, incontri un vecchietto che ti guarda storto, magari hai un alterco con lui perché non vuole che passi di lì… e stai battibeccando con un mafioso!

          Sìììì! *__________* Se riesci mandami un vocale! Adoro sentire che mi pensi, sentire la tua voce! Mi fa compagnia facendoti sentire meno lontana… Ho una voglia di vederti…

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        3. Metti in preventivo un giorno di sole coccole, la prossima volta che vieni. Non ci alziamo dal letto per davvero! Stiamo tutto il tempo abbracciati! E farà meno caldo e lo potremo fare sul serio! ❤

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  2. Cara Denise, (sto per fare una battuta) io spero che tu non ti paleserai un giorno come mia madre, che indipendentemente dalle condizioni oggettive, se ha deciso di fare una cosa, la fa! Piove? Lei ha deciso che vuol stendere i panni fuori? Lo fa!… C’è lo sciopero dei mezzi ma lei ha deciso che vuole andare da una certa parte? Lo fa (poi si ritrova nella merda)… C’è una certa epidemia in giro ma lei non vuol rinunciare a fare il giro dei parenti? Lo fa! Ma io non mangio alla sua tavola e non l’abbraccio e non la bacio più da mesi…
    Amore, (sto per fare un’altra battuta) non sapevo che quando ti ho incoraggiato a seguire quel blog femminista avessi potuto assumere posizioni così… “oltranziste” (per me lo sono ma ti prego di non arrabbiarti). 😉
    Amore, tanto già so che non ti fermerò qualsiasi cosa deciderai di fare una volta qui a Roma, ma ti invito (e scusa se rompo, entro un certo limite mi dovrai sopportare) a non esser troppo affrettata nella smania di voler appagare i tuoi desideri… Finora stiamo parlando di teoria… Non so fin dove ti spingerai davvero ma tieni conto di un paio di cosette “pratiche”, ti prego. Tipo che fuori c’è sempre una pandemia globale e di conseguenza vadano evitati i luoghi affollati (tipo i locali serali, per esempio)… E poi che ho solo un mazzo di chiavi di casa e non posso darlo a te quando esci… Quindi ogni volta che uscirai senza me ci sarà la scomoda circostanza che poi dovrò svegliarmi per aprirti la porta, il che si può anche fare qualche volta però… cerchiamo di non esagerare…
    Ecco queste cose pensavo di affrontarle quando saresti venuta ma visto che bene o male hai tirato fuori il discorso, te le presento qui…
    Adesso però calma e sangue freddo e cerchiamo di non infervorarci troppo nelle nostre posizioni, okay? Ti amo. ❤

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    1. Assolutamente no (intendo, non infervoriamoci: abbiamo già dato, non ne avremo più bisogno, garantito al limone! 😉 )
      E certo, sì, son tutte cose di cui tenere conto. Ci mancherebbe.
      Ma vedi, non era per testardaggine a prescindere – nonostante io sia un Ariete -, ma per timore di non saperci incontrare su questioni di principio (che poi condizionano un milione di piccole scelte e comportamenti) che io mi sono irrigidita su questo.
      Come ti scrivevo da te, però, una volta rasserenata su questo non ho davvero la smania di folleggiare in giro, sono disposta a rinunciare a qualcosa (mi sembra anche giusto: ed ha anche più valore se sono io spontaneamente a farlo), e poi, come ben sai, sono divanosa, perciò anche qui a Brescia se cento ne penso e le trovo carine, dieci ne organizzo davvero ed una ne faccio… :*

      (Comunque no, ho le mie pecche ma credo che non mi verrebbe MAI in mente di stendere i panni appena prima che piova. O di mettere l’ammorbidente nella vaschetta del detersivo, per giunta prima dello stesso, se è per questo.
      Finirà che ci beccheremo una querela per diffamazione da tua madre, prima o poi 😂 )

      Love love ❤

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      1. Benissimo! 🙂 E’ proprio come pensavo!
        (sto per fare una battuta) Oh… male che va… tu e mia madre potreste sempre uscire insieme a folleggiare dopo esser andate a messa! Tanto lei ci verrebbe subito ovunque, sopratutto nei posti dove non è stata, dove c’è musica e si balla! 😉 😀

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        1. Ohggesù! 😂
          Guarda, mi ha già stupito che non ti abbia chiesto anche quale rito frequento… tu, mi raccomando, non farti mai sfuggire che mi capita di seguire il Tridentino… sennò poi chissà che filmini di santità si fa! 😉

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        2. Magari mi sbaglio ma credo che, come me, non sappia cosa sia il Tridentino…
          Comunque cerco di non farmi sfuggire che sei molto cattolica (o altre cose) sennò la sua immaginazione comincerà a vorticare come tu non immagini e allora comincerà a farmi domande bizzarre di tutti i tipi e pure reiterate se le mie risposte non la soddisferanno…

          PS: sì, amore, correggimi sempre la grammatica quando sbaglio, non mi disturba e anzi mi fa piacere che mi fai notare qualche errore… 😉 :*

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        3. Era giusto perché nel contesto impudente al posto di impRudente sarebbe suonato critico e bacchettone 😉

          La conferenza sul Tridentino te la risparmio (anche perché so du’ cose, non sono esperta), ma sì, evitiamo comunque di entusiasmare troppo la tua genitrice 😙

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  3. Figurarsi che io non mi ero nemmeno accorta di essere stata linkata e citata. Sono completamente caduta dal pero. Molto bene.
    Ti ringrazio! Mi ha sorpresa, e mi fa davvero molto piacere 🙂
    Visto che ci sono e visto che il mio post era per l’appunto molto breve, vorrei aggiungere qualche considerazione:
    1) Ho visto in alcuni commenti il sessismo paragonato al covid, o ad altre cose che “capitano”. Ma il sessismo non è una cosa che capita e basta, come il tempo o il coronavirus. Il coronavirus non pensa, il sessista sì. Almeno lo si spera. E so che molte persone a questo punto direbbero che beh, il sessista è una persona stupida, quindi non si può considerarlo al nostro livello, siamo noi che dobbiamo comportarci da persone superiori. Molto bene, ma se il sessista non pensa, allora non bisognerebbe trattarlo come una persona capace di intendere e di volere. Mi piace molto l’esempio del cane: un cane che morde la gente a caso nella nostra società non è considerato accettabile. Un cane del genere viene o rinchiuso da qualche parte, così che non possa nuocere, e se è possibile rieducato, o addirittura eutanizzato. Non vengono incolpate le persone morse. Quindi in poche parole si ci aspetta da un cane più autocontrollo che da un sessista. Tirate un po’ voi le vostre conclusioni.
    2) Quelli che fanno maggiore violenza alle donne sono quelli più vicini a loro, di solito. Quelli che dovrebbero “proteggere” la pulzella dall’orco brutto e cattivo quando se ne torna a casa la sera in abiti succinti. Quelli che danno loro i consigli da personcine ragionevoli, insomma . E come si fa a essere persone “responsabili” e prendere le dovute “precauzioni” in questi casi (tutto virgolettato perché come espresso nel mio blog non ritengo che la responsabilità vada addossata alle donne, ma a chi fa loro del male)? Lo so che è più facile pensare “e se quel brutto ceffo là mi stupra?” anziché “e se domani a mio marito/fratello/amico/padre viene in mente di farmi fuori?” Però la realtà è anche questa. Eh. La vita è dura (come dicono i sessisti quando vogliono convincerci che hanno ragione loro e il mondo va come deve andare).
    3) Quando si tratta della vita in generale e soprattutto quando si tratta di oppressione di un gruppo specifico, non ritengo utile la filosofia del “facciamo tutti i bravi così non ci succedono le cose brutte”. Sottolineo che sono una grande sostenitrice della mascherina e di una dieta sana ed equilibrata e tutte quelle cose là, ma non è matematicamente possibile prevedere tutto. Né, nel caso dell’oppressione, è giusto. Chi pensa che se farà il bravo gli andrà tutto bene, si sbaglia. È bello pensare di poter avere controllo sul mondo che ci circonda, ma non lo abbiamo. E se domani il tram mi stira come un lenzuolo? E se casco giù dalle scale e mi apro la testa in due come un cocomero? E se settimana prossima mi diagnosticano un cancro terminale? E se un terrorista piazza una bomba e mi riduce in coriandoli? Credo che spesso la gente pensa che vivrà per sempre e non le succederà mai davvero niente di brutto, e invece no. So che è tutto molto macabro, ma del resto che volete farci, scrivo horror tanto per cominciare, e secondo è proprio così che stanno le cose. La consapevolezza della propria mortalità e fragilità secondo me è una cosa positiva. Non esiste che mi faccio limitare in ogni piccola cosa da ‘sti sessisti di merda quando so che posso crepare domani.
    4) Concludo dicendo che ognuno, e ognuna, deve fare quello che si sente di fare. Ognuno a modo suo, e nella misura che gli è possibile. Sostengo tutte le donne che osano essere libere e prendere anche rischi. Hanno tutta la mia ammirazione (pensiamo anche solo a quelle che in Iran si tolgono l’hjab in pubblico). Sono loro a fare le rivoluzioni, e anch’io nel mio piccolo ci provo. Sostengo anche fermamente l’autodifesa, con l’importante nota che a volte le persone in situazioni di pericolo si paralizzano e non è assolutamente colpa loro. Ma se una donna può, autodifesa. In qualunque modo lei ritenga opportuno, e con qualunque mezzo a disposizione.

    Mi scuso per eventuali errori ma ho una gran fame. Grazie ancora!

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    1. E’ un po’ tardi per dirti “buon appetito”, facciamo allora “buona serata” 😉
      E benvenuta.
      Mi corre l’obbligo di avvertirti: seguo la tag “femminismo” e me ne interesso, ma sono anche cattolica, e potresti imbatterti in post poco per te digeribili, qui. Non per amor di polemica, sia chiaro, ma per evitarti illusioni.

      Apprezzo che tu scriva horror (♡) e la consapevolezza lucida e serena della propria mortalità. E’ una cosa a cui tengo parecchio.
      C’è anche un verbo molto diretto per quelle vite che vengono svuotate dal di dentro, e buttate via in modo lento e sotterraneo anziché clamoroso e stupido: mortificare.

      E sì, anche se non sono le uniche, mettere in secondo piano le violenze intra-familiari fa un po’ troppo comodo.

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      1. Non c’è problema 🙂 Non sono religiosa ma ho comunque una spiritualità. Non mi interessa che religioni gli altri possano avere: finché non interferisce con la libertà dei non praticanti, la religione può essere una buona cosa.

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        1. Lo dicevo proprio perché sulla libertà dei non praticanti o non credenti potremmo trovarci in disaccordo 😉 In quel caso, capirò se stabilissi che ti urta e preferisci non seguirmi – dopotutto sei andata a scatola chiusa.
          Per ora, comunque, la questione non s’è posta. Ed io continuerò a bazzicare il tuo blog attraverso la tag ^________-

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