Una cosa sola

Sono giorni in cui ragiono – e anche fantastico – di matrimonio. Un’occupazione stimolante, emozionante ma anche portata avanti con splendida leggerezza. Perché non è su location o liste nozze che rifletto, bensì sulla sostanza dell’essere sposati.
Sarò all’altezza? Sono davvero pronta? E soprattutto, cosa significa sposarsi? Ecco, quest’ultima domanda è la più “facile”. Dal punto di vista civile è un contratto. E questo è chiaro, anche se comporta molti dettagli da approfondire. Ma per un credente (cristiano) è anche e soprattutto un sacramento; naturalmente.
Un sacramento sul quale si potrebbero spendere milioni di pagine, ma che in breve ha ben riassunto questo articolo sul blog Matrimonio Cristiano:

Dio come relazione intima e perfetta tra tre persone.
Dio che non potrebbe essere che così.
Dio è amore e l’amore può esistere solo nella relazione. 
[…] Gesù desidera così tanto essere uno con noi che ha scelto di farsi mangiare.
[…] Crediamo che tutto questo sia possibile perchè ci siamo sentiti amati e desiderati da Lui.
[…] Gesù stava celebrando un matrimonio in quell’ultima cena. Stava sposando la sua Chiesa nascente.  Matrimonio che si è concluso sulla croce. Matrimonio che ci consentirà di risorgere. Stava sposando ogni persona battezzata. Anche me e anche voi che leggete.
Gesù ci ha mostrato come ama uno sposo.
Così dobbiamo essere noi.
Amare l’altro/a fino a farci mangiare da lui o da lei. Farci mangiare nel senso che noi abiteremo in lui/lei, saremo parte di lui/lei. Le sue preoccupazioni saranno le nostre preoccupazioni. La sua gioia sarà la nostra gioia. Il suo dolore sarà il nostro. La sua vita sarà anche la nostra.
Saremo una carne sola e un cuore solo.
[…] Matrimonio ed Eucarestia sono due realtà imprescindibili una dall’altra. Almeno per noi cattolici. Sono sacramenti dell’alleanza. Attingendo all’Eucarestia, all’alleanza d’amore tra Gesù e noi, possiamo trovare forza, vita e amore per realizzare al meglio la nostra relazione sponsale. […]
La festa del Corpus Domini è, in fin dei conti, un anniversario di nozze.

Così come nella relazione col Padre, anche in quella con il proprio coniuge la grande bellezza sta nel sapersi amati incondizionatamente, anzi: non nonostante i difetti che abbiamo ma addirittura proprio perché li abbiamo, e necessitiamo di più attenzione. Sta nel sapersi amati prima ancora di poter ricambiare. Di poter dire un sì. Persino prima di esserne coscienti. Così, ancora, in altri post dallo stesso blog, una coppia dice:

[…] E’ bellissimo potersi mostrare con tutte le nostre debolezze e fragilità ed essere comunque amati
Non ha prezzo. Non dovermi meritare il suo amore, ma sapere di averlo incondizionatamente.
E’ una realtà davvero grande […]

Dunque, disponendo di questo amore incondizionato, non abbiamo bisogno di far null’altro che riceverlo e godercelo? No. Ma non perché sussista un obbligo di reciprocità. Piuttosto perché quella reciprocità, il donarsi a chi si dona a noi, è un desiderio spontaneo, naturale, di più: intrinsecamente umano. E’ il modo in cui siamo fatti. A immagine e somiglianza della trinità divina, appunto.
Ma se il desiderio di ricambiare – o anche di amare per primi, senza contropartita – nasce spontaneo se siamo puri di cuore, non altrettanto immediato e facile è tradurlo in atti. Vorremmo, ma siamo deboli. Le nostre intenzioni sovrastano spesso le azioni per numero e profondità. Tuttavia, non ha senso adeguarsi alle proprie mancanze sapendo che sono tali. Sì, siamo feriti dal peccato originale, zoppicanti e sì, siamo “poca cosa”. Ma di quel poco siamo responsabili. Infatti:

L’amore non è un sentimento,
ma una scelta,
una decisione, una promessa. 
Non vale dire non sento più nulla. Non lo/la amo più. L’amore non è sentire. 
L’amore […] è volere il bene dell’altro/a.
Volerlo e darsi da fare per offrirglielo.
Il matrimonio è soggetto, essendo una relazione non a termine e quindi lunga, a sbalzi nei nostri sentimenti, a momenti di sentimenti forti e altri di aridità. Ci saranno momenti in cui non saremo sostenuti dalla passione d’amore. Non importa: possiamo e dobbiamo amare comunque.

L’amore è qualcosa che va al di là dell’emozione, cosa buona e santa ma da addomesticare. Va al di là anche della volontà stessa, per quanto come detto la vera natura dell’amore non sia romantica come siamo abituati ad immaginarla, ma appunto libera e razionale.

Giustamente Arturo Paoli diceva:
uno che vede con gli occhi di Dio riesce a vedere, sia pure per improvvisi baleni, per parentesi brevissime,
che questo mondo non è abbandonato all’assurdo,
ma che è avvolto dall’amore indistruttibile;
tutti gli uragani possibili possono lacerare le galassie, ma non possono rompere l’alleanza eterna che Dio ha stabilito con l’uomo.
Franco Mosconi, in Senza di te non ho alcun bene, edizioni Àncora

C’è un argomento che si lega a tutto questo: l’amore, la Trinità, l’alleanza fra Dio e le sue creature così come tra queste, nella coppia uomo – donna. Ed è la castità.
Nell’ormai lontano 2011, in questo stesso mese, pubblicavo sul mio blog di allora un articolo a tale riguardo, facendo il punto sulle mie esperienze.
Chissà se, tra chi sta leggendo regolarmente in questo periodo, c’è ancora qualcuno che mi seguiva allora e che se ne ricorda.

Castità non è astinenza sessuale prematrimoniale. Ovvero: è anche questo, ma come il decluttering per il minimalismo, rappresenta uno strumento e non un fine. Il fine è l’unione tra gli sposi. Spirituale e fisica, poiché ricordo a tutti che Cristo non ha annunciato un Paradiso cartesiano e disincarnato, ma la resurrezione dei corpi.
Può avvenire, certo, solo se crediamo nell’univocità e nella indissolubilità del matrimonio; se davvero e non per convenzione stanca ed incosciente pensiamo che, a prescindere da ciò che la legge umana e civile consente, essere uniti davanti a Dio significhi donarsi all’altro in via esclusiva e irrescindibile. [Ecco perché, fra l’altro e per farla breve, ritengo che il matrimonio tra mia madre e mio padre, divorziato e risposato con lei, sia a tutti gli effetti valido anche sacramentalmente: perché è stato benedetto da questa consapevolezza e dall’adesione a ciò che comporta, laddove esse erano mancate nel primo].
Sulla scorta di questa esperienza, e del fatto che la storia di ognuno si costruisce in modi imprevedibili – e la realizzazione del proprio destino può passare anche attraverso l’errore occasionale: Dio scrive diritto anche sulle righe storte -; più che arrivare al matrimonio in (rinnovata) verginità, vorrei non averci rinunciato quella prima volta.
Sì, se potessi esprimere tre desideri, uno sarebbe questo: tornare indietro e fare una scelta diversa. Dire di no (al mio intelletto vivace ed acuto ma disordinato, prima che al ragazzo) e riprendermi me stessa. Dare valore al mio corpo, e stabilire che sarà un dono prezioso, per una persona soltanto, una persona da scegliere con criteri ben diversi dalla sola affinità o attrazione.
Così, potendo dare il classico “consiglio alla me stessa 14enne”, esso suonerebbe esattamente come il titolo di quel lontano post: (Don’t) give it away. Alla faccia di Kiedis e Flea.

29 pensieri riguardo “Una cosa sola

  1. Ho letto con interesse il tuo pensiero, tantissimi spunti di riflessione e belle parole che emozionano. Mi trovo d’accordo con diversi passaggi e imparo molto da altri, ma credo che ogni esperienza, ogni scelta ci abbia portato a quello che siamo, giusta o sbagliata che fosse. Quindi canterei i Rhcp così come sono, se oggi ti poni certe domande è anche per quello che eri anni fa, anzi, se posso darti un consiglio, è proprio di abbracciare la te stessa 14enne che ti ha portato a essere così oggi. 😉 Buon inizio settembre. 😊

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    1. Settembre è il mese delle ripartenze e dei nuovi inizi – un mese che amo.
      Grazie delle belle parole, e un abbraccio quantico gemellare alla te attuale & alla te 14enne, che appunto non conosco ma ha prodotto una donna top ❤

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  2. Ah, ecco cosa vuol dire quando affermi che mi vorresti “mangiare tutto”! 😀 Meno male: temevo una specie di Cannibal Ferox! XD Comunque anche io ti vorrei mangiar tutta… 🙂
    Come sai non sono cattolico. Ma nel tuo desiderio di unione mi sembra di vedere qualcosa di simile a quello che provo io (ricordi il mio desiderio di “fusione” con te?).
    Eh, sì: è bellissimo esser sicuri che una persona ti ami, non aver alcun dubbio su questo. Se anche in certe cose potremo vederla in maniera differente, poi la cosa più importante rimarrà sempre questa. Io ti conosco. Io so chi sei. Io so che non mi vuoi fregare. Io so che mi ami più e meglio di qualsiasi altra persona io abbia mai incontrato. Questo non lo potrò mai dimenticare.
    La mia felicità con te innestata con quel che penso del mondo è la seguente: io ti adoro, ti amo, non troverò mai nessuna migliore di te e più adatta a me… Tuttavia finché al mondo esisteranno queste grandi ingiustizie che ci sono, animali torturati ogni giorno, lavoratori-schiavi, poveri poiché esistono i ricchi, una parte di me non potrà mai essere felice. Potremo ritrovarci a essere gli unici abitanti di un’isola dove siamo solo noi, guardiani di un faro, potremo essere le persone al mondo più felici, ma sappi che una parte di me sarà triste, perché non potrà scordarsi quel che succede, comunque succede, anche se non l’ho sotto gli occhi e cerco di non pensarci. Una parte di me sarà triste, nonostante la più grande gioia della mia vita: te.
    Sulla verginità fossi in te non nutrirei troppi rimpianti. Perché? Perché tu già sai che per tante cose io sono, per te, l’unico e il solo e il primo. Perché tu già sai che per tante cose, per me, tu sei l’unica e la sola e la prima. 😉
    Spero che nessuna delle mie parole ti farà soffrire. Tu sei molto puntigliosa, e anche molto sensibile.

    PS: forse la metafora della perla non è adattissima. Recentemente ho sentito questa cosa, non ricordo dove, spero di non essermela sognata… In realtà la perla nasce da un trauma, da un dolore, da una ferita. Infatti si forma laddove un granello di sabbia entra nell’ostrica, la quale cerca di isolare quel granello producendogli attorno quella cosa, rivestendola di madre perla…
    PPS: ho provato a cercare quel tuo articolo di dieci anni fa che dicevi ma non l’ho trovato. Hai un link da darmi?

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    1. Ti rispondo con calma al ritorno, amore. Dal cellulare riesco, ma voglio essere più comoda.

      Il post non lo trovi perché a suo tempo ho cancellato il blog 😉
      Non te lo farò leggere, ma solo perché è datato e scritto male!

      Ma sì che siamo perle, invece.
      La sabbia fa parte della vita. Anche un’ostrica te lo confermerebbe. E quella, una volta mangiata o morta, sparisce. Anzi, è già morta mentre ancora pulsa e si muove. La perla no ❤
      Senza sabbia non siamo niente, solo una conchiglia vuota.

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    2. Certamente lo ricordo, il tuo desiderio, ce l’ho sempre ben presente.
      Vedi, quel che scrivi – sul fatto che una parte di te sarà sempre triste, pur avendo me – è forse un po’ quello che ho tentato malamente di trasmetterti io, anche se con contenuti differenti.

      A me tutto il male che tu indichi non fa lo stesso effetto. Non perché m’importi di meno: ognuno ha le proprie priorità e le proprie battaglie, chiaro, senza tuttavia che questo ci impedisca di riconoscere l’importanza più o meno grande di tutte le altre.
      No, è “soltanto” che per me questo male non è assoluto né definitivo: è provvisorio, e con questo non mi riferisco tanto al concetto di vita eterna (specie se intesa rozzamente, come premio di consolazione dopo averci rimesso le penne…), quanto al fatto che quel male, e qualunque altro immaginabile, è sconfitto già adesso.
      Non crea meno dolore ed ingiustizia, eh, ma posso vederlo come relativo; perché qualunque male possa colpirmi o in generale colpire gli esseri viventi (inclusi animali e piante), per quanto quando ci si è dentro non sembri affatto, dura il tempo di un soffio e soprattutto non ha alcun peso, di fronte alla salvezza spirituale.
      Salvarsi l’anima non significa obbedire a tutte le regolette per non subire l’ira di un’entità vaga che chiamiamo Dio per comodità.
      Significa vivere “in pienezza”, anziché sentirsi e sapersi sempre in difetto o mancanti di qualcosa di essenziale, e “in pace”, che non vuol dire comodamente o con facilità e senza sofferenze, ma con la coscienza che neanche un bruscolo del bene che abbiamo dato, ricevuto, creato o portato alla luce durante l’esistenza andrà mai perso. Sentendo che la realizzazione perfetta che un Tale ci ha promesso è sicuramente appunto una promessa per il futuro, ma al contempo è anche, altrettanto una realtà attuale.
      Poi, nel caso, mi si può considerare una sciroccata. Ma intanto io ti dico: non è che la spiegazione di Brian (😂)… ehm, cioè, di Gesù di Nazareth su come sia meglio vivere per essere felici mi convince. Non ho bisogno di essere convinta, perché lo so. Lo vivo, nei fatti. E se sono in grado, almeno a tratti, di amarti in questo senso di “appartenenza” non labile, e di impegno senza clausole (anche nella cattiva sorte), è solo perché sono stata amata per prima così.

      Perché una parte di me può essere triste – non in modo occasionale o superficiale ma triste nel profondo – se ho te? 🤔 🧐
      Perché, anche se espresso così è ancora un pensiero scrauso, pur non essendo ateo né tantomeno una persona amorale (con la quale ovviamente non riuscirei nemmeno ad allacciare un rapporto convenzionale, da bar), non condividi questa logica; quella cioè che attribuisce alla “scena di questo mondo” un peso assai piccolo e un valore quasi nullo.
      Di aldilà vero e proprio non mi pare abbiamo mai parlato, ma credo di non sbagliarmi (altrimenti… mi corrigerai) se immagino che tu, pur senza scadere nell’utopia, trovi che sia proprio questo, e soltanto questo, il mondo che ci è dato. Che non esiste una giustizia divina riparatrice (né per come è davvero, né come “premio di consolazione”), e se una giustizia può esistere sta unicamente in capo agli uomini.
      Perciò sono “triste”: perché mi chiedo – e nel frattempo mi sono data, e spero di non essermela inventata da sola, una risposta – se, al giorno del Giudizio / al termine della storia / insomma una volta schiattati entrambi ci ritroveremo. Se saremo effettivamente, ancora e per sempre, una coppia, oppure se nonostante tutto il bene che ci siamo voluti e ci siamo fatti verremo divisi.
      Non credere in un mondo “altro”, in cui non esiste dolore ma solo grazia, né di conseguenza che esista un modo preciso ed uno solo (la Chiesa) per entrarci, farlo proprio, ottenerlo non fa di te una persona “cattiva” (scusa il termine ma è per capirci): però, per quanto le vie del Signore siano diverse dalle nostre nonché infinite, ho dubitato.
      Ho dubitato che il tuo cuore buono, che comunque non conoscerò mai del tutto come può conoscerlo Dio, bastasse per tenerci uniti se tuttavia quel Dio – che è lo stesso che dire Cristo… – non lo riconosci come tale.
      Ho dubitato che, senza il sostegno divino richiesto da entrambi, un matrimonio possa avere la stessa solidità e speranza di riuscita – quanto alla validità come sacramento, quello lo posso scoprire abbastanza facilmente.

      Dubbi un po’ meschini, forse – dopotutto non sono nemmeno Mosè che, dopo aver dato retta a Dio, si ritrova davanti il Mar Rosso e dietro le chiappe i correligionari che gliele vogliono affettare perché li ha coinvolti in un’impresa che sembra assurda; e si chiede dove diavolo si sia cacciato il Padreterno.
      Però, adesso che ho elaborato meglio, è facile considerarli così; affidarmi e confidare che tutto andrà per il meglio, perché il Capo sa quel che fa, io invece alla meglio combino casini. Col senno di poi son bravi tutti…! 😉

      Se di tutto questo discorso non hai capito un’acca, di nuovo, passa oltre.
      Non sono seghe mentali, ma non è neppure necessario che scendiamo così tanto nel particolare per ogni questione legata alla fede – sarebbe improponibile.
      Tu piglia un accendigas e comincia a “fonderti”, io faccio lo stesso, così poi ci incolliamo insieme dal lato squagliato e a cose fatte neppure Lui avrà altro da dire se non: “Anvedi ‘ste scemi”.
      Occhèi?
      Ti amo ❤
      Ciao!

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      1. Come è andato il farsi bucare un’altra volta? Tutto liscio?
        Ci rifletterò sul fatto che quel male che mi fa soffrire che ti ho indicato per te sia provvisorio e relativo. In realtà delle volte lo penso anche io seppur da un punto di vista laico…
        Vedo che per te questo discorso della vita eterna è molto importante, molto più di quanto avessi mai potuto immaginare, molto più rispetto a qualsiasi altro cattolico conosca. Io non so se ci credo. Più facile che delle volte possa credere nella reincarnazione, forse – perché delle volte sembra proprio che alcune persone le si conosca già, oppure altre volte sembra che si scontino nella nostra vita colpe precedenti, o simili…
        Una precisazione su “amorale”. Per me non è detto che sia un termine negativo. Immorale lo è, ma amorale potrebbe voler dire avere una visione al di là della comune (ipocrita) morale, dunque sarebbe un pregio non un difetto. Per questo talvolta nel mio blog mi sono definito tale.
        “Giustizia divina”, dici… Si dà il caso che, sempre nel mio blog, affermi che credo in una giustizia divina, e questo vuol dire che chi è un farabutto e adesso la fa franca in qualche maniera voglio sperare che la pagherà. Ma questo concetto in me è proprio una speranza, non tanto una convinzione inscrollabile.
        Amore, è la prima volta che sento qualcuno preoccuparsi (tra l’altro così accaloratamente) della fine del mondo e del giudizio universale avendo timore che un suo caro venga separato da sé… Ma io sono un buono! Perché credi che verremo separati?! Solo perché non credo nella chiesa cattolica?! Secondo me, se il paradiso c’è, io ci vado dritto dritto! Perché mai non dovrei andarci? Ma perché mai ci dovrebbero dividere?!
        Amore, io non credo nella chiesa cattolica né in nessuna religione, ma secondo me se uno è buono è destinato lo stesso alla vita eterna, se esiste. Amore, io difficilmente un giorno potrò “convertirmi”, ma ammetto che avendo te come esempio, questa cosa della conversione non sia del tutto impossibile (ma non voglio darti false speranze). Già sai che per me tu rappresenti l’eccezione alla regola, in tantissime cose, come pure in questa. Per me la religione cattolica non è quella a cui tu ti senti tanto vicina ma quella ben più mesta e umana e disdicevole che penso io. La religione cattolica la fanno la maggior parte dei preti e dei credenti, ai quali tu non appartieni, perché sei molto migliore.
        Amore, io non sono contro Dio, io credo pure in un Dio-Natura, anche se forse non è esattamente come il tuo. Se tu ti definissi invece che “cattolica”, “credente in Dio”, mi farebbe molto più piacere, ma di certo non voglio toglierti la tua fede se ti rende tanto felice. Ma per l’appunto, a renderti felice, in realtà, non è la fede in Dio piuttosto che la chiesa?
        Amore, seriamente, a me sembra un po’ esagerato che tu ti confronti con questi immensi dubbi e temi ultraterreni capaci di renderti infelice. Mi sembra che tu stia chiedendo troppo a te stessa. Ma perché non ne parli con un prete di tua fiducia? Sono sicuro che ti dirà di viverti il tuo amore in serenità senza pensare troppo a queste cose che tra l’altro neppure puoi influenzare…
        Senti ma il “ti amo ?” finale è un errore, vero? Cioè volevi mettere il punto esclamativo, no?
        :*

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        1. Eh sì, in effetti la prendo molto sul serio, la vita eterna e ovviamente la fede in generale, ma per forza: dal momento che ci credo davvero e che per chi crede è il fattore più rilevante dell’esistenza, non potrebbe essere altrimenti 😉
          E dovevo pur capirlo che non eri preparato a tanto, ehm 😅
          Cioè, un conto è saperlo, un conto è vederlo succedere 🤭

          Per il resto, per fartela breve, non è che mi renda infelice pensare a determinate questioni. Sono i fatti in sé che, potenzialmente, rappresentano un ostacolo o una sfida. Ma come in qualsiasi altro ambito della vita, eh.
          Ti dirò, se un prete mi dicesse – in sostanza – “non farti problemi, tu non ci puoi fare niente e devi fare quel che ti senti”, gli risponderei di chiarirsi le idee e me ne cercherei un altro 😉
          Sì, capisco che per te la Chiesa sia soprattutto e innanzitutto altro.
          Ma ribadisco – non per convincertene, solo per rimarcare un dato importante – che per me è diverso: nel senso che, stante che al mondo esistono persone e atteggiamenti fra i più svariati e così pure vi sono tra i cattolici, io non sono realmente “un’altra cosa” rispetto agli altri. Sono migliore di alcuni e peggiore di altri, ed anche questo secondo le circostanze. Posso apparire più disponibile a confrontarmi – per esempio -, ma se pure fosse vero ciò non mi rende di per sé una cattolica migliore della media, né tantomeno una mosca bianca. Forse, tu mi idealizzi un po’ in questo senso: per il mio ego può essere piacevole, ma non lasciarti fuorviare troppo.

          Per quanto riguarda il restare uniti anche dopo la morte, anche lì le cose sono un po’ meno semplici di come le dipingi… ma, al tempo stesso, di fondo è vero: sei autenticamente “buono” (qualunque cosa significhi davvero)?
          Dio non lo ignora, né se lo scorda. Ciò che a me sembra un ostacolo adesso, è (anche) perché lo vedo da una prospettiva inevitabilmente limitata. E da brava esserina umana, spesso parlo più di quanto non ascolti Lui.
          Voglio che tu mi sappia serena. Davvero.
          E non ci sarà neppure bisogno di tornarci, su questo: penso che il punto focale l’abbiamo chiarito (siamo o non siamo bravi?! ^_________________^ )
          Il punto di domanda che visualizzi in realtà era un cuore! questo: ❤
          Strano che tu non lo veda, comunque quando un emoticon non viene letta correttamente figura come punto interrogativo… io invece non ne ho, amore mio. Ti voglio sempre più bene 😘

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  3. C’è anche un altro aspetto: con il matrimonio si costituisce una famiglia. E per il matrimonio cristiano non si può costituire una famiglia escludendo a priori di avere figli… dovrai rassegnarti 🙂

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    1. Giusto. Ci sono in realtà un paio di annotazioni da fare in proposito, che rendono il precetto meno rigido di quanto parrebbe – potrebbero costituire il materiale di un nuovo post della serie ‘childfree’ -, ma essenzialmente hai ragione.
      Vorrà dire che mi rassegnerò… a peccare 😛 😉

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  4. Mi ricordi me tanti anni fa, quasi un quarto di secolo, lo scorrere incessante del fiume di eventi m’ha portato altrove (non in luoghi migliori ma neanche peggiori). E’ bello vedere come idealizzi il matrimonio e la tua fede incrollabile, ci sta tutto, ora è il momento di sognare e pianificare su questo tema.
    Concordo con scribastonato, non credo che la verginità sia il requisito mancante da ricostruire idealmente, dal mio punto di vista sulla verginità sono incardinati dogmi aggiunti cammin facendo alla dottrina originale. Tu sei quella che sei anche grazie alle tue esperienze, la tua attuale capacita d’amare è la sommatoria di tutto quel che sei stata.

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    1. La verginità fisica non è preminente, ma quella mentale / morale vorrei che mi fosse stata insegnata prima. Poi, certo, la castità va oltre e si ricostituisce, e segue vie fra le più diverse.
      Detto questo, sì: un male resta un male, e se lo si riconosce va evitato, ma anch’esso volente o nolente diventa materiale da costruzione per trarne una persona decente 😉 Anzi, va più spesso così di quanto non si ottenga un buon risultato non uscendo mai dai binari e dai ranghi: anche se non per merito delle nostre genialate…!
      Com’è vero che tutto fa parte di un disegno – compresa la morte dei miei, fratello padre e madre – che doveva condurmi al posto giusto nel modo più adatto e sopportabile per me, così deve valere anche per questo.
      E se la mia fede fosse davvero così incrollabile, non cadrei in certi timori banali…

      Non mi ritrovo nel termine “idealizzare”, ma per il resto, di sogni ne faccio eccome 🙂
      Per esempio, nonostante l’abbia indossato anche l’ex moglie di mio padre (e questo mi scoccia), il vestito lo vedo bene viola 💜 Il colore dello spirito, nonché il mio preferito ^____________________^
      (Mo’ vediamo se il promesso consorte si accorge di questo commento, e quanto in alto balza dalla sedia) 😂

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      1. Se non ti piace la definizione ‘incrollabile’, alla luce della tua storia, direi per lo meno molto forte! Secondo me in viola sarai incantevole, non importa se altre persone che non stimi troppo l’hanno indossato. Tu sei tu, unica e preziosa e il tuo promesso consorte ama te, non un modello d’abito. 😀

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        1. ☆_______________☆
          Grazie, stella (anzi… più precisamente, Sole).
          Sì, tutt’al più vorrà dire che sarò io a riabilitare quel fantastico colore 😉
          Già mi vedo a bastonare quelli che strilleranno: “Ma porta sfigaaa!” XD

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        2. Prego! Entrambe le denominazioni son corrette, anche il sole è una stella!
          Sarai bellissima. Non dar retta a quelli che strillano, come dice mio marito il credere alla cattiva sorte porta sfiga. 😀

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  5. Ho letto tutto: i tuoi convincimenti i tuoi dubbi, i suoi convincimenti e i suoi dubbi. I convincimenti e i consigli di chi ha letto questo tuo post/riflessione/confessione.
    Io voglio evidenziarti qui la sola frase, in cui credo, e che ho trovato citata qui :”L’amore […] è volere il bene dell’altro/a.” È una frase terribile se si pensa all’ipotesi dell’altro/altra che nel corso del matrimonio ti dica “ho trovato un altro/altra e con lui/lei sento che sarò felice, perché in questi anni sono maturato e qualcosa in me è mutato”. Ti ricorderai di quella frase?
    Se mai intendessi rispondermi, ti prego di non darmi la risposta che potrebbe darmi Cristo, ma quella di una donna.

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    1. La frase, l’intenzione è terribile, sì, nella sua grandezza.
      Io della frase mi ricorderò, dovesse capitare, come mi ricorderò che il bene di una persona non sta nella sensazione e nella rincorsa alla soddisfazione.
      (E’ una risposta troppo “cristica”, questa? Può darsi. Dopotutto, se voglio somigliare almeno un po’ a Cristo, questa è quella giusta.

      Se però vuoi una risposta da donna, più concreta – e con “donna” intendo “me” -, ecco: farei di tutto per fargli capire che sta sbagliando. Che si sentirà felice, forse, ma quella felicità sarà un inganno.
      Se non mi riesce, non lo tramortirei con la padella per poi seppellirlo in giardino, ovviamente: soffrirei, ma pregherei perché cambi idea.
      Non la cambia? Pregherei comunque perché si salvi. Offrire la mia sofferenza potrebbe adattarsi allo scopo.
      In ogni caso, se te lo stai chiedendo, non mi metterei con un altro, nemmeno se mi apparisse come la persona che può togliermi del tutto il pensiero e farmi stare bene. Perché resterei sposata, e anche “consolarmi” sarebbe un tradimento. Non è un’autopunizione: è che se lui ha tradito, non significa che debba farlo anch’io).

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        1. Accolgo l’augurio con piacere, e lo ricambio con calore. Non è mai tardi per fare, e stare, bene 😉
          (Ora sto immaginando Diego che schitarra e canta, sulle note della Nannini: Vecchiooo… vecchio e impossibile!) 🎶🎵🎶🎵

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  6. Ho letto con attenzione e piacere. 😍
    Io sono sposata con Simone da 11 anni. Abbiamo scelto di sposarci in chiesa, cosa che non rifaremmo oggi: è stata una decisione dettata più dall’educazione cristiana impartitaci che non da una sincera devozione. Io mi dichiaro agnostica, non sono mai riuscita, per quanto mi sia inutilmente sforzata, a sentire dentro di me il richiamo della fede. Tuttavia sento di avere solidi valori cristiani, sento di aver scelto il matrimonio non come mero contratto o come coronamento di un folle amore, bensì come impegno consapevole. Il matrimonio non è semplice: bisogna nutrirlo ogni giorno, bisogna mettersi continuamente in discussione e bisogna necessariamente saper scendere a compromessi (e in questa circostanza non è affatto negativo) per perseguire quell’obiettivo comune che ci ha portati fino a quì: ne vale la pena. Risposerei mio marito ancora e ancora e ancora. L’amore muta, non ci sono cazzi…non è sempre passione come i primi anni, non è sempre felicità: i problemi però affrontati insieme si risolvono meglio! Io credo fermamente nel matrimonio inteso come promessa di donarsi l’uno all’altra completamente. Il matrimonio è senza dubbio la migliore scelta che abbia mai fatto, sulle fondamenta della quale stiamo costruendo un’esistenza migliore e in continua evoluzione. I figli sono stati il dono più grande, ma prima o poi spiccheranno il volo lasciando il nido che abbiamo pazientemente creato… e allora saremo ancora soli io e Simone… e sarà meraviglioso dedicarci a noi, come abbiamo sempre fatto, forse di più. Invecchiare insieme… non è terribilmente romantico? E dopo? Chi lo sa… intanto noi ci impegniamo a vivere il presente meglio che possiamo! Se durerà in eterno tanto meglio. Un abbraccio cara Celia 😉😘

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    1. Che belle cose mi scrivi. Ti ringrazio tanto.
      No, il matrimonio non è facile, ma al tempo stesso è entusiasmante.
      E’ come un rompicapo di alto livello; chiede concentrazione, impegno, costanza e passione.
      Ma vogliamo mettere la soddisfazione quando otteniamo tanti piccoli, significativi risultati in successione?! 🙂

      (Io sono cattolica, eppure già sto, tecnicamente, infrangendo più d’un comandamento.
      Non mi sento nel giusto ma, anyway, nemmeno penso di stare attribuendo un valore troppo grande a quello che siamo insieme. Se Dio me l’ha dato, in qualche maniera, anche sbilenca, vuol dire che stiamo facendo la cosa giusta).

      "Mi piace"

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