film (agosto 2020)

macchina-presa

Twin Peaks (3a stagione) – David Lynch

Alla fine ce l’ho fatta, l’ho vista. Si nota che dietro c’è Lynch, ed è accattivante; anche se lo dico chiaro e tondo: ho avvertito la preponderanza dei momenti autorali, si potrebbe dire “dietro il velo della Loggia” rispetto a quelli con un corso temporale e spaziale normale, quelli da serie televisiva fatta e finita. Mi piacciono entrambi, ma sì, e mi piace assaporare questo lieve sotterraneo profumo di nostalgia sui volti dei personaggi invecchiati. Ho apprezzato persino il finale-non-finale (chi ha orecchie per intendere…).

Lavalantula – Mike Mendez

Tarantole giganti assassine e infuocate che emergono dagli anfratti terrestri, e vengono vomitate dalle incongrue eruzioni vulcaniche delle colline attorno a Santa Monica (mi pare… o Barbara?), che vulcaniche non sono.
Ian Ziering di passaggio da Sharknado che, interpellato dal protagonista Colton West in cerca di soccorsi, risponde: Vorrei aiutarti, ma ho un problema di squali. Adoro. Punto.

Deadpool – Tim Miller

Divertentissimo (beh, tolta la scena “127 ore”, certo). Ottima colonna sonora. Buona la voce italiana di Deadpool, secondo me rende.
E comunque, maschietti in lettura, ricordatevi: il vero supereroe è quello che resta anche se ha una paura fottuta di mostrarsi moribondo, non quello che se ne va per “lasciarci libere di rifarci una vita”. Volevo soltanto dirlo, ecco.

Underwater – William Eubank

La storia, lo confesso, l’ho seguita poco e niente. Non so dire perciò se valga qualcosa o meno. Ma la fotografia, la fluidità dei movimenti, insomma l’estetica: ragazzi, che figata. Va assolutamente rivisto, stavolta non alla luce di una lampada ma al buio integrale, e perché no: senza audio. Un piacere così, scioglievole e tutto visivo. Kristen Stewart è una piccola ciliegina tosta sulla torta, ma solo quello: diciamo che è una bianca marosticana.

La profezia dell’armadillo – Emanuele Scaringi

In confronto al fumetto da cui è tratto, risulta molto più fluido e coerente. 
Molto piacevole, ma non fatuo. Simone Liberati nei panni di Zerocalcare è una bomba – e tutti gli altri, comprimari o comparse (comunque bei nomi), gli fan da adeguato coro.

Blackhat – Michael Mann

Un buon action, ma con lo spirito di un drammone. Piaciuto.

The Darkness – Greg McLean

Carino. Un horror easy, che per la trama mi ha fatto sospettare fosse tratto dal romanzo di King I vendicatori, firmato con lo pseudonimo di Richard Bachmann, nel quale un bambino in gita coi genitori in un sito archeologico / deserto antico del Nevada, mi pare, viene in contatto con un’entità aliena che lo possiede e ci “gioca”.
A parte la somiglianza iniziale, lo sviluppo è poi differente; il film comunque si lascia guardare ed è piacevole nonostante la faccia da stoccafisso di Kevin Bacon.

The Lazarus Effect – David Gelb

Bello. L’ho visto con una grande aspettativa che ho lasciato crescere per un po’ di tempo.
Bello anche se imperfetto, causa tutta una serie di dettagli trattati in modo superficiale, che nell’insieme si possono bypassare facilmente per godere della suspence mozzafiato, e tuttavia se meglio curati avrebbero potuto consacrare la pellicola nel mio Olimpo. Inizialmente, infatti, l’uso di un gergo tecnico (medico) in maniera sciolta e non pretenziosa mi ha galvanizzato: per me non è un vulnus, al contrario. Il realismo però non va molto oltre questo, pur senza togliere meraviglia alla vicenda.
Un gruppo di ricercatori, coadiuvato da una studentessa in medicina che si presta come camerawoman, sta conducendo un esperimento rivoluzionario (ben più rivoluzionario di quanto il loro livello di eccitazione lasci intendere): utilizzare un siero ricavato da cellule tumorali per rivitalizzare – letteralmente – le connessioni sinaptiche di animali deceduti. La cosa riesce praticamente al primo tentativo, testata su un labrador, il quale però induce, tra l’entusiasmo generale, anche dei sospetti sulla possibilità di essere stato resuscitato con qualche piccola differenza rispetto alla precedente esistenza, e un pizzico di aggressività in più…
… proseguendo, anche diffidati dal farlo, nella ricerca, accade che Zoe – ricercatrice di punta insieme al fidanzato – rimanga fulminata durante le operazioni (in modo per altro piuttosto idiota per una professionista: ma va detto, a merito della trama e dei dialoghi, che moltissime idiozie qui rappresentate sono tristemente rinvenibili nel mondo che conosciamo fuori dagli schermi).
Com’è prevedibile, il compagno decide di applicare alla donna la tecnica sviluppata, e che sembra aver già dato un buon risultato sul labrador – per altro con ben poca resistenza opposta dai colleghi. Peccato che, come intuirete, un essere umano non sia un labrador… (e a proposito: ma che fine ha fatto, poi, il cane? Possibile lasciare un simile filo pendente?).
Sempre splendida Olivia Wilde.

The innkeepers – Ti West

Bei titoli di testa con una musica tensiva e raffinata. Farebbero presagire una storia cupa e moralmente pesante, invece per i tre quarti ha toni leggeri, a tratti da commedia.
I fantasmi ci sono, ma ci sono prima e soprattutto delle vite ordinarie, eppure mai percepite come noiose, quelle dei due innkeeper, i custodi dell’albergo prossimo alla chiusura, e dei loro scarsi ospiti, che coi fantasmi un po’ ci giocano – fino a che non si spaventano, un po’ come tutti noi alla prima seduta spiritica o alle visioni di gruppo dell’horror di moda.
E questa scelta di non rappresentare, se non quasi alla fine, l’orrore ma piuttosto un discorso indiretto sull’orrore mi fa capire, come spiega Lucia, che Ti West fa con i generi che adotta il cazzo che gli pare. Per ora l’ho visto giocare con l’horror appunto e col western di Nella valle della violenza, ma ho voglia di scoprire altro.

the-innkeepers-ti-west

C’era una volta a Hollywood – quentin Tarantino

Non ne do un giudizio da cinefila – ho letto tantissime recensioni a suo tempo, ben più informate e ponderate di quanto possa mai essere la mia opinione.
Dico soltanto che mi è piaciuto, non l’ho trovato pesante o lungo, o con eccessivi tempi “morti”. Recitazione di un po’ tutti godibile, senza momenti memorabili se non da parte di Margot Robbie nel ruolo di Sharon Tate (specie quando si riguarda al cinema).
Terrificante, capace di suscitare una tensione reale, e riletta in modo bellissimo è secondo me la vicenda dell’aggressione dei seguaci di Manson a Cielo Drive.

I film non commentati:
Tremors – Ron Underwood
Piranha – Joe Dante
Ore 10: Calma piatta – Philip Noyce

10 pensieri riguardo “film (agosto 2020)

  1. 1 Lavantula?!? 😀
    2 Ma Domenico Procacci quanti ne avrà presentati di film in vita sua?
    3 La madre del protagonista (io invece odio quell’attore, non so perché) nell’Armadillo che vuol imparare a usare il computer pur non capendoci un’acca… indovina a chi mi ha fatto pensare? 🙂
    4 Credo che The Darkness sia tratto da un fumetto Top Cow che lessi da ragazzo… ma la mia pigrizia mi impedisce di fare una ricerca per controllare. 😉

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    1. 1. OH YESSSS!
      Senti, te lo dico con delicatezza: secondo me potresti sbagliarti a proposito dell’origine dei roghi tossici in zona tua. Forse hai accusato ingiustamente bengalesi, mafiosi di quartiere e micro-criminali; forse la causa sta nelle lavalantule che nottetempo emergono dalle profondità dei sette colli e sfiatano in giro… dici di no?

      2. E’ la sua natura, è un… procacciatore!

      3. Ah, guarda, non saprei proprio XD
      La Morante è fantastica, ma devo dire che in versione Lady Cocca è ancora meglio ^___________________^

      4. Uh, così pigro da non poter fare una ricerchina aprendo una nuova scheda?!
      Batti il cinque, io pure! 🙂

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      1. 1 Sennò potrebbero essere i neuroni di di maio che fumano, assieme ai miei cogl***, ehm…
        2 😀
        3 Sì, è sempre fantastica (acc… mi hai indotto a fare una ricerca per Lady Cocca, e non me ne sono nemmeno accorto…)
        4 CLAP! Cinque battuto! 😉

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