Note sulla povertà

Da tempo, fra le altre cianfrusaglie scritte, conservavo un fascio di fogli fitti di appunti che mi ero presa mentre leggevo libri sulla povertà – non su come fronteggiarla o come “diventare ricchi”, ma sulla povertà in sé e per sé, come fatto sociale.
Di tutta quella roba ho qui copiato poche note, delle quali non so indicarvi gli autori relativi a ciascuna, ma solo dire che ho pescato da Chiara Saraceno, da Marco Revelli ed altri italiani. Le riporto senza commento, come semplici input che possono, o meno, accendere una miccia o rafforzare un’idea.

L’Occidente esporta sviluppo [crescita economica] credendo di esportare benessere.

Secondo Gilbert Rist, il concetto di sviluppo svolge per la società occidentale la stessa funzione dei miti nelle società cosiddette primitive.
L’atto di credere è performativo, e se si deve credere è per far fare.

Senza l’ipotesi finanziaria di un altro mondo possibile, semplicemente non c’è politica.
Resta solo una gestione amministrativa e tecnocratica degli uomini e delle cose.


Esclusione sociale e povertà si influenzano e rafforzano a vicenda.

La povertà è un fenomeno multidimensionale che, pur avendo il suo centro caratteristico nella dimensione economica, espande i suoi effetti e trova le sue cause in altri settori. (Sarpellon)

Definire una soglia di povertà per l’accesso ai servizi è necessario, ma esclude dagli stessi interventi riparativi chi è a rischio ma sopra soglia – e se non aiutato finisce per radicare le proprie difficoltà.

Molte persone sono strutturalmente precarie, cioè in condizioni di grave insufficienza “compensata” (dalle economie informali e dal sostegno familiare) che emergerebbe se esse dovessero basarsi solo sulle proprie forze e risorse.

Ci può anche essere crescita per un paese, ma senza politiche mirate disoccupati e poveri non ne beneficiano.

Problemi che impediscono una valida politica di contrasto alla povertà:

  1. Assenza di una politica unitaria statale dedicata alla povertà
    .
  2. Basse soglie di reddito ed alta selettività per accesso a servizi e sussidi
    .
  3. Definizione statica e non dinamica, biografica delle soglie di povertà
    .
  4. Mancata definizione di LEA sociali
    .
  5. [Presunte] scarse risorse finanziarie statali ed effettive scarse risorse finanziarie locali
    .
  6. Volontà di arginare l'”assistenzialismo”, spinta a cavaserla da sé, peggiorando le situazioni “grigie”
    .
  7. Incapacità di superare l’ottica “eccezionalista”, orientata per dicotomie (povero / non povero), riparativa e non preventiva
    .
  8. Mancata adozione di un approccio “per problemi” (condizioni complesse di vita) per una valutazione professionale e non “per misure” (ISEE, ecc.) per una mera valutazione ammministrativa dei mezzi

10 pensieri riguardo “Note sulla povertà

        1. (Intendevo dire che, per quanto il capitalismo sia particolarmente rovinoso, la povertà non nasce da lì e non cesserebbe a prescindere dalla forma politica ed economica che adottiamo).

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  1. Da quando vivo in Argentina ho conosciuto un’altra povertà. A volte solo in foto, altre volte sui marciapiedi della città. È difficile per chi è cresciuto nella società concepire che ci sono persone outcast o ai margini. In Italia ne leggevo solo in qualche reportage su delitti in famiglie disastrate. La cosa curiosa è che tutti si considerano poveri (sicuramente lo sono rispetto a qualcuno più in su) quando è molto più probabile che siano in quella piccola fetta di mondo che sta nettamente bene.

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    1. Eh, sì. D’accordo che esistono (alcuni, non molti) concetti che aiutano a classificare, o comunque a capire meno rozzamente la povertà: come la distinzione tra povertà assoluta e povertà relativa.
      Io, però, che in povertà relativa ci ho vissuto ed in parte ci vivo, non mi identifico come povera. E non è pudore o imbarazzo sociale, è che anche quando attuo tutta una serie di accorgimenti – o persino di vere rinunce – per tirare la cinghia, per me la povertà è una condizione ben chiara e decisamente più estrema, che resta fuori dalla sfera della mia quotidianità.

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