Libri .20: Spillover

Avevo messo in lista il bestseller di quammen, divulgatore scientifico con frequenti pubblicazioni sul National Geographic, parecchio prima del Covid, ma come spesso accade ho atteso troppo e con la pandemia le liste di prenotazioni si sono prevedibilmente allungate; rischiavo perciò di non riuscire a leggerlo prima della prossima esplosione virale. Ciononostante, una settimanella fa, ho avuto un colpo di fortuna: la mia biblioteca aveva appena acquisito una nuova copia, destinata per ora unicamente agli utenti della stessa. Vista, presa.

Temevo un po’ (ma solo un po’) che leggerlo ora, in piena pandemia, potesse turbarmi più del giusto; invece nonostante l’abbondanza di racconti non esattamente felici l’autore sa mantenere un equilibrio, ed uno sguardo ampio sulle vicende considerate per intero, che contribuisce a costruire sicurezza anziché paura.

Dopo aver introdotto l’argomento delle zoonosi, ed averne citate diverse fra le più note e preoccupanti (AIDS, Ebola, SARS, Nipah…), quammen focalizza subito un punto cruciale in proposito, cui soltanto ora stiamo iniziando a prestare il minimo dell’attenzione dovuta:

Si potrebbe pensare che questa lista sia una sequenza di eventi tragici ma non correlati, una serie di sfortunate coincidenze che ci hanno colpito per motivi imperscrutabili.
Messa così, Machupo, HIV e SARS sono, in senso sia figurato sia letterale, “calamità naturali”, dolorosi accidenti alla pari di terremoti, eruzioni vulcaniche e meteoriti, di cui si possono forse minimizzare le conseguenze ma che rimangono inevitabili.
E’ una posizione passiva e quasi stoica, ed è sbagliata.
Che sia chiaro da subito: c’è una correlazione tra queste malattie che saltano fuori una dopo l’altra, e non si tratta di meri accidenti ma di conseguenze non volute di nostre azioni. Sono lo specchio di due crisi planetarie convergenti: una ecologica e una sanitaria.

[…] Una zoonosi può diffondersi con maggiore probabilità in un ecosistema minacciato e frammentato rispetto a uno intatto e pieno di biodiversità.

Una lezione che mi chiedo se faremo in tempo ad imparare. E mi rispondo di no.
Già ora la nostra memoria lavora contro di noi. Per tacere della nostra incapacità di assegnare le priorità corrette ai nostri sforzi.

Un esempio non troppo lontano nel tempo di questa tendenza è rappresentato dalla SARS: sono forse, da allora, state adottate (e non solo richieste ai sanitari, per poi finire in un cassetto) delle contromisure preventive per le zoonosi emergenti e, in seguito, per adeguare la risposta del sistema a questa eventualità?
No. Solo sei anni dopo, nel 2009, si ebbe un ulteriore problema con l’influenza aviaria A(H5N1), e tali piani di prevenzione e adeguamento furono commissionati dallo Stato e consegnati da una commissione di specialisti. Poi, appena passato il momento caldo, invece di metterci i soldi necessari chi di competenza li infilò, appunto, in un cassetto con tanti cari saluti alla salute pubblica.

A fine febbraio 2003, la SARS prese un volo da Hong Kong e sbarcò a Toronto, spiega quammen: provenienza Cina, ancora una volta, dai mercati di animali selvatici vivi; dai quali era transitata una donna americana prima di fare scalo appunto ad Hong Kong. Ma non ci si illuda che se invece di quelli selvatici ci si “rifornisce” di animali allevati il pericolo svanisca: il punto non è la selvatichezza in sé, ma le condizioni di vita (e morte) dell’esemplare:

Ma anche se questi animali arrivavano dagli allevamenti robusti e in buona salute, i mercati erano luoghi tutt’altro che salubri.
“Gli esemplari sono rinchiusi in spazi angusti, spesso a stretto contatto con altre specie selvatiche e domestiche” scrivono i ricercatori. “Molti sembrano malati, presentano ferite aperte e non sono oggetto delle minime cure. Sovente la macellazione si effettua sul posto […]”.
L’uso di gabbie a rete, impilate l’una sull’altra, fa sì che le deiezioni degli animali posti in alto cadano su quelli in basso. Un manicomio zoologico.

SARS, aviaria, Covid-19: in tutte e tre le epidemie la promiscuità ed il trattamento scorretto delle specie animali hanno avuto un ruolo.
Come, d’altra parte, ce l’hanno le condizioni innaturali e di stravolgimento del sistema immunitario nel sistema di allevamento intensivo:

[…] quanti di questi patogeni stanno forse facendosi strada, proprio adesso, nei centri di allevamento intensivo di tutto il mondo? […] Le pandemie di domani potrebbero essere oggi nulla più di “un piccolo calo di produttività” in qualche settore zootecnico.

Tornando alle patologie esaminate nel testo, mi ha catturato particolarmente il capitolo dedicato alla malaria; perché ha risvegliato in me la passione sopita per l’Epidemiologia – una delle mie discipline preferite all’università.
Nonostante quammen affermi che se avete seguito tutto il ciclo – il ciclo vitale del Plasmodium falciparum entro il vettore zanzara anofele – senza bisogno di rileggere, avete un futuro come biologi, io che pure l’ho seguito senza problemi in Microbiologia ero un po’ scarsa. Ciò vi dimostra come il libro sia davvero divulgativo, cioè spieghi tante cose, per bene, senza tuttavia chiedere al lettore di superare una conoscenza media in fatto di medicina.

Ho imparato che, prima ancora dell’epico John Snow, un altro scienziato che milita nell’empireo si dedicò alla statistica applicata in campo sanitario: Bernoulli – nel 1760, mentre insegnava all’università di Basilea – fece uno studio sul vaiolo, calcolando costi e benefici di una vaccinazione universale contro tale malattia. […] Lo studio sul vaiolo sembrava quasi anomalo nel panorama degli interessi di Bernoulli [matematica applicata a una vasta gamma di argomenti di fisica, astronomia ed economia politica – dal moto dei fluidi e dalla teoria delle oscillazioni al calcolo del rischio nelle assicurazioni]; d’altra parte anche in questo caso si trattava di calcoli del rischio.

Piccoli incrementi del tasso di infezione
possono causare gravi epidemie

– Kermack e McKendrick, 1927,
Royal College of Physicians Edimburgo

Nello stesso contesto ho incontrato, guarda un po’, un’altra ormai comune conoscenza:

R0

Nel 1956, al dottor McDonald, da parte dell’OMS fu commissionato uno studio (dopo aver tentato di debellare le zanzare nelle zone malariche col DDT, ottenendo fatalmente solo il risultato di renderle più resistenti. Cito:
Il prodotto finale delle equazioni di McDonald consisteva in un unico parametro, che chiamò “numero riproduttivo di base” […] è il numero medio di infezioni secondarie conseguenti all’introduzione di un individuo infetto in una popolazione di individui tutti non immuni, dunque suscettibili.
[…] Se il numero riproduttivo è minore di 1,0 il focolaio si insabbia; se è maggiore di 1,0 il contagio si espande.
[…] Scartabellando le recenti pubblicazioni nel campo dell’ecologia delle malattie infettive, zeppe di matematica e che non consiglio come lettura se non ai molto interessati o ai sofferenti d’insonnia, il numero riproduttivo salta fuori in continuazione. E’ l’alfa e l’omega del settore […] Nelle equazioni compare come R0, che gli addetti ai lavori leggono “erreconzero”.

Ancora trattando la malaria, ho letto di una vicenda in cui una serie di diagnosi errate, poste sulla base del solo vetrino osservato al microscopio e senza PCR, ha portato un certo numero di pazienti a morire per l’intempestività dei curanti: il plasmodium knowlesi, variante zoonotica che ha il proprio ospite serbatoio nei macachi ma può trasmettersi agli umani, appariva al vetrino come la forma meno virulenta della malattia.
Il problema, al di là dell’aneddoto triste, sta nel fatto che l’areale dei macachi in questione (in Asia) copre quasi esattamente una zona densa di popolazione: parliamo di circa 800 milioni di persone. Una zona nella quale la deforestazione, principale causa dell’avanzata delle zanzare nelle aree abitate, prosegue incessante.
Così, per dirla con le ironiche parole dell’autore:

[…] P. knowlesi potrebbe essere in una fase di transizione o di crisi e chissà cosa combinerà in futuro.
Dopotutto è un protista e non fa progetti per l’avvenire: reagisce semplicemente alle circostanze.

Alcune citazioni tra il divertente e l’utile

  • La ricerca di anticorpi è ben diversa dall’isolamento del virus, allo stesso modo in cui un’impronta non è una scarpa.
  • L’eminente biologo britannico Peter Medawar […] definì i virus “cattive notizie avvolte in una proteina”.
  • Un piatto di virioni di Ebola e di Hendra potrebbe ricordare degli spaghettini in salsa di capperi.
  • Un momento, fatemi capire: siete in una grotta in Uganda, circondati da vettori di Marburg e rabbia [pipistrelli rossetto egiziani], c’è in giro un cobra letale, state strisciando su un letto di carogne di pipistrello, mentre gli esemplari ancora vivi vi arrivano in faccia come a Tippi Hedren negli Uccelli, le pareti della grotta pullulano di zecche assetate di sangue, siete praticamente al buio e… la vostra preoccupazione è rimanere intrappolati?
    “L’Uganda non ha una grande tradizione di recupero di gente bloccata nelle miniere” mi rispose [Amman, un ricercatore].

Per chi dovesse preferire, alla saggistica, la narrativa; consiglio (rimettendo piede a Toronto, città dalla quale si sviluppa il romanzo) Stazione 11 di Emily Saint-John Mandel.
Altri titoli, fra i tanti, potete trovarne qui.

9 pensieri riguardo “Libri .20: Spillover

    1. Direi. Anche se, naturalmente, le zoonosi non nascono solo da quello, come più volte ricorda quammen il pericolo per noi sta nella frequenza delle occasioni che offriamo ai vari virus di insediarsi.
      Il salto può avvenire o meno, ma per banale legge dei grandi numeri, più ci giochiamo più possibilità creiamo che avvenga.

      Buondì 😉

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    1. Ti capisco.
      Ti posso solo dire che giunta a tre quarti sono sopravvissuta bene, nonostante personalmente abbia delle discrete ansie di contaminazione… solo su un capitolo ho avuto bisogno non dico di staccare, ma di elaborare meglio i miei sentimenti un attimo (quello sui chirotteri, che per altro amo: essendo uno dei serbatoi naturali più ampi di una frotta di virus terribili, chiede di essere masticato un po’ di più).
      Come te credo che essere consapevoli sia sempre meglio che ignorare, anche se fa male: però quale sia il momento adatto per te puoi intuirlo solo tu.
      Di sicuro ti invito, se non ora, ad acquistarlo; perché oltre che informativo è ben costruito, e dà un quadro dell’argomento chiaro ed ampio.

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  1. Ho letto Spillover poco prima che iniziasse il lockdown, quando ancora il covid sembrava un problema limitato alla Cina, concordo con te, è un ottimo testo informativo, ben scritto e ben costruito. L’ho trovato interessante e mi ha dato la possibilità di conoscere un mondo e problematiche che per me erano lontanissime. Molto interessante anche il tuo articolo.

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