Egitto, libertà e simbionti

… Che strani che siamo a volte noi uomini… siamo nel deserto, ovviamente è anche un’immagine simbolica per noi, e rappresenta i deserti del nostro cuore/anima, il deserto della nostra relazione con Dio, il deserto della relazione col nostro coniuge; ed è proprio il momento in cui dovremmo sperimentare la fiducia totale in Dio Padre, ed invece…. lo tentiamo!
Se fossimo ancora schiavi in Egitto… laggiù in fondo si stava bene… c’era da mangiare.
Vorremmo alla fin fine che Dio fosse un dio di schiavi e non il liberatore che guarisce dalla malattia della schiavitù. Tentiamo Dio perché siamo spaventati di fronte alla prospettiva di una libertà che non avevamo mai immaginato, e di cui dobbiamo pian piano fare l’apprendistato….

In questo periodo sto lottando per la mia libertà.
Pare un’iperbole, ma non lo è.
Come molti di voi sanno, nell’ultimo anno ho vissuto sola – dopo la morte di mia madre, veramente sola, e libera appunto di gestire la casa, le abitudini, ritmi ed orari a modo mio. Profondamente, unicamente mio.
Una parentesi breve e forse non abbastanza intensa, se adesso mi sembra passata in un lampo e persino la gioia di avere l’Arrotino a casa è più volte sfumata dalla sensazione di aver perso quella preziosa autonomia che per una vita mi è mancata.

Ma non mi preoccupo eccessivamente di questo: lo ritengo fisiologico.
Come ho appena scritto ho passato la vita a rincorrere scampoli di autonomia, di quella basilare eh, mica declinata in chissà quale forma di esplosiva autoaffermazione. E doverla già limitare, imbrigliare, ferisce.
Io però, nonostante certi spaventi che mi prendono, so di amare l’Arrotino più della mia libertà. E intendo, sempre, non la sacrosanta libertà di essere me stessa ma di esserlo senza vincoli, senza limiti; avendomi come unico centro.

Il fatto è che solo quando il nostro centro è Dio noi ci scopriamo completi, e felici di una felicità senza sconti e vuoti.
Non significa svilire o godere meno del nostro essere umani, della compagnia o persino dell’intimità più profonda che con altre creature possiamo stabilire.
Significa tenere una contabilità precisa e onesta del nostro amore e dei nostri scopi.
A Cesare quel che è di Cesare, all’Arrotino quel che è dell’Arrotino, e a Dio quel che è di Dio.
Il fatto è, che noi umani possiamo accogliere ed incorporare altre creature ma non farle nostre né farci loro. L’altro, anche nel migliore dei casi, anche il coniuge col quale siamo affiatati, è per ogni individuo umano un estraneo: un parassita che – con impegno e dedizione – può diventare nel corso del tempo un endosimbionte benefico, come i mitocondri per le cellule.

Ora è l’una, tempo di scaldare la pizza e scendere al parco sulla nostra panchina, al sole.
Un passo alla volta, si lavora per farci endosimbionti l’una dell’altro.

3 pensieri riguardo “Egitto, libertà e simbionti

  1. Proveniendo da una vita di singolarità spinta, penso che più o meno per me sia la stessa cosa. Ma ho altresì assolutamente ben chiaro che questa che sto facendo sia la cosa giusta, e la faccio volentieri. L’alternativa la conosco già: un vuoto in cui conto solo io. Mentre ora è il momento di completare la mia vita (e quella di un’altra persona) facendo per la prima volta quella cosa che forse, sola, mi mancava: rendere felice una donna. ❤

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