film (ottobre 2020)

Tre manifesti a Ebbing, Missouri – Martin McDonagh

Una donna, la cui figlia è stata stuprata e uccisa, esasperata per l’apparente indolenza della polizia decide di attirare l’attenzione e denunciare l’assenza di risposte a distanza di un anno affiggendo lungo la strada tre grossi manifesti con frasi brevi e nette, l’ultima delle quali si rivolge direttamente allo sceriffo locale.
Tra confronti, scontri anche brutali, dubbi, sofferenze e rinascite; questa è la storia di una comunità a suo modo unita persino nel dolore e nel rancore. Un film tosto ma buono, come il Betadine su una ferita.
Meravigliosa Frances.

La forma dell’acqua – Guillermo del Toro

Fiaba fantasy romantica che segue uno schema classico, ma la mano di del Toro si nota pur sempre. Il suo non è uno stile che mi piace particolarmente, ma per una serata leggera ci può stare: inoltre, non contiene se non una scena cruenta di maltrattamenti sulla creatura acquatica.

Fräulein (Una fiaba d’inverno) – Caterina Carone

Commedia sobria e leggera per un De Sica understated e una Lucia Mascino sempre al top, con una buona vena romantica. Visto pochissimo in giro (la prima volta al cinema, ma era un indipendente, e poi su Rai4 dopo anni). Lo si può recuperare su RaiPlay, qui.

Duplex: Un appartamento per tre – Danny DeVito

Commedia quasi demenziale divertente, con colpo di scena criminale.
Ben Stiller ci è nato, per questa roba 🙂

Barriere – Denzel Washington

Lo ricordavo dai trailer più come film di denuncia a tema razziale, ma questo non è che un ben servito contorno e sfondo: in realtà la vicenda verte sull’amarezza che un padre riversa sul proprio figlio, in una società che però, seppure lentamente, sta cambiando. Figlio e madre attraversano insieme anni di conflitto con lui, fino a una risoluzione e una riconciliazione postume.

Profondo rosso – Dario Argento

Un pezzo da novanta che avevo visto una sola volta, molti anni fa (ero piccoletta), e del quale però subito diverse scene hanno riacceso il ricordo.
Conoscevo il segreto celato nelle prime battute: naturalmente il ritmo del film consente di osservare, non però riuscire a vedere. E così mi sono goduta la scoperta una seconda volta.
Nonché il fuoco di fila di congetture con le quali ho sollecitato l’Arrotino.

The Blair Witch Project
– Daniel Myrick, Eduardo Sanchez

Ho voluto rivederlo perché, da quando uscì al cinema, non l’avevo più fatto.
E con ciò ho ricordato perché non l’avevo mai ripreso in mano prima. Dannazione.
Insomma, sarà pure stato il simbolo di una generazione, ma è proprio brutto.

I vitelloni – Federico Fellini

Mi mancava. Nonostante si tratti di Fellini, che non amo, mi è piaciuto.

Il nastro bianco – Michael Haneke

Per questo film abbiamo lanciato urletti di frustrazione a tutto andare. L’Arrotino se l’è visto per la terza, mi pare, volta – perché poi si scorda d’esserci già passato: un po’ come nei film horror i cui i protagonisti sono condannati a ripetere la medesima giornata ad libitum -, e finalmente la costernazione gli s’è un po’ allentata.
Io ho gradito, seppur non condivida granché l’ottica, sulla carta ineccepibile, del regista.

Opera – Dario Argento

Carino – soprattutto nella prima parte, prima che si scoprano gli altarini – ma nulla più.
Tra l’altro eravamo entrambi convinti che vi recitasse Asia Argento, ma nella pellicola che abbiamo visto noi non ve n’era traccia (salvo, se l’ho interpretata correttamente, per la comparsa passeggera di una donna nel laboratorio della costumista). Ma se non è questo il film in cui recita, allora qual è? Ad ogni modo, la storia del fantasma dell’opera resta dotata di grande fascino.

I 13 fantasmi (1960) – William Castle

Dopo aver visto quella semi-stronzata iper-vivida del remake col tizio che fa il Detective Monk, ma ci metto sempre un’ora a ricordare come si chiami (Tony Shalhoub), ho recuperato con gran gioia l’originale; ovviamente in bianco e nero.
I fantasmi sono giusto di passaggio e vengono squadernati (è il caso di dirlo) un po’ sbrigativamente, ma nel complesso me lo sono goduto. Ha quella puntina di cinismo che di certo faceva il suo porco effetto più allora che ora.

Oculus – Mike Flanagan

Horrorino con una premessa allettante, ma dal risultato trascurabile.
C’è di mezzo uno specchio, ma poca originalità.
Tuttavia, dal titolo abbiamo ricavato un dispetto-giochino già entrato negli annali di coppia (fatevi due conti con gli accenti).

quell’oscuro oggetto del desiderio – Luis Bunuel

Boh. Non fa per me.

Tonya – Craig Gillespie

Ottimo biopic, secondo lo stile in voga: ossia sbrilluccicoso, grintoso, charmant anche quando parla di personaggi controversi e/o pezzenti e/o cattivelli.
Nonostante la Harding in versione Gillespie somigli tanto all’Harley quinn della Suicide Squad cinematografica (2016), Margot Robbie se la cava di nuovo egregiamente e le imprime un carattere preciso, differente.
Da scaricare, della colonna sonora, The Passenger cantata da Siouxsie and the Banshees.

Regression – Alejandro Amenabar

Per carità. Chi strunzaaat’.

Lili Marlene – Rainer Werner Fassbinder

Un polpettone, ma inaspettatamente piacevole.
Grazie a Dio, una volta il cinema sapeva che anche gli ebrei antifascisti e ammaliatori (Giancarlo Giannini) possono essere degli emeriti stronzi.

The door in the floor – Tod Williams

Temevo una sbrodolata patetica e commiseranda, invece non è male; nonostante sia un film imbottito di figli morti, sensi di colpa, psicologismi e pure una “storia di formazione”, cosa che sopporto sempre con fatica.

La grande abbuffata – Marco Ferreri

Capolavoro del grottesco, disgustoso nella sua efficacia.

L’uomo che amava le donne – Francois Truffaut

Unico altro film del regista da me visto, oltre a Jules et Jim.
E anche uno dei migliori del mese, non perché si tratta di un nome titanico del cinema ma perché non rappresenta meramente una scusa per sguazzare nel sordido, travestendolo da analisi psicologica – un tentativo di cui s’abusa ampiamente.
Il Bertrand troppo innamorato delle donne (o del sesso) non manca di spessore né è privo di consapevolezza e caratura intellettuale, e tuttavia non brandisce tali doti per giustificare se stesso, posto che qualcosa da giustificare vi sia.

The illusionist – Neil Burger

Una semplice storia d’amore, caruccia, con un pregio: illusionismo, spiritismo e magia in generale, per una volta, non vengono contrapposti ma si implementano l’un l’altro.

I film non commentati:
Una spia e mezzo – Rawson Marshall Thurber
Niente da dichiarare – Michael Haneke
Repulsione – Roman Polanski
La Corte – Christian Vincent

14 pensieri riguardo “film (ottobre 2020)

  1. Interessante la lista di film. Io ho trovato molto bello Tre manifesti a Ebbing, Missouri. Non siamo d’accordo solo su due in questa lista 🙂
    Personalmente ho trovato brutto, ma tanto, mi ha persino indignato, La forma dell’acqua. Mentre invece ho amato The Blair Witch Project, per l’idea innovativa e perché in quel periodo ero particolarmente attivo con i campeggi e mi sono immedesimato nella storia.
    Resta sempre una questione di gusti 😉

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    1. Ecco, sarà che non ho proprio l’anima da campeggiatrice…
      … sono più da Grand Hotel 😀
      Indubbiamente la parte in cui i tre discutono e si scannano rendendosi conto che si sono persi è la più consistente, ed anche la più significativa. Però l’insieme è poco equilibrato, mi pare: vorrebbe mettere al centro la fantomatica strega, ma di fatto non lo fa che di striscio scontentando chi cerca un horror, e d’altra parte non sfrutta se non attraverso battibecchi per me scemi la situazione “perso nel bosco di notte”.
      Del Toro, beh, pure quello te lo vedi se già ti piace lui: è la sua versione di una vicenda iniziata prima de La bella e la bestia, figuriamoci 😉

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  2. Povero Arrotino, che mentre vede “Profondo Rosso” si sente “sollecitare” con tesi e ipotesi 😀
    Non ho invece capito la vostra dinamica riguardo “Il nastro bianco”: a te piaceva e a lui no? E nel caso, perché l’ha visto ben tre volte???

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    1. Ahah, ma no, era lui stesso a richiederle… lui ricordava più cose di me 😉
      Piuttosto, Haneke pare la prima volta gli avesse dato così fastidio (per via del finale non dico aperto, ma neppure netto e decisivo) che l’aveva obliato. E così pure la seconda, la terza volta… a questo giro, però, pare che i conti gli siano tornati maggiormente.

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  3. Il nastro bianco lo vidi qualche anno fa in una rassegna di Cinema, mi piacque molto. Tre manifesti a Ebbing l’ho visto recentemente in tv, dopo averlo evitato (a torto) al cinema; è un manifesto anch’esso della violenza di cui è pervasa l’America, e dell’arretratezza di vaste sue aree, che ben spiegano i successi di personaggi come Trump. A questo proposito tra l’altro mi è capitato di vedere tre film diversi ma molto significativi: questo, End of Justice-Nessuno è innocente, con un Denzel Washington sontuoso a mio avviso, che parla in sostanza della fine degli ideali degli anni 60-70, e Il dittatore di Sacha Baron Coen, una satira intelligentissima non tanto delle società arabe, ma proprio della cosiddetta democrazia americana (il monologo che c’è verso la fine è a suo modo un manifesto). Profondo rosso a suo tempo lo vidi tre volte, non lo rivedrò perché so che quelle impressioni non potrà darmele più, nel frattempo la realtà ha superato di gran lunga la fantasia, anche nell’horror. Ho vinto qualcosa?

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    1. Hai vinto un lecca lecca! 🙂
      Tre manifesti l’ho evitato anch’io per un bel po’, non solo al cinema; perché temevo mi facesse soffrire ed incazzare troppo. Con gli anni divento meno resistente e più sensibile agli strappi…
      … Denzel è sempre Denzel, e anche se di quel film ricordo poco so che l’avevo apprezzato. Mentre Baron Coen ancora non l’ho visto.

      Confesso che vorrei esser più felice della (ancora solo probabile) sconfitta di Trump: indubbiamente è un bene, però credo non verrà sostituito da qualcuno di migliore o che mi piaccia di più; se è vero come ritengo vero che di fatto Biden sarà un presidente particolarmente fantoccio ed a guidarlo sarà Kamala Harris.

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      1. Io spero per gli americani che sia un presidente meno divisivo di Trump e che possa portare a casa qualche buona legge sul welfare, la sanità, meno armi ma in fondo sono fatto loro… i fatti nostri invece sono sulla politica estera e sulla politica economica, i dazi, gli embarghi, su questo alla fine non è che democratici o repubblicani siano molto diversi.

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        1. Capisco, anche se non credo che i fatti loro siano soltanto loro, e che abbiano – non tutti, certo, ma diversi e importanti – ricadute su di noi.
          La sanità, certamente, mi auguro riprenda almeno un po’ la strada intrapresa da Obama; questo sì.

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        2. Intendo fatti loro il fatto che la loro società così com’è e il loro stile di vita lo difendono a spada tratta, quindi deve stargli in buona parte bene; però lo so che le loro scelte nel bene e nel male ricadono su di noi… mi fanno un po’ ridere le maratone televisive e i dibattiti infiniti sulle loro elezioni, come se noi potessimo influire minimamente, lo trovo un segnale di provincialismo esasperante… occupiamoci un po’ di più dei nostri, che su loro potremmo intervenire, mentre sugli americani possiamo farci ben poco…

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  4. Oh, finalmente qualcuno che vede BARRIERE!!!! Conosco pochissimo che l’hanno fatto.
    Ma quanto è bravo Denzel? Una cosa devastante. Una delle sue migliori interpretazioni dell’ultimo decennio, anzi no la migliore in assoluto. Tra l’altro, se la memoria non mi tradisce, dirige anche l’opera, al suo esordio dietro la cinepresa.

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