Novecento .5: Avene selvatiche, Alessandro Preiser

Me lo sono tenuta come ciliegina sulla torta, come dolcetto, questo romanzo; ‘ché ne avevo letto un gran bene. Delusa? No – si tratta di un buon romanzo -, ma perplessa.
Chi è Alessandro Preiser? Al di là dell’identità reale celata da questo pseudonimo, alla quale non ho saputo risalire, è (stato) un protagonista della violenza, se non (per poco) dell’eversione nera degli anni Settanta. Attualmente in carcere, una seconda volta (per droga) a seguito della prima (per i reati legati all’ambiente sanbabilino).
Di che parla il libro? Della vita (dall’adolescenza in su) e dell’affiliazione politica di Eurialo; da una saggia equidistanza se non apoliticità dell’ultimo anno di liceo serale al breve episodio di passaggio più a lato, che in, Avanguardia Nazionale, infine al carcere – passando, ed è la parte più lunga e significativa, da San Babila.
Il problema è che la politica, in linea teorica cuore del libro e dell’esperienza di Eurialo (parziale alter-ego dell’autore, come ben precisato nella nota a fondo testo di Claudio Magris), manca. Fa da innesco delle vicende, compare più seriamente qua e là, ma se ne sente l’assenza lungo le pagine in misura crescente: non soltanto non si tratta, a dispetto dell’apparenza, di un racconto di formazione, ma neppure l’appartenenza politica viene motivata, piuttosto giusto enunciata.
Persino tra l’episodio della tentata aggressione da parte degli studenti del liceo, naturalmente facenti capo alla sinistra extraparlamentare (e per l’esattezza del Movimento Studentesco), a causa del suo ostinato e ripetuto rifiuto di farne parte – criticandolo anzi – e la sua frequentazione stabile dei sanbabilini c’è un solo, esile nesso: l’incontro casuale con questi ultimi, intervenuti a difendere una coppia finita nel mirino degli sprangatori per errore (avventatezza nell’abbigliamento: i codici d’allora erano rigidi ed esponevano, volenti o nolenti, alla categorizzazione e dunque ad essere identificati come amici o nemici). Si unisce al loro gruppo partecipando alla vendetta organizzata per la sera stessa, e da allora non li lascia. Ma, a questo, non c’è un perché: c’è cronaca, non crescita e maturazione di un pensiero politico e sociale personale. Per giustificar questo non basta tagliar corto e dire – difendendo la supposta purezza mentale del personaggio, che dalla politica onnipresente sarebbe stato sviato:

“Che farai adesso? Con la politica hai chiuso?
“Mah, sai, ti parrà strano ma non so neanche s’avessi mai davvero aperto, in fondo non è stata il mio interesse precipuo anche se sarebbe una storia lunga da raccontare”.

Tale lunga storia non la racconta.
Ecco forse l’unico vero, ma definitivo difetto del romanzo.
Che, in sé, è godibile e scorrevole; oltre che stimolante dal punto di vista lessicale (Preiser adopera una terminologia ricercata eppure non… libresca, o artefatta, o forzatamente arcaica come si suol dire. Anche i periodi si involano frequentemente su un ottovolante linguistico da capogiro, e tuttavia di nuovo non mi sono apparsi involuti, che è altra cosa).

La vicenda è intessuta delle esperienze di droga del protagonista, che ne fa tanto di panegirico sapiente (almeno ai suoi occhi). Avrei apprezzato molto la messa in scena della diversità di pensiero in merito delle varie formazioni della galassia di destra d’allora, ma nulla: compare un solo cenno di contrasto tra Eurialo quale rappresentante dei sanbabilini e due esponenti di Avanguardia che, da parte loro, avversano l’uso di sostanze.
E’ un peccato, perché la questione mi sta a cuore, e la considero con alcune altre dirimente per attribuire maggiore o minor valore a chi ho davanti (e tutt’ora ha il suo bel peso nei “nuovi” movimenti di estrema destra).
In conclusione, mi piacerebbe almeno svelare il segreto del titolo: donde gli è venuto avene selvatiche? Lo trovo bello, di bel suono e significativo; ma il senso e la profondità che io ipotizzo e che suscito di mio non corrispondono certo a quanto aveva in mente Preiser, chiunque egli sia. E fino all’ultima pagina ho atteso che queste venissero presentate, o almeno citate; ma così non è stato.

Nelle puntate precedenti:
Novecento .1: Il fascismo, macchina imperfetta
Novecento .2: L’Ur-Fascismo di Eco
> Novecento .3: Casapound Italia, di Elia Rosati
> Novecento .4: I ragazzi del Reich, di Dennis Gansel

3 pensieri riguardo “Novecento .5: Avene selvatiche, Alessandro Preiser

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