libri (novembre 2020) – pt. I

Febbre – Jonathan Bazzi

Ne ho ascoltato non so quanta parte, in podcast (Ad alta voce, RaiRadio3). Non per intero, certo, perché il libro è recente e in questo caso la trasmissione ha lo scopo d’invogliare a proseguire la lettura entrando in libreria – e sul discorso librerie aperte biblioteche chiuse non mi soffermo, altri l’han fatto meglio di quanto potrei io.
Mi è piaciuta l’interpretazione vocale di Valentina Carnelutti, molto adatta e riuscita; la narrazione di Bazzi è affascinante e accompagna il “lettore” come un elemento urbano familiare, o l’odore di minestra dei palazzi popolari lungo la tromba delle scale.
Non mancano le occasioni di commento personale – anche socialmente critico – dei vari momenti di scoperta dell’infezione da HIV, come pure dei ricordi d’infanzia riassemblati e tesi a ripercorrere i germi del presente. Tuttavia pare d’ascoltare un amico intimo che ti racconti le sue vicissitudini tra un caffé ed una Pringle sul divano di casa.

Io sono Helen Driscoll – Richard Matheson [kindle]
La Casa d’Inferno – Richard Matheson [kindle]

Uhm. Bello e diverso dall’atteso il primo, troppo lungo, ripetitivo e inconcludente il secondo. In entrambi c’è una chiara visione della parapsicologia quale disciplina eminentemente scientifica, che poggia sulla concezione dei poteri inspiegati come estensione delle normali, ma sopite, capacità psichiche umane; definiti infatti non “soprannaturali” ma piuttosto “sovranormali”.
Se Helen Driscoll mescola abilmente spettri, telepatia e umanissimi dissidi, la Casa insiste su alcuni temi (tutti legati allo spiritismo) riuscendo tuttavia a creare soltanto un’imitazione di personaggi realmente esistiti, di una malvagità ormai bolsa e caricaturale.

Avene selvatiche – Alessandro Preiser

Ne ho parlato qui.

Gabbiani nella tempesta – Einar Karavason [kindle]

Breve resoconto romanzato d’uno scampato naufragio: anno 1959, località: al largo delle isole di Terranova. Stile asciutto e per lunghi tratti molto tecnico.

I sospiri degli angeli – Jennifer Haigh

La storia di un prete, cattolico in una Boston piena di irlandesi (ma pur sempre calata nella protestante America), sospettato di pedofilia; vista attraverso le lenti dei suoi familiari – principalmente della sorella Sheila, che funge da narratrice.
Ben scritto, intenso, mai sopra le righe né d’altra parte banalizzante; anzi più che una psicologia del personaggio da manuale psichiatrico pomposo si legge ed intravede costante, come un solido filo di trama, la materia concreta di cui è fatto Arthur Breen, il modo in cui il suo vissuto l’ha plasmato – senza con ciò attribuire ad esso un destino fatale e inevitabile -, l’origine o meglio le origini che, insieme, hanno delineato la strada verso il disastro.
Con la medesima accuratezza sono tratteggiate anche le altre figure, più comprimarie che secondarie, del romanzo. E nel loro interagire verranno alla luce diverse verità a prima vista insospettate; soffondendo ogni cosa di sfumature realistiche, ed umanamente sofferte. Commovente, nel senso etimologico e non sentimentale del termine.
Un ottimo lavoro, denso di una prospettiva di fede informata ma leggibile e godibile innanzitutto come thriller.
(A proposito di fede, preferisco di gran lunga il titolo originale, cioè appunto Faith: quello italiano è mirato a suscitare patetismo, e nemmeno trova una vera correlazione nel testo).

Per puro caso, pochi giorni dopo aver terminato questo libro ho incrociato il rapporto ufficiale della Santa Sede sull’operato di McCarrick. Immagino sarà una lettura interessante, ma meno felice.

Tre uomini in barca (per non parlar del cane) – Jerome K. Jerome [podcast]

Terminato l’ascolto (per quanto disponibile) di Bazzi, io e l’Arrotino siamo passati ad un classico umoristico perfetto come sottofondo di compagnia mentre si lava i piatti (cioè: mentre lui lava i piatti: perché sia chiaro che noi non siamo una coppia paritaria, affetta da manie di modernismo; lui in casa fa tutto, io non faccio quasi una cippa).

Amore un corno; Oggi mi sento asociale; Scusate il ritardo mentale; Attacchi colitici; Di tutto un porco – Brianna

Letti in e-book, i titoli si riferiscono ad una serie di volumetti aforistico-umoristici editi da Nepturanus; giratimi da Giulia. I giochi di parole già svelano tutto, non a caso la collana di cui fanno parte si chiama “Fuorismi”: questa collana surreal-sarcastico-demenziale è nata all’insegna di una particolare vocazione alla provocazione, dato che i testi sono particolarmente provocatori e l’autrice è particolarmente provocante. Da non leggere in tempi di coronavirus: potrebbe perfino mettere di buon umore – recita il sito.
Corredati da disegni ed elementi grafici di testo che vivacizzano le pagine, gli aforismi ideati da Brianna mostrano la giusta verve ed acutezza richiesta dalla forma scelta, non sempre espressa al meglio ma, io penso, promettente.

4 pensieri riguardo “libri (novembre 2020) – pt. I

  1. Darei una maggiore chance a Febbre, poiché ha in sé un particolare senso “obliquo”: nel romanzo lui ammette di ricordarsi male quello che racconta, e ciò ammanta tutti i suoi raccontini, spesso “normalmente banalotti”, di un’aura tra l’onirico e l’autoipnosi tutta da indagare!

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