Paradossi vaccinali. O solo prudenza?

Il vaccino si avvicina: i laboratori sparsi per il mondo che da mesi stanno lavorando a spron battuto per produrre un farmaco capace di immunizzare l’organismo dal Sars-CoV-2 continuano ad annunciare con soddisfazione i progressi delle ricerche e le percentuali di efficacia (Pfizer è al 95%, Moderna al 94,5%, Oxford/Irbm tra il 90 e il 95%, il russo Sputnik V, con qualche dubbio, al 92%) sembrano confermare l’ottimismo.
Il via libera delle autorità mediche e la distribuzione sul mercato delle prime dosi richiederà ancora tempo, ma nei prossimi mesi (già dalla seconda metà di gennaio, secondo il commissario Arcuri) dovrebbe finalmente essere disponibile.
Sempre che lo si desideri: secondo un sondaggio pubblicato in questi giorni da Ipsos, il 16% degli intervistati non intende vaccinarsi e il 42% attenderà di valutare l’efficacia del vaccino prima di decidere. Un trend, nota Goffredo Buccini sul Corriere, che «rivela un paradosso nazionale: di fronte all’attesa messianica di un vaccino, almeno un italiano su tre medita di non vaccinarsi affatto, mettendo a rischio un futuro effetto gregge».

Riporto questo brano dalla newsletter di Evangelici, a cura di Paolo Jugovac, per dire due parole due in merito.
Tutti si sono scagliati contro Crisanti, che ha messo in dubbio – ma quanto e come non so: non ho approfondito il virgolettato, sempre da prendere con le pinze, apparso sui quotidiani – la completezza del percorso di sperimentazione dei succitati vaccini.
Non lo difendo, proprio perché non so bene cos’abbia davvero detto; ma mi associo senz’altro alla sua dichiarazione finale: io non farò il vaccino per la Covid, posto di non risultare positiva. Certo non subito, appena lo metteranno in commercio – e se sarà possibile scegliere, non uno qualunque: al momento, tifo per AstraZeneca.

Non sospetto e non mi domando pubblicamente se sia stato saltato qualche passaggio, se non addirittura un’intera fase del normale iter di sperimentazione; anche se è innegabile che la fretta è cattiva consigliera, e che le case farmaceutiche – senza far del complottismo – certamente possono lavorare bene e contare tra le proprie fila fior di ricercatori, ma lavorano pur sempre per profitto e non per bontà di cuore.
Ciò che mi accomuna ai diffidenti è piuttosto un’altra considerazione, banale finché si vuole ma che proprio al grande pubblico potrebbe sfuggire: se per un vaccino anti-influenzale, pur con tutte le mutazioni che i relativi virus possono manifestare di anno in anno, disponiamo comunque di dati non solo per le fasi I-II-III ma anche per la fase IV, per il SARS-COV2 questo non è – ancora – possibile.
Che diamine è la fase IV?
È presto detto: è la fase di raccolta dati in vivo, su base volontaria (ma quanto realmente consapevole?), fra tutta la popolazione che del farmaco / vaccino farà uso dopo la sua commercializzazione.
Tradotto: la sperimentazione è fondamentale, esclude molti difetti e gravi problemi che possono sorgere da un farmaco in via di sviluppo e “creazione”, ma non li può prevedere né escludere in toto, a priori. Il vero, principale riscontro rispetto all’efficacia (ma anche all’assenza di effetti collaterali più e meno gravi) di un prodotto lo sia ha una volta che questo viene acquistato, assunto e “recensito”, per così dire, da popolazioni molto più vaste e reali di quelle utilizzate per la ricerca (per quanto randomizzate ed accurate possano queste essere).

Ecco perché:
a) farmi iniettare un vaccino nuovo di zecca e privo di storia medica alle spalle mi pare – per quanto mi riguarda personalmente – un azzardo ingiustificato;
b) consiglio sempre vivamente di segnalare, al proprio medico ma anche (meglio) direttamente alle autorità sanitarie preposte, l’eventuale verificarsi di effetti collaterali, sia pure minimi: è solo e soltanto attraverso la segnalazione – da parte del personale sanitario ma anche nondimeno dei cittadini che le aziende possono sapere cosa accade, o meglio cosa fa accadere il loro prodotto, alle persone che ne fanno uso. Cioè noi.
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18 pensieri riguardo “Paradossi vaccinali. O solo prudenza?

  1. Concordo e trovo immensamente sleale che chiunque osi esprimere qualche dubbio sulla “gatta che per la fretta fa i gattini ciechi” sia immediatamente etichettato come no vax, terrapiattista etc

    Ci sta pure che il minor tempo sia in parte spiegato con meno burocrazia, più soldi, ricercatori che lavorano 16 ore al giorno etc, ma il dubbio resta lo stesso, specie con quello che giustamente osservi sulla fase 4

    Poi magari hanno fatto tutto benissimo e nonostante la fretta è venuto un buon vaccino, può essere. O magari no.

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    1. Io spero di sì, e la mia buona fede mi porta di solito a tenere le spiegazioni più ciniche ed estreme per ultime.
      A maggior ragione mi fa venire i nervi questo manicheismo per cui si sprecano ore ed ore di televisione tra virologi e compagnia, ma di educazione sanitaria se ne fa zero.
      E purtroppo, com’è ovvio e giusto, chi non ha l’istruzione sufficiente per capire alcuni meccanismi ma stupido non è, e si pone dubbi legittimi che però non sa risolvere da solo, finisce per diffidare sistemicamente. Talvolta esagerando e difendendosi dalle cose sbagliate, ma pur sempre cogliendo un’intuizione che ha una sua fondatezza.

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  2. C’è ancora qualche mese per capirne di più, senza fretta o allarmismi. Innanzitutto di vaccini ce ne sono diversi e di quattro tipi, a quanto ho capito, di cui un paio consistono in una specie di terapia genica. Questo sinceramente lo lascerei stare per diffidenza atavica, ma non sono uno scienziato ne un medico… hanno annunciato che saranno disponibili in farmacia, non capisco come possa scegliere la gente comune quanto probabilmente lo sanno in pochi in questo momento; saranno i medici a scegliere, sarà il ministero? Vedremo. Personalmente non sono contrario, certo mi preoccuperebbe fare da cavia però dico anche che tutti invocano il ritorno alla “normalità” ma non si può fare col q.lo degli altri, perché è vaccinandosi che si alza la soglia dell’immunità, ma se ognuno aspetta che lo faccia l’altro… comunque ne riparleremo fra qualche mese, io appena ne esco per tre mesi dovrei essere immune…

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    1. Io sono contraria alle vaccinazioni obbligatorie ma, al di là di questo tema che va già oltre, non trovo corretto paragonare una legittima scelta sanitaria (per di più tanto importante e di serio effetto) col menefreghismo e e l’egoismo: non si tratta di stare a vedere cosa accade sulla pelle degli altri, come fosse uno spettacolo al Colosseo, ma di rifiutare d’essere uno dei gladiatori di fronte ai leoni. E del resto, se fosse lecito, il medesimo discorso sarebbe valido anche per le stesse case farmaceutiche, che per avere un riscontro solido devono necessariamente affidarsi ai milioni di cavie paganti – a prescindere da tutte le colpe che ai colossi farmaceutici si possono imputare, è una cosa normale, conosciuta e (nei limiti della comprensione del singolo) accettata.

      A proposito della “scelta” di quale vaccino iniettarsi, la mia è più una speranza che altro: ma non è escluso che, pur prendendo accordi a livello statale con una precisa azienda – e vorrei sottolineare che AstraZeneca un accordo di distribuzione già ce l’ha -, le farmacie possano commercializzare anche vaccini di aziende diverse: dipenderà da molti fattori, non ultimo la domanda.
      Di norma quando faccio l’antinfluenzale mi premuro di verificare di quale vaccino il presidio sanitario sia fornito, mi faccio lasciare l’etichetta col numero del lotto e salvo il relativo bugiardino. Ma in questa circostanza, per la prima volta, vorrei stabilire prima ed autonomamente – se appunto sarà possibile scegliere tra l’uno e gli altri – quale mi convinca di più. Anche rinunciando del tutto a farlo, se del caso.
      AstraZeneca per ora mi quaglia meglio perché utilizza una tecnica tradizionale – quella che coinvolge l’mRNA è promettente, ma ancora acerba: ci lavorano da anni e con fatica, potrebbe diventare una bella chiave di volta, ma adesso come adesso non è completamente matura.
      Inoltre, pur essendo stati i primi ad avvicinarsi ad un risultato, sono poi rimasti indietro per aver ammesso di essere incocciati in una reazione avversa: sono stati onesti. Degli altri non possiamo dirlo con certezza, ma il punto intanto è a loro favore.

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  3. Anche io tifo per Astra Zeneca, è una tecnica di costruzione del vaccino che ha già avuto antecedenti positivi. Poi ho due gradi di separazione con gente seria che ci lavora, onestamente opterei per quello. Per la metodica del vaccino della Pfizer, come sottolinei anche tu nei commenti, sarebbe invece la prima volta che un vaccino del genere esce sul mercato, grandi idee ma noi saremmo il benchmark. Peraltro, hanno puntato sull’effetto d’annuncio per uscire sulla stampa per primi e venderne parecchi, mossa molto americana che non apprezzo molto.

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      1. In parte è vero e sono d’accordo con te. D’altra parte trovo salutare che sia uscita una cosa del genere per Astra Zeneca, immagino che ci siano le stesse dinamiche anche da Pfizer ma gli ammmericani evitano di far fuoriuscire a mezzo stampa roba del genere. Quando ci sono certe aspettative su un risultato il processo scientifico viene sempre affetto da vizi, lo sanno bene i servi di Mendel che baravano sui dati dei fagioli per accontentarlo. Per fortuna le linee generali della teoria hanno resistito anche a questo.

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        1. Baravano sui dati dei fagioli! 😂😂😂
          Mica me l’hanno raccontato in università, questo!
          (Ma non erano piselli?).

          Su AZ, concordo. Non (ri)conosco santi in quel settore, ma sgamare i difetti (del vaccino e delle persone) in corso d’opera è sempre meglio che scoprirle a posteriori – e sul proprio posteriore…
          … a tal proposito (in un certo senso), ho appena terminato un libro sull’11 settembre. E la cosa che mi ha sconvolto di più è stata venire a sapere che gli americani avevano tutte le informazioni e anche le possibilità concrete per evitarlo, ma ciò che poteva accadere è accaduto perché le loro agenzie non si sono parlate. Non hanno comunicato, o meglio (peggio): non hanno voluto condividere le informazioni. E non stiamo parlando di divulgarle ai civili, ma di trasmetterle tra agenzie con lo stesso scopo.

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        2. Hai ragione, Celia, erano soprattutto piselli, marginalmente fagioli! Queste cose le raccontano nei libri di storia della scienza, non nel corso della materia all’università, anche perché a livello del corso universitario l’interessante è sapere applicare le nozioni, il come ci si è arrivati è poco rilevante. Però è bello sapere che si arriva a grandi intuizioni anche su dati trafficati in una certa misura.
          Quel che scrivi sulla gestione dell’informazione da parte degli americani è molto vero, l’informazione è potere e ogni popolo ha la sua ricetta di bilanciamento tra potere e interesse della collettività.

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        3. Oh, ero ironica, credimi: uno dei motivi per cui ho abbandonato l’università è stato proprio questo, la mentalità da sussidiario. In effetti mi riferisco più alla Statale che alla Cattolica, dove ho riscontrato ben altri difetti, ma almeno i docenti non eran convinti di trattare con dei mentecatti ed i discenti eran consapevoli di non essersi iscritti al giardino d’infanzia.

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  4. Ma solo qui parlano del vaccino russo Sputnik V? ovviamente obbligatorio. Aiuto! 😱 ci manca solo il vaccino cinese (quanto scommettiamo che fra quale mese lèggeremo che “il governo di Pechino ha ammesso che i primi vaccini erano già stati inoculati nell’estate del 2019…”?)

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