Sogni .17: Psicologi e barbieri

Leggo che diverse persone provano un certo brividino vedendo in tv situazioni pubbliche nelle quali i personaggi si aggirano senza mascherina – non per moralismo, certo, ma per una sorta di dissonanza cognitiva, di corto circuito tra la vita quotidiana e la normalità da schermo. Io non ne sono toccata, tuttavia vivo a mia volta una frattura interiore simile nei sogni: infatti mi càpita spesso di trovarmici perfettamente a mio agio, sinché non mi accorgo d’un colpo di essere sprovvista di protezioni, e di essermi messa a rischio – ma è ormai troppo tardi.
Alle volte tutti, intorno a me, hanno la mascherina; altre (come stanotte) no: e allora oltre a sprofondare per il timore m’incazzo pure con quegli altri. Stavo su un autobus zeppo di gente, con due sole file di sedili poste sui lati lunghi del mezzo.

Da lì son passata come niente fosse su un’auto privata, guidata da non so chi ma affollata anch’essa, e stavolta portavamo tutti la cuffietta da bocca d’ordinanza. Eravamo in viaggio, e ciascuno dei presenti poteva richiedere una sosta di un quarto d’ora ovunque volesse. Così io mi son fatta portare da una mia zia lodigiana, che non vedo da un pezzo (stavo per visitarla una settimana prima del lockdown, ma ho dovuto rinunciare). Purtroppo, però, una volta entrata non ho potuto praticamente avere alcuno scambio, sia pur breve, con lei: in casa circolavano parecchie persone, tra parenti e sconosciuti, e salvo un saluto ed una frase al volo non c’è stato altro. Me ne sono andata, sentendomi tagliata fuori.

In un secondo tempo mi sono trovata in un edificio pubblico, ampio e luminoso.
Mi sedevo vicino ad una vetrata panoramica che dava su un parco, e aspettavo Giovanni Ciacci (ebbene sì): doveva tagliarmi i capelli. Cosa che ha poi fatto solo nominalmente, dato che alla fine erano sì un filino più corti, ma per il resto identici ad ora, troppo voluminosi. Per di più, era incazzato con me (ci conoscevamo da tempo), ma non sapevo il perché.
Ciacci se n’è andato, ed è arrivata, al suo posto, una psicologa. Mi doveva somministrare alcuni test di personalità (cosa che ho trovato del tutto normale). Ha iniziato a farmi domande a voce, ed io a rispondere; la cosa bizzarra ed affascinante era che, nel momento in cui lei si appuntava ciò che le dicevo su un quaderno, automaticamente la superficie d’ardesia dell’enorme lavagna che avevamo di fronte si sollevava in piccole onde, come fosse costituita di innumerevoli pixel pietrosi in movimento: in pratica, si trattava di una lavagna iper-tecnologica, che ondulando sinuosa captava direttamente dall’ambiente i suoni prodotti dalla matita sul quaderno, e li traduceva in energia cinetica; trasformando infine i dati raccolti in parole: ciò che la psicologa scriveva in piccolo, io lo potevo leggere in grande là sopra.

10 pensieri riguardo “Sogni .17: Psicologi e barbieri

        1. E’ un costumista affermato, nonché (ed è questo che lo rende famoso) un esperto di gossip. Per un po’ aveva partecipato con un ruolo fisso a Detto Fatto su RaiDue, confrontando l’abbigliamento dei VIPPese e dando loro voti e consigli di stile.

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