Decluttering .12: ¡que viva el Arrotino!

L’Arrotino si trova negli ameni loci bresciani da ormai due mesi, si può a buon diritto dire che conviviamo (anche la burocrazia ha preso atto). Finora, però, abbiamo potuto lavorare solo sul reciproco adattamento di usi e costumi, in una parola: alla sopravvivenza.
La scorsa settimana, invece, ci siamo dedicati (con gran sollazzo e per altro senza lungaggini) ad un passo in avanti: il decluttering “di coppia”. Che non è un nuovo sport estremo importato dal Giappone, ma soltanto la declinazione formato famiglia della mia pre-esistente e resistente necessità di eliminare il superfluo.
Siccome l’uomo di casa è lui e quindi è lui che cucina e lava i piatti, ho pensato di riprendere il mio percorso interrotto e sollevarmi dall’angoscia del disordine (che ovviamente significa cose molto diverse per lui e per me) andandogli incontro e facilitandogli i… lavori domestici – una volta li chiamavano donneschi: una volta.
L’esito del repulisti lo potete vedere qui sotto: tutto questo è volato nel container dei metalli all’isola ecologica – ad eccezione della pentola ancora incellofanata, che ho portato in conto vendita al negozio dell’usato.

20 pensieri riguardo “Decluttering .12: ¡que viva el Arrotino!

    1. Consólati: se ho avvertito questo bisogno impellente et ardente di occuparmi delle padelle e delle pentole, è perché le tre superfici che prima di scendere da lui avevo liberato per bene in cucina e salotto ora che è salito da me sono pesantemente colonizzate -.-
      Cerco di resistere disponendo gli oggetti, almeno, in un ordine geometrico ed esteticamente accettabile, ma dentro soffro.

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  1. Quelle pirofile credo di averle avute identiche in casa per tutta la mia infanzia, mi sono molto familiari!
    Ormai è senza sosta il tuo adattamento a nuovi spazi e a nuove forme. «Percorso sofferto del prendere forma / Percorso glorioso del prendere forma» scriveva Hesse: raggiungerai mai la tua “forma” o sarà sempre un divenire di pentole buttate? 😛

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    1. Pensa che è tutta roba di mia mamma, collezionata in decenni…
      … una forma se non definitiva almeno stabile esiste anche per me, là, oltre l’arcobaleno… ehm: voglio dire, sì, penso che un approdo esista, ma da fare c’è ancora molto. Ora però siamo in due, perciò cambia un po’ tutto… si vedrà.

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      1. Anche io portavo la roba usata a un mercatino, che era frequentato principalmente da immigrati, e mi ricordo che avevano uno standard abbastanza alto. Quando sono tornata in Italia l’ultima volta ho provato a vendere la TV a schermo piatto di mia mamma (non era Smart) a €30 e non se la filava nessuno.

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    1. … ehm, è partito per sbaglio.
      Dicevo, capisco meno invece che accettino solo oggetti perfetti, senza neanche un graffietto – ma allora che usato è? – o addirittura ritirino solo vestiti di marca. Va bene che siete pieni di roba, ma ti pare?).
      Su Fb anch’io seguo alcuni gruppi, ma quelli tipo “Te lo regalo se lo vieni a prendere”.

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